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sabato 23 giugno 2012

Libero Arbitrio–Caterina Armentano

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Titolo:Libero Arbitrio
Autore:Caterina Armentano

Anno:2010

Editore:0111 Edizioni
ISBN:978-88-6307-328-7

Pagine:200

Trama:Le vite di diverse donne s’intrecciano e si confrontano su uno dei temi più importanti e difficili di sempre: la maternità. Tra figli desiderati e mai arrivati, figli non voluti, storie a lieto fine e episodi tragici, ognuna di loro scoprirà cosa comporta l’essere madre.

Chi segue il blog da un po’ sa che ho già avuto modo di apprezzare Caterina Armentano e la sua scrittura: proprio alla fine della recensione della sua raccolta di racconti auspicavo un futuro romanzo. Ora il romanzo è arrivato (ed è disponibile in una catena di lettura, promossa dall’autrice stessa su Anobii): tuttavia, con mio grande dispiacere, questa volta la lettura non è stata altrettanto emozionante.

Ciò che più è mancato, in questo libro, è il coinvolgimento con i personaggi, essenzialmente per un motivo: sono troppi. Non hanno spazio sufficiente per sviluppare la propria caratterizzazione e la propria storia e questo impedisce al lettore di affezionarsi al loro destino; di quelli meno importanti non si riesce proprio a distinguere la “voce” e si finisce per confonderne qualcuno.
Inoltre, mi è quasi sembrato che l’autrice abbia voluto mostrare tutta la casistica dei problemi legati alla maternità, finendo per dare “di tutto un po’”, ma di nulla la panoramica sfaccettata che speravo. Secondo me, sarebbe stato meglio tagliare via alcuni rami morti della narrazione e concentrarsi sui filoni più vivi e importanti, come quelli legati a Rebecca ed Ester, le due protagoniste principali: la loro caratterizzazione è sicuramente più approfondita rispetto alle altre (in particolar modo quella di Rebecca, la voce narrante, donna forte e sicura di sé, pronta a nascondere il proprio dolore per il bene altrui), ma, proprio a causa del problema di cui ho appena scritto, non riesce a risultare del tutto delineata. Manca quel quid che ti fa entrare “nelle loro scarpe” e fa scattare l’empatia – condizione particolarmente necessaria in questa storia (che parla di avvenimenti per lo più tragici), che purtroppo non viene del tutto raggiunta.
E’ un vero peccato perché le loro personalità, così fiere, così sognatrici, ne avrebbero giovato infinitamente e sono certa che l’autrice avrebbe saputo regalarci il ritratto intimo e delicato di due donne vere. Davvero un peccato!

Altro punto dolente, per quanto mi riguarda, sono i dialoghi (punto che, tra l’altro, si può ricollegare comunque alla caratterizzazione dei personaggi – un buon dialogo, in fondo, può fare molto nel delineare i caratteri di chi parla). Li ho trovati, in certi punti, un po’ artificiosi: sembravano più delle battute che delle frasi che avrei potuto effettivamente sentire in una conversazione tra persone che si conoscono da una vita. Quasi teatrali, ma non nel giusto modo.
A onor del vero, però, ci sono anche alcuni dialoghi realistici e ben dosati, che si sposano bene col realismo che la Armentano cerca di mostrare in questo suo libro (al contrario dei dialoghi troppo “scenici”). E’ come se questa storia fosse attraversata da due diverse anime (che si riflettono sia nei dialoghi, sia nelle parti descrittive): una che cerca di restituire uno spaccato di vita fedele e veritiero e una che, invece, punta decisamente di più sul lirismo e sull’espressione di alti sentimenti e valori. Purtroppo queste due anime non riescono sempre a mescolarsi bene: dispiace, perché quando l’autrice non si lascia trascinare troppo né dall’una, né dall’altra, prendono vita dei brani veloci, piacevolissimi, intriganti.

La trama, eccezion fatta per i “rami morti” di cui ho scritto sopra, è ben congegnata: il finale, soprattutto, mi ha positivamente stupita. Una scena inaspettata, quasi commovente direi.
In certi casi mi è quasi sembrato che la narrazione procedesse ad episodi, poiché ci sono diversi “salti temporali” tra un capitolo e l’altro: nella maggior parte dei casi sono gestiti come si deve, cosa solitamente abbastanza difficile, quindi diamo a Cesare ciò che è di Cesare e a Caterina ciò che è di Caterina!

Ultima cosa, ma qui l’autrice non c’entra nulla: l’editing. Ho trovato diversi refusi fastidiosi sia nella punteggiatura, che nelle parole (purtroppo non me le sono segnate, altrimenti vi avrei portato qualche esempio). Potrei ancora ancora provare a chiudere un occhio se fosse una casa editrice di breve corso, ma la 0111 Edizioni è ormai attiva da un po’ e ha pubblicato anche libri ben confezionati: non capisco perché, in questo caso, si siano lasciati così tanti errorini ed erroracci. Saranno inezie, ma io trovo che rendano la lettura molto, molto meno piacevole.

Insomma, io ero un po’ in dubbio sul voto da dare a questo libro della Armentano – perché non mi è piaciuto quanto la sua raccolta di racconti, ma nonostante tutto è stata una lettura sentita e ci sono state delle scene piene di emozioni; tuttavia, riflettendoci su e tenendo conto anche, appunto, dello scarso editing, non ho potuto dare un voto sufficiente. 

Nonostante tutto, ripongo ancora molta fiducia nelle capacità di Caterina: so che, col suo prossimo lavoro, tornerà a stupirmi.
Per finire con una nota più positiva, mi preme aggiungere che questa autrice è una persona squisita, gentile e pronta a rispondere ad ogni curiosità: proprio per questo mi dispiace non darle una buona valutazione. Ma, come le ho già detto, mi conforta sapere che ci sono autrici come lei che non la prendono sul personale e che accettano sia i commenti buoni che quelli meno buoni!

Voto:
stellinestelline
             5,5

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Spesso la quotidianità ci pesa, ci soffoca, ci annoia e quando il temporale dell’esistenza si abbatte su di noi e ci inzuppa, ci spoglia di ogni forma di coraggio e volontà, ci rendiamo conto che quella quiete che consideravamo insana era la nostra felicità e sarebbe bastato un pizzico di attenzione per rendercene conto.

Vi saluto e vi auguro buone letture, come sempre!

Cami

P.S. incrociate le dita per me, lunedì ho un esame a cui tengo molto! :)

lunedì 26 marzo 2012

L’Uomo dal Campanello d’Oro–Lavinia Scolari

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Titolo:L’uomo dal Campanello d’Oro
Autore:Lavinia Scolari

Anno:2010

Editore:0111 Edizioni
ISBN:978-88-63073-05-8

Pagine:
132

Trama:Le divinità, addormentate dal Tempo, hanno abbandonato da molto le stanze del mondo; ma l’uomo dal Campanello d’Oro le sta risvegliando, facendo ricominciare il gioco di riflessi col nostro mondo…

Il libro di Lavinia Scolari (disponibile qui in catena di lettura) è un libro ibrido che mischia in sé molti elementi: passato mitico e presente, realtà e sogno, finzione e verità. Il risultato è un prodotto sicuramente ambizioso e dalle ottime potenzialità che però, personalmente, penso avrebbe potuto dare di più.

L'inizio del libro è la parte più ostica: lo stile poetico della Scolari risalta immediatamente, in modo positivo (rendendo molto bene nei passaggi più onirici e immaginifici), ma viene soffocato dall’eccessiva confusione nello svolgimento dei fili della trama, che rimane oscura per un numero di pagine troppo elevato. Un po’ di mistero non può che incuriosire il lettore; ma quando questo diventa troppo, crea nervosismo e tende a rompere il “ponte” che si crea tra il lettore e il libro. Fortunatamente questa tendenza viene più o meno sconfitta col proseguire della storia, che man mano diviene più chiara e, in maniera direttamente proporzionale, più piacevole. La trama, dipanata, cattura l’attenzione e fa crescere il desiderio di scoprire quale sarà il corso degli eventi, come la mitologia si rispecchierà di nuovo nelle vite dei protagonisti e quale sia, alla fine di tutto, la verità – dandoci un finale che, secondo me, è più che soddisfacente.
Il tutto, come ho accennato, gira attorno a un “perno” ben chiaro, ovvero la mitologia classica: devo ammettere che, personalmente, è stato un vero piacere trovare una storia fantastica che si basa sui miti greco-romani. La mitologia mi appassiona sin da quando ero piccina e quindi non potevo non apprezzare il ruolo da protagonista che ha in questo libro: in parte rimaneggiata, non nelle caratteristiche dei suoi personaggi (che vengono sfruttate, anzi, in maniera ottimale) ma nel modo in cui le divinità si approcciano al mondo umano. Vengono ripresi anche personaggi generalmente meno noti, come Glauco e Nereo, che però non sfigurano al fianco di “pezzi grossi” come Cassandra, Ermes, Circe e Morfeo.
Ho due soli appunti riguardo ai personaggi: uno è la mancanza di un indice delle divinità e degli eroi, che tuttavia, non essendo questo libro un saggio, è una mancanza perdonabile. La lettura può forse risultare meno completa per chi non conosce bene la tradizione legata ad ogni divinità, ma le informazioni sono facilmente reperibili su qualunque enciclopedia (io consiglio anche la Treccani online, che raramente mi delude).
L’altro appunto, invece, è la sensazione che talvolta i protagonisti non riescano del tutto a sollevarsi e a mostrarsi al lettore: si alternano, infatti, momenti in cui i personaggi sono presenti e molto ben definiti (anche solo attraverso poche frasi di dialogo) e altri in cui al contrario sembrano privi di dimensioni – troppo “statici”.  Questo non vuol dire che non i facciano ricordare, però: ho ancora ben chiari in testa Verdiana, Glauco, Cassandra, Nereo ed Ermete – a mio parere, quelli che sono stati resi meglio. Tra l’altro, la decisione dell’autrice di sfruttare di volta in volta il particolare punto di vista di un personaggio aiuta molto nel delineare i caratteri e le sfaccettature di ogni narratore, senza contare che la trama procede anche grazie al fatto che, a seconda del protagonista che stiamo seguendo, siamo più o meno al corrente di una determinata situazione – lasciando che gli strati della storia si svelino poco a poco.

Dunque, volendo sommare la qualità dei vari segmenti che compongono quest’opera, mi trovo un po’ in difficoltà: i punti positivi e quelli negativi sono quasi bilanciati e, volendo essere del tutto sincera, leggendo c’è la netta sensazione che Lavinia Scolari possa migliorare molto, limando alcune tendenze troppo auliche e affinando il proprio controllo sui personaggi. Per questa sua prima prova mi tengo su un voto sufficiente, con la speranza di poter leggere qualcos’altro della Scolari e poterle dare un voto migliore, visto che la potenzialità c’è, senza alcun dubbio!

Voto:
stellinestelline
           6,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…

  • Ma perché la solitudine avrebbe dovuto farmi più paura della compagnia di altri esseri umani?
  • “Ma io vedo solo te!”
    “E in me cerca te stesso.”
  • E quella tua promessa fu più effimera di un’onda che si alza, si increspa e poi, tuffandosi nella spuma silenziosa, si dimentica e muore.

 

Come sempre, buone letture!

Cami