lunedì 13 maggio 2013

XXVI Salone del Libro di Torino: Bibliomania ci sarà anche quest’anno!

Ciao a tutti!

Come vi avevo già anticipato in diversi post, anche quest’anno sarò presente al Salone del Libro; sono particolarmente emozionata perché riuscirò ad esserci per due giorni – che è come dire che avrò il doppio di cose da vedere e da fare rispetto all’anno scorso, con il conseguente doppio divertimento.

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Se tutto va bene, poi, quest’anno sarà speciale anche per altri motivi: finalmente potrò vedere (e rivedere) molti di voi! Sapete quanto io tenga alle nostre chiacchierate virtuali e quest’occasione di renderle “concrete” mi riempie di gioia. So già che ci saranno anche tanti/e altri/e blogger, con cui ovviamente spero di riuscire a parlare un po’ – con qualcuno mi sto già organizzando e, in tutta onestà, la cosa mi manda in sollucchero. Alcuni si dovranno aspettare abbracci stritolanti e affettuosi, e lo scrivo qui cosicché possano prepararsi, dato che potrei essere piuttosto irruente, dal vivo…

Detto questo, alcuni di voi si staranno giustamente chiedendo qualcosa del genere “Come diavolo faremo a riconoscerti, dato che non abbiamo idea di quale sia la tua faccia?”.
Semplice: indosserò una maglietta speciale, un modo per essere riconosciuta subito. Ma non sarà quella dell’anno scorso – questa volta ho deciso di rinnovarmi. Quindi vi presento, non senza soddisfazione, la maglietta di Bibliomania edizione 2013!

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E’ fatta con le mie manacce, e si vede, ma credo sia meglio così: anche se dubito che ci siano altre ragazze con una B arancione sulla maglia, l’artigianalità dovrebbe renderla del tutto inconfondibile.

Altra informazione, altrettanto importante per trovarmi: i miei orari.
Sarò presente Venerdì 17 e Sabato 18; questi saranno, più o meno, i miei orari:
- Venerdì: arrivo per le 10.30/11, uscita per le 16 circa;
- Sabato: arrivo per le 10.30/11, uscita, probabilmente, per le 18
Entrambi i giorni si svolgeranno diversi incontri davvero interessanti, ma non ho ancora deciso quali seguire. Me ne sono segnata una quindicina, ma sceglierò se parteciparvi o meno di volta in volta. L’unico incontro a cui sarò sicuramente presente è quello dedicato ai Film da sfogliare, Venerdì 17 alle ore 13; per il resto, mi lascio carta bianca.
Una piccola nota: Venerdì sarò presente con dei compagni di università, mentre Sabato girerò per conto mio.

Concludo il post come faccio ogni anno, ovvero facendovi una richiesta: anche se non ci siamo sentiti prima qui nei commenti, o non ci siamo organizzati per vederci, se mi vedete non siate timidi e fermatemi per parlare un po’ – anche Venerdì, quando non sarò sola. Mi farebbe tanto, tanto piacere! Non mordo, giuro.

Con affetto,

Cami

giovedì 9 maggio 2013

Tre gradi (#4) + Book Blogger May (#1)

Buongiorno a tutti, cari lettori e care lettrici; spero che questi primi giorni di Maggio siano passati bene!

Oggi sono qui per proporvi una nuova puntata di Tre gradi, ma con una particolarità: infatti, ho deciso di partecipare alla bella iniziativa di Fragola per omaggiare il Maggio dei Libri e il nostro amore per la lettura. Trovate tutte le informazioni sul suo blog, Una Fragola al giorno, che vi consiglio di visitare a prescindere.

Il tema della prima settimana è: I libri tra svago e impegno. Per ricordare chi eravamo, chi siamo e chi potremo essere.

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PRIMO GRADO
Chi eravamo

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Maus di Art Spiegelman

1989–1992 - Rizzoli [attuale editore: Einaudi] (originale: Maus: A Survivor’s Tale – 1986-1991 – Pantheon Books)

La storia di una famiglia ebraica tra gli anni della guerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all'Olocausto, e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile di suo padre. Una piccola struggente storia famigliare sullo sfondo della piú immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto: gli ebrei sono topi, i nazisti, gatti.

Perché è nella mia Lista dei Desideri? Perché pensare a chi eravamo non vuol dire solamente tornare all’alba dei tempi e vedere come siamo diventati Homo Sapiens Sapiens, oppure studiare epoche distanti nel tempo e dal cuore; è necessario, per poter essere onesti con noi stessi, scavare anche nelle pagine peggiori della Storia, quelle a noi più vicine, perché rimangano impresse a fuoco e scaturisca in ognuno di noi la convinzione che è giusto agire affinché tragedie come queste smettano di essere possibili – non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo.


SECONDO GRADO
Chi siamo

Lo Stato siamo noi - P. CalamandreiLo Stato siamo noi di Piero Calamandrei

2011 – Chiarelettere

Gli scritti e i discorsi di Piero Calamandrei qui pubblicati coprono un arco temporale che va dal 1946 al 1956. La maggior parte dei testi raccolti sono ripresi da «Il Ponte», rivista fondata dallo stesso Calamandrei nel 1945, nel clima difficile del secondo dopoguerra, per difendere e indirizzare la nascente democrazia contro tutte quelle forze, politiche e non, che contrastavano il passaggio verso un’Italia diversa. I testi qui raccolti sono preceduti da un’introduzione di Giovanni De Luna. Ringraziamo Silvia Calamandrei per i consigli e la collaborazione, e la Biblioteca e Archivio storico «Piero Calamandrei».

Perché è nella mia Lista dei Desideri? Perché noi italiani siamo un popolo un po’ strano, in un certo senso, e ogni tanto fa bene ricordare che la democrazia non è un dono sceso dal cielo ma un diritto-dovere che dobbiamo sempre proteggere; fortuna vuole che sia una delle poche cose che, per essere protetta, va usata il più possibile. Quindi leggere gli articoli di un intellettuale e di un giurista così importante e così addentro i primi anni di ritrovata democrazia non può che aiutarci, pungolandoci un po’, a tenere a mente queste necessità.


TERZO GRADO
Chi potremo essere

Irlandese al 57% - R. Doyle

Irlandese al 57% di Roddy Doyle

2009 – Guanda (originale: The Deportees and Other Stories – 2007 – Jonathan Cape)

In una divertente parodia tutta irlandese di "Indovina chi viene a cena", un padre di ampie vedute entra in crisi quando scopre che la figlia frequenta un ragazzo di colore. E, peggio ancora, l'ha invitato a cena.  Ray, un ragazzo senza qualità, inventa un nuovo sistema audiovisivo per misurare l'effettiva "irlandesità" di una persona. Il suo programma Fàilte serve a un ministro senza scrupoli per arginare l'afflusso di stranieri. Ma nessun irlandese doc supera il poco brillante punteggio del 57%, mentre un candidato del Ghana raggiunge il 97%. Questi sono alcuni dei racconti di Roddy Doyle, che mostrano un'Irlanda in rapido mutamento. A oltre vent'anni da "I Commitments", gli irlandesi non sono più i "neri d'Europa" ma si ritrovano a vivere in uno dei paesi più prosperi del continente. E a fare i conti con una geografia umana molto cambiata, che a tratti si scontra con la loro forte identità nazionale. Tra amore e curiosità, sfruttamento e incomprensione, amicizia o diffidenza si dipanano storie che, nella loro varietà, sono accomunate da un elemento: l'incontro con l'"altro".

Perché è nella mia Lista dei Desideri? Perché, che lo si voglia o meno, l’idea di identità nazionale sta cambiando. Le frontiere sono più sottili e la coscienza dell’esistenza di culture diverse non può più essere ignorata, così come i diritti sia di chi risiede in un paese da generazioni, sia di chi vorrebbe divenire parte integrante di uno Stato, pur venendo da tutt’altro luogo. Come si è accennato nei commenti sotto la mia ultima recensione, Irlanda e Italia sono simili, in un certo senso; sono certa che questo libro, con l’umorismo tipico della scrittura di Doyle (che a me piace molto), possa far riflettere anche noi.


Spero che questa edizione particolare di Tre gradi vi sia piaciuta. Il secondo tema dell’iniziativa di Fragola è già uscito e presto preparerò un post apposito. Intanto, se vi va, fatemi sapere se siete d’accordo con le mie scelte, o scrivete pure quel che avreste scelto voi. O ancora, partecipate direttamente al Book Blogger May!


Un abbraccio,


Cami

sabato 4 maggio 2013

Il segreto–Sebastian Barry

Il segreto - S. Barry

Titolo:Il segreto (originale:The Secret Scripture)
Autore:Sebastian Barry

Anno:2008

Editore:Bompiani
Traduzione:Licia Vighi
ISBN:978-88-5870-15-7

Pagine:395

Trama:
Roseanne McNulty è una donna molto anziana – forse una centenaria – chiusa in un manicomio da più di 50 anni; sentendo che la fine della sua vita s’avvicina, decide di scrivere le sue memorie. Allo stesso tempo, complice un trasferimento dei pazienti in una nuova struttura, il dottor Greene si interessa al suo caso. Roseanne è davvero una folle? Qual è il motivo per cui è stata internata?
Le due storie si intrecceranno, mescolando l’Irlanda di inizio e fine Novecento, svelando il mistero che circonda la vita di questa reclusa.

Ho parlato un poco de Il segreto poco tempo fa, nella Top Ten dedicata ai libri che più mi hanno sorpresa. Ora è tempo che questo fantastico libro abbia lo spazio che merita – e in effetti questa recensione è un po’ lunga… Quindi la smetto di tergiversare e comincio subito a parlarvene.

Pensando ora a questo libro, mi rendo conto che uno degli aspetti che più mi è rimasto impresso è la massiccia presenza della realtà storica dell’Irlanda. Pur essendo un romanzo decisamente incentrato sui personaggi e sulle loro vite, sui loro pensieri e sui sentimenti più nascosti, Sebastian Barry riesce a intrecciare al loro sviluppo anche la storia di uno Stato tormentato e quella più in generale, quando la lunga ombra della Seconda Guerra Mondiale arriva a toccare anche l’Irlanda. L’ambientazione diviene quasi un personaggio alla stregua degli altri, di cui ci viene narrata la psicologia, ovvero lo sviluppo storico-sociale, e l’apparenza, attraverso le belle descrizioni del suolo irlandese, del mare freddo e verdeacqua, delle cittadine piccole e circondate dalla natura color smeraldo tipico dell’isola. Il tutto, senza alcuna pretesa di insegnare, come succede in alcuni romanzi storici di dubbio valore e con la tendenza all’intento didascalico: l’Irlanda prende vita attraverso la penna di Barry e ci si mostra attraverso pennellate paesaggistiche e situazioni vissute dai protagonisti, risultando così continuamente presente, anche quando non se ne parla direttamente.
Avrei tanto voluto essere più informata sulla storia irlandese, mentre leggevo questo libro. Le note poste dal curatore sono utilissime e mai intrusive, ma permettono solo di scalfire la superficie di un argomento quanto mai vasto. Mi sono resa conto di sapere poco o nulla sulla guerra d’indipendenza irlandese e sul suo ruolo nella Seconda Guerra Mondiale; è mio desiderio rimediare al più presto, anche perché credo che riuscirei ad apprezzare ancora di più questa lettura.

Lasciamo da parte l’isola di smeraldo e torniamo a dare spazio al motore principale di questa storia, i personaggi. L’attenzione, come ho accennato più su, è soprattutto concentrata sui due protagonisti principali, Roseanne McNulty e il dottor Greene, che sono anche i due narratori. Roseanne ci fa sentire la sua voce attraverso un diario, nascosto sotto le tavole del pavimento della sua stanza; il dottor Greene, invece, condivide con noi i suoi appunti, che in realtà diventano subito riflessioni articolate e approfondite, anche loro diaristici.
Roseanne è, tra i due, la più approfondita: osservarla in due momenti della sua vita (quello presente, in cui è una centenaria chiusa in un istituto d’igiene mentale, e quello passato, di cui lei stessa ci parla nel diario) permette di avere una panoramica pressoché totale della sua esistenza, rendendola incredibilmente vera e presente. La sua voce narrante è forte e insieme dolente e proprio questo suo modo di raccontare racconta, perdonatemi il gioco di parole, qualcosa in più di lei. Questo è, credo, uno dei grandi pregi della scrittura di Sebastian Barry: cede la narrazione ai suoi personaggi, come se fossero loro a guidare la penna, e così lascia sgorgare la loro voce. Roseanne è un personaggio meraviglioso non solo per quello che ci racconta, ma anche per come ce lo racconta, per le immagini che usa per descrivere il suo mondo, per le ripetizioni di cui a volte si serve (e così tipiche, in effetti, di molte persone anziane), per i ricordi che condivide con chi legge le sue confessioni, per la sofferenza e i dubbi che condivide con il lettore (rivolgendoglisi spesso, attraverso delle vere e proprie allocuzioni).

Man mano che si legge si scopre che Roseanne non ha avuto una vita facile. Nel suo racconto procede, salvo qualche salto, in ordine cronologico; il rapporto di Roseanne coi suoi genitori è uno dei primi punti focali della storia e non può non lasciare il segno. In particolare, ho amato moltissimo l’affetto che la lega a suo padre, anche e soprattutto durante alcuni avvenimenti molto tragici.
Cercherò di mantenermi sul vago quando si tratta di raccontarvi quel che succede ai personaggi, perché parte di ciò che mi ha colpita profondamente è proprio la capacità di Barry di dosare la narrazione dei fatti, svelando verità e accadimenti goccia a goccia. Ci sono dei colpi di scena che mi hanno fatto soffrire molto, tanto mi sono affezionata a Roseanne; sono giunti inaspettati, come gli eventi della vita vera, e come nella vita vera colpiscono forte e fanno male. La sofferenza della protagonista diventa la propria.
Altri eventi inattesi sono magari meno forti come impatto emotivo, ma lasciano comunque a bocca aperta, soprattutto per come sono presentati: inseriti inaspettatamente nel discorso, in maniera davvero sagace, come se nulla fosse.

Grazie a questi escamotages comincia a farsi spazio, nel lettore, il presentimento che tutto ciò che viene narrato rischi, prima o poi, di subire un ribaltamento, un cambio di prospettiva con cui illuminare ulteriormente la vita sconosciuta di Roseanne. Questa sensazione è resa ancora più forte dalla presenza dei due punti di vista, che rendono ogni episodio ogni volta diverso: si capisce, così, quando la narrazione di Roseanne è soggetta all’inevitabile offuscamento dei ricordi e quando sono gli altri (gli esponenti della società di Sligo, spesso bigotti, chiusi nella loro morale cattolica) a non aver capito, fino al momento in cui la loro cecità li porterà al fraintendimento finale, quello che porterà Roseanne al manicomio.
Oltretutto, questo scambio di prospettive permette all’autore di mantenere costante un dubbio fondamentale: Roseanne è davvero pazza, o sono gli altri a crederlo?
Il momento in cui si scopre qual è il motivo per cui è rinchiusa è uno dei momenti più tesi e patetici, nel senso etimologico del termine, di tutto il libro. Io, personalmente, ho sentito dei brividi leggendolo. E tutta questa forza, tutta questa emozione, è racchiusa in una frase di tre parole. Ditemi voi se non è maestria questa!

Non mi dilungo oltre su Roseanne, immagino che si sia capito quanto ho amato e amo questo personaggio. Permettetemi dunque di spendere due parole anche sul dottor Greene, controparte magari meno emozionante, ma altrettanto valida a livello letterario. All’inizio trovavo le sue parti non all’altezza di quelle della cara centenaria; tuttavia, col passare delle pagine, ho cominciato ad apprezzare sempre di più l’alternarsi dei due narratori. Mi è piaciuto che il dottore non fosse solo un contraltare “clinico” alla visione di Roseanne, come ho scritto più su, ma un vero e proprio personaggio a tutto tondo: scopriamo molto della sua vita, delle sue sofferenze personali, lo seguiamo mentre cerca di fare a patti con il suo passato e, nel farlo, riflette su concetti più ampi e generali. Inoltre, anche questo personaggio ha alcuni segreti che vengono svelati nel corso della storia, rendendolo piuttosto interessante.

Ci sono molti altri comprimari, oltre a Roseanne e al dottor Greene; non solo i genitori di lei, cui ho accennato prima, ma anche gli altri abitanti di Sligo (la cittadina di Roseanne) e le persone che lavorano nel manicomio. Vorrei parlarvene, vorrei potervi dire cosa mi hanno suscitata, ma facendolo svelerei punti della narrazione che preferire lasciare sconosciuti ai futuri lettori, cosicché possano apprezzarli quanto me. Mi limito a dire che anche loro si fanno amare e odiare, disprezzare e compatire.

Mi rendo conto che questa recensione sta diventando piuttosto lunga, ma che ci posso fare: questo romanzo mi ha stregata. Permettetemi quindi qualche ultima parola dedicata a lui, Sebastian Barry, l’artefice di tutto questo.
Ho già accennato ad alcuni dei pregi che ritengo questo scrittore abbia, quindi non mi dilungherò su quelli. Vorrei sottolineare, come nota conclusiva, la bellezza dello stile di questo autore. Ho trovato, nelle sue parole, una forza descrittiva rara: le sue metafore, ad esempio, mostrano sempre immagini non banali e regalano agli occhi del lettore dei dettagli inaspettati. Inoltre, riesce nell’arduo compito di darei ai sentimenti lo spazio che meritano e le parole che gli competono, senza svilirli né svenderli, nella loro essenza – e forse è proprio per questo che i suoi personaggi mi sono sembrati così reali e a tutto tondo.

Mi fermo, altrimenti rischio davvero di annoiarvi. Leggerò sicuramente altro di Barry e spero di avervi incuriosito, almeno un poco, quel che basta per spingervi a leggerne le prime pagine; al resto ci penserà il libro stesso.


Voto:
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                     9,5

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Mio padre era solito dire che il mondo ricomincia da capo a ogni nascita. Si dimenticò di dire che finisce a ogni morte.
  • Il terrore e le ferite hanno contrassegnato la mia storia perché da giovane pensavo che gli altri fossero artefici della mia fortuna e sfortuna. Non sapevo che una persona potesse innalzare un muro di malta e mattoni immaginari contro gli orrori e gli inganni crudeli e sinistri del tempo che ci aggrediscono, ed essere quindi l’artefice di se stessa.
  • Nessuno sa nemmeno che ho una storia. Tra un anno, una settimana, domani, sarò morta, e mi servirà una bara di piccole dimensioni e una fossa stretta. Non ci sarà mai una lapide sopra la mia testa, e non importa. Forse però tutte le cose umane sono piccole e strette.
  • Forse la sua felicità era stranamente infondata. Ma non può dunque un uomo cercare di essere il più felice possibile nei lunghi e singolari percorsi di una vita? Credo sia legittimo. Dopo tutto il mondo è davvero bello, e se noi non fossimo uomini ma una qualche altra creatura potremmo essere sempre felici.
  • Caro lettore! Caro lettore, se sei buono e garbato, vorrei poterti stringere la mano. Vorrei… ogni sorta di cose impossibili. Anche se non ti possiedo, possiedo altre cose. Ci sono momenti in cui mi sento pervasa da una gioia inspiegabile, come se, non possedendo nulla, possedessi il mondo. Come se, arrivando nella mia stanza, trovassi l’anticamera del paradiso, che presto si aprirà, e poi da lì incederò come una donna ricompensata per le sue sofferenze, attraverso quei campi verdi e le greggi chiuse negli ovili. L’erba è talmente verde che brilla!
  • “E’ morto da molto?” chiese padre Gaunt. “Qualcuno gli ha preso l’ultimo respiro?”
    “Sì, io,” disse il fratello.
    “Allora glielo rimetta tra le labbra,” disse padre Gaunt, “e io lo benedirò. E lascerò questa povera anima salire al cielo.”
    Allora baciò la bocca priva di vita del fratello, restituendogli credo l’ultimo respiro che gli aveva sottratto al momento della morte. E padre Gaunt lo benedisse piegandosi su di lui, e fece il segno della croce sul suo corpo.
  • La storia ha bisogno di arricchire la vita umana con potente creatività perché la vita nuda è un affronto al dominio della terra da parte dell’uomo.
  • Credo quindi che Dio sia un esperto dei cuori e delle anime corrotte, e che riesca a scorgere in essi l’antico, primitivo disegno, e che per questo ne abbia gran cura.
  • Be’, parlare è sempre difficile, che questo comporti rischi o no. A volte si tratta di rischi per il corpo, altre di rischi per l’anima, più intimi, impercettibili e invisibili. Quando parlare significa tradire qualcosa, qualcosa forse che non riusciamo nemmeno a riconoscere, nascosto nei sotterranei del corpo come un profugo spaventato in una zona di guerra.
  • Ero abbastanza grande per sapere che ogni tanto la gente dice qualcosa che non è proprio ciò che ha in mente, eppure è una sorta di messaggio di quegli stessi pensieri.
  • Credo che tutto ciò che possiamo offrire al regno dei cieli sia l’onestà umana. Intendo alle porte custodite da san Pietro. Si spera che possa essere come il sale offerto ai regni che non lo hanno, come le spezie per i paesi nordici. Qualche grammo nella borsa dell’anima, offerto mentre cerchiamo l’entrata.
  • Essere sola, ma ogni tanto sentirsi invadere da una gioia immensa, come credo che mi succeda, è davvero una grande ricchezza. Mentre sono qui seduta a questo tavolo segnato e solcato da diverse generazioni di reclusi, pazienti, angeli, qualunque cosa siamo, devo dire che è come se mi sentissi pervasa da un’essenza meravigliosa che scorre nel sangue. Non è soddisfazione, ma una preghiera brutale e pericolosa come il ruggito di un leone.
    Lo dico a te, a te.
    Carlo lettore. Che Dio ti protegga! Che Dio ti protegga!
  • Lui mi stava fissando coi suoi occhi del colore torbido della alghe marine. Le alghe marine della sua isola erano dentro i suoi occhi. Forse fluttuavano nel grembo delle donne dell’isola, gente per metà ritornata al mare, come le prime minuscole creature cigliate dell’universo, se devo prestar fede a quanto leggo. Oh, allora i suoi occhi si rischiararono completamente, e mi fissò, e per la prima volta vidi cos’altro si celava in John Lavelle, una sorta di gentilezza. Non so quanta di questa gentilezza la guerra fosse riuscita a offuscare tra cadaveri e imprecazioni.
    “Mi mostri dove si trova la tomba di mio fratello?” mi chiese, con lo stesso tono con cui un altro avrebbe potuto dire: Ti amo.
  • E’ inutile parlare di quello che la morte ci ha risparmiato. Sono certo che la morte sogghigna di questo. Proprio la morte conosce il valore della vita.
  • Credo sia strano cercare di scrivere con abbondanza di particolari sulla mia inutile vita, mentre respingo la maggior parte delle sue domande.
  • E il fondale del mare è altrettanto luccicante, macchiettato, in qualche modo intessuto di meraviglie, quella magnifica mezza cecità che gli occhi hanno sott’acqua, annebbiati perché il mare è un’immensa lente, come se sul viso indossassimo il mare.
  • Con la morte diventò forse più democratico, perché la morte include tutto, si pasce di qualunque cosa umana… Non ne è mai sazia.
  • Ci sono ovviamente abissi di dolore che conosce solo colui ce ha sofferto. E’ un viaggio al centro della terra, un’immensa e pesante macchina che scava nella crosta della terra. E’ un ometto ai comandi che perde il controllo. Terrorizzato, terrorizzato, anche se non inverte la rotta.
  • Una parte di me desiderava ardentemente che lei fosse nella stanza, ma una parte molto più grande temeva proprio una cosa del genere, la temeva come i vivi sono obbligati a temere i morti. E’ una legge della vita molto radicata. Seppelliamo o cremiamo i morti perché vogliamo separare la loro corporalità dal nostro amore e ricordo. Non vogliamo che dopo la morte siano ancora nelle loro camere, vogliamo serbare nella nostra memoria un’immagine di loro da vivi, nel pieno della vita.
  • E’ uno dei benefici della vita coniugale se, per qualche magico motivo, agli occhi dell’altra persona sembriamo sempre uguali. Persino i nostri amici non sembrano invecchiare. E’ davvero una fortuna che da giovane non avevo mai immaginato. Ma, altrimenti, come faremmo? Non c’è mai stata una persona in una casa di riposo che non abbia dato un’occhiata sospettosa agli altri degenti. Loro sono gli anziani, il club di cui nessuno vuole entrare a far parte. Ma per noi stessi non siamo mai vecchi. Ecco perché, quando la fine si avvicina, la nave con cui entriamo in porto è l’anima, non il corpo.
  • Ci fu l’attimo in cui eravamo fianco a fianco in chiesa, e io abbassai lo sguardo verso il suo volto un secondo prima che dicesse “Sì”, e poi glielo sentii dire, e il suo viso emanò questa luce straordinaria, che mi inondò. Era l’amore. Non ti aspetti di vedere l’amore in questo modo. In ogni caso, io non me l’aspettavo.
  • Ci piace definire l’umanità selvaggia, lasciva e primitiva, ma ciò equivale a fare di tutti degli estranei.
  • L’unica consolazione è che la storia del mondo è fatta di così tanta sofferenza che i miei insignificanti dolori svaniscono, e sono solamente brace intorno al fuoco. Lo ripeto perché voglio che sia vero.
    Eppure a una mente al culmine della sofferenza il suo dolore sembra riempire il mondo. Ma è solo un’illusione.
    Ho visto coi miei stessi occhi cose di gran lunga peggiori di quello che mi era successo. Coi miei stessi occhi. Ma quella notte, da sola e indicibilmente furiosa, gridai e gridai nella casupola come se fossi l’unico cane sofferente sulla faccia della terra, suscitando terrore e angoscia in ogni persona che passava. Gridai e mi lamentai. Mi colpii al petto fino a farmi venire dei lividi, tanto che il mattino dopo il mio seno sembrava una mappa dell’inferno, del nulla, […] .
  • Mi domando se la difficoltà sia questa: i miei ricordi e le fantasticherie giacciono forse in profondità nello stesso posto? Oppure gli uni sopra le altre come strati di conchiglie e di sabbia in un frammento di calcare, tanto che sono diventati lo stesso elemento, e mi è impossibile distinguerli con facilità, a meno di non guardarli da vicino?
  • Cosa posso dirti di più? Una volta vivevo fra gli esseri umani, e in generale li trovavo crudeli e freddi, eppure potevo citare i nomi di tre o quattro persone simili a degli angeli. Credo che giudichiamo il valore dei nostri giorni in base a quei pochi angeli che spiamo fra di noi, pur non essendo come loro.
  • Se non arriviamo alle porte del Paradiso dichiarando amore, san Pietro non ci farà entrare.

mercoledì 1 maggio 2013

Aprile–un paio di premi e due annunci

Buongiorno a tutti voi e Buon 1° Maggio, buona festa dei lavoratori!

Spero che il mese di Aprile vi sia stato propizio; io sto per entrare in un periodo piuttosto denso d’impegni e quindi ho cercato di sfruttare questo mese per rilassarmi, almeno un pochino. Ho accumulato un po’ di energia di riserva e sono pronta a gettarmi nella mischia!

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Parlando di ciò che riguarda prettamente il blog, invece, ci sono tre cose di cui vi parlerò in questo post:

1. il cambio della grafica del blog;
2. il Salone del Libro di Torino;
3. due premi ricevuti.

Partiamo subito con gli annunci!
Il primo è piuttosto chiaro di per sé: ho deciso che domani cambierò la grafica del blog, perché lo sfondo a righe che avevo scelto non è più disponibile e perché ultimamente il modello che sto usando mi dà un po’ sui nervi (anche perché, essendo uno di quelli vecchi e ormai fuori uso, è praticamente impossibile apportargli migliorie di alcun tipo). Ho già fatto qualche esperimento e credo di aver trovato delle soluzioni carine e funzionali; però, vi avviso, non saranno modifiche leggere. Il blog avrà una faccia tutta nuova!
Ci tenevo ad avvisarvi perché io rimango sempre un po’ “stordita” dai cambi di grafica improvvisi – e poi non vorrei che qualcuno, aprendo la pagina di Bibliomania, pensasse di aver sbagliato blog…
Spero proprio che vi piaccia!

Il secondo annuncio in realtà è un semplice reminder: vi ricordo che è uscito il programma del Salone (io ho cercato di fare un elenco degli incontri “da non perdere”, ma dovrei avere il dono dell’ubiquità per seguirli tutti…) e che io sarò presente Venerdì 17 e Sabato 18 (ebbene sì, salvo imprevisti Sabato è confermato!).  
Fatemi sapere se e quando ci sarete, mi piacerebbe incontrarvi – penso preparerò un post apposito per parlarne, come l’anno scorso, a poco più di una settimana dall’inizio del Salone.

E ora passiamo al terzo punto dell’elenco. Sono molto felice di dirvi che ha ricevuto ben due premi: quello per il Blogger simpatico (da parte di Lo e di Sophie) e il Versatile blogger award (da TOM – The Obsidian Mirror)!
Come sempre, queste dimostrazioni di stima e simpatia mi fanno davvero tanto piacere. E’ bello sapere che il proprio lavoro viene apprezzato!

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Come per ogni premio, ci sono un paio di regole che dovrei rispettare… ma ho deciso di fare un po’ un pastiche  e mescolare tra loro quelle dei due premi. Dato che il Blogger simpatico  pone una serie di domande a cui rispondere, eviterò di scrivere anche sette cose su di me (come vorrebbe il Versatile) – anche perché sto finendo le cose da raccontare…
Avrei voluto anche elencare qualche blog, giusto per non ignorare del tutto la clausola sulle segnalazioni, ma avendo incasinato le regole non saprei bene quanti/chi nominare e, soprattutto, per quale premio… Quindi per questa volta salta.

Ecco le domande:

1) Animale preferito: elefante

2) Numero preferito: 7

3) Fiore preferito: tulipano

4) La mia passione: la lettura è una risposta troppo ovvia, vero?

5) Il mio peggior difetto: sono altalenante

6) Giorno preferito della settimana: Sabato, perché è il giorno in cui riesco a mescolare riposo e divertimento

7) Un viaggio che vorrei fare: in questo momento, il luogo che più mi piacerebbe visitare è l’Irlanda

8) Tra mare e montagna preferisco: decisamente il mare

9) Un mio pregio è: l’empatia, credo

10) Il mio ricordo più bello è: uno dei più belli, tra quelli più recenti, è il viaggetto che ho fatto con una mia amica a Nizza. Lei è una delle persone a cui voglio più bene al mondo, la città è proprio carina e siamo anche andate a vedere il concerto dei Coldplay, che entrambe amiamo molto.

11) Un aperitivo alcolico a cui non rinuncerei mai: mi piace molto provare drink insoliti, ma quando sono in dubbio mi affido sempre al classico Coca Malibù (anche perché di solito lo fanno decentemente anche nei bar più scalcagnati, è talmente semplice che per sbagliarlo bisognerebbe impegnarsi…)

12) Biscotti o torta? Opto per la torta

13) Cioccolato o vaniglia? Cioccolato

14) Qual è il tuo spuntino dolce preferito? Una mela

15) Quando hai maggiore voglia di dolci? Cos’è questa fissa per i dolci? Comunque direi che ho voglia di dolci soprattutto di prima mattina e nel pomeriggio.

16) Se avessi un soprannome dolce, quale sarebbe? Milla, probabilmente – l’ho sempre trovato molto tenero. Ma so di non essere adatta a un soprannome così dolce, quindi non mi sorprende che tutti mi chiamino Cami!


Con quest’ultima risposta, vi saluto. A presto, con nuovi post e nuovi libri; nel frattempo, vi auguro di fare delle ottime letture.


Vostra,

Cami

sabato 27 aprile 2013

Chi Cerca… Trova! (#10)

Ciao a tutti! Eccoci di nuovo qui, pronti a rispondere a qualche domanda.

Spero che stiate passando un buon fine settimana, nonostante il tempo un po’ variabile. Io sto cercando di riprendermi da un raffreddore decisamente fuori stagione e quindi sfrutto questo “tempo extra” per portarmi avanti con lo studio, leggere un po’ e scrivere qualche post, tra i quali questo – quindi direi che è ora di smetterla di chiacchierare e lasciare spazio alle vostre curiosità.

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1. Anime grigie Philippe Claudel perche questo titolo

Il titolo, in questo caso, è stato estrapolato da questo dialogo:

"Carogne, santi, non ne ho mai visti. Niente è tutto nero o tutto bianco, è il grigio che la vince. Idem gli uomini e le loro anime... Sei un'anima grigia, graziosamente grigia, come noi tutti..." "Solo parole..." "Cosa ti hanno fatto, le parole?"

Lo ricordo bene perché l’ho messo anche tra le frasi e citazioni che mi hanno colpita, alla fine della recensione. Trovo sia un concetto veritiero e malinconico, soprattutto se ci rifletto collegandolo alla storia del libro in questione.

2. Al ks* si puo aggiungere la pittura

Ora, qualcuno può spiegarmi come si può arrivare al mio blog attraverso una ricerca sul calcestruzzo? Perché la sigla KS* indica proprio quello.
Ah, l’asterisco non è davvero un asterisco, ma in questo caso mi sono permessa di modificare un po’ la chiave per evitare che troppe persone arrivino qui convinte di trovare risposta ai loro dubbi edili.

3. Alcott fruitslands

Bene, torniamo ad argomenti più letterari. Ho accennato alle  Fruitlands nel post sulla vita di Louisa May Alcott, ma mi rendo conto di non aver approfondito affatto l’argomento; vediamo di rimediare!
L’idea si sviluppò a partire dalle teorie trascendentaliste di Amos Bronson Alcott (il padre di Louisa May), che si focalizzavano in modo particolare sul mondo spirituale, riflettendo sul concetto di Dio non secondo l’Antico e il Nuovo Testamento, quanto sulla concezione della sua effettiva trascendenza, per l’appunto, del mondo fisico. Nonostante questo, Alcott e gli altri pensatori a lui affini non eliminarono del tutto dalle proprio riflessioni l’elemento concreto, almeno per quanto riguarda gli esseri viventi: ritenevano, infatti, che il rinnovamento spirituale fosse possibile solo attraverso una contemporanea cura del corpo, attraverso il lavoro e l’astinenza.
L’unione di questi due temi portò Charles Lane, amico di Alcott, ad acquistare un terreno di 90 acri ad Harvard, nel Fruitlands-farmhouseMassachusetts (regione del New England), così da poter dare vita alla comunità perfetta che desideravano creare. Vi si trasferirono la famiglia Lane, la famiglia Alcott e altri singoli membri aggiuntisi nel tempo.
Questa utopia si basava, senza molto successo, su dei principi base che, in termini moderni, sembrano mescolare le comuni del periodo hippie e le comunità Amish: vegani ante litteram, si rifiutavano di mangiare carne e derivati di origine animale, di usare le loro pelli e anche di usarli per i lavori pesanti - compresa la coltivazione dei campi, che rappresentava a tutti gli effetti la loro unica fonte di sostentamento, dato che cercavano di evitare il più possibile il commercio (attività decisamente malvista). Avevano eliminato anche le sostanze stimolanti, come il caffè e il tè. Inoltre, non usavano il cotone, in quanto simbolo dello sfruttamento della schiavitù: per i vestiti e le scarpe usavano solo lino e canapa.
Questi pensatori, tuttavia, non avevano pensato a una cosa: il gelido inverno del New England. La scarsità di cibo si fece tale, che il progetto fu costretto a chiudere, dopo soli sette mesi di attività. Personalmente, non mi sorprende molto…
Altre informazioni le potete trovare sulla pagina inglese di Wikipedia dedicata a questa ipotetica utopia.

4. Devo fare un saggio breve su I miserabili di Victor Hugo

Ti invidio un sacco, anonimo ricercatore, ma proprio un sacco.
Studiare il capolavoro di Hugo è una gioia immensa.
Detto questo, scordati che faccia il saggio al posto tuo!

5. Janet Lambert, Penny Parrish, In America si vive così: titolo originale

Secondo le mie ricerche, Penny Parrish: in America si vive così è il titolo dato alla raccolta dei vari romanzi che la Lambert ha dedicato a Penny Parrish (sei in tutto). Non c’è un titolo originale, quindi, perché quello italiano è stato scelto dalla casa editrice (le Edizioni paoline).

6. Karènina o karenìna ?
La prima delle due; anzi, a voler essere precisi, la pronuncia perfetta sarebbe, all’incirca, Karjénina, con la j che indica una semi-vocale e l’accento acuto (non grave, come quello usato nella chiave di ricerca) sulla e. Il concetto di semi-vocale e di accento acuto non esistono nella fonetica russa, ma mi sono concessa la licenza di usarli perché la spiegazione fosse più comprensibile ai parlanti italiano.
La trascrizione fonetica secondo l’International Phonetic Alphabet, per chi è interessato all’argomento, è questa: [ˈanːə kɐˈrʲenʲɪnə].
Qui potete trovare una registrazione della pronuncia.
Io adoro parlare di queste cose, quindi grazie, anonimo dubbioso!

7. La profezia delle inseparabili secondo volume

Guardian of the gate - M. ZinkIl secondo volume, pubblicato in patria nel 2011 e inedito in Italia, si intitola Guardian of the gate.

Non faccio spoiler sulla trama del primo, perché magari c’è qualcuno che vorrebbe leggerlo (anche se personalmente non glielo consiglio…). Mi limito a dire che, in questo volume, Lia dovrà viaggiare per risolvere alcuni dei punti rimasti oscuri nel primo libro e dovrà anche fare attenzione a chi le è vicino, perché il tradimento è alle porte.
Dubito fortemente che la Salani riprenderà la pubblicazione di questa serie, quindi chiunque vorrà scoprire il destino di Lia e Alice dovrà affidarsi al libro in lingua originale.

8. Lem oblo

Questa chiave ha un piccolo inghippo: manca una lettera. Oblo è la “variante monca” di Obłok, che a sua volta è la metà del titolo di un libro di Stanislaw Lem, ovvero Obłok magellana. Il titolo indica quelle che in italiano sono note come Nubi di Magellano (e obłok vuol dire nuvola, per l’appunto), due galassie irregolari che gravitano attorno alla Via Lattea. Al momento non esiste una traduzione italiana.

9. trilogia Fitzek

Non so se Fitzek progetti effettivamente una trilogia, dato che nel suo sito non c’è scritto nulla a riguardo; l’unica cosa certa è che il suo ultimo libro, Il cacciatore di occhi (Einaudi, 2012), è sicuramente il seguito de Il gioco degli occhi (Elliot, 2011). Non mi stupirei se uscisse effettivamente un terzo volume, dato che la trilogia è un “formato” molto sfruttato in editoria.

10. Il libro più significativo sul

ARGH! La suspense! Non puoi lasciarmi appesa così, ti prego!
Le serie TV mi costringono a subire già abbastanza cliffhanger, non cominciate anche voi ricercatori…

11. L'integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica spiegazione

Cercherò di dirlo in soldoni, perché addentrarci nei meandri filosofici che si celano dietro questa frase pretenderebbe moltissimo tempo e un buon numero di ricerche su vari testi.
Il fatto che qualcosa sia giusto o sbagliato non è dato da quante persone reputino o meno che sia effettivamente così; dunque, parlando per estremi, se tu credi che qualcosa sia corretto, e ritieni che questo concetto sia sostenuto da prove valide, non importa quante persone diranno che è un’idea folle.
Con questo Orwell (perché questa frase è tratta da 1984) non intende dire che quello in cui uno crede è per forza di cose corretto: un pazzo può dire, per esempio, che tutti gli struzzi sono blu e potrebbe anche averne le “prove”. Piuttosto intende, secondo me, che non bisognerebbe mai assoggettarsi alla definizione di “pazzia”, né al pensiero comunemente accettato, con troppa arrendevolezza. Non è follia sostenere quella che si reputa verità – al massimo, lo è trasformare questa verità in un’ossessione. Ma questo è un altro discorso.
Spero di essere stata chiara. Ovvio, questa è la mia opinione (espressa a grandi linee, meriterebbe un approfondimento); sarei ben lieta di sapere cosa ne pensate voi.

12. Lago delle fate John Anster

Questo è il mese delle chiavi di ricerca a metà! John Anster Fitzgerald (a cui è caduto il cognome, a quanto pare) fu un pittore inglese del XIX secolo, noto in particolare per le sue opere ispirate al mondo delle fate e del Piccolo Popolo in generale.

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Questo quadro si intitola The Fairy’s Lake ed è attualmente in possesso della Tate Gallery; penso proprio che sia quello di cui parla la chiave di ricerca.
Questo pittore, comunque, ha prodotto moltissime opere dedicata al mondo fatato, quindi vi consiglio di approfondire la sua conoscenza, se vi interessa questo ambito.

13. Il cimitero senza lapidi e altre storie nere indice

Introduzione – p. 7
Il cimitero senza lapidi – p. 11
Il ponte del troll – p. 53
Non chiedetelo a Jack – p. 69
Come vendere il Ponte di Ponti – p. 73
Ottobre sulla sedia – p. 95
Cavalleria – p. 117
Il prezzo – p. 137
Come parlare con le ragazze alle feste – p. 147
Avis Soleus – p. 169
Il caso dei ventiquattro merli – p. 201
Istruzioni – p. 219

14. Isabel Allende Eva Luna Feltrinelli luogo pubblicazione

Il luogo di pubblicazione è Milano – cosa che non sorprende troppo, visto che è dove si trova la sede della casa editrice.

15. L'uomo che ride saggio Stevenson

Nella recensione de L’uomo che ride scrissi che non concordavo su alcuni giudizi che Stevenson dava all’opera di Hugo; rileggendo la postfazione, mi rendo conto che probabilmente ero ancora accecata dal meraviglioso affresco di Hugo per riuscire a cogliere alcune delle giuste critiche che lo scozzese gli ha rivolto. Questo non cambia il mio giudizio su Hugo, ne sul libro in esame – dubito che qualcuno potrebbe riuscire in un’impresa del genere – ma sicuramente mi ha fatto riflettere. Pur riconoscendo alcuni dei difetti sottolineati, però, il mio amore per il caro Victor rimane immutato!
In generale, comunque, il saggio di Stevenson è elogiativo nei confronti di Hugo e della sua capacità di rinnovare il romanzo, distanziandosi da Scott e da Fielding, che Stevenson usa come punti di riferimento. Vengono analizzati in breve i suoi cinque romanzi principali (Notre-Dame de Paris, I Miserabili, L’uomo che ride, I lavoratori del mare e Novantatré) e si cerca di definire cosa renda questo autore così grande e così innovativo rispetto ai suoi contemporanei.
Uno scritto molto chiaro e preciso, che vi consiglio, se siete interessati ad Hugo.

E anche per oggi è tutto, lettori e lettrici. Spero di avervi incuriosita e di aver risposto come si deve alle domande di questo mese.


Vi auguro, come sempre, delle buone letture!

 

Cami