domenica 4 marzo 2012

Mini-recensioni: tre libri per un post (#3)

Ciao a tutti! Oggi tornano le mini-recensioni, visto che sono stata inseguita da tutta una serie di sfortunate coincidenze. Finita la prima sessione di esami della mia vita, con isteria per-colloquio annessa, il computer ha deciso di abbandonarmi e di prendersi un bel virus, o qualcosa del genere. Risultato? Non so se potrò vedere mai più i miei vecchi file - bozze di recensioni comprese. Penso possiate capire come mi sono sentita. Ma visto che tanto non posso farci niente, ho deciso di rimboccarmi le maniche e cominciare a riscrivere gli articoli persi - tra i quali, quello che state leggendo! Oggi si parla di tre libri molto diversi tra loro: il primo è Opera Prima di Renato Spina. Ringrazio l'autore, che mi ha gentilmente fornito una copia del suo libro.

Pagine:523  
Editore:auto-pubblicato  
Anno:2011  
ISBN://  

Trama:dopo la rappresentazione della "Turandot", celebre opera incompiuta di Puccini, Alessandro Malerba (giovane direttore d'orchestra) e diverse persone a lui vicine ricevono un inquietante biglietto in una busta rossa: l'invito a seguire "Opera Prima", spettacolo di morte ispirato ai tre enigmi della principessa...
Questo libro mi ha messi un po' in difficoltà, perché proprio non sapevo che voto dargli. Ha diversi elementi positivi, che mi hanno fatta pendere verso una valutazione più buona, ma anche altrettanti elementi "di disturbo".
Parto dalle considerazioni positive: nonostante la mole, il libro scorre via molto velocemente e l'indagine non è mai pesante, anzi - crea una buona aspettativa nel lettore, che si trova così a voler scoprire perché questi delitti vengono compiuti. Certo, alcuni passaggi, alcune coincidenze, sono un po' troppo "cadute dal cielo", ma in generale è tutto collegato e in modo logico, il che fa presagire che l'autore possa, col tempo, migliorare molto. I personaggi sono piacevoli e si seguono senza problemi, anche se ho trovato i protagonisti principali, Alessandro e Sandra, un po' stereotipati (troppo perfetti nonostante le loro sofferenze, soprattutto). L'unica cosa che mi ha dato fastidio è la continua ripetizione dei loro nomi completi - non credo sia necessario riscrivere nome e cognome ogni volta. Ma questo è un errore che, con un editor, si potrebbe facilmente eliminare - così come alcune virgole messe un po' male e alcune espressioni, leggermente auliche e fuori contesto, ripetute. La storia d'amore è sicuramente ben congegnata rispetto ad altri libri, ed è anche più sensata visti i trascorsi dei due amanti, ma l'ho trovata poco "spontanea", nel senso che per l'economia del thriller non è particolarmente necessaria e, visto che personalmente non ha aumentato la connessione con i personaggi, mi è sembrata un poco "macchinosa". Tornando a parlare in maniera più oggettiva, in definitiva mi sento di dire che questo è un libro ben confezionato, pur essendo un auto-pubblicazione, ma che avrebbe potuto dare di più a livello stilistico.  

Voto:
 stellinestelline
          5,5

Il secondo libro di cui vi parlerò è un fantasy molto particolare: L'Acchiapparatti di Francesco Barbi (che potete leggere grazie alla catena portata avanti dall'autore).

Pagine:480
Editore:Baldini Castoldi Dalai Editore
Anno:2010
ISBN:88-60-736-528

Trama:Ghescik è lo storpio becchino di Tilos, ignorato da tutti e misantropo a sua volta - eccezion fatta per l'acchiapparatti, Zaccaria, visto dagli abitanti del paese come "lo scemo del villaggio". Ad unire queste due strambe figure ci sono i libri antichi: Ghescik spesso sfrutta la capacità di decifratore di Zaccaria per tradurre quelli che riesce a procurarsi. Ma quando Ghescik "vince" un libro dallo speziale del paese e lo porta dall'acchiapparatti per sapere di cosa si tratta, comincia per entrambi una serie di vicende terribili, che nessuno si sarebbe mai aspettato...
La prima cosa che mi viene in mente, pensando a questo libro, sono i personaggi: perché, oltre ad essere atipici, sono tutti assolutamente ben caratterizzati. Da un qualunque ragazzino che appare per poche pagine a Zaccaria e Ghescik, i due protagonisti principali, tutti sono riconoscibili, hanno una loro voce ben definita e comportamenti adatti alla loro caratterizzazione: soprattutto il già citato Zaccaria ha una voce molto, molto particolare e altrettanto ben gestita. Le vicende sono atipiche (anche perché la quest - ovvero l'avventura dei protagonisti - si basa tutta sostanzialmente sull'avidità e il desiderio di potere di Ghescik), così come i nomi dei nomi, che sono un miscuglio di toponimi più fantasy e altri dal sapore nostrano e rurale, simpatici a modo loro. Ho apprezzato moltissimo anche la buona alternanza tra momenti più comici e momenti più seri, talvolta anche macabri. Hanno dato il giusto ritmo alla storia, rendendola una lettura veramente piacevole! Tuttavia, benché questo libro mi sia piaciuto tantissimo, è giusto far notare anche le caratteristiche negative: su tutte, per quanto mi riguarda, la tendenza dell'autore a usare frasi molto brevi. Non amo moltissimo la sintassi così spezzettata; la lettura, tuttavia, non ne ha risentito eccessivamente. La gestione dei punti di vista è buona: qualche volta mi sono chiesta il perché di certe divagazioni, di certi capitoli con punti di vista focalizzati su personaggi esterni alle vicende principali, ma il tutto assume senso sul finire della storia e quindi non possono che essere rivalutati dal lettore. Menzione d'onore al finale: una climax forte, assolutamente ben gestita! Si sarà capito che mi è piaciuto molto - e, infatti, non vedo l'ora di leggere il suo seguito, Il Burattinaio. 

Voto:
stellinestellinestelline
             7,5
Il terzo e ultimo libro di questo post è di Amélie Nothomb e fa parte della collana dei "Racconti d'Autore" della Domenica del Sole 24 Ore: L'Entrata di Cristo a Bruxelles - Senza Nome.

Pagine:79
Editore:Il Sole 24 Ore - I libri della Domenica
Anno:2011  
ISBN://
 
Trama:Il libro contiene due racconti: il temi centrali di entrambi sono le scelte di vita, l'amore che può innalzare o abbruttire l'uomo, il viaggio, in un certo senso la redenzione. Nel primo, Salvator compie un atto terribile e fugge, salvo poi tornare a casa e redimersi in maniera del tutto inaspettata; nel secondo, il protagonista senza nome vaga alla ricerca dell'Amore perfetto in Finlandia - senza sapere cosa l'aspetterà.  
E' il mio primo approccio con la Nothomb, autrice che mi ha sempre ispirata ma, per un motivo o per l'altro, non avevo mai affrontato. Questi due racconti mi hanno dato un assaggio di cosa potrei aspettarmi da un suo romanzo e devo dire che, nel complesso, ne sono rimasta abbastanza soddisfatta. Il primo racconto, "L'entrata di Cristo a Bruxelles", è quello che mi è piaciuto di più tra i due. La scrittura, pacata e senza fronzoli, è perfetta per raccontare una storia che, invece, si basa tutta su sentimenti intensi, quasi eccessivi: la gelosia di Salvator, il sentimento di colpa che lo perseguita, poi l'amore e l'innocenza di Zoe, l'amata. Il contrasto tra lo stile e le azioni compiute, così come le emozioni provate, dà un taglio favolistico al tutto - così come la prevedibilità del finale, che il lettore può intuire in poco tempo e che tuttavia mantiene la carica di sentimento necessaria per non deludere chi legge. Il secondo, invece, ha un inizio che mi ha ricordato il realismo magico di Isabel Allende,cui si unisce quasi subito un'evidente critica alla società odierna - alla televisione che abbruttisce l'uomo, alla ricerca di un piacere che cancella l'essere. Il finale, secondo me, permette anche di capire quale sia la considerazione che la Nothomb ha dell'uomo, ovvero non un granché. Il racconto fila liscio, senza intoppi, ma non lascia molto.
La curiosità di "scavare" nella produzione dell'autrice c'è - sperando che questa buona impressione possa diventare un vero e proprio apprezzamento.


Voto:
stellinestelline
         7

Per oggi è tutto; voi avete letto questi libri? Cosa ne pensate?

Buona domenica!

Cami

lunedì 30 gennaio 2012

Gennaio: nuovi arrivi, un Meme e un premio!



Quest’anno ho deciso di cercare di limitare i miei acquisti e di sfruttare al massimo gli scambi, Bookmooch e la biblioteca che, contrariamente a ciò che mi ero promessa l’anno scorso, non ho sfruttato abbastanza.
Questo mese sono stata brava: ho ricevuto tre libri, uno in catena di lettura (Libero Arbitrio di Caterina Armentano, potete iscrivervi qui), uno vinto grazie al gruppo di Anobii “Indovina il Libro”(Bones di Max Allan Collins) e uno dall’autrice, “Sogni tra i fiori” di Mariagrazia Buonauro.
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Inoltre, ho ricevuto due e-book (ebbene sì! Finalmente sono in possesso di un e-reader!), entrambi dai loro autori: “La Valle dei Dimenticati” di Roberto Re e “Dark Side: Il Guerriero della Furia” di Luca Besia.
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La seconda parte del post, come l’anno scorso, è dedicato al Meme sulle letture del 2011; questa volta sono stata taggata da Yuko di Living for Books e da Danielle&Aliena de Le Guardiane del Tempo.
Molti dei libri che cito non hanno ancora una loro recensione sul blog – ma state certi che, prima o poi, saranno tutti commentati!
1. Quanti libri hai letto nel 2011?
Ho letto circa 40 libri, ma quest’anno non sono stata molto brava nel segnare le letture e quindi non sono sicura sia il numero esatto. Ho letto veramente poco, ma tra la maturità, i viaggi e l’inizio dell’università mi è mancato il tempo!
2. Quanti erano fiction e quanti no?
Eccezion fatta per i miei libri scolastici, quest’anno ho letto solo fiction – strano, perché di solito leggo più che volentieri almeno un paio di saggi.
3. Quanti scrittori e quante scrittrici?
Se ho contato bene, dovrei aver letto 22 scrittori e 14 scrittrici.
4. Il miglior libro letto?
Quest’anno non ho alcun dubbio: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, che è non solo tra i libri più belli di quest’anno, ma di tutta la mia vita da lettrice.
5. E il più brutto? 
Il Libro dei Misteri” di Roberto Re.
6. Il libro più vecchio che hai letto?
“Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, opera teatrale scritta tra il 1594 e il 1596.
7. E il più recente?
“Opera Prima” di Renato Spina, del maggio 2011.
8. Qual è il libro con il titolo più lungo?
“Il Più Grande Uomo Scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis.
9. E quello col titolo più corto?
“Bestie” di Joyce Carol Oates.
10. Quanti libri hai riletto?
Nessuno, rileggo solo in rari casi e comunque, quest’anno, non ne avrei avuto il tempo!
11. E quali vorresti rileggere?
Solo “Lo Hobbit”, in vista dell’uscita del film – non ricordo se entro la fine dell’anno o agli inizi del prossimo.
12. I libri più letti dello stesso autore quest'anno? 
Quest’anno sono stata molto varia e non ho letto nessun autore per più di una volta.
13. Quanti libri scritti da autori italiani? 
Solo 9, di cui molti esordienti: è sempre interessante scoprire voci nuove.
14. E quanti libri letti sono stati presi in biblioteca?
Ahimè, solo 3, esattamente come l’anno scorso!
15.Dei libri letti quanti erano e-book?
Nessuno, ma (come ho scritto più su) sono orgogliosa di dire che questo Natale ho ricevuto un e-reader e che ho già iniziato a comprare qualche e-book! Devo dire che sono più che soddisfatta – si legge benissimo, è comodo e leggero, ormai non esco più di casa senza; gli strumenti per evidenziare le frasi e segnare le note sono intuitivi e facili da usare. Penso proprio che lo sfrutterò al massimo!

Infine, ringrazio tanto Bianca Rita, una ragazza fantastica che gestisce il blog B. e che mi ha premiata col Liebster Blog :)
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Dovrei premiarne altri cinque a mia volta, ma proprio non saprei scegliere tra tutti i bei blog che seguo, quindi fate come se vi avessi nominati tutti! :D
Per questo mese vi saluto; al prossimo post!

Cami

domenica 22 gennaio 2012

1984–George Orwell

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Titolo:1984
Autore:George Orwell

Anno:1948

Editore:Arnoldo Mondadori Editore
ISBN:978-88-04-50745-1

Pagine:322

Trama:
Winston vive in una società dove tutto è controllato e il Grande Fratello detta legge; in un mondo dove nulla è lasciato al caso e in cui il minimo pensiero di ribellione è inconcepibile e pericoloso…

Chiunque abbia letto il libro sa perfettamente che la mia trama fa schifo; che non rende affatto le mille sfaccettature di ciò che veramente accade nel libro e che dà un’idea assolutamente edulcorata di quello che è davvero il controllo del Grande Fratello.
Il vero problema è che riassumere in poche righe il contenuto di questo libro è assolutamente impossibile e, in questo commento, tenterò di spiegarvi perché.
Piccola nota: ho usato volontariamente la parola “commento” perché mi è impossibile fare una recensione a questo libro, che è un “mostro sacro”, non solo a livello internazionale e riconosciuto, ma anche a livello personale.
Ora passiamo, senza ulteriori indugi, a quello che ho da dire su 1984.

Gli aspetti da osservare, secondo me, si possono dividere in tre “gruppi principali”: l’ambientazione, i personaggi, i punti di svolta della trama. Non parlerò molto di questo ultimo punto, visto che ho deciso, sin dall’inizio, di evitare gli spoiler ai lettori del blog; quindi, mi concentrerò sugli altri due gruppi.
L’ambientazione è, appunto, un mondo distopico – esattamente come il nostro a livello geografico, ma terribilmente diverso dal punto di vista sociale, economico e politico. Il mondo è diviso in tre grandi “continenti”, ovvero Eurasia, Oceania ed Estasia: la storia si svolge nel primo dei tre, ed è logicamente quello di cui abbiamo più informazioni. Gli altri due sono appena accennati, ma sono a modo loro sempre presenti, visto che i tre stati sono perennemente in guerra tra loro, con continui cambi di allineamento e alleanze – che però non vengono percepiti, perché sarebbe come ammettere che il Grande Fratello, il capo del governo e dittatore per eccellenza, abbia fallito. Quindi si altera la verità, le notizie, verrebbe da dire la struttura stessa della realtà, mediante una delle invenzioni più terribili che si possano immaginare: il bipensiero. Si può dire che il bipensiero sia il pilastro su cui si fonda tutta la società (e, quindi, l’ambientazione del romanzo): sostanzialmente, è la capacità di accettare come vero tutto ciò che il Grande Fratello propone, eliminando dalla propria mente tutto ciò che è “psico-reato” (ovvero pensiero eterodosso rispetto al Socing, il socialismo inglese, unico partito esistente e unica professione politica attuabile sotto il Grande Fratello), e “dimenticandosi” di aver cancellato qualcosa dalla propria mente, così da poter credere alle mutevoli linee d’azione del partito, senza mai notarne le discrepanze. E’ la possibilità di sostenere qualcosa e il suo opposto, è mentire a sé stessi, in modo cosciente e incosciente insieme. Per questo gli slogan del partito, appesi per tutta la città di Londra, sono perfettamente sensati per i suoi cittadini e assolutamente aberranti per noi: “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”, “La guerra è pace”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.  Così come i nomi dei ministeri assumono un significato doppiamente inquietante: il Ministero dell’Amore è in realtà quello della guerra, il Ministero dell’Abbondanza è quello dell’economia (e lascia capire quanto, in realtà, questa sia tutt’altro che “abbondante”), il Ministero della Verità è quello che gestisce le informazioni e che, come vi ho già detto, di certo fa tutto tranne che concentrarsi sulla verità.
Onestamente, ho sentito dei brividi di paura nel leggere di questo continuo rimaneggiamento dei fatti e della storia, ho sentito una tensione profonda nel rendermi conto di quanto sia facile, nonostante tutto, modificare la percezione di un fatto, semplicemente facendo leva su fonti diverse ed eliminando quelle a noi contrarie. L’idea che il bipensiero non sia, dopotutto, qualcosa di così inattuabile – come hanno dimostrato le dittature del secondo Novecento, così come quelle precedenti e quelle che esistono ancora oggi – mi ha riempito d’angoscia.
Anche il progetto della neolingua, una nuova lingua creata ad hoc per impedire alle persone di esprimersi, è terribile: eliminando man mano le parole necessarie ad esternare i propri concetti, il Grande Fratello mira ad eliminare la coscienza personale dei pensanti. Orwell si dilunga molto, e a ragione, su questo argomento – nella mia edizione c’è anche un capitoletto finale per spiegare al meglio questo fenomeno. E’ forse l’idea che più mi ha colpito, un mezzo di repressione inimmaginabile.
Un’altra “manovra” che colpisce il lettore è, senza dubbio, la sterilizzazione dei contatti umani. I cittadini sono educati, sin da piccoli, a denunciare ogni minima traccia di psico-reato, ad osservare attentamente i propri familiari per gli stessi motivi, a dubitare sempre di chi si trova di fronte. Non è difficile capire come questo provochi una “reclusione forzata” dell’individuo, che si ritrova escluso dalla “cellula” familiare e dalla sfera degli affetti. In quest’ottica, anche la repressione dei costumi sessuali non è difficile da comprendere: il sesso è ridotto a mera procreazione o a sfogo – volendo evitare la nascita di quella passione che un rapporto tra innamorati può avere e che è forse una delle forze più eversive dell’animo umano.

Non è un caso, secondo me, che proprio attraverso questa “azione ribelle” il personaggio principale, Winston, compia il passo decisivo nel suo cammino di ribellione, che non è mai palese, è sempre nascosta, sempre ammantata dal terrore di essere scoperti – eppure è ribellione, senza se e senza ma. Nella sua posizione d’impotenza Winston decide (in parte consapevolmente, in parte in modo non cosciente, seguendo solo il proprio istinto umano) di provare, almeno nel suo piccolo angolo di mondo, a ribaltare le regole del Grande Fratello. E’ il protagonista perfetto perché è abbastanza giovane da non essere rassegnato e abbastanza vecchio da avere almeno dei flebili ricordi di come tutto è iniziato; lo è anche, anzi direi soprattutto, perché è terribilmente umano. Non è assolutamente un eroe, né un devoto alla causa della ribellione (che, nel senso di struttura organizzata, non esiste): è solo un uomo che vuole credere in qualcosa di vero, vivere qualcosa di reale. Mentre stavo leggendo, ho avuto come l’impressione che Winston fosse come in un dormiveglia ideologico pre-rivoluzionario – ovvero, che non mi stupirei di sentir dire, a uno che ha dato davvero avvio a una rivoluzione, “Sì, ho pensato cose simili”. Le sue riflessioni mettono i brividi, perché sono discorsi che tentano di mantenersi pacati eppure nascondo un impeto che, in una dittatura, può costare la vita.

Altro personaggio fondamentale è Julia: lei è effettivamente troppo giovane per ricordare come poteva essere la vita e la sua mi è apparsa, per tutto il romanzo, come una voglia “in negativo” di vivere, nel senso che lei mi ha dato l’impressione di un atteggiamento adolescenziale e di ribellione solo per il gusto di fare qualcosa di proibito – laddove Winston, invece, rappresenta la maturazione e l’insofferenza per un regime che succhia via la vita, sino a quando non ti rimane niente che non sia l’amore per il regime.
Con ciò non voglio dire che non abbia apprezzato le dinamiche tra i due, anzi – nelle ultime pagine del libro non ho potuto fare a meno di pensare quanto fosse forte. Così poche parole, così tanta forza.

A voler essere onesti, la stessa definizione mi viene in mente quando cerco di descrivere la scrittura di Orwell in generale. Con uno stile sobrio e pulito riesce a rendere efficacemente l’atmosfera inquieta e terrorizzante che, serpeggiando lungo le pagine, non permette al lettore neppure un momento di tranquillità. Con una prosa così “contenuta” Orwell rende reale ciò che leggiamo, insinua nella nostra mente l’idea che l’ascesa di un regime simile non sia poi impossibile, ci instilla il dubbio che questa potrebbe essere la cronaca vera di un’epoca futura (ed è interessante notare, in questo senso, quali invenzioni l’autore riuscì a immaginare realisticamente e quali, invece, sono “figlie del suo tempo”).
Allo stesso tempo, una scrittura così pacata esalta, quasi paradossalmente, le scene più crude, disturbanti e in alcuni casi violente (a livello fisico e soprattutto psicologico). Le scene nella stanza 101 sono incredibilmente vivide e inquietanti, impedendo al lettore di sottrarsi alla loro azione. Così come il capitolo III che, nei miei appunti scritti “a caldo”, durante la lettura del libro, ho definito “il manifesto dell’anti-uomo”.

Questo non è un libro “amichevole”, non dà certezze, non ti fa sentire bene quando hai finito di leggerlo. Ma ti fa pensare, ti fa tremare, in un certo senso riattiva la coscienza. Non penso di essere riuscita a spiegare come si deve quello che mi ha lasciato questo libro; posso solo consigliarvi di leggerlo, perché facendolo è possibile capire perché sia considerato un classico moderno – è uno di quei libri che, secondo me, una volta letti entrano nel proprio immaginario, senza alcuna possibilità che si schiodino da lì.

 

Voto
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                     10

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…

  • Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio. […] Ancora una volta si chiese per chi stesse scrivendo il suo diario. Per il futuro, per il passato, per un’epoca che poteva essere del tutto immaginaria. E davanti a lui non si parava la morte ma l’annientamento. […] Come potevate rivolgervi al futuro quando di voi non sarebbe sopravvissuta, fisicamente, la benché minima traccia, nemmeno una parola, scribacchiata su un pezzo di carta? […] Egli era un fantasma isolato, che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udito, ma finché avesse continuato a proclamarla, in un qualche misterioso modo l’umana catena non si sarebbe spezzata. Non era facendosi udire che si salvaguardava il retaggio degli uomini, ma conservando la propria integrità mentale.
  • Le conseguenze di ogni azione sono racchiuse nell’azione stessa.
  • Non le sarebbe mai venuto in mente che un’azione potesse essere inutile solo perché priva di effetti pratici. Se amavate qualcuno, lo amavate e basta, e se non avevate altro da offrirgli, continuavate a dargli amore. […] La cosa terribile che aveva fatto il partito – mentre vi derubava di qualsiasi controllo sulla realtà – era stata quella di convincervi che gli impulsi e i sentimenti non aveva alcun valore.
  • Julia restò per qualche attimo a riflettere. <<Non lo possono fare>> disse infine. <<E’ l’unica cosa che non possono fare. Possono farti dire tutto, tutto, ma non possono obbligarti a crederci. Non possono entrare dentro di te.>>
    <<No>> disse Winston un po’ rinfrancato, <<no, quel che dici è verissimo, non possono entrare dentro di te. Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli.>> […] Potevano portare allo scoperto, fino all’ultimo dettaglio, tutto ciò che avevate detto, fatto o pensato, ma ciò che giaceva in fondo al cuore e che seguiva percorsi sconosciuti anche a voi stessi, restava inespugnabile.
  • Quelli che hanno di fronte alla guerra l’atteggiamento più chiaro e razionale sono le popolazioni asservite dei territori contesi. Ai loro occhi la guerra non è altro che una continua calamità che passa e ripassa sui loro corpi come l’onda di una marea. Chi vinca li lascia del tutto indifferenti. Essi sanno bene che un mutamento nell’identità dei dominatori significa soltanto che faranno le stesse cose di prima per padroni che li tratteranno nello stesso modo dei precedenti.
  • Si addormentò mormorando fra sé: <<L’integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica>>, con la sensazione che in questa frase si celasse una profonda saggezza.
  • Per la prima volta si rese conto che chi vuole tenere un segreto deve celarlo innanzitutto a se stesso. Deve sempre sapere che è lì, ma finché non sia indispensabile, non deve farlo affiorare alla coscienza in una forma alla quale sia possibile conferire un nome.

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale e Buone Feste!

 

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Buon Natale a tutti! Spero che possiate festeggiare con serenità e tranquillità e che possiate godervi il periodo di feste.

Un abbraccio a tutti voi,

Cami

lunedì 31 ottobre 2011

Entusiasmo per i nuovi inizi, il freddo che avanza, nuovi orari da gestire, tanti libri da leggere: in una parola, Ottobre!

Buondì cari lettori e bentornati al Post del Mese!
Ottobre per me è stato un mese incredibile… Con l’inizio dell’università e la conseguente “nuova vita” il tempo si è inevitabilmente fatto difficile da trovare – ma non tanto da impedirmi di pensare a Bibliomania e alla lettura!
Infatti, ho un paio di libri da segnalarvi: questo mese si uniscono alle mie “file” Racconti Crudeli di Villiers de l’Isle-Adam, Pride and Prejudice di Jane Austen, Il Giuramento di Jean-Cristophe Grangé e Il Colore del Vento di Kuki Gallmann, tutti mediante Bookmooch!

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Inoltre… la fortuna mi ha “baciata” un’altra volta, e mi sono procurata un libro che desideravo tantissimo, mediante un GiveAway: Jane Eyre!


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E ora, passiamo all’angolo degli annunci:come spero avrete notato, nella colonna a sinistra del blog c'è un piccolo spazio dedicato alle iniziative che sostengo. Visto che mi sono resa conto che il rischio che passino inosservate è alto, ho deciso di dedicare loro un piccolo posto nel Post del Mese, e di segnalare ogni nuova iniziativa aggiunta. Questo mese ce ne sono ben due!
La prima è Books Import; vi rimando direttamente al loro sito, è molto chiaro e spiega subito di cosa si tratta. Da parte mia, gli auguro un grande "in bocca al lupo"!
La seconda, invece, è un'iniziativa verde: ho deciso di aderire all'iniziativa "Il mio blog è CO2-Neutral", per ridurre l'emissione di gas serra, almeno nel mio piccolo. Cerco di mantenere uno stile di vita rispettoso e votato al risparmio dell'energia, quindi non potevo non partecipare!


 Vi chiedo, comunque, di dedicare un minuto anche alle altre iniziative - meritano tutte un momento d'attenzione, secondo me.

Al prossimo mese e... attenti alle streghe, stasera è Halloween!

Cami

domenica 23 ottobre 2011

Il Cimitero Senza Lapidi e altre storie nere–Neil Gaiman

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Titolo:Il Cimitero Senza Lapidi e altre storie nere (originale: M is for Magic)
Autore:
Neil Gaiman

Anno:2007

Editore:Arnoldo Mondadori Editore
ISBN:
978-88-04-58503-9

Pagine:222

Trama:Gaiman unisce il nostro mondo a quello fantastico in dieci racconti, facendo incontrare bambini e fantasmi, uomini e troll, mostrando creature misteriose destinate a popolare i nostri sogni…

Chi mi conosce sa che io adoro Neil Gaiman: adoro il suo stile, la sua “poetica” e il fatto che riesca a mescolare diversi tipi di mitologia e credenze popolari riuscendo a farti credere, per un momento, che forse non tutto quello che stai leggendo è un’invenzione. Ho amato (quasi) tutti i suoi libri che ho letto e questo, sebbene non magnifico come altre sue opere, mi è piaciuto comunque moltissimo.

Infatti, Gaiman è riuscito a catturarmi sin dall’introduzione del libro: nel parlare di come si è avvicinato ai racconti ha scritto molte cose che io stessa ho provato, ovvero la sensazione che le “storie brevi” di un certo tipo, se scritte bene, non possono che insinuarsi sotto pelle e rimanere lì, pronte ad essere riesumate dalla nostra memoria in caso incontrassimo, lungo il nostro cammino, qualche cosa che ce le ricordi anche solo di striscio. A me è capitato con alcuni dei racconti di questa raccolta – il che può farvi capire quanto ho apprezzato questo libro. Ma procediamo con ordine e andiamo a vedere un po’ che cosa, effettivamente, Mr. Gaiman ci racconta.

Il filo rosso che rende omogenea la raccolta (nonostante la varietà di personaggi e situazioni) è, come ho accennato nella trama, l’unirsi della nostra realtà a una dimensione fantastica: così troviamo bambini che vivono coi fantasmi, ragazzi che incontrano troll, gatti protettori, fiabe che prendono vita; e, attraverso queste incursioni, il lettore attento può intuire, oltre a delle magnifiche storie, anche qualche messaggio più nascosto, e pensare. E’ questo il caso del secondo racconto, Il Ponte del Troll, che mi ha colpita per la forte malinconia insita tra le parole, per la rappresentazione della sfiducia nella vita, della stanchezza e del considerarsi destinati ad un certo fato, dal quale non si può scappare. La figura del troll è magnifica e permea le pagine anche quando non è effettivamente presente; il finale poi, a sorpresa, mi ha piacevolmente stupita.
Stesso “miscuglio” si riscontra in Cavalleria e ne Il Prezzo, entrambi racconti in cui il soprannaturale sembra far naturalmente parte del contesto: nel primo, un cavaliere della Tavola Rotonda tenta di convincere una vecchina a cedergli il Graal, che lei ha comprato dal rigattiere, mentre nel secondo incontriamo il Male vero e proprio, subdola incarnazione del nostro terrore. Entrambi sono bei racconti, ben congegnati, tenero il primo e pauroso il secondo, che colpiscono il lettore per la facilità con cui l’autore ci fa credere che tutto sia come deve essere – come se, ad esempio, vedere un cavaliere, con bianco destriero abbinato, fosse una cosa plausibilissima.
In modo simile, ma sforando nel territorio della fantascienza, il racconto Come parlare con le ragazze alle feste ci fa ragionare sul valore della parola attraverso gli occhi di un adolescente qualunque, che si ritrova ad una festa molto particolare. E’ uno dei racconti che ho preferito, sia per la sensazione di mistero che lo ammanta, sia per la riflessione (che, per lo meno, ha suscitato in me) che ho molto apprezzato; ci sono diversi “livelli” di lettura e questo è sempre indice di una profondità intrinseca del racconto.

Un altro “tassello” di questa raccolta che ho apprezzato è Il Caso dei Ventiquattro Merli, dove però il procedimento si inverte ed è la normalità ad entrare nel campo del totalmente fantastico: la storia, infatti, è la riproposizione in salsa hard boiled di molte filastrocche e fiabe (per lo più inglesi, quindi è più godibile se avete una mezza infarinatura di letteratura inglese per l’infanzia). Mi ha fatto ridacchiare tra me e me, mi ha stupita e, soprattutto, mi ha fatto venir voglia di sapere chi fosse il colpevole (ho provato a indovinarlo – sbagliando, ovviamente); davvero un’ottima lettura!
Lo stesso discorso di “inversione” si potrebbe fare per quanto riguarda Ottobre sulla sedia, dove una riunione tra i Mesi dell’anno assume i contorni di una tranquilla nottata passata a chiacchierare e a raccontarsi storie, in un processo meta-libresco che mi è piaciuto molto. Tuttavia, la storia-nella-storia, per quanto inquietante, non l’ho trovata tanto interessante quanto le dinamiche tra i Mesi; avrei preferito avessero più spazio.

Ultima, ma non meno importante (sia nel post, sia nel libro), è la poesia con cui Gaiman chiude il tutto. Una poesia dal titolo chiarissimo, Istruzioni, ma dal contenuto cangiante, che può essere tutto e nulla a seconda di chi la legge, quando la legge. Personalmente, l’ho adorata, tanto che avrei voluto riportarla tutta tra le citazioni: è un invito, un’indicazione lungo il sentiero dei mondi fantastici della fantasia. Vorrei farla leggere a tutti coloro che non credono nel mondo dell’immaginazione!

Un libro di racconti perfetto per il periodo dell’anno in cui siamo, con l’Autunno che avanza e l’avvicinarsi di Halloween e Tutti i Santi, decisamente bello e ben scritto: non ho parlato di tutti i racconti, ma solo di quelli che mi hanno lasciato qualcosa, nel bene e nel male. E, tra i ricordi che queste storie mi hanno lasciato, c’è sicuramente la sicurezza che Neil Gaiman non delude mai.

Voto:
stellinestellinestelline
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Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterò accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.
  • - Come ti chiami? – chiesi.
    - Triolet.
    - Nome carino – dissi, anche se non ero convinto che lo fosse. Ma lei carina lo era davvero.
    - E’ un verso libero – replicò, orgogliosa. – Come me.
    […]
    - Sei una poesia? – ripetei.
    - Se vuoi. – Si morse il labbro inferiore. – Sono una poesia o una trama o un popolo il cui mondo venne inghiottito dalle acque.
  • Mi guardò, e fu come se mi stesse guardando dalla sua mezza maschera di Antigone, come se i suoi occhi verdi fossero però una parte differente, più profonda, della maschera. – Non puoi ascoltare una poesia senza che questa ti trasformi – mi disse.
  • - Hai presente, quando sei arrivato al punto limite della tua audacia? E se andassi ancora oltre, non saresti più precisamente tu? Saresti la persona che ha fatto quella cosa? Quei posti dove non si deve andare… Credo sia successo a me stasera.
  • - Stai scherzando con il fuoco.
    - Così so di essere vivo – replicò Zebediah.

 

Alla prossima recensione!

Cami


sabato 8 ottobre 2011

Come Festeggiare Bene un Compleanno… ovvero, regalo in arrivo!

[NdR: chiedo scusa per il ritardo imbarazzante di questo post - pensavo di aver programmato la pubblicazione per lunedì ma, a quanto pare, non ci sono riuscita. Di nuovo, scusatemi!]

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Buondì, cari lettori!

Chi fra voi ha letto il post di compleanno e ha poi compilato il form probabilmente sa a che cosa si riferisce il titolo di ciò che sto scrivendo ora - ovvero, alla sorpresa che ho organizzato per i due anni del blog. Ebbene, oggi saprete di cosa si tratta!

E' un'idea che mi è venuta qualche tempo fa, pensando alle iniziative organizzate da altri blog letterari per occasioni simili, da cui ho preso ispirazione, dandoci però un mio piccolo "tocco personale"... Si tratta di un Wish Lottery Giveaway, ovvero un giveaway, per l'appunto, basato sull'estrazione casuale (il lottery del nome si riferisce a questo)!

Ora vi chiederete, che cos'è che verrà regalato? Ancora una volta la risposta è nel nome dell'iniziativa: un vostro desiderio (wish), ovviamente a tema libresco! Alcune domande del form vi saranno sembrate "di rito", ma non lo erano affatto... servivano per avere qualche indizio sui desideri più pressanti del fortunato estratto, che riceverà un libro in regalo, proprio tra i libri contemporanei/classici da lui/lei segnalati!

Ho inserito i nomi delle persone che hanno compilato il form nel sito random.org, e ho scritto due volte il nome di coloro che hanno commentato il post di compleanno, lasciando scritta la loro recensione preferita; la fortunata vincitrice è...

Yuko86!

Ti manderò al più presto una e-mail all'indirizzo che hai lasciato, così potrai darmi l'indirizzo e ricevere il tuo regalo, ovvero... Il Paradiso Perduto di Milton! Spero ti piacerà :)

Inoltre, sappiate che non ho ignorato ciò che avete suggerito nelle vostre risposte - sia per quanto riguarda il blog in generale, sia per quanto riguarda eventuali futuri libri da recensire. Mi sono segnata i vostri consigli!

A presto, con nuove recensioni, nuovi post, e i vostri commenti spero!

Vostra,

Cami