lunedì 25 gennaio 2010

Le Lacrime della Giraffa - Alexander McCall Smith

Titolo:Le Lacrime della Giraffa (originale:Tears of the Giraffe)
Autore:
Alexa
nder McCall Smith

Anno:
2000

Editore:
Ugo Guanda Editore

ISBN:
88-8246-602-7

Pagine:
235

Trama:Precious Ramotswe, prima ed unica detective femmina del Botswana, deve risolvere i casi di un giovane scomparso diversi anni prima, un tradimento ipotetico e nel frattempo dedicarsi all'idea dell'imminente matrimonio col signor JLB Matekoni; il tutto, sullo sfondo di un'Africa incredibile per saggezza e bellezza.

Questo libro è un invito semplice e caloroso alla scoperta di un'Africa diversa da qualunque stereotipo in cui voi siate mai ca
duti: è il racconto, più che delle indagini della signora Ramotswe, della realtà del Botswana.
Questo stato (poco trattato dai media, forse perchè è davvero come ce lo descrive McCall Smith, ossia: tranquillo) ci dà la possibilità di sbirciare su un'Africa meravigliosa, resa tale dai personaggi e da tanti piccoli dettagli: il cielo bianco-azzurro, le case, le usanze. Quasi troppo perfetto, per noi che abbiamo gli occhi pieni di immagini e preconcetti. Così, viene voglia di andare a controllare di persona, di andare ad osservare coi proprio occhi queste lande così belle: io per prima sono andata a cercare su Internet delle foto del Botswana, per farmi un'idea :)
Precious Ramotswe e JLB Matekoni sono le migliori guide che si potessero trovare, perchè perfetti esponenti della loro cultura. Entrambi generosi, onesti, volenterosi, pienamente umani, e te
neramente innamorati. Colmi di quella saggezza tranquilla che è la morale africana, o meglio del loro amato Botswana.

Ciò porta, però, ad una sorta di "mediocrità" nella narrazione dei casi risolti dalla Ladies' Detective Agency n.1, l'agenzia fondata dalla signora Ramotswe, unica detective donna del Botswana: avrei preferito un solo caso ben posto e analizzato, rispetto alle tante vicende slegate che invece l'autore ha proposto. Per questo tendo a considerare questo libro come narrativa piuttosto che un giallo, nonostante quello che viene scritto nella quarta di copertina: è tuttavia un part
icolare a cui non si fa troppo caso, perchè ci si affeziona in fretta a Gaborone, ai protagonisti, alla tenera signorina Makutsi che aiuta la signora Ramotswe con le indagini.

In effetti, il lavoro di detective sembra servire all'autore solo come pretesto per porre, attraverso i suoi personaggi, delle questioni morali: è giusto mentire? E se è giusto, è giusto sempre o solo a volte? Agire in modo sbagliato per una giusta causa è giusto, o sbagliato?
Tutti interrogativi suggestivi, pesanti, resi però più semplici e leggeri dalla narrazione fresca, senza pretese. E soprattutto, interrogativi a cui l'autore non dà risposta: secondo me, è un esplicito invito dello scrittore a riflettere su queste domande. McCall Smith in realtà pone a noi le
ttori queste domande, vuole che ci si rifletta sopra, e si arrivi ad una risposta senza affidarsi a quelle che avrebbe potuto scrivere nel suo libro.
Ho apprezzato davvero molto questo stratagemma, perchè in fondo una spinta verso la riflessione è sempre utile, e gradita. Ci permette di affrontare argomenti che altrimenti, forse, non avremmo mai analizzato. Perciò, un bravo! a McCall Smith!

Tornando a dettagli più vicini allo stile, la narrazione sembra quasi basarsi su un impianto "favolistico": i buoni vincono, i cattivi smascherati perdono, tutto viene risolto, il tono è semplice, quasi troppo: tuttavia, la godibilità del romanzo sta anche in questo.
Senza contare un'altra cosa che, per quanto inutile ai fini della storia, ho trovato molto carina: le varie s
ottotrame, come ad esempio quella della cameriera del signor Matekoni, o quella dei bambini dell'orfanotrofio. Brevi divagazioni che tuttavia danno un sapore corale al libro, rendendo ancora più vivida la storia ed il racconto in sè.

Insomma, una lettura disimpegnata, piacevole e senza pretese: quello che ci vuole per staccare la spina e rilassarsi. Perchè a volte ci vogliono anche questi libri ;)

Voto:

7


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • Si rese conto che il problema era proprio quello. Al giorno d'oggi, chiunque facesse delle osservazioni a proposito del comportamento sembrava subito un vecchio parruccone antiquato. Per essere moderni, a quanto pareva, bisognava per forza dire che ciascuno può fare quello che gli pare quando gli pare, e al diavolo cosa pensano gli altri.
  • "[...]C'è chi sa che non sempre il più veloce arriva prima, giusto? E che è meglio arrivare in ritardo che non arrivare affatto, vero?"
  • "Eppure un detective si basa proprio su quello, sulla logica. E su un pochino di psicologia. Applicando la logica, capisci come dovrebbero andare le cose; applicando la psicologia, capisci come funzionano le persone."


Buon letture a tutti :)
Cami

Gennaio: anno nuovo... libri nuovi!

Un altro anno è passato... Quindi è ora di concentrarsi su quello nuovo! :D
Ovviamente, non mancheranno anche quest'anno i miei amatissimi libri. Questo mese, tra l'altra, è stato particolarmente florido!
Infatti ho sfruttato uno dei miei regali di Natale (un buono da spendere in Mondadori) e così ho fatto incetta di carta stampata:



























In più, mi è arrivato un regalo di Natale in ritardo da parte di una mia carissima amica, e un altro mio amico sapendo della mia passione cartacea, mi ha regalato un libro che (a sui dire) "non avrebbe comunque letto":
















Inoltre, per il solito accordo scolastico con mia madre, mi sono guadagnata un libro che attende nella mia WishList da tempo immemore:














Insomma, un inizio d'anno migliore sotto il profilo libresco non era proprio possibile!

Cami :)

PS: Anobii ha cambiato il sistema di votazione, aggiungendo una stellina; il totale diventa così di cinque stelline. Io, che ci avevo messo una vita ad abituarmi a non avere un voto "di mezzo" ma che ormai avevo iniziato ad apprezzare la necessità di segnare una linea netta tra le due e le tre stelline, mi sono ritrovata spiazzata xD Proprio per questo, ho deciso che su questo blog non cambierà nulla: le stelle rimangono al massimo quattro. Così rimane il criterio di valutazione di prima, anche perchè ho notato che mi ha aiutata a prendere prese di posizione più decise :)

domenica 24 gennaio 2010

Espiazione - Ian McEwan

Titolo:Espiazione (originale:Atonement)
Autore:
Ian McEwan

Anno:
2
001

Editore:Giulio Einaudi Editore
ISBN:
88-06-16030-3

Pagine:
381

Trama:
La Piccola Briony, sul confine tra infanzia ed adolescenza, assiste ad una serie di eventi che, da lei mal interpretati, porteranno a delle conseguenze terribili. Inizia così il percor
so di diverse vite, separate eppure unite da quel fatidico giorno, che condizionerà il resto delle loro esistenze.

Mi sono avvicinata a questo libro con qualche incertezza: è un periodo così così per me e secondo una delle mie migliori amiche questo è uno dei libri più tristi che abbia mai letto.
Ed è vero, ma nonostante tutto questo libro è così bello che non posso fare a meno di amarlo, anche se mi ha fatto piangere. La storia, straziante di per sè, è narrata con un tocco talmente pacato e comunicativo da dare i brividi.
L'autore lascia che siano i pers
onaggi a parlare, nonostante l'utilizzo della terza persona, perchè la sua presenza si manifesta semplicemente nella scelta dei vocaboli migliori e delle frasi più toccanti per descrivere ciò che i personaggi provano, fanno, pensano. Questo dovrebbe essere un narratore: una figura silenziosa, importante a modo suo. McEwan lo è, senza alcun dubbio.

Fin da subito ci viene presentata la protagonista, Briony: personalmente, all'inizio mi sono sentita molto vicina a lei, alla sua vena solitaria ed artistica, al suo sviluppo da bambina ad adulta, come dice lei. Ma da quando vede quella situazione da cui nascerà tutto lo sviluppo del romanzo, non può non nascere nel lettore una sottile inquietudine, una sorta di paura verso questa bambina che vede
troppe cose dietro un niente. Nel frattempo, sboccia l'amore: un amore fantastico perchè vero, perchè successo mille altre volte a mille altre persone, eppure così bello. Per una volta anche la tensione sessuale è resa come si deve: spesso gli scrittori scrivono fantastiche scene d'amore sentimentale, per poi scivolare sul piano fisico. McEwan non commette questo errore, anzi, con nitidezza ma assolutamente senza volgarità ci accompagna all'interno delle dinamiche della storia d'amore, altra grande protagonista.
Man mano che si avvicina il punto clou del romanzo, la p
iccola bambina comincia a svelare ogni suo aspetto negativo, in un crescendo di impotenza (il lettore vorrebbe, vorrebbe davvero poter fermare la girandola di incomprensione degli eventi, ma non può fare nulla) che culmina in una drastica chiusura del sipario, che si riaprirà su un panorama di molti anni dopo, su colui che ha subito il giudizio imperioso di Briony: il panorama è quello della ritirata dal suolo francese durante il secondo conflitto mondiale, e anche in questo McEwan si dimostra bravo. La tensione della lotta, del continuo vivere fianco a fianco con la morte, quell'affetto strano e profondo che nasce tra chi condivide il destino della guerra, la disperazione e lo strappo interiore che i rimasmugli (a livello fisico, i corpi dilaniati, e mentale) lasciano; tutte caratteristiche che l'autore inserisce sapientemente, creando un ponte tra i sentimenti di chi legge e la percezione di chi ha realmente vissuto tali situazioni.
Di nuovo,
si chiude e si riapre il sipario tornando sulla bambina che nel frattempo è cresciuta, ed è diventata donna.
E poi, per l'ultima volta, apertura-chiusura del sipario, con un'ultima parte che distrugge e strazia. Tremendamente commovente e triste. Due lacrime non possono non scendere lungo le guance, perchè nonostante tutto non si riesce a smettere di sperare.

E' molto che non scrivevo una recensione, e tornare proprio con questo libro non è affatto facile: mi ha lasciato talmente tante cose, ed è talmente bello, che non so come procedere. Non saprei fare un commento approfondito, semplicemente perchè ho preso troppo a cuore la storia di Cecilia, che mi ricorda tanto me stessa. Perchè ho voluto scoprire che cosa si intendesse con espi
azione, e ora che l'ho scoperto non posso non pensare che forse Briony non la meriterà mai del tutto.

Un vero, sincero colpo al cuore.

Voto:

10


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • La finzione delle parole era una pratica troppo incerta, vulnerabile, imbarazzante per metterne al corrente chiunque. Perfino mentre scriveva gli "ella disse", gli "e poi", le capitava di trasalire, e si sentiva sciocca a far finta di conoscere le emozioni di un essere immaginario. Esporsi in prima persona era inevitabile quando descriveva le debolezze di un personaggio: il lettore non avrebbe potuto fare a meno di pensare che stava descrivendo se stessa.
  • Il mistero era sigillato nell'attimo prima del movimento, l'istante che separava la quiete dal moto, quando l'intenzione raggiungeva il suo effetto. Era come il frangersi di un'onda. Se fosse riuscita a tenersi sulla cresta, pensava, non era escluso che avrebbe scoperto il proprio segreto, quella parte di sè responsabile del fenomeno. [...] Un secondo pensiero faceva immancabilmente seguito al primo, ogni mistero generava un mistero; chissà se anche gli altri erano vivi quanto lo era lei.
  • Di quando in quando, in modo assolutamente involontario, arriva qualcuno e ti insegna qualcosa sul tuo conto.
  • E finalmente lui pronunciò le due semplicissime parole che nemmeno una montagna di arte e ideali scadenti potrà mai screditare del tutto.
  • Poteva riscrivere la stessa scena tre volte, da altrettanti punti di vista diversi; l'eccitazione le proveniva dalla prospettiva della libertà, dall'essere esonerata dal dover risolvere l'imbarazzante conflitto tra bene e male, tra eroi e antieroi. Nessuno dei tre personaggi era malvagio, e nemmeno particolarmente virtuoso. Non c'era bisogno di giudicarli. Non occorreva che ci fosse una morale. Le era sufficiente mostrare menti diverse al lavoro, menti non meno vive della sua e in lotta con l'idea della presenza di altri cervelli pensanti.
  • [...] come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c'è nulla all'infuori di lei. E' la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c'è espiazione per Dio, nè per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E' sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo.


Buone letture a tutti :D





lunedì 4 gennaio 2010

Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde - Robert L. Stevenson

Titolo:Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde (originale:The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
Autore:
Robert Louis Stevenson

Anno:1886

Editore:
Arnoldo Mondadori Editore
ISBN:
978-88-04-50846-5

Pagine:
292

Trama:La celeberrima storia di come il dottor Henry Jekyll, a causa dei proprio studi e della volontà di raggiungere la pace interiore e la perfezione morale, creò il proprio doppio Edward Hyde. Inoltre, la mia edizione contiene anche altri due scritti: Il Trafugatore di Salme (1884) e Un Capitolo sui Sogni (1887).

Parlando di Classici, di quelli proprio con la C maiuscola, viene sempre il timore di non riuscire a contenere, nel proprio
giudizio, il peso di anni e anni di analisi da parte di studiosi ben più affermati e soprattutto quel peso insormontabile che è l'immaginario comune. Come spiega bene Joyce Carol Oates nella postfazione (tra l'altro, davvero bella; mi è parso d'aver capito un pochino di più questo libro, dopo averla letta), Jekyll e Hyde sono ormai parte della fantasia popolare, come Dracula o Frankenstein, e così anche chi non ha letto il libro sente di poter dire di conoscere la storia. Così, sappiate che scrivo questa recensione con questo pensiero in mente.

L'intruduzione, curata da Attilio Brilli, è chiara, semplice e aiuta senz'altro nella comprensione delle tematiche del romanzo; tuttavia, lo stesso Brilli si perde poi nella stesura delle note, tautologiche in maniera imbarazzante. Ad un certo punto ho smesso di leggerle, spezzavano il ritmo della storia e non mi permettavano di apprezzare come si deve lo scorrere della trama...
Trama che, nonostante mi fosse già nota, ha mantenuto un tono intrigante per tutta la durata del ro
manzo: Stevenson è bravissimo nelle descrizioni (ad esempio, le parole che usa per descrivere la nebbia di Soho sono meravigliose) e nella resa psicologica del protagonista Jekyll/Hyde, anche se possiamo entrare nel suo punto di vista solo alla fine del romanzo. In effetti questa è una delle cose che più mi ha sorpreso, perchè non sapevo che la storia fosse raccontata da punti di vista altrui; tuttavia trovo che sia comunque una scelta azzeccata, perchè nella descrizione da parte di altri ci si può rendere conto della sensazione di orrore che provoca Hyde, o dell'apparente normalità di Kekyll. Un esempio su tutti, la confessione di Lanyon, che sul finire dà i brividi (soprattutto se, come me, avete la tendenza a leggere di sera...).

Proprio il dualismo del protagonista (o dei protagonisti? sono sempre indecisa tra singolare e plurale) è la colonna portante su cui si regge il romanzo. Jekyll/Hyde è per antonomasia due e uno, stesso e diverso nel medesimo istante: perchè Jekyll è Hyde, anche se le versioni cinematografiche tendono a farceli percepire come due esseri distinti. Edward Hyde, il piccolo uomo malvagio e senza connotati, è parte integrante e presente dell'insigne Henry Jekyll, che si rende conto di non-esserci quando il sè negativo prende il sopravvento, di esistere solo come refolo di coscienza vigile, ma sconfitto dalla primordialità dell'istinto troppo a lungo sopito. E tutto ciò assume una sfumatura grottesca pensando che il dottore aveva evocato il proprio alter ego per sconfiggere i difetti che gli impedivano il raggiungimento della perfezione: lo scienziato riesce a spingere fuori di sè le proprie pulsioni maggiori, ma non per questo muta in una creatura composta di soli pregi. Penso sia questo il motivo per cui viene sconfitto da Hyde: la sua creazione è male e desiderio allo stato puro, mentre lui è solo un uomo. Il dislivello è visibile senza doverci ragionare troppo.
La confessione di Jekyll spiega poi quelli che sono stati i tormenti dell'anima di quest'uomo sventurato, con una conclusione da brividi e a tratti pietosa.
Un libro bello, legato al suo tempo ma non per questo non aprezzabile: una pietra miliare, talmente conosciuta che leggerla per davvero rende la storia quasi più affascinante.

Per quanto riguarda il secondo scritto, Il Trafugatore di Salme è un racconto secondo me più horror rispetto al romanzo, che prende spunto da alcuni fatti di cronaca nera. L'inizio è ottimo: q
uella che sembra una normale serata tra amici viene sconvolta dall'apparizione di tale dottor Wolfe, conoscenza di uno degli uomini del gruppetto, che rivela così un passato oscuro. L'arrivo del vecchio amico è un climax fantastico, dove anche il lettore riesce ad immedesimarsi nel clima gelido che si manifesta durante il breve dialogo che costui ed il protagonista, Fettes (cioè l'ex amico) , intrattengono. La stessa sensazione di paura crescente si manifesterà poi al termine del romanzo, dove appare la componente "nera" che, lo ammetto sinceramente, mi ha spaventata. La descrizione del loro lavoro, il trafugare salme, è descritta in modo tale da riuscire a vedere tutto dall'alto, come spettatori ancora non a conoscenza delle trame del destino. Decisamente intrigante!

Il terzo scritto, molto semplicemente, è la Genesi di uno scrittore. Stevenson si autoanalizza con molta ironia, riconoscendo il meccanismo che permette alla propria fantasia di utilizzare la penna. Secondo me, utile per riuscire a scalfire la corazza di un autore così grande (anche se poi si scopre
che in realtà era una persona piuttosto affabile, penso).

Nel complesso, Stevenson non si smentisce: un ottimo scrittore per degli ottimi libri!

Voto:

8


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita:

  • I suoi sentimenti crescevano con il passare del tempo, abbarbicandosi come l'edera, a prescindere dalla rispondenza che potessero avere.
  • Per quanto così doppio nell'intimo, non ero in alcun modo un ipocrita; i miei due versanti coesistevano in perfetta buona fede; e quando deponevo ogni ritegno per tuffarmi nell'infamia, ero me stesso nè più nè meno di quando mi affaticavo, alla luce del giorno, per incrementare il sapere o per portare sollievo alla sofferenza.
  • E' impossibile fare distinzioni basandoci sulle nostre esperienze; l'una è vivida e intensa, l'altra insignificante; l'una è piacevole, l'altra dolorosa da ricordare; eppure non c'è modo di dimostrare quale sia quella che definiamo autentica o quella che riteniamo frutto di un sogno. Il passato poggia su una base instabile: un altro lieve strappo nel campo della metafisica ed eccocene derubati.


Buone letture a tutti :D

Cami

venerdì 1 gennaio 2010

Dicembre... Neve, Feste e Libri!

Natale... inutile dire che adoro Dicembre ;D
Anche perchè, tra i vari regali, ho ricevuto dei libri!


























Senza contare, poi, dell'accordo con mia madre... secondo il quale, per ogni voto dall'otto in su che prendo, ho diritto ad un libro :D E questo mese mi sono meritata due libri:

Uno è il secondo libro di una Trilogia che secondo me è iniziata molto bene, cioè le Leggende del Mondo Emerso; l'altro è un libro che desidero leggere da moltissimo e che ho trovato per puro caso (era l'ultimissima copia *_*), quindi sono doppiamente soddisfatta!



In più, mi sono iscritta alla catena di lettura del libro Sotto l'Albero di Mimosa di Caterina Armentano, cui tra l'altro potrò anche chiedere chiarimenti, e tante altre cose, visto che seguo il suo blog :)


La recensione è qui!










Al prossimo mese :D
Cami

mercoledì 23 dicembre 2009

Sotto l'Albero di Mimosa - Caterina Armentano

Titolo:Sotto l'Albero di Mimosa
Au
tore:Caterina Armentano

Anno:2008

Editore:
Aletti Editore
ISBN:978-887680-337-6

Pagine:
58

Trama:Una raccolta di racconti incentrata sulle donne: sottomesse, sofferenti, indecise, che amano e sono amate, o disprezzate. Una finestra su quel mondo femminile che ancora stenta a venire a galla, di tentativi di rivalsa e di scelte difficili.


Questo è un volumetto sottile, una sessantina di pagine, che però si fa spesso quando si parla del suo contenuto: i racconti qui presenti, infatti, trattano di un argomento pesante e difficile, ossia della condizione della donna, nel passato recente o ai giorni nostri. Attraverso storie di abusi e relazioni tormentate, l'autrice d
elinea la gabbia che ancora, nel XXI secolo, esiste attorno al genere femminile.

Il primo racconto (Lettera dal passato) è ambientato quando le donne erano costrette in casa, ad obbedire al marito, e sebbene iniziassero a farsi vedere le prime emancipate, che si truccavano e si vestivano come volevano, la maggior parte di loro era ancora una sorta di schiava. E' molto tenero il sentimento che pervade questo racconto, in cui la madre augura al figlio che porta in grembo di essere maschio, per non vivere in un clima d'afflizione e tristezza, senza tuttavia abbandonare la speranza di cambiare le cose e, nell'ipotesi di partorire una femmina, di permetterle un futuro migliore e diverso.
Il secondo (Lacci e catene) è forse uno dei più tristi, perchè tocca anche argomenti come le mala
ttie mentali e i disturbi psichici: commovente, eppure duro e senza sconti. Tuttavia penso che avrebbe potuto essere più lungo, perchè la fine mi è sembrata "frettolosa"; avrebbe potuto essere uno dei più belli della raccolta. Anche il terzo racconto (Riflessi di vita) è sulla stessa linea, questa volta parlando di droghe: è sicuramente una storia che lascia il segno, difficile da dimenticare. Eppure alcune frasi mi sembrano costruite in modo strano, come se il desiderio di esprimere il sentimento ed il messaggio (che, tra l'altro, sono presenti e percepibili) avesse rovinato un poco il tentativo di scrittura. La fine, la reazione della madre e della figlia, mi hanno quasi fatta piangere: rendere su carta a che punto possa giungere la disperazione è difficile, ma qui il compito viene svolto decisamente bene.
Con il quarto racconto (Artificio e ossessioni) arriviamo ad un punto spinoso: l'editing. Ho visto alcune sviste, ma niente d'importante, almeno finchè non mi sono imbattuta in un col center. Capisco
che probabilmente è stato il correttore automatico del computer, e che io su queste cose sono un po' troppo pignola, però occhio: anche queste cose, apparentemente poco importanti, possono influire sul giudizio della lettura. Nonostante tutto questo, il racconto è troppo bello perchè mi ci soffermi ancora: è la disperazione di un'anima abbandonata, rinnegata, costretta a limitarsi allo schermo del computer. Senza appoggio, con un oggetto di desiderio impossibile per cui fa di tutto. La narrazione in questo caso è perfetta, colpisce e scuote, facendo pensare; così come il quinto, Ruoli inversi, che è il mio preferito insieme a Riflessi di vita, dove si narra la malattia vista da due differenti donne, colpite da malattie di diversa gravità (una mortale, l'altra praticamente innocua) che per uno scherzo del destino subiranno un futuro inaspettato. Volevo uccidere Costanza, la donna il problema meno grave: assolutamente insopportabile! Solo a leggere mi è salito un istinto di irritazione non indifferente. D'altronde, questo è sicuramente indice di qualità della scrittrice, perchè penso fosse il suo intento nella caratterizzazione di questa donna. Fortunata, l'altra protagonista, mi ha suscitato invece immediata empatia: un bel personaggio, anche se il racconto non permette uno sviluppo totalitario. La fine è una bella sorpresa, tuttavia ho dovuto rileggerla un paio di volte perchè i repentini cambi di prospettiva creano, secondo me, un po' di confusione.
Il sesto, Sotto l'albero di mimosa, dà il titolo alla raccolta: ottima scelta, non solo per l'albero simbolo delle donne, ma anche per la storia, che sviluppa una tematica importante, ossia la di
sperazione per amore. Nonostante alcune frasi giocate un po' troppo sul clichè, per il resto è una storia ben narrata, con un inizio in climax ascendente molto intrigante, che però si perde appena sul finale, con una chiusura ottima a livello di trama ma meno buona per quanto riguarda la narrazione, rispetto al resto del racconto. Piccola postilla, mi è piaciuta l'idea del rito sotto l'albero: una trovata bella ed insolita!
Martina e il principe-orco, il settimo racconto, è quello che mi è piaciuto di meno: carina l'idea di raccontare lo sfruttamento e gli abusi attraverso la forma della fiaba, ma calcando troppo su questo aspetto si perde a parer mio il nerbo della storia, senza così riuscire ad esprimere il sen
timento di questa donna usata. Proprio un peccato, perchè nel finale, riprendendo i toni più cupi che caratterizzano altri racconti della raccolta, la storia si risolleva e guadagna punti.
Il racconto conclusivo è Eva: blasfema e fedele, che mi sembra riassuma tutto il concetto espresso nel corso dei vari racconti. Il genere femminile, benchè soppresso, benchè schiacciato dalla forza altrui e talvolta da quella dei propri sentimenti, è essenzialmente libero, proprio perchè duplice. E' un messaggio positivo, che raccoglie una richiesta di uguaglianza: è descritta una Eva, in queste due facciate, che nonostante tutto vive ancora a testa alta. Insomma, un invito per tutte le donne.

In conclusione, mi sento di dire che è un libro di piacevole lettura e non banale, soprattutto visto l'argomento trattato; lo stile dell'autrice (che potete conoscere qui) è ancora acerbo in un certo senso, ma si nota una buona predisposizione nell'espressione dei sentimenti e nelle caratterizzazioni, quindi posso solo augurarle di poter continuare a scrivere e migliorare! Magari tentando anche la stesura di un romanzo, dove la caratterizzazione dei personaggi potrebbe avere l'enfasi che merita.
Concludo indirizzandovi qui, dove se volete potrete mettervi in catena per ricevere il libro; per gli emergenti, non c'è niente di meglio che veder il proprio lavoro che gira :)

Voto:

7,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • -Ti darò qualcosa per il dolore. - Non esiste nulla per l'anima di chi abbandonerò?- chiese con le lacrime agli occhi.
  • Mentre scivolava verso l'ignoto, il volto del suo amato le apparve in quel mondo artefatto e il suo cuore sobbalzò perchè il dolore era capace di farsi strada anche nei sogni, rendendo un gesto di disperazione la gabbia del proprio martirio.


Buon letture e, con un po' di ritardo, buone feste :)

Cami

sabato 19 dicembre 2009

La Cripta dei Cappuccini - Joseph Roth

Titolo:La Cripta dei Cappuccini (originale: Die Kapuzinergruft)
Autore:Joseph Roth

Anno:1938

Editore:Adelphi Edizioni
ISBN:88-459-0712-0

Pagine:195

Trama:Francesco Ferdinando Trotta (chiamato così in onore
dell'allora erede al trono dell'impero austro-ungarico) racconta la sua storia, attraverso lo smembramento della sua nazione, passando per la Prima Guerra Mondiale e la lenta avanzata del partito nazionalsocialista.

Come premessa, ci tengo a dire che la trama che ho provato a delineare non rende assolutamente giustizia a questo libro. Purtroppo, riassumere tutto quello che succede nelle 195 pagine di questo volumetto è quasi impossibile, se non si vuole rovinare il piacere della lettura ad altri.

Trotta, il nostro narratore, è ciò che resta di un'antica nazione, l'Impero Austro-Ungarico e le sue cariche nobiliari, ed è insieme un perfetto rappresentante della nuova umanità, disincantata e uccisa dagli orrori della guerra, della disgregazione dei popoli, del dolore, e della vecchia umanità, così legata al nobile, al bello, all'essere diversi sotto una stessa bandiera, simboleggiata dall'Impero. Lui stesso si rende conto di essere fuori posto secondo il vecchio ordine delle cose perchè, se prima della Grande Guerra questo aveva un senso, al suo ritorno il mondo sembra essersi rovesciato, e con esso le sue regole. Tuttavia, mentre proprio per questo lui non si ritiene esponente del proprio tempo noi, che invece lo leggiamo in prospettiva, dopo le esperienze della Guerre Mondiali e dall'alto di ben 70 anni, anche di più, di differenza, possiamo dire senza troppi dubbi che Trotta è un esponente dell'uomo a cavallo tra i due conflitti, con un piede nel prima, nella fine dell'800 e nell'inizio del '900, e un piede nel dopo, dal 1914 in poi.
Questo è sottolineato anche dal linguaggio, con quel sapore antico che hanno i termini caduti in disuso.

Ma, più che la storia, ciò che mi ha davvero colpito è lo stile del narratore: assolutamente superbo. Roth non si limita a descrivere meramente l’evento accaduto, lui lo narra, lo vive e lo fa vivere attraverso Trotta: assorbe l’indifferenza del personaggio, i suoi sentimenti, quella che dopo la guerra diventerà la singolare vita di un essere che sopravvive, ma non per questo si può definire sopravvissuto ad essa, e li riversa tutti insieme descrivendo l’animo dell’epoca e della guerra in modo fantastico. Gli anni della vicenda, che hanno la loro importanza nello svolgersi della trama, sono sfiorati con tocchi da maestro, senza mai fermarsi a fare una lunga riflessione sulla guerra, o su ciò che ne consegue; è forse proprio per questo che il periodo storico affiora con più forza, quando viene tirato in causa. E’ come se ad un uomo, perso nel bosco, fosse improvvisamente data una bussola: l’effetto è illuminante, deciso, ed egli può ben rendersi conto dell’utilità dell’oggetto che ha appena ricevuto, sicuramente più di chi aveva la certezza di portarselo dietro in saccoccia. Ecco: questo è l’effetto delle date che Roth sembra seminare con parsimonia, lungo il corso della narrazione.
Senza contare uno degli aspetti che più mi è piaciuto, cioè la caratterizzazione: anche i personaggi secondari che appaiono per poche pagine sono talmente ben delineati che rimangono impressi durante il racconto, come se i ricordi di Trotta fossero in qualche modo condivisi: ad esempio, il domestico Jacques (che inoltre fa parte di una scena molto commovente), o il sottotenente Krassin (che, secondo me, può anche far riflettere su come la guerra non è combattuta da buoni e cattivi, ma solo da uomini). Insomma, anche il più piccolo personaggio ha il diritto, per un momento, di rubare la scena alla trama; inutile dire che i personaggi principali sono anche meglio. Chapeu!
Di Trotta ho già parlato a lungo; sono poi presenti Branco, il cugino polacco, Reiseger, carrettieri, che hanno una parte non indifferente nella vita del giovane nobile di Sipolje, la madre di Trotta (un personaggio tanto atipico, così figlio del suo tempo, e verso la fine tenero, tanto da far pietà) ed Elizabeth (che non ho sopportato, mai: aveva il potere di farmi arrabbiare appena leggevo il suo nome sulla pagina!).

La trama si sviluppa in maniera inaspettata, con una conclusione, di fronte alla Cripta dei Cappuccini (in cui sono sepolti gli imperatori), altrettanto adatta, un punto di domanda più evocativo di mille punti fermi. In effetti, l’incipit e la fine sono state le mie parti preferite, penso.

In poche parole, un libro che consiglio di leggere; inizialmente gli avevo dato 3 stelline, ma proprio scrivendo la recensione mi sono resa conto che ne merita 4, senza alcun dubbio.

Voto:

9


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • E a noi tutti si spezzò il cuore quando il treno lasciò con fracasso la stazione; poichè amavamo la mestizia con la stessa leggerezza con cui amavamo il piacere.
  • Ogni suo gesto, ogni sua mossa, la più piccola, la più insignificante, mi turbava profondamente, perchè ero convinto che ogni movimento della sua mano, ogni cenno del capo, ogni dondolare del piede, una lisciatina alla veste, quel bagnarsi appena le labbra alla tazzina del caffè, un fiore inatteso sul vestito, lo sfilarsi di un guanto, tradissero un chiaro, immediato rapporto con me - e con me soltanto.
  • Nel momento in cui fu lì, inevitabile, davanti a me, capii subito [...] che persino una morte assurda era preferibile ad una vita assurda. Avevo paura della morte. Questo è certo. Io non volevo restare ucciso. Volevo unicamente acquistarmi la certezza di poter morire.
  • Ma allora ero troppo giovane per dimostrare commozione senza vergogna. E da quella volta mi sono reso conto che bisogna essere ben maturi e perlomeno avere molta esperienza per mostrare un sentimento senza l'impedimento della vergogna.
  • "Tutto ciò è così grave?" dissi. "Peggio che grave, ragazzo! Quando di roba che non vale nulla si comincia a fare qualcosa che ha l'aria di valere molto! Dove andremo a finire? [...] Se si vuole imbrogliare, allora d'accordo. Ma per di più questa gente dell'imbroglio si fa anche un merito, figliolo! Capisci? [...]"
  • Ma le rivoluzioni di oggi hanno un difetto: non riescono.


Ciao, e buoni libri a tutti :D

Cami