giovedì 2 novembre 2017

Black Coffee – espresso e caffè nero per scoprire gli U.S.A. in Italia | #BBB

Miei cari lettori, mie care lettrici,

comincia novembre e con lui il mio turno di presentarvi, nell’ambito del Book Bloggers Blabbering Indie Cafè, la casa editrice - piccola, indipendente e molto tenace - su cui ci concentreremo questo mese. Mi fa particolarmente piacere parlarvene perché è un editore giovanissimo ma dai piani molto chiari e definiti: sto parlando, l’avrete capito già dal titolo, di Black Coffee.
Nata prima come collana di Clichy, è partita l’anno scorso sulle proprie gambe grazie all’impegno di Leonardo Taiuti e Sara Reggiani, traduttori. 
La curiosità verso questa nuova impresa, in questi primi mesi di vita, è stato moltissimo: tant’è che, invece di introdurli con la solita intervista à la BBB, abbiamo deciso di unire risposte e commenti di precedenti chiacchierate in un dialogo ideale che presenti al meglio la casa editrice, insieme alle schede dei primi quattro romanzi editi per i loro tipi (tutti e quattro di autrici femminili – un dettaglio non scontato, e credo che un esordio con quattro autrici non si vedesse dai tempi delle edizioni La Tartaruga).
Ma ora mi fermo e lascio che parlino direttamente gli editori. Ci tengo, a tal proposito, a ringraziare tantissimo (in ordine alfabetico) Fabrizia de Il mondo urla dietro la porta, Maria di Scratchbook e Rossella di Retablo di parole che mi hanno permesso di citare le loro belle interviste.




BLACK COFFEE è un progetto editoriale dedicato alla letteratura nordamericana contemporanea. Ospita autori esordienti, voci fuori dal coro e opere inedite o ingiustamente dimenticate con particolare attenzione alle realtà indipendenti più coraggiose, alle voci femminili e alla forma del racconto.



Il corpo che vuoi - Alexandra Kleeman
Traduzione di Sara Reggiani

È vero che dentro siamo più o meno tutti uguali? Non psicologicamente, intendo. Parlo degli organi vitali, lo stomaco, il cuore, i polmoni, il fegato, della loro posizione e del loro funzionamento, del fatto che un chirurgo mentre effettua un’incisione non pensa al mio corpo in particolare, ma a un corpo generico, riprodotto in sezione su una pagina qualunque di un testo scolastico. 

Una ragazza, nota solo come A, vive in un’anonima città americana insieme alla coinquilina B e al ragazzo C. Si nutre quasi esclusivamente di ghiaccioli e arance, trascorre un assurdo quantitativo di tempo davanti alla televisione, spesso ipnotizzata dalla pubblicità o dal reality show che C ama tanto, e plasma il proprio corpo su un modello di bellezza che esiste soltanto sullo schermo. Col passare del tempo A sviluppa un’ossessione per Michael, personaggio  televisivo diventato celebre per aver esaurito le scorte di carne di vitello in una filiale del Wally’s Supermarket. Nel frattempo B tenta disperatamente di fare di se stessa una copia di A, appropriandosi delle sue cose e delle sue abitudini, mentre A, a sua volta insoddisfatta, cerca di dare un significato alla propria vita al di là della dipendenza dal ragazzo. Si rilassa solo spiando la famiglia dall’altra parte della strada, che tuttavia un giorno scompare misteriosamente. L’ultima cosa che A vede è padre, madre e figlia camuffati da fantasmi salire in macchina e andarsene, lasciando sulla porta del garage una sinistra scritta. Romanzo d’esordio sagace, divertente e a tratti inquietante, che richiama alla mente L’incanto del lotto 49 e i racconti di George Saunders, Il corpo che vuoi è una sorta di giallo raccontato dal punto di vista della persona scomparsa, una storia dell’orrore tutta americana che intreccia sesso e amicizia, fame e appetito, fede e alimentazione, vita vera e reality show, ma soprattutto uno sguardo originale sul moderno concetto di femminilità.


Il nome che avete dato al progetto è molto evocativo. Come il logo: una tazza fumante, un black coffee. Perché vi rappresenta? [Scratchbook]
Abbiamo scelto questo nome perché lettura e caffè sono sempre andati a braccetto, soprattutto negli Stati Uniti. In Italia magari beviamo più tè mentre leggiamo (l’espresso dura poco), ma il punto era proprio evocare una tipica situazione della quotidianità americana, una poltrona, una lampada, un tavolino con una tazza di caffè fumante sopra e una persona immersa nella lettura. Il nostro caffè non a caso è nero, senza aggiunta di zucchero o latte… è amaro e pungente, come – speriamo – i libri che pubblicheremo. E poi il caffè sveglia, non ti fa stare fermo.

Le vostre esperienze in Giunti poi a Edizioni Clichy, come avete raccontato, sono state utili a maturare le conoscenze necessarie per intraprendere un percorso indipendente. Ma come cambia la prospettiva da traduttori a editori, soprattutto spostandosi da una grande realtà a una più piccola? [Il mondo urla dietro la porta]
Il fatto di aver potuto osservare da vicino il funzionamento di due case editrici, una grande e l’altra più piccola, ci è stato di grande aiuto. Nel corso del tempo abbiamo ricoperto molti ruoli del mondo editoriale (redattore, traduttore, editor) e ci è servito per capire quali siano le esigenze e l’importanza di ognuno. Abbiamo imparato a dare valore a ogni dettaglio, ogni passo che porta alla pubblicazione di un libro e ora che abbiamo deciso di diventare editori possiamo contare su un consistente bagaglio di esperienza. Scendere in prima linea, però, è molto rischioso, richiede capacità che dobbiamo ancora affinare e un’attenzione ad aspetti che da traduttori non ci eravamo mai trovati ad affrontare (promozione, vendita, gestione delle risorse). Ciò che non ci manca è una visione chiara del progetto e di cosa vogliamo comunicare, il resto lo impareremo strada facendo, cadendo e rialzandoci. Prima traducevamo e basta, avevamo solo quella responsabilità perché le decisioni le prendevano altri. Ora invece abbiamo la responsabilità di creare un discorso coerente, diffonderlo, stabilire un contatto col lettore e far sì che si fidi di noi. A volte hai paura di non essere in grado di tenere insieme tutti i fili, di tralasciare qualcosa, ma poi pensi che ce la stai mettendo tutta e che qualcuno da qualche parte riconoscerà il valore dei tuoi sforzi. Era il nostro sogno poter scegliere, tradurre e pubblicare gli autori che volevamo e alla fine della giornata la paura e il dubbio di aver fatto la cosa giusta lasciano sempre il posto alla soddisfazione e all’entusiasmo. Creare una casa editrice in fondo è come costruire un ponte tra due mondi e questo, da traduttori, sappiamo farlo.



Lions - Bonnie Nadzam
Traduzione di Leonardo Taiuti

Se avete mai amato davvero qualcuno, saprete che c’è un fantasma in ogni cosa. Visto la prima volta, lo vedete ovunque.


Bonnie Nadzam, autrice del controverso romanzo Lamb, torna con l’inquietante e spietato ritratto di una comunità rurale sull’orlo del collasso e dei suoi abitanti, combattuti fra il desiderio di inseguire i propri sogni e un irragionevole bisogno di restare dove sono. A metà fra ghost story e resoconto di un amore, Lions è ambientato nell’omonima cittadina degli altopiani del Colorado, un luogo ormai quasi del tutto disabitato e ammantato di leggenda. Concepita per diventare una gloriosa città nell’Ovest in via di sviluppo, Lions non è riuscita a trasformarsi nella realtà sognata dai suoi fondatori. Lo zuccherificio è fallito e le uniche attività ancora in piedi sono un piccolo bar, un diner che conta sui viaggiatori provenienti dalla statale e un’officina di lavorazione del metallo che sopravvive a stento. I cittadini di Lions conducono vite semplici, tormentate dai fantasmi – dei loro antenati, delle loro ambizioni e speranze, di un futuro incerto – e, quando un misterioso viandante giunge in città, la sua sinistra presenza spinge molti ad andarsene definitivamente. Fra i pochi abitanti rimasti ci sono Leigh e Gordon, due diciassettenni che sognano di andare al college. Gordon, tuttavia, perde il padre all’improvviso e non riesce a liberarsi del dolore e del senso di responsabilità verso l’insolita eredità ricevuta dal genitore. Si trova quindi a dover scegliere se partire o trattenersi a Lions per rilevare la gestione dell’officina, rinunciando così alle proprie aspirazioni. Lions è una storia di autoconsapevolezza e ambizione, una riflessione sull’ossessione per l’autorealizzazione e sulla responsabilità, e sulle storie che raccontiamo per convincerci che la vita valga la pena di essere vissuta.


Edizioni Black Coffee sta appena esordendo ma ha già un progetto specifico: qual è la vostra visione editoriale? [Retablo di parole]
Vogliamo dare più spazio possibile agli autori esordienti, soprattutto alle voci femminili, andandole a scovare personalmente nelle realtà più indipendenti e vivaci. Proveremo anche a dare spazio alla cosiddetta literary non fiction, che non è la nostra saggistica, bensì l’insieme di quelle opere come diari, memoir, resoconti di viaggio etc. che in Italia non rientrano in una categoria definita, ma che hanno in comune il fatto di nascere da un’esperienza personale ed essere scritti talmente bene da sembrare romanzi, opere di finzione. E come abbiamo fatto quando ancora eravamo solo una collana, ci concentreremo molto sul racconto breve, che tanto amo e credo sia la forma narrativa del futuro. Non mancheranno inoltre recuperi dal passato, di autori fuori catalogo e opere inedite in Italia. Ci muoveremo con cautela, proponendo, per ora, soltanto cinque titoli l’anno, per riuscire a dare loro il giusto peso e la cura che meritano. Il nostro intento è di portare in Italia i libri che in America ci hanno lasciato senza parole per bellezza espressiva, originalità, sincerità.

Perché gli occidentali sono così presi dagli Stati Uniti? Dalla letteratura, ma non solo. Esiste ancora, da qualche parte nel nostro immaginario, un’idea intatta di sogno americano? [Scratchbook]
SARA Dell’America non ci si libera mai, nemmeno a volerlo. L’immaginario che evoca è troppo potente e vario per passare in secondo piano rispetto a quello di altri Paesi del mondo. Più che di sogno americano ora come ora sarebbe il caso di parlare di incubo americano… Il sogno si è infranto, eppure continua a vivere nelle nostre menti.
LEO Gli Stati Uniti sono un Paese da cui abbiamo ereditato talmente tanti aspetti, a livello culturale, che per noi italiani è difficile non esserne “presi”. Ora come ora, poi, è sempre più evidente la centralità dell’America nel nostro immaginario di tutti i giorni, nel bene e nel male: è un luogo che ci fa sognare, che ci dà speranza, ma che riesce al contempo a terrorizzarci. Indirettamente regola tanti, troppi aspetti della nostra vita.


Happy Hour - Mary Miller
Traduzione di Sara Reggiani

Sono seduta su un canottino rosa mezzo sgonfio e cerco di restare in equilibrio al centro, mentre Aggie agita l’acqua con i piedi seduta sulla scaletta. Si è presa un bel po’ di pasticche e di recente si è rasata i capelli. La madre è morta sei giorni fa.


Dopo il successo del suo romanzo di esordio, Last Days of California, Mary Miller torna con una raccolta di racconti che la riconferma come una delle voci più crude e taglienti della sua generazione di scrittori americani. Ammantato dal fascino proprio del Sud degli Stati Uniti, Happy Hour è un susseguirsi di storie di donne, figure tormentate quanto realistiche, in lotta contro se stesse. Donne che bevono, che dipendono dal sesso; donne che prendono decisioni sbagliate accompagnandosi a uomini che le amano troppo o troppo poco; donne che sono la causa della propria rovina. Su uno sfondo di scialbi distributori di benzina, piscine pubbliche, drive-thru e bettole, ciascun personaggio si trascina dietro il proprio fardello nella ferma convinzione di meritare di meglio. Queste donne cercano comprensione nei luoghi più improbabili: nella casa dei genitori adottivi, dove l’amore è vissuto come indice di debolezza, in un campeggio per roulotte dimenticato da Dio, negli angoli di una casa da sogno acquistata col denaro ottenuto da un brutto divorzio. Sono consapevoli dei loro errori e della necessità di un cambiamento, eppure non reagiscono, forse bloccate dalla paura, o dalla semplice pigrizia. Osservando il delicato tessuto della vita quotidiana delle sue protagoniste, Miller ci narra l’amore degli incompresi, la ricerca di conforto nelle cattive abitudini di cui non si riesce a fare a meno e i dettagli quotidiani di rapporti destinati a finire. Con l’onestà che contraddistingue la sua scrittura, Mary Miller firma un lucido e struggente ritratto della femminilità oggi.


Le copertine Black Coffee, realizzate da Raffaele Anello, si discostano da quelle che siamo abituati a vedere per le altre case editrici italiane e conferiscono un’identità editoriale, oltre che rimarcare l’importanza, anche di tipo tattile, del supporto. La McMusa, giornalista e guida letteraria, è la vostra consulente editoriale. Il sito è a sua volta un contenitore di storie grazie alla collaborazione e alla traduzione di pezzi comparsi sulla rivista americana The Believer. Il supporto e la presenza online sono tra i fattori fondamentali nella promozione di una casa editrice, ma quali sono le componenti più importanti della vostra idea di libro e del mondo che vi ruota attorno? [Il mondo urla dietro la porta]
Chi ama il libro anche come oggetto conosce il valore di una bella edizione. Sa cosa significa riporla nella propria libreria accanto alle storie che ha più amato. Noi vorremmo che i nostri lettori provassero un piacere anche fisico nel leggere un libro Black Coffee, che tenendolo in mano sentissero di aver acquistato qualcosa che vale, anche dal punto di vista materiale. Per questo abbiamo messo tanta cura nella grafica e nella scelta della carta da utilizzare. Un libro può salvarti la vita, il minimo che possiamo fare è dargli una bella veste. Io e Leonardo ci siamo semplicemente circondati di collaboratori che capiscono e condividono questo pensiero, il resto è venuto da sé. La promozione e la presenza online sono fondamentali, ma prima di tutto viene il libro. Il libro deve essere protagonista.

Alla luce di questo nuovo progetto, cosa significa per voi essere editori, soprattutto in un Paese complesso come l’Italia? [Retablo di parole]
Significa cercare un interlocutore ideale e mettergli fra le mani tutto quello che di bello hai visto, cercato, trovato in un Paese che non è il suo. E penso che sia importante che a farlo siano, una volta tanto, due traduttori.



Il medico della nave / 8 - Amy Fusselman
Traduzione di Leonardo Taiuti

Non fare sesso su una nave a meno che tu non voglia rimanere incinta. Era quello che diceva sempre  l'ex fidanzato marinaio della mia amica Mendi.


Ci sono storie di cui le persone non parlano, storie che per essere raccontate richiedono coraggio e costringono chi sa ascoltarle a rimettere in discussione la propria realtà. Storie come quelle che Amy Fusselman narra in questo libro a metà fra il memoir e il diario. Il medico della nave e 8 sono brevi riflessioni sul rapporto con due uomini che, in modi opposti, hanno influenzato irrimediabilmente la sua vita: il padre appena scomparso e quello che lei chiama «il mio pedofilo». Intrecciando astratto e quotidiano l’autrice affronta temi quali la maternità, l’abuso sessuale, la morte e il perdono con l’agilità e l’esuberanza di una bambina che gioca. Ne scaturisce una concezione del mondo come luogo strano e speciale, in cui spazio e tempo sono ancora concetti fluidi e misteriosi. Attraverso la scrittura Amy Fusselman rivive momenti dolorosi del suo passato nel tentativo di superarli, regalandoci una meditazione piena di amore e speranza su cosa significhi scendere a patti con un’esperienza traumatica.


E per oggi, da Bibliomania, è tutto: ma se la storia e i libri di Black Coffee vi hanno incuriositi almeno un po', seguite la pagina Facebook di Book Bloggers Blabbering: tutto il mese sarà dedicato a loro, e tra recensioni, presentazioni e tanto altro ce ne sarà per tutti i gusti.

Buone letture e, se come me ne bevete a litri - è proprio il caso di dirlo - buon caffè!

Vostra,

Cami

giovedì 19 ottobre 2017

Dalla A alla Z

Miei cari lettori, mie care lettrici,

è passato un po' di tempo dall'ultimo post, benché il desiderio di sedermi con tranquillità e scrivervi fosse forte. Purtroppo è difficile tornare alle buone abitudini, quando si spezza la routine; ma se per riprendere a pedalare non c'è niente di meglio che montare in sella a una bici, direi che per riprendere a scrivere sul blog non c'è niente di meglio che scrivere un post.

Per sgranchirmi le dita, ho pensato di prendere in prestito un'idea da On Bookes - un posticino anglofono che vi consiglio di visitare - e di aggiornarvi un po' su questi mesi sfruttando le lettere dell'alfabeto.


A. Avventura
Che ci posso fare, di fronte a un alfabeto io ricordo subito, come un riflesso spontaneo, la filastrocca che forse anche molti di voi conoscono: A come avventura, B come bravura...
E poi, mi sto preparando effettivamente per affrontare qualche grande avventura. Saprete qualcosa di più tra qualche lettera.

B. #BBB
Anche se io in questi ultimi mesi sono stata silenziosa, le ragazze del Book Bloggers Blabbering hanno continuato a macinare contenuti, interviste, recensioni e progetti, dedicandosi a molte case editrici meritevoli. A settembre è toccato a Cliquot (piccola ma con le idee ben chiare; ho avuto il piacere di parlare con uno dei fondatori per lavoro), questo mese si stanno dedicando a Neo edizioni, e sono davvero felice che le ragazze stiano animando la pagina Facebook del #BBB con tanti post dedicati. Presto tornerò anche io a partecipare come si deve; ma nel frattempo vi consiglio di andare a dare un'occhiata.

C. Caffè
Uno dei miei grandi amori. Berne una tazza in tranquillità, con un po' di latte, è uno di quei riti mattutini che mi fa iniziare la giornata con il piede giusto.

D. Digitale
Ultimamente mi sto affidando moltissimo ai device digitali per leggere. Ho un e-reader nuovo, un Bookeen, con cui mi trovo benissimo; e il servizio di prestito digitale delle biblioteche ha fatto il resto!

E. Editing
Lo sapete, il lavoro redazionale è ciò che amo fare. Quest'anno ho avuto la possibilità, grazie alla fiducia di una persona che ringrazio di cuore, di poter lavorare all'editing di un gran bel romanzo, scritto da un'autrice dalla penna notevole. Presto comincerò a parlarvene, quando saremo più sotto la data di pubblicazione: sono davvero emozionata all'idea, e soddisfatta.

F. Facebook
Da un po' di tempo sto riflettendo sull'idea di aprire una pagina Facebook dedicata al blog. Potrebbe essere un modo per rimanere più attiva, ma ho qualche dubbio. Quindi ho pensato fosse meglio chiedere direttamente a voi!


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G. Goodreads & Anobii
Immagino sappiate già tutti che Anobii sta vivendo un periodo un po' complicato, tra aggiornamenti e bug, e molti ora si sono trasferiti su Goodreads. Io sono sempre su entrambe le piattaforme, anche se Anobii non è aggiornatissimo (un'altra cosa di cui mi devo occupare); voi ci siete? Io trovo siano piattaforme molto utili per scoprire titoli nuovi e per tenere traccia delle proprie letture, senza contare l'interazione con altri lettori. I miei profili li trovate in alto a sinistra qui sul blog, dove ci sono le icone dei social.

H. (l'H è muta)

I. Instagram
Sempre in ambito social, ultimamente mi piace molto cercare ispirazione anche tra i profili di Instagram dedicati ai libri. Ho pensato di consigliarvene qualcuno che ultimamente seguo con piacere; tutti nomi che, se girate un po' per il cosiddetto #bookstagram, sicuramente già conoscete, ma mi fa piacere comunque segnalare queste ragazze che sanno parlare di libri con tanta passione:



L. Lista dei desideri
Non so voi, ma io ho un file excel (esportato illo tempore da Anobii) dove ho segnato tutti i titoli che mi piacerebbe leggere, più una lista a scorrere sul telefono per quando sono in libreria e sto sbirciando tra gli scaffali. Però... ho come l'impressione che sia piena di libri che magari volevo davvero leggere, però cinque anni fa, e non ora. Temo che presto ci sarà bisogno di una bella sfoltita. Voi come gestite i vostri desiderata?

M. Mare
C'entra poco o niente coi libri, ma che volete farci, l'autunno è ricominciato eppure a me manca tanto il mare. Per fortuna prestissimo sarò in un posto con molte spiagge... ma saprete solo tra poco dove!

N. Numeri
Quest'anno, complice il lavoro e tante altre cose, ho letto un po' meno rispetto al passato. All'inizio mi spiaceva molto: mi sembrava di aver perso qualcosa. Ma ora ho fatto pace con me stessa: se voglio leggere i libri con l'attenzione che meritano, devo dedicarmici col giusto spirito. Non ha senso fare sprint solo per il gusto di dire "ho letto tot pagine", no? Meglio godersi ciò che ci passa tra le mani. Così, anche se per il momento ho letto una trentina di libri, e quindi l'obiettivo di leggerne cinquanta è un po' sfumato, mi ritengo comunque soddisfatta dei miei numeri.

O. Orwell
Al momento è l'autore del libro che sto leggendo: La strada di Wigan Pier. Un'indagine sulla vita dei minatori e degli operai nel Nord dell'Inghilterra, negli anni tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Un testo attualissimo sotto molti, tristi punti di vista, e di cui vorrei provare a parlarvi quando l'avrò finito. La mia edizione è un Oscar Mondadori un po' datato, e questo si sente nella traduzione; ma fortunatamente non va a detrimento dell'esperienza di lettura.

P. Pagine
Sì, lo so, ho  appena detto che i numeri non sono importanti; però giocarci è divertente lo stesso, no?
Per curiosità sono andata a vedere su Goodreads il libro più lungo che ho letto, per ora, quest'anno, e il premio va a Il profumo del caffè di Anthony Capella, con 528 pagine. Una lettura corposa, bellissima e appassionante, che mi ha fatto compagnia quest'estate. Qual è il "mattone" più consistente che avete letto quest'anno?

Q. Quaranta virgola cinque per cento
La percentuale di persone che ha letto almeno un libro in Italia lo scorso anno. Sono già state dette tante parole in proposito, quindi non mi dilungherò. Ma è un dato su cui chiunque voglia lavorare in editoria deve riflettere, pur con tutte le migliorie che si potrebbero portare al sondaggio Istat (una migliore comprensione della lettura in formato digitale, ad esempio).

R. Radio
Ho sempre amato molto la radio, fin da quando mio nonno metteva Radio3 la mattina, al mare. E ora posso dire, a modo mio, di fare un po' parte di questo ecosistema: da qualche tempo, infatti, collaboro con i ragazzi di Un giorno così, programma di Radio Cantù che va in onda il sabato pomeriggio, curando per loro una piccola rubrica letteraria che si chiama La Scorza - Radiografia di un libro! Andare in onda in diretta è sempre un'emozione, ma i ragazzi sono fantastici e quindi la paura passa in un battibaleno. Trovate tutto quel che serve sapere per ascoltarli sulla pagina Facebook del programma; io mi unisco sempre tra le 15 e le 15.30!

S. Scelta
Negli scorsi mesi ho preso una scelta importante. Ho deciso di dedicarmi anima e corpo alla correzione bozze e all'editing, al lavoro redazionale; e posso quindi dirvi, non senza un po' d'emozione, che ho cambiato lavoro ed è questa ora la mia professione. Ancora agli inizi, certo: ma non sapete quanto mi rende orgogliosa dirlo. Si può dire che è tutta la vita che studio e mi impegno per raggiungere questo obiettivo, e non vedo l'ora di portarlo avanti e continuare a migliorare sempre di più.

T. Timori
Il che vuol dire che ho deciso di approcciarmi a questo cambiamento alla leggera? Ovviamente no. I timori c'erano e sono comunque necessari per una riflessione completa. Ma sono certa di aver comunque preso la giusta decisione. E quindi, vamonos!

U. Ultimo libro letto
L'ultimo libro che ho finito e di cui posso parlare è Albion, di Bianca Marconero. Mi hanno incuriosita gli ottimi giudizi letti su vari blog e devo dire che questo riscrittura arturiana si è rivelata una lettura piacevolissima e avventurosa. Il pubblico di riferimento è chiaramente quello dei giovani adulti e della produzione YA, ma credo che anche gli adulti alla ricerca di qualche ora di svago sapranno trovarvi elementi d'interesse. Io mi sono appassionata alla ricerca degli indizi relativi al mito originale nel corso del testo, e sono curiosa di capire che direzione prenderà la storia nei seguiti.

V. Viaggio
Infine, giunge l'ora di dirvi dove andrò in viaggio. Ebbene, la vostra Camilla tra pochissimo partirà per andare dall'altro lato dell'Atlantico, per atterrare in Brasile! Farò un giro della parte sud del Paese con un gruppo di amici e sono esaltata e agitatissima allo stesso tempo. Sarà davvero una grande avventura!

Z. Zaino in spalla
Zaino in spalla quindi, e senza indugi! Se c'è qualche libro di autore brasiliano o di ambientazione brasiliana che volete consigliarmi per un'immersione totale ancor prima di partire, ogni consiglio è benaccetto!

Vostra,

Cami

martedì 14 marzo 2017

Tre gradi (#15)

Mie care lettrici, miei cari lettori,

marzo mi ha presa un po' alla sprovvista. Ieri stavo mangiando una quantità spropositata di chiacchiere, e stamattina d'improvviso ho dovuto tirare fuori il cappotto e ho sorriso al sole primaverile (sperando che marzo pazzo non faccia scherzi). E quindi il post per ricapitolare il mese scorso arriverà solo tra qualche giorno, così saluterò febbraio come si deve.
Nel frattempo, però, è tornato il momento di dedicarsi al Book Blogger Blabbering Indie Cafè: marzo è il mese di Eris, giovanissima casa editrice che pubblica prosa e fumetti, e che si è fatta particolarmente notare in quest'ultimo ambito. Se volete seguire tutti i post pubblicati dalle blogger del BBB, vi consiglio di dare un'occhiata alla pagina Facebook.
Io li seguo da un po', ma non ho ancora letto nulla pubblicato da loro: in compenso, ho tre quarti del loro catalogo nella mia lista dei desideri. Allora ho pensato per voi a una speciale puntata mono-editore di Tre gradi!


Questo post fa parte dei post del Book Bloggers Blabbering Indie Café - il nuovo progetto #BBB che vi accompagnerà durante tutto il 2017. L'Indie BBB Café è, come dice il nome stesso, un caffè letterario gestito da noi Book Bloggers Blabbers, e durante l'anno cercheremo di presentarvi al meglio diverse case editrici indipendenti italiane. Ogni mese sarà dedicato a una casa editrice differente, che vi racconteremo attraverso interviste e consigli di lettura. Febbraio è dedicato a Eris edizioni!






PRIMO GRADO
Il libro che ho scelto è...

Comincia adesso. Fughe ed evasioni quotidiane a cura di Simone Scaffidi 2016 - Eris edizioni
Perdere la libertà, perdere la propria voce, la possibilità di essere se stessi, di scegliere, di respirare a pieni polmoni. Compressione. Sentire che ogni respiro cerca più aria e che nulla potrà impedire ai polmoni di volerne sempre di più. E poi i polmoni che prendono così tanta aria da buttare giù qualsiasi prigione li circondi. Partono da questa base tutti e 16 i racconti di Comincia adesso. La fuga da una situazione di costrizione. L’apnea che porta alla riemersione.Gli autori selezionati da Simone Scaffidi ci raccontano di questo momento, il momento della fuga, l’incontenibilità umana, che non si fa fermare da sbarre, mura, leggi, regole, imposizioni, forme mentali. Personaggi e situazioni che ci raccontano con voci diverse, ironiche, tragiche, epiche, magiche, poetiche, lievi, consapevoli, la voglia di vita di chi non si arrende alla situazione che sta vivendo, l’amore per la libertà. E dove le parole non arrivano, arrivano invece le 16 illustrazioni. 16 mani per raccontare la stessa storia solo con un linguaggio diverso.
Perché è nella Lista dei Desideri? Ho provato, più spesso di quanto mi piacerebbe ammettere la sensazione di avere i polmoni bloccati, di essere in una situazione che mi impediva di respirare; ma ho provato anche la sensazione di gonfiare la cassa toracica fino allo spasimo, e liberarmi all'improvviso. Quando ho letto la quarta di copertina di questo libro ho pensato di aver trovato un posto da andare a visitare quando torneranno quei dubbi, quegli sconforti, e da ricordare quando poi ritroverò il respiro. 

SECONDO GRADO
In Comincia adesso si mescolano racconti e illustrazioni. Tra i disegnatori c'è anche Alice Socal, autrice del prossimo libro.

Sandro di Alice Socal 2015 - Eris edizioni 
Sandro è la storia delicata e surreale di un amico immaginario che non se ne vuole andare. Resiste imperterrito a tutti i momenti della crescita e con i suoi abbracci dolci e soffocanti si intromette in tutti quegli eventi che portano il protagonista dall’infanzia all’età adulta. Crescere senza perdere la magia e la spontaneità che contraddistingueva i giochi e i sogni di quando si era bambini, oppure dimenticarsi di una parte di sé. Conservare proprio quella parte che si trasformava in un compagno di avventure perfetto ogni volta che se ne sentiva il bisogno o abbandonarla per perseguire quegli obbiettivi consoni alla maturità.
Alice Socal prende per mano il lettore e lo porta tra ricordi in bicromia e sogni che non si distinguono dalla realtà, con un segno morbido e sfumato.
Perché è nella Lista dei Desideri? Sono rimasta incantata dalla copertina, così pacata e allo stesso tempo disturbante, con quegli acquerelli spenti; la trama mi è sembrata immediatamente interessante; e quando poi ho sfogliato le prime pagine mi sono venuti i brividi. C'è un senso di inquietudine che mi ha catturata, tanto nel disegno quanto nella sceneggiatura.

TERZO GRADO
Protagonisti di Sandro sono un uomo e il suo compagno animale (che animale poi non è). Un'accoppiata che si ritrova anche nel prossimo libro.

Itero perpetuo di Adam Tempesta 2016 - Eris edizioni 
Un uomo, un astronauta, disperso nelle profondità infinite dello spazio, vuole solo tornare a casa. Ma dov’è? Qual è il suo mondo? Sembra non ricordare nulla, l’unica consapevolezza è che ha una casa, e ovunque questa sia, lì c’è anche la sua famiglia che lo aspetta. Quindi non può che mettersi in viaggio, nel tentativo di tornare da chi lo ama. Ma l’universo è pieno di insidie, mostri, complotti, guerrieri psichici, minacce aliene e soprattutto mondi che si assomigliano l’un l’altro. Fortunatamente non è solo, al risveglio dopo l’incidente che probabilmente è la causa della sua amnesia, ha trovato un prezioso alleato, uno strano polletto, che gli offre aiuto e lo accompagnerà nei meandri più insondabili dell’universo.
Questa storia, surreale, comica e demenziale, ci porta a spasso nell’assurdo. Alla sua prima graphic novel, Adam Tempesta si presenta come un autore visionario che davvero non contempla il realismo nel suo universo creativo.
Perché è nella Lista dei Desideri? Viaggi nello spazio? Surrealismo? Disegni che mi piacciono? Temi universali trattati come si deve, ovvero senza che sembrino una martellata data dritta sul mignolo? La risposta a tutte queste domanda parrebbe essere c'è. E quindi questo graphic novel deve esserci anche nei miei scaffali personali. Equazione molto semplice, no? E poi, l'avete vista la copertina psichedelica sotto la sovraccoperta bianca?

E per questo appuntamento particolare è tutto. Spero che vi abbiano incuriositi tanto quanto hanno incuriosito me! E se li avete già letti, ovviamente mi farebbe piacere cosa ne pensate.

Nel frattempo, buone letture!


Cami

martedì 21 febbraio 2017

Alla corte del Re Cremisi - Hector Luis Belial/Elia Gonella

Titolo: Alla corte del Re Cremisi
Autore: Hector Luis Belial/Elia Gonella

Anno: 2011

Editore: Las Vegas edizioni
ISBN: 978-88-9574418-6

Pagine: 141

Trama: Ermete Roma è un ispettore di qualità della Human+, azienda specializzata nella produzione di organi sintetici. La Human+ è internazionale, è ovunque, ed è parte fisica di sempre più persone. Ma quando Ermete parte dalla Finlandia, dove vive, per un controllo di routine alla sede di Milano, si avvia una serie di eventi che lo porterà ad affrontare verità scomode e, insieme, il proprio passato.



L'ossessione per la morte, e il conseguente desiderio di molti per l'immortalità, sono uno degli argomenti che più hanno toccato le storie negli ultimi decenni. Che sia il fine ultimo del piano del cattivo di turno in un film d'avventura, o il desiderio che spinge all'azione il protagonista di un romanzo psicologico, non esistono ambiti nella produzione di contenuti (ovvero, detta in soldoni, nel raccontare storie) che non si siano confrontati con la fine della vita, e la paura che porta.
Il romanzo di Elia Gonella, che con questo titolo saluta lo pseudonimo Hector Luis Belial (necrologio finale compreso), si inserisce nel filone più avventuroso di questo tipo di narrazione, pur senza rinunciare alla riflessione che un argomento così delicato indubbiamente porta; e anzi, a leggere Alla corte del Re Cremisi in questi anni, in cui gli organi sintetici e cresciuti in vitro cominciano ad essere più realtà che fantascienza, assume un secondo livello di riflessione molto vicino alla contemporaneità.

Alla corte del Re Cremisi, dunque, si sviluppa come una sorta di thriller che non disdegna il romanzo d'introspezione, mescolando ambiti molto distanti tra loro a volte con successo, a volte con qualche impaccio. La componente "adrenalinica" ha il pregio di rendere poco pedissequa la riflessione sulla morte; tuttavia, rende anche poco chiara quale sia l'anima del libro, un po' in bilico tra il modello americano del film d'azione, in cui la multinazionale è il Behemoth da sconfiggere, e la possibilità di sviluppare un dialogo, che sarebbe stato tra i personaggi e si sarebbe riverberato sul lettore, tra chi è favorevole e chi è contrario agli organi sintetici. Uno spunto, quest'ultimo, affrontato in alcuni punti, ma velocemente; si parla dell'opinione del Vaticano, ci sono indicazioni di certi atteggiamenti, ma è difficile a fine lettura capire la portata dell'effettiva ricaduta che la Human+, produttrice e mercante di organi, ha avuto sull'umanità. 
Si capisce che è una multinazionale, che se n'è molto parlato, e che in tanti hanno usato i suoi servizi (anche solo per interventi di chirurgia estetica). Ma da un'invenzione così dirompente, da una possibilità così concreta di modificare la vita delle persone, mi sarei aspettata qualcosa di più in termini di presenza nell'ordito del mondo cucito da Belial/Gonella.

Nella sua parte più action, invece, l'autore fa un ottimo lavoro: preso a modello il thriller americano, come già detto, gli toglie gli steroidi e procede non per affastellamenti di esplosioni aggiunte a caso, ma per inseguimenti, momenti di pause tese e vissute sul chi va là, dubbi e sequenze oniriche che alzano la tensione e portano a seguire Ermete, il protagonista, con trasporto. La lettura scorre in un soffio, e si è onestamente curiosi di capire come si concluderà la storia.
Ermete e i suoi incubi - che personalmente ritengo una delle parti meglio scritte del romanzo: claustrofobici, inquietanti, con quel pizzico di realismo che tiene sempre in bilico il lettore - sono il catalizzatore della storia, in modi che non sto a dirvi per non svelarvi troppo della trama: e la sua ribellione sarà un modo di riconciliarsi con il passato ed entrare nel futuro con la forza di affrontare quel che lo aspetta.
Nel suo viaggio sarà circondato da pochi personaggi, ma ben delineati, che lo indirizzeranno e (talvolta) lo aiuteranno. Quelli con un'anima più chiara, che anche a distanza di tempo rimangono, sono Dante, operaio da cui partirà tutta la vicenda e di cui possiamo anche seguire il punto di vista, per un po'; Paolo, vecchio amico di Ermete, la cui storia all'interno della trama segue uno sviluppo consueto - forse troppo - ma riesce comunque a essere interessante e a dare un'ulteriore sfumatura al personaggio di Ermete; e Barbara, poliziotta, che ha i suoi motivi per non amare la Human+. Proprio Barbara è protagonista dell'unica scena che proprio non è riuscita a convincermi del libro, un breve capitolo dedicato al dialogo tra lei e il suo superiore, Bruno Ganci, che secondo me non ha aggiunto nulla allo svolgimento della storia, anzi: l'ha inutilmente rallentato.

Alla corte del Re Cremisi, dunque, regala momenti di svago e genera pensieri nuovi: due degli obiettivi che l'editore, nella lettera a conclusione del libro, si pone nel momento in cui mette a disposizione dei lettori una storia. Due obiettivi non da poco. Quindi, anche se non ne sono rimasta del tutto convinta, plaudo la decisione di Las Vegas di pubblicare un libro inusuale nell'ambito editoriale del nostro Paese, e gli auguro di continuare a cercare storie che vadano per terreni poco battuti.

Voto:


7





Frasi e citazioni che mi hanno colpita...
  • E se questa gamba è marcia, non importa, perché anche il resto del corpo le farà compagnia, sarà tutto marcio e pasto per i vermi allo stesso modo, com'è stato sempre e per tutti quanti nei secoli dei secoli.

Questa recensione fa parte dei post del Book Bloggers Blabbering Indie Café - il nuovo progetto #BBB che vi accompagnerà durante tutto il 2017.L'Indie BBB Café è, come dice il nome stesso, un caffè letterario gestito da noi Book Bloggers Blabbers, e durante l'anno cercheremo di presentarvi al meglio diverse case editrici indipendenti italiane.Ogni mese sarà dedicato a una casa editrice differente, che vi racconteremo attraverso interviste e consigli di lettura. Febbraio è dedicato a Las Vegas edizioni!


sabato 4 febbraio 2017

Gennaio - diamo il via a un 2017 pieno di libri!

Miei cari lettori e mie care lettrici,

il primo mese di questo nuovo anno si è concluso, e io ho accolto i giorni della merla con meno timore del solito. Per carità, il freddo non è certo diventato mio amico, ma con una golf gigante di lana e una tazza piena di qualcosa di caldo (tè, caffè, latte, cioccolata...) tutto si può affrontare.
Ovviamente, per chiudere il cliché, spesso in queste situazioni mi accompagna un libro. Ma questo, se bazzicate qui da un po', non dovrebbe sorprendervi.


Cosa mi ha fatto compagnia, dunque, in questi giorni di gennaio?
Ho finito solo due libri, ma ne ho in lettura altri (due, sto per cominciare il terzo).
Uno è stato un ritorno a un autore molto amato, Gianni Rodari: una delle sue raccolte di racconti, Il gioco dei quattro cantoni, nell'edizione illustrata da Altan. Una coppia che mi ricorda inevitabilmente la mia infanzia. Nemmeno questa volta mi hanno delusa, e come sempre la letteratura per l'infanzia riserva belle sorprese (ve l'ho detto anche parlando de Il viaggio di Lea).
L'altro libro invece si è rivelato, in soldoni, una sòla. Si tratta di un e-book che ho scaricato, insieme a decine di altri, quando avevo appena ricevuto in regalo il mio e-reader ed ero quindi entrata nel circolo semi-maniacale del "riempiamo il più possibile il reader", che spinge inevitabilmente a scaricare molti degli e-book che vengono offerti gratuitamente ogni giorno sugli store. Mi ritrovo quindi con moltissimi libri che a distanza di anni mi mettono più dubbi che sentimenti di anticipazione della lettura. Comunque, ho voluto dare una chance ad Ametsapolis Rising per la copertina, molto più curata rispetto alla media del self publishing, e per la trama intrigante. Purtroppo, come potete intuire dalla stellina sola e triste sotto la copertina, non è andata molto bene.
Ma ve ne parlerò meglio nel prossimo Tre libri per un post, che tornerà molto presto.

Questo mese, poi, per cominciare l'anno al massimo, ho fatto una bella scorta di libri. D'altronde, con il Salone del libro usato in città, non ho potuto fare a meno di andare in cerca di qualche chicca. E devo dire che, tra un giro con varie amiche e uno con il mio ragazzo, ho trovato alcuni libri davvero niente male! Li potete vedere tutti (più qualche intruso che ho preso per mio fratello) qui:


In più, ho chiesto un libro su Bookmooch (Il falsificatori di Antoine Bello), ho vinto - incredibilmente! - un giveaway su un blog americano (e così ho ricevuto Broken di Susan Jane Bigelow) e mi è stato regalato Effetti collaterali dei sogni di Guglielmo Brayda.
Una piccola scorpacciata, insomma; ma, soprattutto per quanto riguarda il salone, sono particolarmente soddisfatta.

Ultima cosa di cui vorrei parlarvi per salutare al meglio gennaio è il nuovo progetto di Book Bloggers Blabbering (che qui su Bibliomania avete già conosciuto, quando ho fatto qualche domanda a Simona). Con l'inizio dell'anno nuovo abbiamo dato vita a una nuova avventura: l'Indie BBB Cafè, Di cosa si tratta? Per usare le parole della nostra Diletta, "l'Indie BBB Café è, come dice il nome stesso, un caffè letterario gestito da noi Book Bloggers Blabbers, che durante l'anno cercheremo di presentarvi al meglio diverse case editrici indipendenti italiane. 
Ogni mese sarà dedicato a una casa editrice differente, che vi racconteremo attraverso interviste e consigli di lettura".
Si tratta di un modo per dare luce alle varie sfaccettature di case editrici di piccole dimensioni che, però, si stanno già distinguendo per dedizione e per il catalogo. E presto vedrete anche su questi schermi qualche contributo. Se poi voleste rimanere aggiornati sui progetti di questa bella banda di lettrici, vi consiglio di dare un'occhiata alla pagina Facebook del BBB

E per quanto riguarda gennaio è tutto. Il nuovo mese è già cominciato, e presto vi parlerò di alcune delle mie ultime letture e, se tutto va bene, tornerà una rubrica che è sempre piaciuta molto.
Voi come avete passato gennaio? C'è qualche bel libro che avete letto e volete consigliarmi? E cosa ne pensate dei miei nuovi arrivi, c'è qualcosa a cui dovrei dar precedenza?

Intanto, vi auguro un bel febbraio!

Vostra,

Cami

domenica 22 gennaio 2017

Tre gradi (#14)

Miei cari lettori e lettrici,
ormai sapete che Tre Gradi è tra i miei appuntamenti preferiti. Mi piace parlare dei libri che vorrei leggere, scoprire i collegamenti più curiosi tra loro, e soprattutto mi piace sapere cosa ne pensate. Quindi bando alle ciance, e cominciamo!

PRIMO GRADO
Il libro che ho scelto è...

La donna che collezionava farfalle di Bernie McGill 2011 - Bollati Boringhieri (The Butterfly Cabinet - 2010 - Headline Review)
Irlanda del Nord, 1892. Charlotte Ormond, quattro anni, viene trovata morta nella stanza del guardaroba della dimora di famiglia. Ha le mani legate con una calza annodata a un anello infisso nel muro. La piccola si è strangolata nel tentativo di liberarsi. A chiuderla lì dentro è stata la madre Harriet, mettendo in atto i rigidissimi principi educativi in cui crede: la situazione le è sfuggita di mano, la sua colpevolezza è evidente, ma le cose sono davvero andate nel modo che appare più ovvio? Sessanta anni dopo, Maddie, la vecchia tata di Charlotte, nel ricevere una lettera di Anna, l'ultima discendente degli Ormond, capisce che è giunto il momento di confessare un segreto che serba ormai da troppo tempo: solo lei sa cosa accadde veramente nell'ultimo giorno di vita di Charlotte. Al racconto di Maddie si alternano le pagine del diario che Harriet Ormond ha scritto in carcere dopo la condanna con cui si è concluso il processo a suo carico. Due voci potenti e straordinarie, quella arcaica, intrisa di spunti gotici, della popolana Maddie, e quella secca, tagliente, aristocratica di Harriet, una donna fiera e indipendente, algida e volitiva, incapace di scendere a compromessi. La piccola comunità del luogo è stata pronta a giudicarla, ma il suo diario rivela una realtà ben più complessa.
Perché è nella Lista dei Desideri? Le storie con un mistero che si snoda attraverso due punti di vista mi sono sempre piaciuti; se poi l'ambientazione è l'Irlanda di fine Ottocento, inizio Novecento, i miei sensori cominciano a mandarmi forti riscontri (vedasi il mio entusiasmo per Il segreto). Oltretutto si affronta - o almeno così sembrerebbe - l'educazione e il rapporto coi bambini in epoca tardo vittoriana, un argomento sempre foriero di forti spunti di riflessione (anche su quanto sono stati profondi i cambiamenti in questo campo).

SECONDO GRADO
Harriet Ormond è una donna "fiera e indipendente", "volitiva", "secca, tagliente": tutti aggettivi che, in un modo o nell'altro, ho sentito riferire anche alla protagonista del prossimo romanzo.

Olive Kitteridge di Elizabeth Strout 2009 - Fazi (Olive Kitteridge - 2008 - Random House)
In un angolo del continente nordamericano c’è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull’Oceano Atlantico c’è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È lì che vive Kitteridge, un’insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell’animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull’altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi».
Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un’altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.
Perché è nella Lista dei Desideri? In parte per il Pulitzer, in parte perché molti lettori dei cui gusti mi fido ne parlano benissimo, con motivazioni valide e citazioni che mi hanno dato buone vibrazioni. E poi perché è uno di quei libri che sembrano imprescindibili per capire alcuni dei movimenti della letteratura americana contemporanea.

TERZO GRADO
A proposito di Pulitzer: sapete chi altri lo ha vinto? Proprio il libro che segue.

La strada di Cormac McCarthy 2007 - Einaudi (The Road - 2006 - Alfred A. Knopf)
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. 
Che cosa resta quando non c'è più un dopo perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno prospettato inferni d'acqua e di fuoco e aldilà celesti, fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o repulso, rassicurato o atterrito. Nell'insuperabile creazione mccarthiana, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e senza meta, dentro una natura ridotta a involucro asciutto, fra le vestigia paurosamente riconoscibili di un mondo svuotato e inutile. Restano dunque, su questa strada, esseri umani condannati alla sopravvivenza, la loro quotidiana ordalia per soddisfare i bisogni insopprimibili e cancellare gli altri, la furia dell'umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piacere dell'essere vivi; restano i cristalli purissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intessono fra loro e con gli altri, ridotte all'estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza. E restano le parole, splendide, precise, molto più numerose ormai delle cose che servono a designare; la prodigiosa lingua di McCarthy elevata a canto funebre per «il sacro idioma, privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà». Resta dell'altro, un residuo via via più cospicuo in mezzo al niente circostante: resta un bambino che porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo semimorto con implacabile amore, uomo e bambino tradotti in ogni Uomo e ogni Bambino, con responsabilità e ruoli che inglobano e trascendono quelli dei singoli individui. E resta, perciò, uno sguardo discreto in avanti e forse in alto, oltre a quello nostalgico voltato a rimirare il regno dell'uomo così come lo conosciamo. In questa risposta di McCarthy - epica, elegiaca, mitica, profetica, straziante, universale - resta perfino l'imprevedibile: un'affettuosa quotidianità che consola e scalda il cuore.

Perché è nella Lista dei Desideri? Potrei dire tante cose, ma in realtà c'è perché leggendo la trama, guardando le varie copertine, ho una sensazione alla bocca dello stomaco che mi dice che sarà meraviglioso e straziante, qualcosa che saprà commuovermi tanto per la storia quanto per la bellezza della scrittura. E quindi mi fido e aspetto il momento adatto per buttarmici dentro.

E anche per questo appuntamento è tutto. Avete anche voi alcuni di questi libri nella lista dei desideri? Oppure, se li avete già letti, me li consigliate?

Intanto io vi auguro buone letture!


Cami

sabato 14 gennaio 2017

Il viaggio di Lea - Guia Risari

Titolo: Il viaggio di Lea
Autore: Guia Risari

Anno: 2016

Editore: Einaudi Ragazzi
ISBN: 978-88-6656330-3

Pagine: 225

Trama: Lea è una bambina di dodici anni che ha perso i genitori da poco. Il nonno non le fa mancare affetto e comprensione, ma lei ha smesso di parlare, e si chiede il senso di ciò che accade nella vita, e nella morte. Sarà l'incontro con un gatto speciale, e un viaggio alla scoperta di sé, che la porteranno verso una meta e una risposta inaspettata.




Pencil-icon.pngLibro ricevuto dall'autrice. Quello che segue è il mio onesto parere.

Per quanto non sia il mio ambito di pertinenza, al contrario di altri lettori che potete trovare in rete, cerco sempre di leggere almeno uno o due libri per bambini all'anno. In parte per motivi professionali: conoscere i maggiori autori disponibili in libreria, o al contrario, le piccole gemme che stanno lentamente facendo breccia, aiuta a rendersi conto della direzione in cui si sta muovendo un settore. Ma, vi tolgo subito ogni dubbio, li leggo in (gran) parte per piacere, perché un buon libro per bambini sa essere, spesso, un balsamo in grado di restituire - a me, ma non credo di essere l'unica - un approccio di ritrovata semplicità, spesso unito a una punta di ottimismo.
Ma per fare questo, appunto, deve essere un buon libro. Deve tenersi lontano dalle stucchevolezze inserite a forza e cercare l'avventura - non per forza fantastica; anche le imprese del quotidiano hanno valore - per presentare a me, e ai piccoli lettori, la possibilità di immergersi in un'altra vita. Deve fare tante domande, e spronarne di nuove, e se danno risposte devono essere tali per cui ci penso e ci rimugino fino a quando non sono piena di altre domande. Deve stuzzicare la fantasia e far scoppiare le immagini nella testa. E deve spingere il piccolo lettore a dire "Un'altra pagina e arrivo, una sola" (promessa ovviamente disattesa).
Non deve compiacere il genitore, perché non ne ha bisogno; d'altronde già lo sappiamo, che un buon libro è buono per tutti, senza distinzioni d'età.

E dunque, questo preambolo per cosa?, vi starete chiedendo. Per dire, in poche parole, che Il viaggio di Lea rispetta tutti i punti di questo mio piccolo, personalissimo canone.


Guia Risari fa intraprendere a Lea e Porfirio, splendido gatto rosso con gli occhi come "arance mature" (p.7), un viaggio di scoperta, di sé e di alcuni dei dubbi esistenziali che da sempre caratterizzano l'uomo, e lo rende esplicito e interno alla storia, piuttosto che nasconderlo dietro a degli eventi metaforici. D'altronde, non poteva essere altrimenti, visto che Lea è orfana, e muta per scelta dopo aver perso i propri genitori in un incidente d'auto: il viaggio è una sua decisione, presa per cercare di capire perché, a volte, la morte arriva, il dolore colpisce, la vita sorprende. Perché "delle volte, dentro di [lei], ci sono solo domande" (p. 105), e la spinta a cercare delle risposte è più forte di ogni cosa. 
Il tutto senza stucchevolezze e con la volontà di dare prospettive diverse, e pensieri su cui riflettere, attraverso gli incontri che Lea fa con un'umanità varia, un po' inquietante e un po' divertente, un po' buona e un po' cattiva: a me, per dire, sono tanto piaciuti la cartomante e lo strano gruppo di ladri, che hanno dato rispettivamente un alone misterico e parodistico al loro incontro con Lea, fornendo alla nostra giovane protagonista nuovi pezzi per la sua personalissima riflessione sul mondo. 

E i temi, profondi e d'interesse universale, sono trattati in maniera leggiadra, ma non banale o diminutiva; sottolineano un rispetto per tutti i lettori, bambini o meno, che si pongono domande sul senso di ciò che viviamo e di ciò che ci circonda.
Un rispetto e un attenzione che si ritrovano anche nelle scelte stilistiche e lessicali: attraverso un uso vario e il sapiente dosaggio di registri diversi, si presentano al lettore coetaneo di Lea parole nuove, precise e curiose, e al lettore più cresciuto un testo che non risulta in alcun modo semplicistico. Una caratteristica che mi sta molto a cuore, e che sono felice di aver ritrovato in questo libro.

Nell'affrontare questo viaggio e le conoscenze che porta, come accennavo all'inizio, Lea non è mai sola (per fortuna sua, dato che le restituirà anche la parola, e nostra), ma ha un compagno degno dei più famosi aiutanti magici: Porfirio, gatto saggio e parlante, diffidente e affettuoso, magico, ma forse in fondo non molto più degli altri gatti. Con un'entrata in scena che mi ha prima rattristata (per la storia che lo porta tra le braccia di Lea) e poi molto divertita, si presenta subito come una creatura dalle profonde conoscenze e dai poteri particolari, eppure rimane sempre, definitivamente gatto. Non è mai un umano dentro il corpo di un animale; è un felino, che si comporta come tale, e che decide di parlare con Lea perché vede in lei uno spirito affine (ma forse non allo stesso livello - d'altronde, come tutti i gatti, pensa che difficilmente qualcuno possa esserlo). Se rivedersi nei dubbi di Lea è ciò che ci fa immedesimare in lei, leggere le risposte - a volte enigmatiche, a volte ironiche, a volte chiare e dritte al punto - di Porfirio è l'altra metà di ciò che ha reso questo viaggio così interessante e divertente. 

Per me, dunque, seguire Lea in questo percorso è stato un vero piacere. Non posso che consigliare questo libro a chi vuole donare ai piccoli umani presenti nella propria vita un libro appassionante, divertente e intelligente; così come a quegli adulti che, come me, ogni tanto tornano volentieri dall'altro lato della barricata, e ne escono soddisfatti. 
E faccio i miei più cari auguri di buona fortuna all'avventura di Lea che, a ragione, è stata nominata tra i cinque libri in lizza per il Premio Strega Ragazze e Ragazzi, categoria 11+: qui, cara Guia, si tifa per te. 

Voto:

                                   8,5



Frasi e citazioni che mi hanno colpita...
  • - Calma, ragazza mia, calma. Prima di tutto, impara una regola. Se vuoi sapere qualcosa, fai una domanda alla volta. E poi, un altro consiglio: non chiedere mai cose a cui puoi rispondere da sola.
  • Non era solo una questione di stile e tantomeno di calligrafia (anche se Lea non aveva una bella scrittura). Ci voleva un'arte speciale per usare le parole giuste e mostrare le cose nella loro semplicità, anche quando erano complesse, per instaurare un dialogo, anche quando l'altra persona non poteva rispondere, per andare in contro alle sue aspettative e accarezzare la sua immaginazione, anche quando il destinatario della lettera aveva smesso di sperare.
  • - Però devi giurarmi di non stare ad ascoltare dietro la porta.
    Lea promise di non origliare le letture di Mizel.
    - Si tratta delle vite dei miei clienti. Non devi mescolarti ai loro dispiacere e alle loro speranze. Ognuno ha i suoi...
    Lea l'ascoltava attentamente.
    - Non voglio dire che sia come un raffreddore, no. Eppure è indubbio: c'è una sorta di contagio che fa sì che la gente assorba le preoccupazioni degli altri. Il guaio è che poi si perde e non sa più chi è e cosa vuole...
  • - Dove lo trovi, - gli chiese improvvisamente, - il tempo di pensare?
    - Perbacco, è il mio lavoro! - esclamò Porfirio indignato.
    - Non lo sapevo...
    -Sì, le vedi queste due orecchie? La prima è per ascoltare i pensieri degli altri. La seconda per ascoltare i miei -. Era tutto impettito.
  • - [...] Però forse quella gente ha bisogno, per un certo periodo, di sperimentare un altro modo di vivere e pensare, di avere altri paesaggi negli occhi, di accogliere altre leggi nel proprio cuore. Tutto questo è un cambiamento che può migliorarli.
    - E in che modo?
    - Mettendo in dubbio il valore assoluto delle regole e svelandone la natura arbitraria. Ogni modo di vivere si presenta come perfetto, un modello per gli altri. Cambiando vita, si mettono in dubbio anche i criteri che l'hanno ispirata. Si cerca qualcos'altro.
  • - Vedi, se un antico egizio e un contemporaneo s'incontrassero ora, il loro problema sarebbe essenzialmente l'incapacità di comprendersi. Non perché parlano lingue diverse, ma perché hanno modi diversi di riferirsi all'essenziale. Il cibo, la casa, gli affetti, la discendenza, il lavoro sono sempre gli stessi, quello che cambia è la provenienza. Per l'egizio tutto questo era un dono divino, un mistero; per il contemporaneo, invece, è un risultato, il frutto dei suoi sforzi. E così, anche se entrambi considerano queste cose essenziali, non si capiranno mai.

P.S. un'ultima menzione anche a Iacopo Bruno, le cui illustrazioni decorano l'inizio di ogni capitolo, dandogli ulteriore bellezza.


domenica 8 gennaio 2017

Dove eravamo rimasti? Ovvero, cos'ho fatto in questi mesi, e cosa spero di fare nei prossimi

Care lettrici, cari lettori,

comincia un nuovo anno e come sempre, come tutti, mi ritrovo a pensare a quel che è successo nel 2016 appena passato e a quello che potrebbe accadere nel neonato 2017. Vi ho già parlato delle letture più interessanti dell'anno scorso, quindi vorrei sfruttare questo inizio per raccontarvi un po' - visto che non ho pubblicato molti post negli ultimi mesi - di quel che sto facendo e di quel che vorrei fare nei prossimi dodici mesi.

Vi accennavo qualche tempo fa del mio stage presso il Giornale della libreria, che ora si è tramutato in una collaborazione più stabile. Scrivo articoli e notizie per il sito (e il giornale cartaceo) e devo dire che, nel corso dei mesi, ho trattato tanti argomenti, anche molto vari tra loro: da quelli più simpatici (come la macchina tedesca con cui si potevano scambiare i brutti regali di Natale con dei libri, o la giornata in cui si poteva pagare un caffè con una poesia) a quelli più seri (come le dispute sul diritto d'autore per il diario di Anna Frank o le accuse di sessismo al festival di Angouleme). Ho anche potuto fare molte interviste, che mi hanno permesso di parlare e confrontarmi con persone che con passione e impegno si dedicano al proprio lavoro (in certi casi dandomi un esempio a cui pensare per il mio futuro): curatori di festival, editori di narrativa e saggisticaartigiani, grafici, librai, e persino una sceicca emiratina. Insomma, è stato un periodo pieno.

Poi con alcuni amici conosciuti al Master ho dato vita a piedipagina, un collettivo (presto associazione) con cui organizziamo passeggiate e itinerari letterario-editoriali alla scoperta di Milano. Un impegno che mi diverte moltissimo, che mi ha avvicinata a belle persone - non ultimi i miei stessi compagni di Master - e che mi sta dando tanto. 

E dunque, il 2016 l'ho passato soprattutto scrivendo. Leggendo anche, benché meno di quanto avrei voluto. Mi è mancato l'editing però, tanto; e rimane sempre il mio obiettivo lavorativo (far parte di una redazione, infatti, è sempre il mio sogno). Infatti sono veramente felice di quello che sto facendo nell'ambito del progetto Tansilvania (ve ne ho parlato qualche mese fa, e sono poi stati annunciati i vincitori) e di cui spero di parlarvi meglio nel corso dell'anno.


Cosa posso propormi, perciò, per questo 2017 appena cominciato? Tante cose, senz'altro; e non mancano anche i buoni propositi, per la vita e per la lettura. Visto che in fondo siete qui per i libri, non vi ammorberò coi primi e passerò direttamente ai secondi.
Nei prossimi mesi vorrei riuscire a leggere almeno 55 libri; poco più di uno a settimana. Non è un obiettivo troppo difficile, soprattutto se eviterò di incantarmi davanti al telefono, com'è capitato a volte quest'anno.
Inoltre, vorrei continuare a far diminuire la pila di libri che già mi attende in casa. Non perché voglia vietarmi di prenderne di nuovi, ma perché in fondo quelli che già ho meritano attenzione; oltretutto, in molti casi mi aspettano da talmente tanto tempo che non capisco nemmeno più cosa mi abbia spinto a prenderli... Quindi urge fare un repulisti, per dare spazio a nuovi libri, sicuramente più nelle corde della persona che sono oggi. Sarei felice di finire l'anno con meno libri in attesa di quanti ne ho ora.
Poi vorrei tornare a parlare qui delle mie letture con più costanza. Scriverne mi aiutava a decifrare pensieri ed emozioni, e mi manca la chiarezza che ne traevo, anche grazie al dialogo che prendeva vita nei commenti.

Questo è tutto. Pochi obiettivi e senz'altro raggiungibili, quindi m'impegnerò al massimo perché l'anno prossimo possa orgogliosamente dire di averli rispettati tutti.

E spero che voi, come sempre negli ultimi sette anni, mi farete compagnia nel mio viaggio.

Con affetto,

vostra

Camilla