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sabato 2 ottobre 2010

L'Anno della Lepre - Arto Paasilinna

Titolo:L'Anno della Lepre (originale:Jäniksen vuosi)
Autore:Arto Paasilinna


Anno:1975


Editore:IPERBOREA
Traduzione:Ernest Boella
ISBN:978-88-7091-040-7


Pagine:199

Trama:Kaarlo Vatanen, giornalista di Helsinki insoddisfatto del suo lavoro, di sua moglie e della sua vita in generale, dopo un
incarico in campagna con un amico fotografo investe accidentalmente una lepre. Seguendola, per curarla, decide di non tornare più indietro. Inizia così un'avventura alla riscoperta non solo di sè stesso, ma anche del valore della libertà, dell'indipendenza e della natura che aveva perso.



La lettura di questo libro è stata strana; da un lato l'ho trovato estremamente godibile, dall'altro, invece, non particolarmente piacevole. Proverò a darvi una spiegazione comprensibile.

E' estremamente godibile perchè è impossibile non affezionarsi alla Lepre, perchè è leggero e scorre via veloce, perchè attua una polemica sottintesa, con toni lievi, contro la stupidità e la cattiveria immotivata dell'uomo che rifiuta di guardare oltre sè stesso e il proprio metro quadrato di spazio personale; non è particolarmente piacevole perchè appare sin troppo veloce, tanto che spesso non rimane molto di ciò che si legge, perchè la Lepre è meno presente di quanto avessi sperato e perchè alla fin fine la natura, per quanto talvolta ben descritta, non riesce ad "esplodere" e colpire con forza il lettore.

In effetti, è anche vero che il libro è molto diverso dalla vita tutta natura ed aria aperta che ci si aspetterebbe leggendo la copertina: una buona parte del tempo Vatanen, il protagonista, la passa in casette e paesini, sicuramente diversi dalla città e dal suo stress divorante, ma ben lontani dall'atmosfera selvaggia che mi aspettavo dalla tundra finlandese. Non che questa manchi - Kaarlo non si allontana mai troppo dai boschi e cerca sempre lavori che, in un certo senso, lo portino a loro vicino - però l'avventura non è improntata sulla sopravvivenza nelle selve, come mi aspettavo; il nostro protagonista, in effetti, com'è giusto che sia, preferisce un tetto sopra la testa e un bel fuocherello acceso.
Fa stupire, nella nostra epoca, che tanti siano disposti ad accogliere uno sconosciuto in casa loro, magari anche ad aiutarlo per qualche giorno; è il rovescio della medaglia (positivo, per una volta), dell'ironia sull'umanità cattiva e violenta di cui vi parlavo prima, che si manifesta in mille modi, fisici e mentali.

Co-protagonista di questo romanzo è, senza alcun dubbio, la Lepre. E' un esserino davvero tenerissimo, di cui seguiamo con piacere i comportamenti e che, onestamente, avrei voluto vedere di più. Me la immaginavo come una specie di "guida" per il protagonista, attraverso i suoi territori, e invece questo piccolo animaletto sarà semplicemente il catalizzatore della partenza: Vatanen proseguirà sempre con lei, senza volerne essere mai diviso, ma rimane lui stesso a scegliere dove andare e cosa fare.

Un altro personaggio, che compare solo sul finire ma che mi sarebbe piaciuto vedere più approfondito, è Lena: una ragazza che sembra forte e decisa, ma di cui non sappiamo molto altro, nonostante in fondo sia piuttosto importante per l'economia della storia.
Questo è uno dei difetti principali del libro: la caratterizzazione. Che le comparse siano macchiettistiche va bene, che lo siano anche i personaggi, un po' meno. Posso dire che, alla fine del libro, è difficile descrivere Vatanen con più di un paio di aggettivi, mentre avendolo seguito lungo le sue peregrinazioni dovremmo per lo meno farne un ritratto (a livello psicologico, ovviamente) più che dettagliato. So che teoricamente questo dovrebbe essere un romanzo umoristico, dove quindi la caratterizzazione passa leggermente in secondo piano; tuttavia, essendo in realtà uno specie di ibrido tra il viaggio on the road e la critica sociale, speravo di leggere qualcosa che mi facesse ricordare per davvero Vatanen. Ora come ora, non penso mi rimarrà in mente a lungo.

La storia in sè è carina, anche se ogni capitolo è una nuova "piccola avventura"; più che un romanzo effettivo, sembra una raccolta di racconti in ordine cronologico che, nonostante seguano lo stesso fil rouge, talvolta sembrano del tutto slegati tra loro.
La parte che mi è piaciuta di più è sicuramente il finale: si è sentita una vera tensione narrativa, la scena era ben costruita e l'ultimo capitolo è davvero carino: un inno alla forza della libertà, che mi ha strappato un sorriso sincero con la sua simpatia grezza.

Una piccola curiosità per voi: non è difficile notare che la buona introduzione di Fabrizio Carbone, che ci spiega alcuni riferimenti altrimenti incomprensibili per noi non-Finlandesi, è stata redatta negli anni '90; infatti, vi è scritto che gli italiani danno poca attenzione agli scrittori scandinavi... vorrei proprio sapere cosa ne pensa il signor Carbone, ora, visto che dopo Stieg Larsson gli scrittori del Nord continuano ad essere i più gettonati! Sicuramente ne sarà felice, immagino.

Insomma, per tirar le fila del discorso: un libro carino, con cui passare due giorni rilassanti, ma nel complesso non particolarmente memorabile.

Voto:


6

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...
  • Una vita così la potrebbe condurre chiunque, a condizione di saper prima rinunciare alla vita precedente.
  • Ma com'era possibile che esistesse gente di quella risma? Che gusto ci si prova ad essere così feroci, perchè l'uomo si degrada in modo così crudele?

Buone letture!

Cami