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martedì 3 settembre 2013

Alentejo blu–Monica Ali

Titolo:Alentejo blu (originale: Alentejo blue)
Autore:Monica Ali

Anno:2006

Editore:Marco Tropea Editore
Traduzione:Lucia Fochi
ISBN:88-438-0592-4

Pagine:255

Trama:
Mamarrosa è una piccola cittadina dell’Alentejo, una regione del Portogallo. Qui vivono diverse famiglie, diverse persone, ognuno con i suoi problemi, i suoi amori, i suoi sogni; ognuno con un rapporto diverso con Mamarrosa, che è assieme paese natio e luogo da cui scappare.

Se dovessi rendere graficamente i contenuti di questo libro, sia per quanto riguarda quella che considero la qualità oggettiva, sia secondo il mio personale gradimento, credo che sul piano cartesiano ci sarebbe una bella curva discendente. Si parte da un inizio veramente accattivante e ben scritto per arrivare a un finale in cui la scrittura sembra non essere più così brillante e la storia ha perso gran parte del suo mordente: un peggioramento lento e costante, non ascrivibile a un determinato capitolo ma chiaramente percepibile dal lettore.

In tutta onestà, credo che parte di questa sensazione sia data anche dalla realizzazione, col passare delle pagine, che quello che si sta leggendo non è un vero e proprio romanzo; lo definirei, piuttosto, una collazione di diversi capitoli di media lunghezza dedicati a vicende che accadono nello stesso luogo (Mamarrosa, una cittadina lusitana). I protagonisti cambiano ad ogni capitolo e le loro storie sono legate solo da fili sottili, tanto da dare un senso di frammentarietà al libro: non so se fosse nelle intenzioni dell’autrice la creazione di una narrazione di questo tipo – a questo punto c’è da sperarlo, altrimenti non si spiegherebbe una scelta del genere. Tuttavia, se così stanno le cose, mi chiedo perché non si sia diretta subito verso la forma del racconto, che a parer mio avrebbe permesso di focalizzarsi meglio sui personaggi di ciascun segmento, senza lasciare nel lettore la sensazione di averli abbandonati indietro.
I capitoli hanno anche delle conclusioni tali, nella maggior parte dei casi, da essere perfettamente plausibili come “forme chiuse”; è la nozione di trovarsi di fronte a un romanzo che crea in chi legge l’aspettativa di ritrovare i personaggi presentati, e l’aspettativa disattesa, in questo caso particolare, è risultata piuttosto fastidiosa.
Alla fine si ha una sorta di ricongiungimento, tuttavia mi è parso un espediente poco riuscito, che non ha dato compattezza al materiale narrativo precedente.

Un vero peccato perché i primi capitoli e i loro protagonisti (Joao, Rui e Vasco), come ho accennato più su, mi sono sembrati più interessanti e meglio sviluppati dei personaggi che popolano le ultime parti, e mi chiedo cosa abbia portato l’autrice a perdersi per strada.  E’ come se si fosse lasciata distrarre dai troppi punti di vista che era andata a creare - benché la narrazione mantenga sempre un narratore in terza persona e, quindi, un certo distacco dai personaggi (salvo un capitolo in prima persona, che si sarebbe potuto evitare, dato che non porta a un gran cambiamento stilistico o a una visuale poi tanto diversa).

Lo stile, come ho detto, sembra soffrire dello stesso problema: parte con un buon passo e poi non riesce a reggere il ritmo. In generale, tuttavia, non mi è dispiaciuto; mi ha irritata il fatto che si sia fatto sempre meno interessante nel corso delle pagine, ma anche nel momento meno vivace si è mantenuto tutto sommato ad un livello di piacevolezza che ha reso questa lettura meno pesante di quanto, forse, ho lasciato trasparire dalle mie parole precedenti. Senza contare che, negli ormai famosi primi capitoli, mi ha davvero catturata.
Penso avrei potuto apprezzarlo ancora di più se si fosse dedicata ancora più attenzione all’ambientazione: il Portogallo è una terra particolare, che ho visto di sfuggita e che mi sarebbe piaciuto ritrovare in maniera più intensa tra le pagine.

Non so se leggerò mai qualche altro libro di Monica Ali; dai commenti che ho raccolto in giro, questo è quasi all’unanimità uno dei suoi lavori più deboli. Visto che uno dei suoi libri (Sette mari tredici fiumi, pubblicato sempre da Tropea) era nella shortlist del Man Booker Prize, potrei provare a leggerne le prime pagine; lo devo ai primi capitoli che tanto mi sono piaciuti e che spero di vedere replicati, in forma più estata.


Voto: 
 
           6

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • João sentiva Rui respirare. Sentiva il cuore di Rui che batteva, o forse era il suo stesso cuore che esplodeva nel torace. […] Il suo desiderio era talmente forte da sembrare odio.
  • Il profumo dell’eucalipto consacrava la giornata mentre il calore saliva dal terreno. Da qualche parte un cane cominciò a guaire. Gli alberi di sughero erano riservati. […]
    Abbassò lo sguardo sugli escrementi di una qualche vecchia capra e pensò ai manifesti sparsi per il villaggio. Dicevano PCP a grandi lettere rosse. Una falce e un martello stavano fieri nell’angolo in alto. VALEU A PENA LUTAR!
    E’ valsa la pena lottare! Cinquant’anni prima gli uomini morivano per il diritto di dirlo. Anche quelli che restavano vivi morivano un po’.
  • Un cuculo gridò, tacque e ricominciò. Un uccello, pensò João, non deve pensare a cosa farà dopo. Quella riflessione lo colpì con una forza incredibile, come se non gli fosse mai passata per la mente. Un uccello sa sempre come si sente. Se ha fame va in cerca di cibo. Se ha paura, vola via. Se ha bisogno di un compagno, lo trova. O ha fame o non ha fame. O ha paura o non ha paura. Sa quando tacere, e sa quando cantare.
  • Per ogni tesi ne esiste una opposta. Se non fosse così il mondo sarebbe un luogo felice. […] Alcune persone hanno il dono di avere una visione parziale. Sono quelli che raggiungono la grandezza. Noialtri – Vasco gira la testa e si vede riflesso nella vetrina, fluttuante con la candela di un mare nero – noialtri dobbiamo cercare di cavarcela.
  • Il suo corpo non cessa mai di stupirlo. Dovrebbe averne il controllo, ma è un concetto assurdo. In tutto quel ribollire e stridere e gonfiarsi e colare lui non ha voce in capitolo.
  • Vasco ascolta il motore che si allontana. Il rumore si fa sempre più debole ma non scompare. Viene dal petto. Non scomparirà finché lui non prenderà l’inalatore o finché smetterà di respirare del tutto.
  • A volte penso di non esistere veramente. Mi affondo le unghie nella pelle per vedere se ci sono davvero, lo sto facendo adesso, ed è bello quando esce il sangue perché prova qualcosa e non si può solo credere e basta, bisogna avere le prove.
  • «Una vita non è mai semplice» disse Marco. «E una storia non è mai vera.»


P.S. Questo Settembre non sarà un mese come gli altri: Bibliomania compirà quattro anni! Incredibile, vero?
Tra pochi giorni cominceremo a festeggiare il compleblog con dei post che, spero, sapranno divertirvi e incuriosirvi – tutti a tema compleanno, ovviamente, altrimenti che festeggiamenti sarebbero?

sabato 7 novembre 2009

Il Cavaliere d'Inverno - Paullina Simons

Titolo:Il Cavaliere d'Inverno (originale: The Bronze Horseman)
Autore:
Paullina Simons
 

Anno:2000

Editore:Sonzogno Editore
Traduzione:Lucia Fochi & Francesca Del Moro

ISBN:978-88-454-2302-4

Pagine:
697

Trama:
Tatiana e Alexander si conoscono sullo sfondo della Russia appena entrata nel secondo conflitto mondiale: si tratta di un colpo di fulmine, un amore a prima vista, che però si rivelerà fin da subito destinato ad essere ostacolato da tutto e tutti. Nel frattempo la guerra continua, sempre più presente e tiranna: i due protagonisti dovranno affrontarla, senza nessun altro aiuto se non loro stessi e il loro sentimento.
Questo libro mi è stato consigliato, per qualcosa come quattro anni di seguito, da una delle mie migliore amiche, che lo elogiava ed esaltava dichiarandolo il proprio libro preferito in assoluto. Io e lei non abbiamo gusti similissimi, ma spesso sulle letture ci azzecca e quindi mi ero creata moltissime aspettative su questo libro.
Queste sono state sia realizzate nel migliore dei modi, sia deluse ampiamente. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, mi permetto di segnalare che il titolo avrebbe reso molto di più nella versione origianale, che in italiano si può tradurre con Il Cavaliere di Bronzo. Questo perchè la figura della statua del cavaliere è tratta da un poema di Puškin omonimo, che Alexander Belov, il protagonista maschile, regalerà a Tatiana Metanova, la controparte femminile. Tra parentesi, mi ha incuriosito talmente su questo poema, citandone stralci qua e là, che non vedo l'ora di procurarmelo e leggermelo: sembra un'opera che potrebbe piacermi moltissimo. E, sempre a proposito di citazioni, citandone solo un paio di versi mi ha incuriosita riguardo a Robert Frost, che è finito nella mia WishList insieme al Cavaliere :)

Ma passiamo proprio ai protagonisti: Tatiana e Alexander. Per quanto riguarda lei, ho un'opinione altalentante, che oscilla senza alcun ritegno tra disprezzo e rispetto: nelle prime pagine, con questo suo essere una ragazzina senza alcuna cognizione del mondo attorno, delle vere necessità, con quel suo essere così irritante e senza buon senso, volevo già ucciderla. Poi, quando finalmente la realtà la colpisce come un pugno nello stomaco, rinsavisce, e diventa un personaggio forte, deciso, che attraverso le privazioni cerca comunque di dare quel che può agli altri: la comprensione della guerra e degli stenti la riabilitano. Qui, non so proprio perchè, l'autrice tenta di nuovo di ucciderla (metaforicamente parlando) e la fa parlare come una donna da soap opera, con mille sospiri e invocazioni, e "Oh, Alexander!" di qua e di là; ma il lettore ormai sa che Tatiana può essere qualcosa di meglio, e viene accontentato sul finire.
Alexander, invece, è un personaggio più che apprezzabile per la maggior parte del libro; sebbene io non apprezzi alcuni suoi atteggiamenti fin troppo protettivi, talvolta anche eccessivamente violenti, non posso fare a meno di pensare che è lui che si prende sulle spalle le decisioni e i problemi più gravi.
Considero molto importante però, per entrambi, che non siano perfetti: il rischio principale in un romanzo in cui la storia d'amore è preponderante è quello di rendere i personaggi talmente belli e fantastici da risultare noiosi e irreali. Invece, Tatiana e Alexander sono quasi perfetti l'uno agli occhi dell'altra (e viceversa), ma attraverso la narrazione ci vengono mostrati anche i loro difetti: la storia quindi non scade, almeno su questo punto.
Per quanto riguarda i personaggi minori, moltissimi sono odiosi: Dimitri, la maggior parte della famiglia di Tatiana, sono persone che non vorrei mai incontrare! Per fortuna sono solo esseri fittizzi... anche se mi fa rabbrividire il pensiero che esistono persone così nella realtà di tutti i giorni.

Per quanto riguarda invece i contenuti, ho amato la descrizione dell'assedio di Leningrado: la fame straziante, il freddo così intenso da gelare i pensieri e i movimenti, la disperazione di un intera città sono resi benissimo, tanto da coinvolgere il lettore e portarlo sul piano della comprensione di quegli istinti primordiali che sono il bisogno di cibo, di calore, di umanità. La Simons ci dà un insieme di sensazioni, episodi ed emozioni tali da rimanerne decisamente colpiti.
Questa parte, e la fine (che, se non avessi saputo dell'esistenza di un seguito, sarebbe stata talmente triste da farmi piangere), sono quelle che mi sono piaciute di più: toccanti, profonde e soprattutto scritte in modo non banale; un'eccellente prova di scrittura.
Invece ho trovato pesanti, anzi pesantissime, le pagine in cui il romanzo sembra quasi tramutarsi in un Harmony. Non dico niente per evitare anticipazioni; sappiate solo che è un concentrato di zucchero caramellato, frasi ad effetto messe lì senza un perchè, esperienze private che avrei preferito rimanessero tali e cose del genere. Insomma, questa è la parte solluccherosa che mi infastidisce nei romanzi rosa, e che speravo, dato l'inizio così promettente, di evitare.

Piccolo particolare che mi è piaciuto molto: i vezzeggiativi russi. Ne esistono un'infinita per ogni nome e mi sono sembrati davvero belli, ognuno speciale e diverso a modo suo. Come se ci fosse un vezzeggiativo per ogni tipo di relazione e affetto.

Tirando le somme, un libro che nonostante la mole si fa apprezzare, scorrevolissimo e piacevole; nonostante i difetti citati, merita di essere letto :)

Voto:
8,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...
  • "Mio Dio, se esisti da qualche parte, per favore insegnami a nascondere quello che non ho mai imparato a mostrare".
  • Ed è triste andare avanti per settimane, pensando che vada tutto bene, mentre costruiamo la nostra vita su fondamenta già distrutte.
  • Be', lei era adulta. Gli adulti fingono meglio.
  • "Da quanto tempo siamo qui?" "Non lo so. Minuti?" "Dov'è il tuo orologio esatto?" "Non l'ho portato. Volevo che il tempo si fermasse."
  • La tua presenza in me è più forte di una bomba, di una scarica di pallottole. Tu hai messo il tuo cuore al posto del mio.
  • Vivo costantemente con la paura che le parole siano tutto quello che mi rimarrà di te.

Ciao ciao :)

Cami