Visualizzazione post con etichetta García Márquez. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta García Márquez. Mostra tutti i post

lunedì 5 agosto 2013

Top Ten Letterarie (#8)

Buongiorno a tutti!

Eccoci tornati con una nuova puntata di Top Ten Letterarie: il tema di questa decina mi è venuto in mente pensando a quando da bambina, una volta letto un libro che mi era piaciuto molto, procedevo all’acquisto metodico (mediato dai miei genitori, ovviamente) di tutte le altre fatiche dello stesso autore/della stessa autrice. E’ un’abitudine che ho perso, nel corso degli anni, perché più si ampliava il mio raggio d’azione, più scoprivo autori meritevoli – fissarmi su uno solo mi sembrava quasi uno sgarbo nei confronti dei tanti scrittori che ancora non avevo scoperto.
Ancora adesso difficilmente mi fisso su singoli autori, ed è quasi impossibile che legga più libri di uno stesso autore uno di seguito all’altro; tuttavia, ho riscoperto una sorta di fedeltà nei confronti di coloro che hanno saputo conquistarmi con le loro parole, e di cui ho deciso, quindi, di procurarmi la bibliografia completa.
Sono proprio loro l’argomento di questa Top Ten: in realtà sarebbero più di dieci, ma sono convinta che anche solo questi mi terranno impegnata per parecchi anni a venire…
Ho deciso di segnare anche il numero di libri che ho letto e il numero di libri che devo ancora leggere – il numero di questi ultimi l’ho calcolato rifacendomi alla bibliografia dei siti ufficiali e alle pagine Wikipedia. In molti casi sarebbe più corretto parlare di “opere” che mi rimangono da leggere, perché molte non sono pubblicate singolarmente (ad esempio le opere teatrali), ma controllare tutte le pubblicazioni italiane di questi dieci autori decisamente prolifici avrebbe portato via davvero troppo tempo. Diciamo che controllerò il tutto mentre mi procurerò i loro scritti!

imgxpost-topten

1. Neil Gaiman

Per la mia felicità, Neil Gaiman è un autore decisamente prolifico – anche escludendo tutte le sue opere che non sono né romanzi, né racconti, se leggessi tutti i suoi libri di fila sarei a posto per qualche mese (e sarebbero tutte ottime letture, ne sono sicura). Mi piacerebbe molto provare anche i suoi audiolibri: ho visto un video in cui leggeva ed è un ottimo narratore.
Oltretutto, Gaiman è anche una bella persona – basta seguire il suo blog, oppure i suoi profili su Twitter e Tumblr, per rendersene conto. Adoro quando a dei bei libri si associa una persona da ammirare!
Libri letti: 5
Libri da leggere: 20 (di cui due già in mio possesso)

2. Gabriel García Márquez

Gabo, oh Gabo. Mi fa quasi male parlare di lui, pensare alla sua malattia. La passione per la sua scrittura non è nata subito – a dire il vero, il primo incontro mi ha quasi fatta desistere dal leggerlo nuovamente. Per fortuna ho dato ascolta a quell’istinto che mi diceva di riprovarci: ora non posso fare altro che amare la sua scrittura.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 17 (di cui due già in mio possesso)

3. Joseph Roth

joseph-roth

Roth ha avuto bisogno di un solo libro per convincermi a leggere la sua opera omnia, ovvero La cripta dei Cappuccini. Credo la si possa definire una delle opere più rappresentative della cultura mitteleuropea e sono convinta di poter trovare anche nel resto della sua bibliografia la stessa forza espressiva, la stessa malinconia per un tempo ormai perduto. Anche se già so che mi mancherà Trotta (il narratore ne La cripta dei Cappuccini) e che proverò a cercarlo tra le pagine…
Libri letti: 1
Libri da leggere: 19

4. Ian McEwan

In realtà, quando si parla dei suoi libri, provo sempre un po’ di timore. Dopo la lettura di Espiazione mi sono sentita come se avessi uno spazio vuoto nel petto, un dolore che ancora non so descrivere. Ma in fondo è una sofferenza che sono disposta a sopportare, se a raccontarmi la storia è questo autore con il suo stile sopraffino.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 15 (di cui tre già in mio possesso)

5. Victor Hugo

Credevate l’avessi lasciato fuori, dite la verità! Scherzi a parte, escludere Hugo da questa lista era fuori questione: è uno dei miei autori preferiti e non posso che essere felice della sua prolificità. Oltretutto si è cimentato in tipi di narrazione molto diversi tra loro – romanzi, poesie, testi teatrali… – e non vedo l’ora di scoprire come ha affrontato queste forme letterarie.
Libri letti: 4
Libri da leggere: 67 (di cui uno già in mio possesso)

6. Joyce Carol Oates

Credo che, al momento, la Oates sia la scrittrice più prolifica del panorama letterario – oltre a essere una delle più attive e interessanti su Twitter. Tra novelle, racconti, poesie e teatro, avrò di che leggere per un bel po’ – e per fortuna, aggiungerei: La figlia dello straniero mi ha conquistata (come vi ho già detto).
Libri letti: 2
Libri da leggere: 120

7. A. Lee Martinez

Probabilmente vi starete chiedendo chi diamine è quest’uomo. Ebbene, è uno scrittore che si dedica al genere fantastico con una vena ironico-sarcastica davvero spassosa, a tal punto che non ho potuto leggere di sera il suo In trappola al Gil’s Diner perché ridevo troppo forte. Ha delle trovate geniali che gli permettono di giocare coi cliché dell’horror e del fantasy  e riesce a delineare personaggi poco eroici a cui affezionarsi in un nonnulla. Motivi più che sufficienti per spingermi a leggere la sua opera omnia!
Libri letti: 1
Libri da leggere: 9

8. Georges Simenon

Quest’uomo è unico. L’incredibile numero di libri da leggere che vedete qua sotto è calcolato escludendo tutti libri che ha scritto sotto pseudonimo – che porterebbero quasi a raddoppiare la cifra. Eppure, da quel che ho letto e da quel che so, per la maggior parte sono titolo di grande e costante qualità. Insomma, non penso li leggerò mai tutti, ma l’idea  che avrò sempre un Simenon da leggere mi rassicura.
Libri letti: 3
Libri da leggere: 261 (di cui nove già in mio possesso)

9. Herman Hesse

hermann_hesse

Hesse l’ho conosciuto al ginnasio e devo dire che, all’inizio, non lo apprezzavo moltissimo. Sarà perché cominciai leggendo Siddharta, che non mi convinse appieno; poi, però, sono arrivati Narciso e Boccadoro, Sotto la ruota e, soprattutto, Demian. Non so se siano letture che si riescono a comprendere del tutto a 15-16 anni, ma io non posso che ringraziare il prof. che ci diede il compito di leggerli. Ora capisco perché ha vinto il Nobel e non vedo l’ora di leggere i suoi capolavori e di scoprire le sue poesie, che m’incuriosiscono molto.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 35 (di cui tre già in mio possesso)

10. Ernest Hemingway

ernest-hemingway

Lo ammetto: vorrei completare la bibliografia di Hemingway non solo per il suo evidente valore letterario, ma anche per cercare di comprendere un po’ questo personaggio così tormentato e geniale. Credo che Woody Allen, nel suo Midnight in Paris, sia riuscito a cogliere alcune delle sue molte sfumature – molte delle sue battute mi hanno immediatamente riportato alla mente le sensazioni che mi avevano accompagnata durante la lettura di Addio alle armi. Anche per questo credo che leggerò presto Festa mobile: anche se incompleta, rimane pur sempre la sua autobiografia.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 17 (di cui uno già in mio possesso)


La nostra Top Ten finisce qui: fatemi sapere se anche voi avete degli autori di cui volete completare la bibliografia e cosa pensate di quelli che ho scelto!

Vostra,

Cami

mercoledì 6 marzo 2013

Vite e Morti d'Autore (#5)

Ciao a tutti!

Oggi, per la rubrica che ci fa viaggiare attraverso le vite degli autori, incontriamo due personaggi famosissimi: Gabriel Garcìa Márquez e Louisa May Alcott.

Nacque oggi… Gabriel Garcìa Márquez (6 Marzo 1927 – vivente)

image

Gabriel Garcìa Márquez è nato ad Aracataca, in Colombia, dal padre Gabriel Eligio e Luisa Santiaga. Vive dai due ai nove anni coi nonni materni, poiché i genitori si erano trasferiti a Sucre, dove il padre possedeva e gestiva una farmacia; alla morte del nonno, Gabo (nomignolo con cui lo scrittore è chiamato, affettuosamente, in tutto il mondo) si ricongiunge a loro.
Lo scrittore ha ammesso di essere stato profondamente influenzato dalle idee liberali del nonno e dalle capacità narrative della nonna.

Nel 1947, dopo essersi diplomato in collegio, si trasferisca a Bogotá; qui studia giurisprudenza e scienze politiche, presso l’Universidad Nacional de Colombia. Si rende presto conto, però, di non provare un vero interesse verso queste materie: abbandona gli studi e, complici i moti del 1948, si trasferisce a Cartagena, dove lavora per El Universal, prima come redattore e poi come reporter.
Alla fine del 1949 si sposta di nuovo, andando a vivere a Baranquilla e lavorando come giornalista per El Heraldo; qui scrive una rubrica firmandosi con lo pseudonimo “Septimus”. In questi anni legge alcune opere che influenzeranno profondamente il suo stile, tra le quali spiccano quelle di Virginia Woolf e quelle di William Faulkner.

Nel 1954 torna a Bogotá, dove lavora per El Espectador come critico cinematografico e come reporter; a causa di una serie di articoli molto controversi sul naufragio di una nave della marina viene mandato, come corrispondente estero, in Europa.
Qui potrà portare avanti anche il suo interesse per il cinema, passando per Roma, dove studierà al Centro Sperimentale di Cinematografia, e per Parigi.
In patria, però, l’aspetta Mercedes Barcha, sua fidanzata: è per questo che nel 1958, dopo un viaggio a Londra, Gabo torna a Baranquilla, dove la coppia convola a nozze.

L’anno seguente nasce il primo figlio, Rodrigo; nel 1961, quando la famiglia si trasferisce a Città del Messico, nasce il secondo figlio, Gonzalo.

Scrive alcuni romanzi e molti racconti; ma è solo nel 1967, benché ci stia pensando da quando ha 18 anni, che Garcìa Márquez comincia a scrivere il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine. L’ispirazione arriva, improvvisa, mentre sta portando la sua famiglia ad Acapulco: immediatamente, inverte la rotta e si dirige verso casa, per cominciare a scrivere.
Vende la macchina, per permettere alla famiglia di mantenersi mentre lui continua a scrivere; ma la gestazione del romanzo si fa più lunga del previsto e, pur scrivendo ogni giorno, ci vogliono ben 18 mesi prima che Gabo possa considerarlo concluso. In questo lasso di tempo, la moglie dovette affidarsi al credito dei commercianti per il cibo e alla benevolenza del padrone di casa per l’affitto.
Fortunatamente sono difficoltà ben ripagate, dato che il libro, pubblicato nel 1968, fu un enorme successo sia commerciale, che di critica – tant’è che portò l’autore all’attenzione del comitato del premio Nobel della Letteratura, che vinse nel 1982.

Nel frattempo, Gabo si stabilisce a Barcellona, portandosi dietro tutta la famiglia; vivranno in Catalogna per sette anni.
Pur avendo residenza in Europa, la sua notorietà lo porta a essere un interlocutore importante in molte negoziazioni tra il governo colombiano e i movimenti di guerriglia; inoltre, conosce e stringe amicizia con Fidel Castro, con cui afferma di parlare soprattutto di letteratura.
Questi rapporti, ovviamente, lo misero in difficoltà con gli Stati Uniti, che per molti anni gli negarono ogni tipo di visto.

Sempre in questi anni comincia a scrivere L’Autunno del Patriarca, ispirato dalla caduta del dittatore venezuelano Jiménez. Dopo averlo pubblicato in Spagna, l’autore torna a Città del Messico con la sua famiglia, minacciando di non pubblicare più nulla fino a che non cadrà la dittatura di Pinochet in Cile. Si concesse una sola eccezione nel 1981, con Cronaca di una morte annunciata, perché l’aveva scritto contro le ingiustizie e le repressioni.

Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro al sistema linfatico: proprio per questo motivo comincia a scrivere le proprie memorie. Inizialmente pensa di comporle in tre volumi, ma solo il primo viene effettivamente pubblicato, nel 2000, con il titolo Vivere per raccontarla.  Nel frattempo, continua a scrivere narrativa (Memorie delle mie puttane tristi esce nel 2004). Fortunatamente, la chemioterapia porta alla regressione del cancro e nel 2005 l’autore può considerarsi guarito.

Purtroppo, però, un’altra malattia si è fatta strada nella vita di Gabo. E’ notizia ormai praticamente certa che Garcìa Márquez soffra della sindrome di Alzheimer, dal 2011. Il mondo ha perso, spiritualmente, uno dei suoi più grandi autori.

pointr  Il libro consigliato… Dell’amore e di altri demoni (Del Amor y Otros Demonios)

Che io sia una grande fan di questo autore non è un segreto: anche quando non sono riuscita ad apprezzare del tutto le sue scelte stilistiche, non ho potuto fare a meno di ammirarlo per la sua bravura nel destreggiarsi tra le parole.
A chi ancora non ha incontrato questo meraviglioso autore e le sue storie piene di passione, consiglio la sua opera che mi è piaciuta di più: Dell’amore e di altri demoni. Credo contenga tutti i temi portanti presenti nella produzione di Gabo ed è scritto magnificamente. Una grande e intensa lettura.


Morì oggi… Louisa May Alcott (29 Novembre 1832 – 6 Marzo 1888)

Louisa_May_Alcott_headshot

Louisa May Alcott nasce a Germantown (che ora è un quartiere di Philadelphia); seconda di quattro figlie, i suoi genitori sono il filosofo trascendentalista Amos Bronson Alcott e Abby May Alcott, attiva nel sociale.

Quando ha sei anni, la famiglia si trasferisce a Boston, dove il padre fonda una scuola legata alla sua corrente filosofica ed entra a far parte del Transcendental Club, di cui erano soci anche Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau – saranno proprio questi amici di famiglia, insieme a intellettuali del calibro di Nathaniel Hawthorne, a curare l’educazione della giovane Louisa May, sotto l’egida di suo padre.
Negli anni ‘40 si trasferiranno più volte. Tra il ‘40 e il ‘43 vivono in un cottage a Sudbury River, nei pressi di Concord (Massachusetts), periodo ricordato con molto affetto dalla Alcott; poi, tra il ‘43 e il ‘44, si uniscono a una comunità di altre sei famiglie di Fruitsland. Fallito questo progetto utopico, gli Alcott fanno ritorno a Concord.

La famiglia, tuttavia, si trova in ristrettezze economiche: per questo, la Alcott deve darsi da fare e lavorare, così come la sorella maggiore, per aiutare i genitori a sbarcare il lunario. Tuttavia, non abbandona la scrittura, che diventa un modo per poter esprimere le sue emozioni: nel 1849 esce il suo primo libro, Flower Fables, una raccolta di favole scritta in origine per la figlia di R. W. Emerson.
Nel frattempo, l’autrice comincia a sviluppare le convinzioni sociali ed etiche che l’accompagneranno per tutta la vita: era abolizionista (la sua famiglia nascose anche uno schiavo fuggitivo) e femminista (fu la prima donna a votare, a Concord, in un consiglio d’istituto).

Gli anni ‘50 sono un periodo molto buio per la Alcott. Rimasta senza lavoro, piena d’angoscia per il futuro, subì un doppio abbandono: quello della sorella più giovane, Lizzie, che morì, e quello della sorella maggiore, Anna, che si sposò. Furono senz’altro duri colpi per l’autrice, che arrivò a pensare al suicidio.

Fortunatamente, la sorte comincia a girare a suo favore. Nel 1860 comincia a lavorare per l’Atlantic Monthly; poi, dopo aver lavorato come infermiera durante la Guerra Civile americana, le sue lettere vengono pubblicate prima su un giornale e poi in un volume a sé stante – e grazie a queste riceve le prime critiche positive, che elogiano il suo spirito d’osservazione e il suo humour ben calibrato. Stessa accoglienza avrà il suo romanzo Moods (pubblicato in Italia come Mutevoli umori), sempre basato sulle sue esperienze.
Decide poi di affidarsi a uno pseudonimo, A. M. Barnard, per pubblicare storie aventi come protagoniste donne fiere e appassionate, spesso alla ricerca della giusta vendetta contro chi le ha umiliate e sfruttate. Tuttavia, quando le sue storie indirizzate a un pubblico più giovane otterranno successo, l’autrice abbandonerà quasi del tutto la produzione letteraria indirizzata prettamente agli adulti.

Nel 1868, infatti, esce il primo libro della serie Piccole Donne, noto all’epoca come Meg, Jo, Beth and Amy, a cura dei Roberts Brothers; il secondo volume, Piccole donne crescono (Good wives), viene pubblicato l’anno seguente, proprio grazie al successo commerciale del primo episodio.
Seguiranno Piccoli uomini (Little men) e I ragazzi di Jo (Jo’s boys), rispettivamente nel 1871 e nel 1886, che completarono la saga della famiglia March.
Molti dettagli, in questi quattro libri, sono autobiografici: dal personaggio di Jo (che l’autrice modellò su sé stessa), alla reazione alla morte di un membro della famiglia, al rapporto di affettuosa rivalità tra quest’ultima e la sorella più piccola. Anche alcuni personaggi maschili nascono da esperienze vissute dalla Alcott; benché non si sia mai sposata, si dà per certo il suo coinvolgimento in almeno una relazione romantica, che significò moltissimo per lei.
Inoltre, è importante notare come, nel corso dei libri, vengano portate alla luce alcune questioni fondamentali riguardanti i diritti e le condizioni delle donne, in modo schietto ma tranquillo e pacato.

I successivi libri della sua produzione letteraria, che continuò sino alla sua morte, seguono sostanzialmente la linea tracciata da Piccole donne: ne sono un chiaro esempio romanzi come Una ragazza fuori moda (1870) o Gli otto cugini (1871).

La Alcott morì il 6 Marzo 1888, dopo un colpo apoplettico. Per molti anni si è pensato fosse dovuto a un avvelenamento da piombo (a causa di una cura molto forte che l’autrice aveva subito durante la guerra, per guarire dalla febbre tifoidea); oggi, invece, gli esperti propendono più verso l’ipotesi di una malattia autoimmune. L’autrice riposa nello Sleepy Hollow Cemetery di Concord, al fianco di Thoreau, Emerson e Hawthorne.

pointr  Il libro consigliato… Piccole donne (Little Women)  

Uno dei classici per l’infanzia più noti, in particolar modo tra le piccole lettrici: una storia comune, che racconta una quotidianità che ormai non c’è più, ma che non smette di affascinare. E’ impossibile non affezionarsi alle sorelle March e non sperare il meglio per tutte loro.
Mi piacerebbe sapere quanto maschi hanno letto questo libro; credo che potrebbe essere apprezzato, anche se forse in misura lievemente minore, anche da loro. In fondo, una buona storia è una buona storia, indipendentemente dal sesso dei protagonisti.

 

fonte per le biografie: Wikipedia

 


Per quest’oggi è tutto, miei cari lettori e mie care lettrici!

Come sempre, vi auguro buone letture.

Vostra,

Cami

sabato 22 dicembre 2012

Top Ten Letterarie (#3)

Buondì miei cari lettori!

Spero che l’atmosfera natalizia abbia già cominciato ad invadere tutte le vostre case; da me è tutto pronto per accogliere, nei prossimi giorni, frotte di parenti affamati. Ovviamente anche l’albero è pronto, tutto addobbato, e comincia a ospitare qualche pacchetto regalo… cosa che mi ha dato l’idea per questa terza Top Ten, scontata ma inevitabile sotto le feste: i dieci libri che mi piacerebbe trovare sotto l’albero!

imgxpost-topten

1. I miti greci di Apollodoro

I miti greci - Apollodoro

I libri della Fondazione Lorenzo Valla, in collaborazione con Mondadori, sono uno dei miei desideri proibiti. Sono edizioni curate in maniera egregia di testi classici (greci e latini) che cercano di lusingarmi e di chiamarmi come sirene… Giuro, li vorrei tutti. Sono una miniera di sapere, di passato, di cultura! Sarebbe fantastico se qualche parente molto affezionato mi portasse uno di questi libri – preferibilmente questo di Apollodoro, che è quello che desidero più di tutti!

2. L’orda del vento di Alain Damasio

L'orda del vento - A. Damasio

La trama di questo libro è fantastica e vorrei leggerlo da una vita, nella speranza che sia fantastico come sembrano suggerire le premesse. Problema: in libreria si trova decisamente poco – senza contare che ormai l’unica edizione che c’è  è quella TEA, priva dell’efficacissimo segnalibro fornito con la prima edizione Nord, dove erano segnati i nomi e i simboli di tutti i narratori che si susseguono durante il libro – e fidatevi, sono moltissimi, per cui c’è davvero bisogno di questo piccolo elenco.

3. Lo Hobbit (illustrato da Alan Lee) di J. R. R. Tolkien

Lo hobbit (illustrato da Alan Lee) - J. R. R. Tolkien

Le opere di Tolkien sono già di per sé eccezionali; quando sono affiancate dalle illustrazioni di Alan Lee, poi, diventano se possibile ancora meglio! Trovo che questo illustratore sia riuscito a cogliere l’anima della Terra di Mezzo e a renderla sempre al meglio. Ho già Il Signore degli Anelli in questa fantastica edizione (regalo dell’anno scorso dopo una sessione d’esami particolarmente proficua) e ammetto che vorrei tanto anche Lo Hobbit!

4. Fiori per Algernon di Daniel Keyes

Fiori per Algernon - D. Keyes

Un libro di fantascienza che non si trova né in libreria, né negli store online (almeno, quelli che conosco e in cui ho controllato). E’ un po’ che bazzico le bancarelle nella speranza di trovarlo, ma per ora il risultato è sempre stato negativo… Secondo me è davvero strano che sia praticamente fuori commercio, visto che ha vinto il premio Hugo quando ancora era solo un racconto breve e poi, ampliato e reso romanzo, ha vinto il premio Nebula – due tra i premi più importanti per la fantascienza.

5. L’ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo

L'ultimo giorno di un condannato a morte - V. Hugo

Onestamente, credo che ormai tutti voi siate a conoscenza del mio amore per Victor Hugo; l’inserimento di questo libro in lista non dovrebbe stupirvi più di tanto. Sto cercando di procurarmi tutta la sua bibliografia e questo è il prossimo sulla mia lista, visto che per ora mi sto occupando di tutti i libri di questo autore pubblicati da Mondadori e che mi è stato consigliato anche da un commentatore assiduo del blog, Vincenzo. I miei amici sanno della mia adorazione per Hugo, quindi… speriamo!

6. Il seggio vacante di J. K. Rowling

Il seggio vacante - J. K. Rowling

Chiunque abbia letto Harry Potter attendeva il ritorno della Rowling con ansia, timore e fiducia e io non faccio certo eccezione. Pur tentando di non avere aspettative troppo alte (perfette per rovinare qualunque lettura), devo dire che qualche pretesa ce l’ho, perché l’autrice ha dimostrato di sapere il fatto suo. Mi piace il suo stile e come organizza le trame, quindi non credo abbia avuto problemi a gestire questa storia, per quanto diversa dalle avventure ambientate a Hogwarts.

7. Tutti i racconti di Gabriel Garcìa Márquez

COP_MARQUEZ.indd

Garcì Márquez è un autore per cui ho sviluppato, lentamente, un grande rispetto: ormai credo mi si possa definire una sua fervente ammiratrice. Benché sia noto soprattutto per i suoi romanzi, credo che sia uno di quegli autori che riesce a rende benissimo anche nella forma più breve del racconto: la sua raccolta Occhi di cane azzurro  mi era piaciuto molto. Per questo, quando ho visto questo omnibus in libreria, ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto un sacco riceverlo per Natale.

8. Le Ore di Michael Cunningham

Le ore - M. Cunningham

In questi giorni in cui ero costretta a stare in casa, sotto una montagna di coperte e col termometro a portata di mano, ho avuto l’occasione di guardarmi un po’ di film. Uno di questi è stato Le Ore, con il meraviglioso trio Kidman-Moore-Streep: meraviglioso nel suo dolore. Ero a conoscenza del romanzo di Cunningham, ma non l’ho collegato al film finché non ho cercato informazioni a riguardo: visto quanto mi è piaciuta la trasposizione cinematografica, leggere il libro mi sembra il minimo!

9. Novelle Orientali di Marguerite Yourcenar

Novelle Orientali - M. Yourcenar

Da quando ho letto Memorie di Adriano, come vi ho scritto qui, sono innamorata della scrittura della Yourcenar. Spulciando tra i titoli della sua produzione letteraria sono “inciampata” in questo suo libriccino, ripubblicato pochi anni fa dalla BUR, e ho pensato che mi piacerebbe vedere come questa scrittrice si esprime quando tratta forme brevi, dato che considero i racconti un banco di prova non da poco per qualunque autore.

 

10. L’anello di Salomone di Jonathan Stroud

L'anello di Salomone - J. Stroud

Concludiamo con un libro fantasy di un autore che, per me, dovrebbero leggere tutti: Jonathan Stroud ha un umorismo fantastico e un’abilità nel tratteggiare i personaggi che reputo semplicemente incredibile. Bartimeus, il jinn protagonista della trilogia omonima, è uno dei protagonisti migliori in cui mi sia mai imbattuta: quando ho saputo che sarebbe tornato in un altro libro ho fatto i salti di gioia! Il libro ormai è uscito da un po’, ma visto che tra una cosa e l’altra non l’ho ancora preso… perché non approfittare del Natale?


E con questa si conclude la mia Top Ten natalizia; sfrutto l’occasione (in caso non riesca a pubblicare altri post nel frattempo) per augurarvi buon Natale e buone feste! Spero che riceviate tanti libri  e che possiate godervi le vacanze, brevi o lunghe che siano.

 

Un abbraccio,

Cami

giovedì 22 ottobre 2009

L'Autunno del Patriarca - Gabriel García Márquez

Titolo:L'Autunno del Patriarca (originale: El Otoño del Patriarca)
Autore:
Gabriel García Márquez

Anno:1975

Editore:Arnoldo Mondadori
Traduzione:
Enrico Cicogna
ISBN:88-04-25555-2

Pagine:
262

Trama:
La vita del Generale di un'isola caraibica, la narrazione di un potere privo di gloria e di una vita priva di altro compito. Attraverso la morte del Generale, si narrano episodi e vizi riguardanti il capo, declamato come immortale, di questo staterello tipico del realismo magico; un ritratto netto del dittatore, "dato che il dittatore è l'unico personaggio mitologico prodotto dall'America Latina" (cito l'autore).

Questo libro mi ha praticamente prosciugato le forze, protraendosi per un tempo piuttosto lungo vista la mia velocità media di lettura, e richiedendo tempo ed attenzioni che non mi sarei mai aspettata. Spesso poi necessitavo del totale silenzio, per non perdermi tra la maree di virgole e le lunghe frasi, e concent
rarmi sul filo della storia.
In un certo senso, ho fatto sia un passo indietro, che uno in avanti: indietro, tornando alle mie impressioni riguardo a Il Generale nel suo Labirinto, del medesimo autore (partenza sbagliata, m'aveva annoiato molto), avanti perchè ho compreso ulteriormente le tematiche e lo stile di questo autore, anche se non l'ho apprezzato particolarmente in questo libro.
Ma partiamo con ordine, m'accingo a cercare di mettere in ordine i pensieri vari che m'ha suscitato.

Innanzitutto, un piccolo excursus: complimenti al signor Cesare Segre, che ha redatto un'ottima introduzione: ha reso la lettura più chiara, ha spiegato alcuni processi letterari che altrimenti mi sarei persa e non avrei apprezzato allo stesso modo, e oltrettutto s'è spiegato in modo semplice ed accessibile, addirittura con alcuni schemini. Insomma, complimenti alla Mondadori per aver scelto un introduttore così abile! Ed ora, torniamo al libro in sè.

L'inizio del romanzo è lento, come il passo del dittatore che descrive; un passo da elefante, da bue che riposa. Certo, man mano prende un suo ritmo, o meglio, il lettore si adatta al ritmo della scrittura, ma inizialmente la totale mancanza di una suddivisione netta in frasi di media lunghezza (per intenderci, suddividevo la lettura non in capitoli, ma in periodi!) distrugge la pazienza del lettore. Insomma, ho incontrato frasi che non finivano mai, prolungandosi per più di due, tre, penso addirittura quattro facciate. In alcuni momenti, mi sembrava di cercare un punto fermo quanto un naufrago cerca l'appiglio più vicino per non farsi fracassare dalle onde.
Nonostante questo però, devo ammetterlo, la narrazione è comprensibile, spesso apprezzabile: sicuramente un punto di merito per Márquez.

Man mano che si prosegue nel viaggio tra le pagine, ci si accorge che oltre al Generale, p
rotagonista indiscusso e sempre presente, ci sono diversi personaggi che l'autore porta sotto i riflettori, narrando un po' attraverso la terza persona dell'osservatore onnisciente, un po' attraverso la prima persona del generale, a volte persino attraverso la prima persona del diretto interessato, altre pedine del regno imperituro del potente patriarca: il sosia (e specchio rovinato appositamente) Patricio Aragones, stella di una fine bella stilisticamente quanto triste ed amara, Bendicion Alvarado, madre per abnegazione, mitica nel suo rifiuto della mitizzazione, eppure così idolatrata dal proprio figlio, Leticia Nazareno, tanto amabile sotto lo sguardo del Generale quanto odiosa sotto ogni altro aspetto, e quel bambino tanto fragile, di cui nulla sappiamo se non qualche riga (eppure mi è rimasto nel cuore, questo soldatino così pieno di grazia). Queste figure sono ben tratteggiate, eppure sono sempre irrimediabilmente in secondo piano rispetto alla figura immensa del Patriarca, che giganteggia su ogni parola, nonostante la sua meschinità, l'odio che suscita per gli ordini disumani che impone, la pena che procura attraverso il suo corpo che diventa fiacco, i sensi che lo abbandonano, gli inganni perpretati per tenerlo tranquillo, le concubine e i sottoposti che lo deridono; ho trovato toccante un dialogo che ha con la propria madre, riguardo al tempo che passa. Quest'uomo, così odioso, autore di torture per migliaia di esseri umani, suscita, più che rancore, un sentimento di pietà quasi angosciante.
Il Generale delle origini, un uomo che comunque penso fosse mosso da buone intenzioni, viene fatto comparire poche volte, per essere continuamente sommerso dal potere, dalla venerazione, dalla paura sua e degli altri; costretto ad uccidere amici, consiglieri, persone fidate, credendo a tutti e a nessuno, scrivendo date, persone e commemorazioni su foglietti di carta nascosti in giro, così da ritrovarli poi, e non dimenticarsene mai per davvero (ottima trovata da parte dell'autore, che ci fa rendere conto anche di quanto il tempo passi diversamente per quest'uomo attraverso la precarietà con cui si aggancia a questi brevissimi memoriali).
Tutta la struttura di questo "racconto della fine" è essenzialmente semplice, lineare, eppure sembra imponente ed immensa per un lessico ed una sintassi lunghe, scelte accuratamente, barocche quasi, così piene e dense: c'è una mancanza di continuità che in realtà si risolve in mille e mille fili, tutti incrociati in un solo nodo.
Non so se sia un effetto voluto, ma a me appare proprio come un'altra metafora del potere, e quindi del protagonista e della sua vita/non-vita. Ingegnoso, se così fosse, davvero ingegnoso.

Oltretutto, oltre al già citato riferimento a Simon Bolivar (il generale, realmente vissuto, descritto ne Il Generale nel suo Labirinto), ho notato un altro riferimento che mi ha fatto molto piacere: viene citato l'episodio di una schiava dell'Africa venduta a tanto oro quanto pesava, stessa situazione descritto in un altro libro di Márquez che ho amato tantissimo, cioè Dell'Amore e
di Altri Demoni (cfr. la recensione). Mi ha fatta sentire "a casa", in un territorio caraibico-coloniale conosciuto, inesistente ma non per questo meno reale.

García Márquez ha certamente uno stile inconfondibile, brillante e piacevole quanto profondo e grottesco, ma in questo romanzo non mi sembra dia il meglio di sè, almeno secondo i miei gusti. Lascio senza rammarico la terra senza nome, governata da un Generale morto mille volte; spero che il mio prossimo approccio con questo autore latino americano sia più simile a quelli passati rispetto che a questo, che comunque è un buon romanzo, senza alcun dubbio. Sono stata a lungo indecisa, infatti, sul voto da assegnarli: alla fin fine, però, non riesco a dimenticare la pesantezza con cui s'è trascinato in alcuni punti, l'odio profondo che ho nutrito in certi momenti per la sintassi senza fine. Quindi, arrotondo per difetto.

Voto:

7

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • [...] e non faceva attenzione a quello che gli dicevano ma scrutava la penombra degli occhi per indovinare quello che non gli dicevano, [...]
  • [...] una novizia mediocre, come tutte, ma lui sentì che era l'unica donna nel branco di donne nude, l'unica che passando davanti a lui senza guardarlo lasciò una scia oscura di animale di selva che si portò via la mia aria di vivere ed ebbe a malapena il tempo di spostare lo sguardo impercettibile per guardarla per la seconda volta per sempre per sempre [...]
  • [...] e lei rispose con voce d'uomo, presente. Così l'ebbe per il resto della sua vita, presente finchè le ultime nostalgie gli sgocciolarono via dalle crepe della memoria e rimase soltanto l'immagine di lei sulla striscia di carta sulla quale aveva scritto Leticia Nazareno dell'anima mia guarda come sono ridotto senza di te, la nascose nel nascondiglio dove riponeva il miele d'api, la rileggeva quando sapeva di non essere visto, tornava ad arrotolarla dopo aver vissuto per un attimo fugace la sera immemorabile di piogge raggianti [...]
  • [...] pensando madre mia Bendicion Alvarado come cazzo faranno le donne a fare le cose come se stessero inventandole, come faranno per essere così uomini, pensava, [...]
  • [...] domandandosi a squarciagola chi cazzo sono io che mi sento come se mi avessero rovesciato a gambe all'aria la luce degli specchi, [...]
  • [...] non mi dica la verità, dottore, chè corre il rischio che gliela credano, [...]
  • [...] annunciarono al mondo la buona novella che il tempo incomputabile dell'eternità era finalmente terminato.



Ciao a tutti e buoni libri :)

Cami

giovedì 8 ottobre 2009

Occhi di Cane Azzurro - Gabriel García Márquez

Titolo:Occhi di Cane Azzurro (originale: Ojos de Perro Azul)Autore:Gabriel García Márquez
Anno:1974

Editore:
Newton Compton Editori
Traduzione:Ignazio Delogu
ISBN://

Pagine:121

Trama:
Raccolta di 11 racconti, scritti tra il 1947 e il 1955, in cui l'autore spazia tra varie tematiche: il doppio, la morte, l'amore, il surreale, e molto altro.


Più m'inoltro nella letteratur
a sudamericana, più mi trovo invischiata nel ritmo surreale, placido ed insieme scattante, dei suoi autori. Posso solo dire: chapeau, i miei complimenti.
Questo insieme di racconti è proprio questo: un miscuglio di sentimenti e sensazioni diverse, storie lontane e distinte, eppure legate come da un sottile filo di azioni e significati che lasciano una sensazione di comunione incompresa decisamente affascinante.

Nelle varie storie, infatti, è sempre presente un richiamo al sonno, alla notte misteriosa ma accogliente, i prota
gonisti sono continuamente indefiniti, in una non-presenza incredibilmente forte, oppure in una descrizione fisica talmente densa di significati da riflettere il loro animo, e la morte, seconda protagonista in tutti questi racconti, è cacciatrice e continuo presagio.
Riuscire ad unire tutte queste peculiarità, e comunque continuare a piacere e sorprendere, è una qualità rara: ci sono stati solo 3 racconti un po' sottotono, e comunque si mantengono ad un buon livello. Insomma, siamo davanti ad un Autore con la "A" maiuscola.

I miei racconti preferiti, indubbiamente, sono stati Eva sta dentro il suo gatto, Occhi di cane azzurro (che dà il
nome a tutta l'opera), La donna che arrivava alle sei e Qualcuno mette in disordine queste rose. Sono tutte storie commoventi, agghiaccianti, piene d'amore espresso segretamente o a volce alta, surreali quel tanto che basta per stravolgere il mondo e stabilire una quotidianità incredibile, espressivi nel detto quanto nel non-detto; in poche parole, consci di poter essere dolci, teneri quasi, quanto di poter essere spaventosi e terribili. Delle vere e proprie emozioni vibranti.

Qui regna il tema del doppio, della morte che arriva silenziosa, l'allontanamento (volontario o me
no) dal proprio corpo e dalla nostra dimensione, dell'aldilà, anime in pena e veri e propri cori d'angeli. Regna il sogno più vivido del reale, il lutto mai del tutto compreso, la tensione e l'incredulità per ciò che non si ritiene possibile, ma si accetta.
Qui regna l'annullamento del tempo.

Vorrei dilungarmi in una piccola analisi di ogni racconto, ma so già che mi lascerei prendere troppo, e diventerei solo noiosa; posso solo aggiungere che, se mai avrete questo libro tra le mani, dovrete prendere un respiro all'inizio di ogni racconto, e lasciarvi trascinare dall'impetuosità di queste pagine.


Voto:

8

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • La notte gli rimase dentro, tremante, nell'irrevocabile solitudine del corpo separato.
  • Bisognava lasciare da qualche parte quell'inutile aggettivo della sua personalità; quella parte del suo nome che a furia di assumere rilievo aveva finito per essere un di più.
  • In quelle notti, con gli occhi rotondi aperti e spaventati, sopportava il peso dell'oscurità che cadeva sulle sue tempie come piombo fuso. Attorno a lei tutte le cose dormivano. E dal suo angolo lei cercava di ripercorrere, per distrarre il suo sonno, i suoi ricordi infantili.
  • "Ho paura che qualcuno sogni questa stanza e metta sottosopra le mie cose."
  • Un giorno intero con la sua notte ti regalerei io per vederti contenta.

Buone letture a tutti! :D

Cami

giovedì 1 ottobre 2009

Dell'Amore e di Altri Demoni - Gabriel García Márquez

Titolo:Dell'Amore e di Altri Demoni (originale: Del Amor y Otros Demonios)
Autore:Gabriel García Márquez
Anno:1994

Editore:
CDE, su licenza Arnoldo Mondadori Editore

Traduzione:Angelo Morino
ISBN://

Pagine:201

Trama:
Sullo sfondo del mondo coloniale, si snodano le storie di una famiglia straziata, un mondo clericale vario ma troppo sp
esso legato a preconcetti inutili, e una storia d'amore improbabile e contrastata, il tutto in un miscuglio di cristianità e credenze tribali, e in un surrealismo più credibile di molte realtà.

Nonostante un inizio un po' troppo lento e distaccato per i miei gusti, la storia si è poi sviluppata in un intreccio da nodi allo stomaco, avviluppandosi al mio cervello; la scrittura di Márquez cattura e trascina sino alla fine della storia, senza lasciare molte scelte.
Ammetto di essere partita con q
ualche pregiudizio: il mio primo approccio con il sudamericano è stato il libro Il Generale nel suo Labirinto che non mi era piaciuto particolarmente, anche a livello stilistico. Avevo paura che fosse una costante dello scrittore, cosa che per fortuna mia è stata smentita da questo romanzo.

Sono rimasta colpita ed affascinata soprattutto dai personaggi: l'autore non ce li descrive nei minimi particolari, non ci dà molti dettagli fisici, eppure le loro figure aleggiano, incontrastate, sulle pagine che si stanno leggendo, dettagliati come se li avessi davanti grazie alla descrizione dell'anima, del sentimento, del pensiero. E' difficile da descrivere, è come se fossero di una "fisicità pensante".
Uno degli esempio più forti in questo senso è Bernarda, madre (solo biologicamente) della piccola S
ierva Marìa. Bernarda era una donna ammaliante, non bella ma intrigante, che per l'unione insoddisfacente col marito, un affare legato solo all'utilità e al sostentamento, e la perdita dell'amante Judas Iscariote (che Márquez, nonostante sia un personaggio secondario, riesce ad animare divinamente, caratterizzandolo fisicamente e mentalmente) inizia a consolarsi nel miele fermentato e nel dolce cacao, che le portano gioia per poco, e aiutano la morte ad avvicinarsi, ogni volta un passo in più. Questa situazione si aggiunge ai pensieri di un animo arido, incapace di vero amore, pronto solo a soddisfare le proprie voglie e perversioni; il personaggio di questa madre talmente concentrata su di sè da arrivare ad odiare la propria figlia mi ha provocato molta rabbia.Ed è qui che arriva il concetto che esprimevo prima: la bruttura dell'animo man mano intacca la solidità del corpo, e l'odio ed il risentimento si trasformano in bile e grasso e lordume nel corpo di Bernarda: appunto, fisicità legata all'essere.
Anche il padre si può dire legato a questo pensiero: man mano che la storia avanza, l'uomo sembra quasi rattrappirsi in sè stesso. Mi è dispiaciuta la sua sorte, anche se secondo me non sarebbe mai stato capace di una vera e totale redenzione: ritengo che l'amore che sembra dimostrare per la figlioletta, sul finire, sia solo un senso di colpa straordinariamente acuto.

Un altro personaggio, che però non riesco a classificare, è il vescovo De Càceres y Virtudes. Sì, non è cattivo; no
, non è buono. Non sempre è giusto, e l'età lo riduce spesso ad un essere che fa talmente fatica a respirare che ti chiedi se sopravviverà per le prossime righe, eppure appare un animo forte, distante dai tentennamenti. Ancora non so dire cosa ne penso, è una figura ambigua.
Avrei voluto che
Márquez approfondisse, anche solo un pochino, la figura di padre Aquino: avrei potuto fare un confronto e magari capire cosa m'infastidisce del vescovo. E, soprattutto, apprezzare l'animo buono di Aquino, che in cinque pagine mi ha conquistata, come un novello Fra' Cristoforo.
A lui si aggiunge Abrenuncio, medico dotto e latinista, che avrei voluto presente per più pagine, tanto
m'intrigava la figura del medico mezzo eretico, con la biblioteca del Petrarca con duecento libri in più, come ci informa lui stesso.

Ed infine, eccomi ad osservare i due protagonisti: Delaura e Marìa.
Padre Delaura, 36 anni compiuti da poco, mi ha colpita molto. Dopo una vita così placida e tranquilla, turbata solo dalla passione per i libri (proibiti o meno), viene sconvolto da una forza soprannaturale, da quei demoni a cui Márquez dà nuovi volti e significati: l'ordine viene sconvolto, la sua vita ribaltata, eppure Delaura continua imperterrito, dopo le iniziali titubanze, ad inseguire quello che è il dettame del cuore. Dolcemente straziante.
Sierva Marìa de Todos los Angeles, una ragazzina di dodici anni figlia di un marchese inetto e una donna senza titoli (Bernarda, appunto), ancora nel meraviglioso bilico tra l'infanzia e l'adolescenza, cresciuta da indios, neri e schiavi perchè la sua famiglia l'aveva dimenticata; p
er tutto il libro viene trattate come un oggetto, come un qualcosa da spostare, pulire, nutrire; e poi curare, spostare ancora, rinchiudere, pulire, purificare, e nessuno sembra volerle bene, nemmeno un po'. Muta perchè non ha nulla da dire, mentitrice perchè non conosce altro modo di esprimersi, bella perchè non cosciente di esserlo, diabolica perchè incapace di piegarsi. Maliziosa, dall'alto dei suoi capelli lunghissimi, tanto lunghi da farle da strascico. Nemmeno Delaura, che doveva esorcizzarla, riesce a comprendere se sia un angelo vestito da demone, o un demone vestito da angelo; ed è forse questa dicotomia, unita alla bellezza spiazzante della giovinetta, a farlo cadere preda dei Demoni e di quel Demone più grande di tutti, l'Amore, che lo spinge ad atti folli e a dichiarazioni d'amore sulla falsariga del suo antenato Garcilaso de la Vega (di cui, dopo averne letto frammenti nel libro, voglio leggere le poesie integrali). Unico che saprà sciogliere Marìa, ma a quale prezzo?

Il finale, mentre man mano la storia passa da una placidità tranquilla, un'immutabilità in lento movimento, è un climax fantastico di dolore e perdita. Una degna conclusione per questa storia tormentata, per questa forza "demoniaca" e incredibile.

Voto:

9,5

Citazioni e Frasi che mi hanno colpita...

  • Abrenuncio non ammise che la menzogna fosse una condizione dell'arte. "Più la scrittura è trasparente e più la poesia è visibile" disse.
  • Si congedò con uno svolazzo del cappello per aria e la sentenza latina di rigore. Ma questa volta la tradusse in onore del marchese:"Non c'è medicina che guarisca quel che non guarisce la felicità".
  • Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. " E' vero" le rispose lui, "ma farai bene a non crederci."
  • "Le idee non sono di nessuno" disse. Disegnò in aria con l'indice una serie di cerchi continui, e concluse: "Volano lì in giro, come gli angeli."
  • Aveva sempre pensato che smettere di credere causava una cicatrice incancellabile là dove c'era stata la fede, e che impediva di scordarla.

Ciao a tutti, e come sempre buone letture!

Cami :)