giovedì 31 luglio 2014

Top Ten Letterarie (#11)

Buongiorno, cari lettori e care lettrici!

In questi giorni d’estate un po’ indecisi, in cui il sole spunta e scompare di continuo, la voglia di viaggiare si fa sentire. Ogni tanto provo questa necessità di prendere uno zaino e partire, scoprire cose nuove e città che non ho mai visitato; in parte sarà anche per una predisposizione personale, ma credo che la passione per la lettura abbia contribuito a intensificare questo mio tratto. In fondo, non viaggiamo ogni volta che apriamo un nuovo libro?
La Top Ten Letteraria di oggi, dunque, sarà dedicata a quei mondi che ho visitato sfogliando le pagine di certi libri; luoghi incantati, a volte un po’ pericolosi, sempre incredibilmente belli. E per questa volta, lascerò che siano le immagini a parlare, trasportandovi (spero) nei luoghi che ritraggono; cliccateci sopra per ingrandirle ulteriormente e lasciatevi guidare.
Se mi cercherete, per quest’estate, mi troverete lì!

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1. Hogwarts 
(Harry Potter – J.K. Rowling)

HOGWARTScredit to: Hogwarts-girl-fangdarien

2. Terra di Mezzo
(Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien)

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3. Patusan e i mari orientali
(Lord Jim – J. Conrad)

MARI ORIENTALI
credit to: YongL-lookslikerein-YeahBISH

4. Mondo d’Inchiostro
(Cuore d’Inchiostro – C. Funke)

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5. Londra Sotto
(Nessun dove – N. Gaiman)

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6. La brughiera inglese
(Il giardino segreto – F.H. Burnett)

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7. Il Rifugio 
(Il mago dei sogni – C. Webb)

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8. Irlanda
(Benny e Babe – E. Colfer)

IRLANDAcredit to: ottomatt-jen-jamieson-fishycole-SSquared-Photography-ryszardgieron-insomniadict

9. Il fiume Tyne e la palude
(Occhi di cielo – D. Almond)

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10. L’universo!
(Guida Galattica per gli autostoppisti – D.N. Adams)

UNIVERSO(scusate, non ho resistito)


E con questo vi saluto e vi auguro di passare delle belle vacanze, in viaggio o immersi in un buon libro – che, come abbiamo visto, non sono attività poi così distanti.

Un abbraccio,


Cami

venerdì 25 luglio 2014

Half bad–Sally Green

Half bad - S. Green

Titolo:Half bad
Autore:Sally Green

Anno:2014

Editore:Rizzoli
Traduzione:Luca Scarlini
ISBN:978-88-17-07276-2

Pagine:390

Trama:Nathan non è un Incanto comune. In un mondo dove Bianchi e Neri si combattono da sempre, essere un Mezzo codice lo rende un bersaglio; braccato, incerto lui stesso della propria vera natura, dovrà combattere per la sua libertà e affrontare sia i demoni interiori che l’autorità magica che lo vuole assoggettare.

Cosa può accadere quando una metà di te condiziona la percezione che gli altri hanno della tua totalità? Quando metà del tuo bagaglio genetico sembra preponderante e schiaccia l’altra, fino ad annichilirla totalmente? Se quest’altra parte avesse avuto spazio, se avesse ricevuto il cosiddetto beneficio del dubbio, quale delle due avrebbe prevalso? Anzi: la lotta tra le due metà avrebbe mai avuto inizio, senza l’ambiente che prima di tutto ha dato avvio allo scontro?
Sono queste le prime domande che Half bad spinge a porsi, mentre seguiamo il nostro protagonista, Nathan, nel percorso di crescita che lo porterà da bambino a giovane adulto. Tematiche scottanti, indubbiamente, e spesso legate a doppio filo alla realtà: perché quanto conti l’educazione rispetto alla natura del singolo, quanto l’una condizioni l’altra e viceversa, non sono certo problematiche che si pongono solo gli Incanti, streghe e stregoni dotati di Doni singolari, divisi tra Bianchi e Neri anche a causa di caratteristiche fisiche che sembrano renderli quasi due razze diverse (e l’autrice non manca di sottintendere un parallelo, a questo proposito, con il razzismo).

Nathan è figlio di un Incanto Bianco e di un Incanto Nero – anzi, l’Incanto Nero per eccellenza, il più crudele al mondo – e, in quanto tale, è segregato e tenuto sotto costante osservazione. La sua natura di Mezzo Incanto lo rende vittima del pregiudizio dei Bianchi puri; la maggior parte di loro sembra aver già deciso che la sua metà Nera prevarrà senz’altro. Il consiglio che guida il mondo magico inglese si mantiene subdolamente neutro, nascondendo dietro la facciata legiferante il preciso desiderio di servirsi di lui e poi distruggerlo.
Proprio per questo Nathan non è un protagonista eroico, almeno non per come viene comunemente inteso; piuttosto, sembra richiamare le parole di un altro mago, per cui il Mezzo Incanto sembra destinato a «grandi cose... Terribili, certo, ma grandi!». Quel che però lo rende davvero interessante è il continuo dubbio che l’autrice sembra voler insinuare (e che si ricollega con le domande che mi e vi ponevo all’inizio): quanto di questa “predestinazione” è dovuta a un’effettiva natura maligna e quanto, invece, è dovuta al vissuto di un ragazzino che, per la maggior parte della sua vita, non ha ricevuto altro che disprezzo, paura e violenza?
Anche a voler prendere per buona la prima ipotesi, penso non si possa negare che un ambiente così porta perlomeno a crescere in modo molto diverso dal normale. Nathan è quasi costretto a fare i conti con sé stesso fin dall’infanzia, riflettendo sulla propria interiorità quando i suoi coetanei pensano tuttalpiù a giocare; si trova a combattere con delle limitazioni che a volte non riesce a superare (un punto a favore, che allontana ulteriormente l’immagine di “protagonista perfetto” che lo stereotipo vorrebbe imporre); impara il valore della libertà, che assume spesso nel corso del libro il ruolo di obiettivo finale, sfumando in un più generale diritto di vivere, sostenuto con tenacia; scopre la violenza e vi risponde con altrettanta forza, conscio che pochissimi si prenderanno la briga di parlare con lui e che la diplomazia serve a poco, quando si pensa a te come se tu non fossi un essere umano. Mi è piaciuto che l’autrice abbia mostrato anche i suoi scatti d’ira, quasi la malvagità cui viene spinto quando è preda di certi istinti, frutto sia della rabbia che del dolore.
Anche la sua ossessione per il padre ha senso in questa cornice; Nathan sa che i fatti non si possono negare, che lui è un Incanto Nero e ha ucciso molte persone, ma sa anche che il governo sbaglia e sevizia anche chi è innocente, come lui; quindi perché suo padre non può essere una vittima, una persona costretta alla violenza dagli altri (di nuovo, come lui)?
Oltretutto, la famiglia che resta a Nathan – la nonna materna e i fratellastri – non sempre riesce a dargli le risposte che cerca e quindi la figura paterna, lontana e sconosciuta ma legata strettamente dal sangue, sembra assumere anche la funzione di portatore di risposte.
In effetti, grazie al fatto che la narrazione viene portata avanti attraverso il punto di vista di Nathan, il personaggio di Marcus (il padre) risulta più sfaccettato del solito villain totalmente oscuro – anzi, non saprei nemmeno se definirlo tale, visto che non è l’antagonista contro cui si combatte nel corso del libro. È violento e molto potente, ma come lettrice trasportata dalla narrazione di Nathan non posso detestarlo (e questo è senz’altro un bene, perché dimostra la pervasività del punto di vista del protagonista). Oltretutto l’aura di mistero che lo circonda lo rende molto intrigante e ammetto di non essere rimasta per nulla delusa dagli sviluppi che la storia gli riserva.

Vi ho accennato che Nathan vive con degli altri parenti; non vi spiegherò approfonditamente i gradi di parentela – è bello scoprirli da sé – ma volevo comunque sottolineare un paio di cose che li riguardano. Innanzitutto, ho apprezzato che almeno loro (tutti, meno una) fossero dalla sua parte: la nonna probabilmente per amore della figlia e per ragionevolezza (un bambino che colpe può avere?), Arran e Deborah perché sono cresciuti insieme a lui e gli vogliono onestamente bene. Jessica, d’altro canto, è un contraltare perfetto e rappresenta un’ottima palestra per Nathan, visto che gli fa capire sin dall’infanzia cosa lo aspetta fuori di casa.
Tuttavia, e questo vale per tutti loro, li ho trovati abbozzati in modo piuttosto sommario. Deborah è piatta e sottile come un foglio di carta, mi sono affezionata ad Arran (di nuovo, grazie al punto di vista di Nathan) che però sembra chiuso nel suo ruolo di angelo della casa, Jessica ha le sue motivazioni ma appare piuttosto monolitica e la nonna, forse per l’età avanzata, appare come un universo totalmente altro rispetto al protagonista, e di lei riusciamo a intravedere solo la forte tempra – fisica e morale – e l’affetto silenzioso che prova nei confronti di tutti i nipoti.
Purtroppo questa sommaria caratterizzazione è una piaga di cui anche gli altri personaggi secondari soffrono: in particolare, quello che dovrebbe essere l’interesse romantico del Nostro è piuttosto scialbo, a mio parere, e non sono ben chiari nemmeno i sentimenti che la muovono. Tra l’altro, è bene notare che lo spazio dato alle romanticherie non è molto – tanto meglio per me, che non amo le sdolcinatezze, ma forse chi ha letto la quarta di copertina sperando nel potere salvifico dell’Ammmòre (perdonatemi questa scivolata di stile, ma troppo spesso è un escamotage utilizzato davvero male) potrebbe rimanere deluso.

Tornando seri, c’è solo un’altra cosa che non mi ha sempre convinta del tutto, ed è lo stile dell’autrice. I primi capitoli sono creati ad arte per stupire il lettore che apre casualmente il libro, e lo stesso si può dire per la costruzione di certi paragrafi, che sfugge alla gabbia di testo solita; io apprezzo chi esce dagli schemi, e in questo caso è stato un tentativo che riesce a provocare una piacevole curiosità, ma appunto di questo si tratta – un tentativo. C’è una potenzialità inespressa dietro che, secondo me, il lettore coglie e questo non può che smorzare la forza di scene che, di loro, potrebbero avere ben altro impatto. La seconda persona viene abbandonata quasi subito (e verrà ripresa con un risultato migliore, ma ancora non eccelso, solo per qualche capitolo a metà del libro) per una più canonica prima persona, che l’autrice maneggia con facilità molto più evidente – d’altro canto, vi ho già scritto più su di come sia rimasta colpita dalla forza del punto di vista di Nathan. È una percezione che si è fatta più intensa nel corso dei capitoli, portandomi da un iniziale dubbio (ammetto di non essere stata una sostenitrice sin da subito) fino a un bel coinvolgimento; in parte credo sia dovuto alle scelte lessicali, sempre senza fronzoli, semplici, dritte al punto, forse a volte un pizzico troppo “controllate”, ma in generale adatte ai ragionamenti del narratore, adatte a descrivere, per contrasto, le sevizie che Nathan deve subire nel corso della sua vita. I capitoli brevi sono la naturale conseguenza di questo stile e aiutano nel costruire la tensione della trama, dando vita a capitoli densi e, soprattutto all’inizio, icastici.

A questo proposito, devo ammettere che sul fronte dello sviluppo della storia non posso dire granché, se non che mi è piaciuto molto: non approfondirò, perché a piacermi sono state proprio le svolte che meno mi aspettavo, quindi mi limiterò a dire che la Green interrompe l’inizio della quest classica in un modo che fa pensare “Ma certo!”, dandosi una botta sulla fronte, come a dire “Era già tutto lì, avrei dovuto fare subito due più due” - e a me piace molto quando succede.
L’azione e le tensioni aumentano fino al finale, che mi è piaciuto tantissimo, benché l’abbia trovato un filo troppo aperto. Di certo fa venir voglia di avere il seguito, Half wild, tra le mani… Sono certa non solo che la trama mi soddisferà nuovamente, ma che la Green avrà continuato la sperimentazione e il miglioramento che daranno quel quid in più che in questo primo volume, forse anche perché è l’opera prima dell’autrice, ogni tanto latita.


Voto:
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                7,5


Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Ma anche con tutta quella sofferenza, quel dolore e quelle crudeltà mi dico che forse i miei antenati hanno trovato la felicità, anche se per poco. Mi dico che io ne sarei capace, e che per forza anche loro lo erano. Lo spero. Lo spero. Lo spero. Perché se devo morire in una cella, prima voglio qualcosa in cambio. E penso ad Arran e ad Annalise, al Galles e al correre, e ogni respiro, ogni respiro deve essere importante, e prezioso e deve valerne la pena.

  • La routine non è male.
    Svegliarsi con il cielo e il vento non è male. Svegliarsi nella gabbia in catene è quello che hai. Non ti puoi fare schiacciare dalla gabbia. Le catene sfregano, ma guarire è veloce e facile, e allora che problema c’è? […]
    Quindi la routine è svegliarsi quando il cielo rischiara prima dell’alba. Non ti serve muovere un muscolo, nemmeno aprire gli occhi per sapere che sta facendo chiaro: puoi startene lì sdraiato e accogliere tutto.
    La parte migliore della giornata.

  • Quando sono nella gabbia posso memorizzare il colore del cielo, la forma delle nuvole, la loro velocità e come cambiano, e posso andare lassù, nelle nuvole, nelle forme e nei colori. Posso perfino entrare nei colori a chiazze delle sbarre della gabbia, arrampicarmi nelle crepe sotto la ruggine. Girellare dentro una sbarra.


P.S. se vi sembra di aver già letto questa recensione, probabilmente avete seguito il Torneo Tremaghi, divertente gioco organizzato da Denise (Reading is Believing) e Leda (Dreaming Fantasy). Io partecipavo come Percy Weasley e questa recensione è stata la prova finale. Purtroppo non ho vinto, ma volevo comunque condividere con voi i miei pensieri su questo libro!

lunedì 23 giugno 2014

Chi Cerca… Trova! (#12)

Buongiorno lettori e lettrici!

Torna a farvi compagnia la rubrica che risponde alle domande poste al mare magnum della rete e che, in un modo o nell’altro, giungono a Bibliomania sotto forma di chiavi di ricerca. Per quest’oggi abbiamo domande interessanti, qualche richiesta simpatica e anche una domanda che riesce a far incontrare matematica e letteratura. Spero, come sempre, di aver risposto al meglio.

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1. arcipelago chloe dove viene nominato

640px-Archipiélago_de_Chiloé-blankUn arcipelago Chloe, a quanto ne so, non esiste; tuttavia, esiste l’arcipelago Chiloé, in Cile, che prende il nome dalla sua isola principale. Pare un posto molto caratteristico – date un’occhiata a queste foto! – e le sue chiese sono state nominate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Di queste isole parla Charles Darwin nel suo The Voyage of the Beagle, nei capitoli XIII e XIV: se vi interessa leggerlo, potete consultare una copia digitalizzata e scoprire quali furono le sue impressioni.
Non mi stupirei di scoprire che sono state citate anche da altri scrittori che si sono dedicati al Cile – come Luis Sepúlveda – ma non sono riuscita a trovarne traccia per ora e quindi non posso affermarlo con certezza.

2. diana croft moglie di uhlman

Diana Croft era una londinese che Uhlman conobbe durante il suo soggiorno a Tossa del Mar nel 1936; la raggiunse proprio a Londra, dopo svariate vicissitudini, povero in canna e senza parlare una parola d’inglese, ma questo non impedì alla coppia di sposarsi, due mesi dopo - il 4 Novembre 1936 - e questo nonostante il parere fortemente contrario dei genitori di lei. La Croft, infatti, proveniva da una famiglia di ottima estrazione sociale: il padre, Lord Henry Page Croft, Primo barone di Croft, era un politico piuttosto importante del partito conservatore e certamente un uomo che non le mandava a dire (se masticate un po’ di inglese potete leggere per credere).
La loro figlia nasce mentre Uhlman è internato sull’isola di Man, a causa della sua nazionalità straniera, durante la Seconda Guerra Mondiale. Una volta tornato, la loro unione durò, felicemente, per quasi 50 anni.

3. Marc Le Cannu

Marc Le Cannu è uno studioso francese su cui è davvero, davvero difficile trovare informazioni. Caro ricercatore, mi hai fatto faticare! È uno sforzo che ho fatto volentieri, comunque, sia perché scoprire cose nuove mi piace, sia perché Le Cannu è l’autore dell’introduzione della mia edizione de I Miserabili – e, dato che ormai mi conoscete, sapete quel che vuol dire per me.
Tutto quel che sono riuscita a scoprire è che è uno studioso di letteratura (in particolare ha scritto un libro sui romanzi erotici del ‘700 francese) e di storia dell’arte (direi soprattutto moderna, francese e italiana, e in parte contemporanea - da quel che riesco a capire dalla sua bibliografia, almeno).
So per certo che parla italiano, perché su YouTube si trova un video di un suo intervento – lui parla più o meno dal secondo minuto - presso la Fondazione Stelline (nel 1989); per il resto, ahimè, il vuoto. Prima o poi riuscirò a scoprire altro su di lui, promesso!

4. mondo d’inchiostro cornelia funke film

inkheart_xlgSì, da Cuore d’inchiostro hanno tratto un film. Purtroppo non mi ha soddisfatta granché e, per quanto mi riguarda, si salvano solo alcuni degli attori scelti: Paul Bettany come Dita di Polvere è perfetto, Helen Mirren come zia Elinor pure; Brendan Fraser interpreta il suo ruolo con la solita simpatia e Rafi Gavron è un buon Farid, così come Andy Serkis interpreta bene Capricorno (d’altronde, è un ottimo attore) pur essendo davvero diverso da come immaginavo fosse il personaggio.
In breve, mi è sembrato che la storia sia stata banalizzata. Ci sono anche un paio di cose che mi hanno infastidito, ma credo siano idiosincrasie mie e quindi non vi ammorberò qui lamentandomene (anche perché il post si allungherebbe inutilmente).
Comunque, il titolo ufficiale è Inkheart, in italiano ci hanno aggiunto un sottotitolo inutilmente lungo.
Il film non era andato molto bene al botteghino, quindi dubito metteranno in produzione il seguito, Veleno d’inchiostro.

5. leonie swann libri 2014

Che io sappia non ci sono uscite programmate per il 2014, ma potrei sbagliarmi; bisognerebbe chiedere a Bompiani, magari attraverso le loro pagine sui social (FacebookTwitter). Quelli usciti fino a ora sono già stati tradotti e si tratta di Glennkill e de Il lupo Garou.

6. chi sono gli autori di spongebob

L’autore (uno solo!) è Stephen Hillenburg, biologo e disegnatore, cui tutti noi vogliamo tanto, tanto bene.

7. traduzioni famose dr jekyll mr hyde

Ci sono stati diversi traduttori notabili per questo celeberrimo libro: i più noti sono senz’altro Oreste Del Buono, la coppia Fruttero & Lucentini e Attilio Brilli (sua è la traduzione della mia copia). Segnalo per completezza la prima traduzione, del 1928, a cura di Mario Malatesta (con un titolo diverso: L’uomo sdoppiato).
Se siete interessati a un elenco completo, vi consiglio di consultare la pagina dedicata nel Catalogo Vegetti.

8. il piano cartesiano nel : signore degli anelli

All’inizio vi ho scritto di una chiave di ricerca che univa matematica e letteratura; ovviamente, mi riferivo a questa. In tutta onestà, mi ha lasciata piuttosto perplessa. “Cosa mai starà cercando?” mi sono chiesta; non riuscivo proprio a venirne a capo. Ho deciso, quindi, di contattare qualcuno di decisamente più esperto di me in materia tolkeniana, ovvero Angie, la creatrice del blog Il portale segreto.
E la risposta che mi ha dato, dopo che le ho esposto i miei dubbi, è senz’altro la migliore che potesse fornirmi:

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Ringraziamo Alex, lo studente anglofono, per la soluzione meravigliosamente divertente e ringraziamo di nuovo Angie che è stata tanto gentile da aiutarmi. E attenti all’occhio di Sauron!

9. kùndera o kundèra?

Il fantastico sito Come si pronuncia dirime ogni dubbio e ci indirizza verso la prima possibilità (potete ascoltarlo qui). Stesso risultato (sempre meglio avere una conferma da un’ulteriore fonte) ci dà la pagina di Wikipedia, fornendo la versione in caratteri fonetici: [ˈkundɛra].

10. amleto e coleridge

… una storia d’amore.
Battutacce a parte, Coleridge in effetti ha dato una lettura complessivamente favorevole  dell’Amleto in un momento in cui la tradizione critica non l’apprezzava granché: certo, cominciava a essere rivalutato grazie alle riflessioni dei Romantici, assumendo i tratti dell’intellettuale ribelle contro un sistema politico marcio, ma sono sicuramente le riflessioni di Coleridge che l’hanno totalmente riabilitato. La sua lezione del 2 Gennaio 1812 è considerata fondamentale e spesso ristampata nelle edizioni inglesi del dramma.
Tuttavia, non dovete pensare che Amleto qui sia descritto solo in maniera positiva: il suo ritardo nell’agire viene analizzato proprio in questo periodo, sempre da Coleridge, e viene da lui riassunto nella tendenza del Nostro a pensare troppo, senza riuscire a decidersi. Viene anche discussa l’idea che Shakespeare volesse così includere una sorta di messaggio morale, uno stimolo ad agire senza crogiolarsi troppo nel pensiero, ma in tutta onestà non concordo granché con questa interpretazione.
Se volete saperne di più, comunque, si trova in commercio L’illusione drammatica . Lezioni su Shakespeare e altri testi sempre di Coleridge, a cura di Gabriele De Luca, che sembra molto promettente.

11. il perchè del titolo addio alle armi

A Farewell to Arms, titolo originale di Addio alle armi, è un verso di un sonetto di George Peele, scritto nel 1590, intitolato Polyhymnia. Hemingway aveva considerato altri titoli, tutti tratti da altre opere poetiche.
L’ho sempre trovato un titolo meraviglioso e un po’ mi ha sorpresa scoprire che, in effetti, è un prestito.

12. libri citati in la bambina che salvava i libri

Nel libro di Markus Zusak si citano molti titoli e quello che li rende piuttosto particolari è il fatto di essere, tutti, degli pseudobiblia: per stilare l’elenco mi sono affidata alla pagina creata sul blog sono solo libri (purtroppo non aggiornato da più di un anno). Tra l’altro, ho notato che tutti sono stati segnalati dall’infaticabile Phoebes, quindi colgo l’occasione per ringraziarla.

  • Colui che porta i sogni, autore sconosciuto
  • L'ultimo sconosciuto, autore sconosciuto
  • L'uomo che sovrasta, Max Vandenburg
  • La ladra di libri, Liesel Meminger
  • La scuotitrice di parole, Max Vandenburg
  • Manuale del necroforo. Guida in dodici lezioni per il perfetto necroforo. Pubblicato a cura dall’Associazione Cimiteriale Bavarese, autore sconosciuto
  • Un'alzata di spalle, autore sconosciuto

13. edizioni particolari del giovane holden salinger

Visto che il titolo nella chiave è in italiano, mi sono concentrata sulle edizioni nostrane – anche perché, a voler vedere quelle anglofone, rischieremmo di passare un mese solo su questa ricerca, vista la popolarità del libro.
Volendo evitare la prima, vera edizione – dal titolo Vita di un uomo, di pressoché nullo successo, per la traduzione di Jacopo Darca – la prima edizione einaudiana de Il giovane Holden ha la sua importanza non solo per il primato cronologico, ma anche per il contrasto nato tra l’autore (che non voleva immagini in copertina) e l’Einaudi (che invece decise altrimenti); una versione successiva presenta ancora un rettangolo azzurro, suppongo altrettanto sgradito all’autore; si passa quindi alla classica col rettangolo bianco, quindi alla copertina vuota ormai celeberrima; ma in tutte queste vesti è bene notare che il contenuto, invece, rimane inalterato. Questo non vale, al contrario, per l’edizione più recente, che abbandona la storica traduzione di Adriana Motti per affidarsi a quella di Matteo Colombo.

Il giovane Holden (2) - J.D. Salinger

Il giovane Holden (3) - J.D. Salinger

Il giovane Holden - J. D. Salinger

Il giovane Holden (4) - J.D. Salinger

14. last battle of icemark italiano

Caro ricercatore, tocchi un punto dolente. Temo proprio che dovremo abbandonare ogni speranza di vedere il terzo libro delle Cronache di Icemark in italiano; il secondo titolo da noi è uscito nel 2006, il terzo è stato pubblicato in lingua originale nel 2008 e visto che sono passati già sei anni dubito che la Fabbri riprenderà in mano questa serie. Un vero peccato, da piccola ho adorato i primi due libri della serie.

15. hai finito con i tuoi esami

AH! Ah ah! Ah. Ah.
No. Non finiranno mai. Mai.
Scusate, la sessione d’esami mi rende un po’ nervosa.


E con questo vi saluto; spero che stiate passando questo Giugno a crogiolarvi sotto il sole estivo (ogni riferimento al mio incarnato da mozzarella è puramente casuale).

Un abbraccio,

Cami

mercoledì 11 giugno 2014

Mini-recensioni: tre libri per un post (#10)

Buongiorno a tutti, lettori e lettrici!

Spero che questa prima settimana di Giugno l’abbiate trascorsa godendovi la bella stagione e leggendo un libro all’aperto. Io al momento sono sotto esami e quindi devo dedicarmi principalmente ai libri universitari, ma ogni tanto mi concedo una puntata in giardino per assorbire qualche raggio di sole e qualche pausa al computer, per dedicarmi un po’ a Bibliomania e leggere i post dei blog altrui.
Oggi vi parlerò di tre libri, molto diversi tra loro, che mi sono piaciuti; prima di lanciarci alla loro scoperta, però, annuncio un piccolo cambiamento che d’ora in poi caratterizzerà alcune delle recensioni. Voi sapete che, ogni tanto, alcuni autori e autrici mi contattano per chiedere se sono interessata a leggere i loro libri; ogni tanto, se non sono oberata dallo studio o dalle recensioni in arretrato e il libro sembra fare al caso mio, accetto. Ho sempre segnalato nelle recensioni se un libro mi era stato fornito dall’autore/autrice, tuttavia ho sempre trovato piuttosto macchinoso costruire il primo paragrafo delle mie recensioni attorno a questa precisazione. Quindi ho deciso di “rubare” un’idea molto semplice dei blog americani e apporre un disclaimer all’inizio della recensione – del genere “via il dente, via il dolore” – così da dedicare la recensione esclusivamente alla mia esperienza di lettura. Spero che apprezziate la modifica; fatemi sapere nei commenti che ne pensate (approvate? non approvate? cambiereste il contenuto dell’avviso? sono aperta a tutti i suggerimenti).

Bando alle ciance, passiamo a quel che davvero ci interessa: i libri!
Il primo che vi presento è Pecora nera di Georgette Heyer, una storia romantica ambientata nell’Inghilterra del periodo Regency.

Pecora nera - G. heyer

Pagine:281
Editore:Mondadori
Traduzione:Maria Giulia Castagnone
Anno:1966
ISBN:
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Trama:Miss Abigail Wendover è una giovane donna nubile vicina ai trent’anni – e quindi, per l’epoca, avviata alla zitellaggine; vive con la sorella a Bath e trascorre una vita tranquilla, condotta secondo senso del dovere, pur provando un intimo disprezzo per i luoghi comuni. Tuttavia, molte cose cambieranno quando la loro nipotina, l’ingenua Fanny, arriverà in città e rischiera di finire nelle grinfie di un cacciatore di dote; nel tentativo di dissuaderla da un matrimonio poco saggio, incrocerà la strada di un’inaspettata pecora nera che cambierà le certezze della buona società di Bath.

Georgette Heyer è un’autrice conosciuta e apprezzata soprattutto per i suoi romanzi ambientati durante il periodo Regency; ultimamente riportata in auge dalle ristampe portate avanti dall’Astoria, mi ha sempre incuriosita (anche grazie ai bei commenti di chi l’ammira, come la Leggivendola). Complice una sfida su Anobii e il desiderio di una lettura non troppo impegnativa, mi sono buttata su questo Pecora nera, sperando di trovare una storia divertente, frizzantina, abbastanza appassionante, adatta per farmi compagnia tra un libro da studiare e l’altro.
È stato esattamente quel che ho ottenuto e non posso che essere felice di aver finalmente approcciato l’opera della Heyer: è un libro che si legge d’un fiato, consci di quale sarà il probabile svolgimento dopo aver letto le prime venti pagine, ma non per questo meno curiosi di andare avanti e osservare il comportamento dei personaggi, le loro reazioni agli avvenimenti e lo svilupparsi delle relazioni tra loro, che sono sempre il lato più interessante dei romanzi d’epoca. Districarsi tra l’etichetta del tempo, le abitudini, i diritti e i doveri delle giovani donne del passato è interessante, a volte sorprendente, e seguire i rituali di corteggiamento d’allora ha un che di delizioso (anche se in certi frangenti questi stessi elementi mi fanno sentire grata di essere nata in un secolo in cui, single a quasi 22 anni, non rischio di essere definita zitella da nessuno e posso uscire sola, libera di fare ciò che mi va).
I protagonisti sono essenzialmente quattro: Mr Miles e Mr Stacy Calverleigh (rispettivamente zio e nipote) e Miss Abigail e Miss Fanny Wendover (di nuovo, zia e nipote). Ben caratterizzati, si muovono su poche coordinate - in certi frangenti un po’ convenzionali - ma ben delineate e a volte riservano qualche sorpresa, soprattutto Miles Calverleigh, il mio preferito tra loro. Lui è la pecora nera del titolo, allontanato dalla famiglia per uno scandalo poco chiaro e spedito in India, dove ha senz’altro vissuto molte vicende avventurose; nel corso del romanzo se ne parla spesso, si accenna a qualche dettaglio, ma ammetto che mi sarebbe piaciuto sentire più storie sul continente indiano raccontate direttamente da lui. Si differenzia subito per la sua tendenza a parlare chiaramente, per la patina rude che in realtà copre un animo con molte buone intenzioni e per la sua avversione nei confronti della ricercatezza: insomma, un “brutto ma buono” che conquista una certa Miss (e le lettrici) attraverso il carisma più che con modi raffinati o eleganza innata. Certo, è un po’ incline ai colpi di testa, ma d’altronde che eroe romantico sarebbe se non prendesse mai decisioni avventate?
Suo nipote Stacy, ahimè, è tutto il contrario. È veramente odioso e, potendo seguire il suo punto di vista di tanto in tanto, viene voglia di prenderlo a schiaffi.
Fanny, giovanissima fanciulla, è una qualunque adolescente con una lieve tendenza al melodramma: non mi è spiaciuta, ma nemmeno l’ho adorata. È perfetta, comunque, come rappresentazione della gioventù poco attenta alla realtà e troppo presa da quello che lei crede essere vero e che si rivela essere, essenzialmente, un parto della sua immaginazione facilmente malleabile.
Miss Abigail, invece, rappresenta un giusto mezzo tra la passione romantica e la razionalità spiccia: mi è piaciuta moltissimo e seguire il suo percorso verso la consapevolezza dei propri sentimenti è stato davvero appassionante. Non è una zitella acida (come vorrebbe lo stereotipo), ma una donna che sa quel che vuole, che sa quel che si merita e che, con la stessa pervicacia con cui affronta i propri doveri, non ha paura di agire per ottenere quel che considera giusto.
Insomma, grazie alle vicende di questi personaggi, tra balli, cavalcate nel parco, concerti e vita di società in quel di Bath, Pecora nera è una lettura veloce e appassionante, perfetta per sognare un po’ e vivere, per un giorno o due, nell’Inghilterra di primo Ottocento.

Voto:
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            7,5


Il secondo libro di cui vi parlerò è il quarto e ultimo capitolo della serie Deserto Rosso di Rita Carla Francesca Monticelli: Ritorno a casa. Mi raccomando, evitate di leggere la trama e la recensione se non volete spoiler sui primi tre libri! Ho cercato di evitarli, ma qualcuno potrebbe essere sfuggito. Se invece i tre precedenti li avete già letti e volete un’opinione su quest’ultimo capitolo, tranquilli, non rischiate alcuna anticipazione.

Ritorno a casa - R. C. F. Monticelli

Pagine:327
Editore:auto-pubblicato
Anno:2013
ISBN:978-13-0154-186-7

Trama:Hassan e Anna viaggiano verso casa, verso la Terra, ma non sono soli. Il pericolo che portano con sé sul pianeta madre è immenso e il loro collegamento con Melissa, a capo della sparuta popolazione marziana, li rende una minaccia invisibile per tutti e decisa a portare a termine il proprio intento. La popolazione terrestre, presa dalla frenesia per il ritorno degli astronauti, non può che gioire della ripresa dei programmi spaziali; tuttavia, c’è chi osserva e capisce che non tutto è come sembra… il pianeta azzurro e il pianeta rosso riusciranno a sopravvivere?

Libro ricevuto dall’autrice – questo non pregiudica l’integrità della mia opinione (giuro!)

Ho cominciato la lettura di quest’ultimo capitolo di Deserto rosso con la mente divisa tra curiosità entusiasta (“finalmente saprò come andrà a finire!”) e una sottile inquietudine (“oddio, scoprirò come andrà a finire, e potrebbe finire molto male”). Ho imparato ad apprezzare i personaggi di questa serie, Anna e Hassan su tutti, e vista la conclusione della terza parte ho capito che la Monticelli non esita, se necessario ai fini della storia, a mettere le sue creature di carta in situazioni spinose, cui non sempre riescono a sfuggire; il che rende la lettura più appassionante, perché rende le svolte della trama imprevedibili e sorprendente la corsa verso il finale, ma di certo non tranquillizza sulla sorte dei nostri astronauti.
Il ritorno a casa dei due sopravvissuti (o almeno, di quel che resta di loro) si segue con apprensione, timore per loro e per chi gli sta attorno, e a volte anche con qualche dubbio instillato dall’utilizzo di flashback ben calibrati all’interno della narrazione. I fili della storia si sbroglieranno solo nel finale e, nonostante siano molti e talvolta intricati, ho percepito una sorta di confusione solo in alcuni passaggi – niente, tuttavia, che abbia pregiudicato la lettura.
I personaggi si confermano come sfaccettati e interessanti, veri anche (e soprattutto) nei loro lati meno piacevoli. Finalmente sono riuscita ad apprezzare la forza interiore di Anna, che in quest’ultimo volume ha l’occasione di mostrarsi come mai prima; Hassan è rimasto il mio personaggio preferito tra tutti ed è quello che più mi ha fatta preoccupare nel corso delle pagine; Jan ha rivelato lati di sé che l’hanno reso più vivido, così come alcuni dei molti personaggi secondari che avranno il loro momento di gloria nel corso del viaggio verso il finale (come Kirsten, Renee Anders e Michael Gray). Molti dovranno affrontare scelte difficili e i loro dubbi, così come le loro difficoltà, sono resi efficacemente.
Un discorso a parte merita Melissa, che in quest’ultimo quarto prende veramente vita. Poter seguire la storia attraverso i suoi pensieri e le sue molteplici connessioni aggiunge una nuova profondità alla prospettiva del lettore e credo che la Monticelli abbia fatto la scelta giusta, inserendo anche il suo punto di vista attivo. Gli avvenimenti che riguardano lei e gli altri abitanti di Marte sono tanto interessanti quanto quelli che si susseguono sulla Terra, sia nelle scene d’azione che in quelle più riflessive.
Quel che più conta, però, è che il finale risulta molto soddisfacente: otteniamo le risposte ai nostri dubbi, alcuni misteri svelano retroscena interessanti (che potrebbero svilupparsi, ma che non risultano troppo “aperti” una volta finita la storia) e i personaggi prendono le ultime decisioni. Ce n’è solo una che non mi ha del tutto soddisfatta, ma solo perché a volte anche la fangirl che è in me vorrebbe qualche soddisfazione e lo strano triangolo che si è creato tra Anna-Jan-Hassan non si è risolto proprio come suddetta fangirl voleva. Tra l’altro, credo che questo sia uno dei pochissimi libri in cui il triangolo non mi ha fatto venire l’orticaria – il che è un mezzo miracolo di suo.
Mi sembra strano pensare che Deserto Rosso sia giunto alla sua conclusione. Per fortuna la Monticelli è un’autrice infaticabile e ha già dato notizie di nuovi libri legati a questo mondo fantascientifico che ha creato: io so già che non me li perderò.

Voto:
stellinestellinestelline
                8


Terzo e ultimo libro di oggi, una breve novelette dedicata a una serie che all’estero è stata molto apprezzata (mentre in Italia non è ho sentito parlare molto, correggetemi se sbaglio): si tratta de L’audizione, prequel di Seraphina di Rachel Hartman.

L'audizione (Seraphina) - R. Hartman

Pagine:15
Editore:Sperling & Kupfer
Traduzione:Valentina Zaffagnini
Anno:2012
ISBN:
978-88-7339-73-2

Trama:Il regno di Goredd vive in pace da quasi mezzo secolo; draghi e umani convivono pacificamente (o almeno così pare). Seraphina è una musicista dotata e allieva di Orma, che è anche il suo unico affetto ed è di natura, diciamo, particolare; è con lui che si presenta all’audizione per ottenere il posto come musicista di corte e insegnante della giovane principessa.

Le novelle (o novelette, a seconda della lunghezza) prequel stanno diventando un passaggio quasi obbligato, ormai, per poter dare avvio a una nuova serie in ambito fantasy e fantascientifico; personalmente, non mi dispiace affatto avere un assaggio di quella che sarà la storia e, soprattutto, lo stile dell’autore/autrice, così da poter decidere se comprare il libro o meno con qualche certezza in più.
Quindi, passando subito al sodo: questa novelette mi ha convinta ha fare il passo successivo e prendere il libro? Direi proprio di sì.
L’episodio è breve e i personaggi non hanno molto spazio per svilupparsi, ma si riescono comunque a intuire le caratteristiche principali d’ognuno e si ha una base su cui formulare qualche ipotesi. Stesso discorso vale per l’ambientazione: si apprende che c’è una monarchia, che la musica avrà una sua importanza nel corso della storia, che alcune persone potrebbero non essere esattamente umane...
Insomma, si mette molta carne al fuoco (e io ho l’acquolina in bocca). Non vedo l’ora di conoscere meglio Seraphina e Orma, ho l’impressione che mi riserveranno delle belle sorprese.
L’unico elemento che ha reso meno avvincente questa breve lettura è stata la prevedibilità dell’intreccio, nel mio caso forse dovuta anche al fatto che, avendo letto la trama del primo libro, sapevo come sarebbe andata a finire. Tuttavia, dato che (come ho già detto) gli altri elementi erano buoni, non mi sento di calcare troppo la mano su questo aspetto; oltretutto, quando l’esecuzione è pregevole, anche un’idea già vista molte volte può mostrare un nuovo fascino. La Hartman scrive bene e credo proprio che, potendo sviluppare la trama nel corso di tutto un romanzo, il suo stile affiorerà con più forza e chiarezza.
Ultimo appunto, riguardante l’edizione italiana: mi sarebbe piaciuto trovare il nome di chi ha tradotto questo racconto nell’e-book. Ho messo il nome della traduttrice del primo libro, perché ipotizzo si siano rivolti alla stessa persona, ma non ho conferme ufficiali sul fatto che sia stata effettivamente Valentina Zaffagnini a occuparsene. I traduttori vanno rispettati e citati, sempre, anche se si tratta “solo” di e-novelle.

Voto:
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                7,5

 

E con questo è tutto! Vi saluto e vi auguro come sempre ottime letture.

Vostra,

Cami

giovedì 22 maggio 2014

Maggio = Salone Internazionale del Libro, Torino (versione Bibliomania 4.0)

In Italia, Maggio è il mese dei libri – e non soltanto da quando è stato effettivamente istituito il Maggio dei Libri: Maggio è il mese del Salone Internazionale del Libro di Torino, l’evento col maggior numero di espositori e di incontri, oltre a una considerevole affluenza e a una copertura mediatica apprezzabile. Lo si ama, lo si disprezza, ma di certo non gli si può rimanere indifferenti. Personalmente, al quarto anno come visitatrice, posso dire di aver imparato ad amare ciò che c’è di bello e a evitare ciò che mi piace meno, rendendo la mia visita al Salone, di fatto, un bel momento pieno di entusiasmo e gioia. Senza contare che quest’anno ho potuto vivere un’esperienza molto particolare – ve ne parlerò più giù!

salone-internazionale-del-libro-torino

Allo stesso tempo, però, è stato un Salone un po’ strano. Rispetto agli anni scorsi l’ho vissuto quasi più di fretta: c’erano così tante cose da fare, così tante persone da vedere, che il tempo è sembrato volare via e nella mia memoria è diventato, più che un flusso costante, un saltellare qua e là. Quest’anno, quindi, il resoconto sarà un po’ diverso dal solito, riadattato secondo l’esperienza di quest’anno (su misura, potremmo dire): signori e signore, vi presento l’elenco alfabetico omnicomprensivo del Salone 2014, edizione Bibliomania.
Amici
Quelli dell’università con cui sono arrivata, quelli che ho rivisto e abbracciato dopo tanto tempo, quelli che ho potuto finalmente incontrare dal vivo. Una montagna di persone cui avrei voluto dedicare più tempo, energie, abbracci. Saluto in particolare Marco, Sonia, Erica, Elisa, Lara, Maria, Federica, Nereia, Valentina, Elisabetta e le altre blogger che erano all’incontro. È stato un vero piacere potervi vedere, anche se per poco: prima o poi si organizzerà un caffè tranquillo e pieno di chiacchiere, promesso.
Buste distruggi-dita

Il dolce peso dei libri è sempre piacevole, ma le buste e i sacchetti forniti dalle case editrici sono spesso delle armi pronte a sfruttare la massa di carta che contengono per segare le dita e piagare i palmi con calli incurabili. Il prossimo anno mi porterò un pratico zaino.
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Case editrici (e Commesso carino)
Come sempre, c’erano tutte le più grandi, la maggior parte di quelle di media grandezza e un buon numero di piccoli editori.PicMonkey Collage Tralasciando i primi (difficilmente visito i loro stand, sono troppo affollati), ho notato una grande attenzione dei secondi nella cura dello stand, dall’arredamento alla disposizione dei libri, e per quel che ho visto anche i più piccoli, pur disponendo di spazi minimi, sono riusciti a trasmettere una buona impressione. Insomma, stand approvati!
Menzione d’onore per la bellezza dell’ambiente a ISBN, e/o, Iperborea, SUR; menzione d’onore per la gentilezza del personale a Jo March, Fazi, Voland, Hacca e Astoria.
Il commesso carino non vi dirò mai dov’era, ma ancora mi mangio le mani per non aver avuto il coraggio di chiedergli almeno come si chiamava.


Dolenti (gambe)
Dico sempre che vorrei fare tutti e cinque i giorni del Salone, ma a dire il vero non so fino a quando reggerebbero le mie gambe. La distanza tra un padiglione e l’altro sembra aumentare man mano che passano le ore e camminare diventa proporzionalmente più faticoso, pur indossando scarpe comode.
Emozione
Quando superi l’ingresso e ti ritrovi in quello che è il tuo mondo, in mezzo alle storie e a chi le ama quanto te, partecipando in modo attivo alla tua passione… L’emozione sale e fa sempre sorridere. I libri mi danno un senso d’appartenenza che non riesco mai a esprimere del tutto nel modo in cui vorrei.
File
Quest’anno ne ho fatta solo una, ma a dire il vero nel frattempo stavo pranzando, quindi più che una fila la chiamerei una pausa pranzo. Per quel che ho visto, comunque, mi sono sembrate nella norma rispetto a quella che è la media del Salone. Non mi sembra di aver notato file gargantuesche – ricordo ancora quella dell’anno scorso per Saviano – ma probabilmente è perché i personaggi più noti tendono a presenziare durante il fine settimana, e io sono andata di Venerdì.
Giovani, giovanissimi e meno giovani
Ovvero, le età dei presenti al Salone. Una media tra giovani miei coetanei, uomini e donne oscillanti tra i 30 e i 45, una marea di classi di bimbi piccolini (con maglietta/cappellino/tesserino di riconoscimento, a volte pure con la corda, tipo naufraghi nella tempesta) e una buona rappresentanza anche per l’età della ragione, nota anche come terza età. È bello che generazioni così diverse possano confrontarsi su un terreno comune.
Hashtag
v65oai7fxn47qv9nectxI social network ormai sono parte integrante di questi eventi e l’hashtag #SalTo14 era all’ordine del giorno, pronto a raccogliere i tweet di tutti i presenti e anche di chi, da casa, avrebbe voluto esserci. Personalmente non sono stata molto attiva quest’anno: ero talmente presa dal resto che mi sono proprio dimenticata di guardare il cellulare.



Istinto
Quello che ti spinge a guardare uno stand piuttosto che un altro, oppure che ti convince a dare un’occhiata ai libri portati da una casa editrice che non conosci, ma che ha un nome accattivante; una sensazione “di pancia”, come si suol dire, che ti convince della necessità di dare fiducia a qualcosa che ancora non conosci. Torino, in questo senso, è il luogo ideale: ci sono marchi, autori, libri che è improbabile trovare altrove e che potrebbero perdersi nel mare magnum editoriale. A volte si rischiano delle fregature; altre volte, però, si scopre la chicca che ripaga ogni precedente delusione. Al Salone (e anche durante le altre fiere) tendo a lasciarmi guidare più del solito dall’istinto!
Libri
Non credo proprio possa esserci un’altra parola per L in questo speciale alfabeto. Viva i libri!
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“Ooh, questo libro sembra davvero interessante!”
“Prendilo!”
“Non posso… ho speso tutto quello che mi ero portata dietro!”
“Ma sul serio?”
“Ehm… sì. Disponibilità pecuniaria pari a zero. Ah, il dolore! Il tormento! Come potrò guardare tutti questi libri e resistere?”
Tipico dialogo tra me e chiunque altro, esponenti delle case editrici compresi, dalle tre del pomeriggio in poi. Sì, ho una lieve vena drammatica e ogni tanto la sfogo parlando così… ma cercate di capirmi, ero in mezzo a un sacco di libri e mi era rimasto l’equivalente in monete di una bottiglietta d’acqua. L’anno prossimo dovrò trattenermi, o risparmiare di più nei mesi precedenti. Comunque ne è valsa la pena!
Orari
Tutto come programmato: sveglia alle 7,  arrivo al Lingotto tra le 11 e le 11.30, pranzo verso mezzogiorno, alle 13.30 momento moda quando sfrutto i servizi per cambiarmi e mettermi una camicia (capirete tutto alla prossima vocale), alle 14 l’incontro speciale (idem), alle 15.30 corsa verso lo spazio per il paese ospite (vedasi voce Vaticano) per l’incontro tra blogger organizzato da Maria, uscita dal Lingotto alle 18 circa (dal lato sbagliato – questo non era programmato), treno in partenza verso le 18.50, arrivo un paio d’ore dopo.
Ore 22: la sottoscritta è sotto le amate coperte e dorme come un ghiro.
Pausa
Momento necessario per non soccombere alla fatica (la voce Dolenti (gambe) e Buste distruggi-dita parlano da sé). Personalmente, la pausa migliore è stata quella presso lo stand del Libraccio: ho trovato uno sgabello girevole abbandonato in un angolo e me ne sono appropriata senza indugi. Mentre gli altri navigavano tra i libri, io mi godevo la visuale – i libri erano comunque lì di fianco – e riposavo i miei poveri arti.
Questo non lo conosco, questo com’è? E questo? Quello è bello, lo consiglio!”
Fraseggio tipico che intercorre tra due o più lettori; la conoscenza pregressa è gradita ma non necessaria, dato che anche gli sconosciuti si lanciano volentieri in consigli se gli viene data la possibilità di elargirli. Un altro dei motivi per cui amo il Salone.
Radio3
Senza Radio3 il Salone non è Salone! Le trasmissioni in diretta, in particolare Fahrenheit, sono sempre belle da ascoltare. Inoltre, sono un altro ottimo modo per mantenersi informati su quel che accade al Salone quando non è possibile andarci di persona.
RAI_radio3
Sconti
Croce e delizia di tutti noi lettori, quest’anno gli sconti (presenti e assenti) hanno fatto discutere molto. Da parte mia, ho notato e apprezzato gli sconti della Fazi, che ogni giorno metteva al 50% un autore del proprio catalogo, il 3x2 di un paio di case editrici (al momento mi vengono in mente e/o e Jo March) e le iniziative particolari come lo sconto Iperborea disponibile a chi mostrava la propria tessera Ikea.
Tutti i miei acquisti (e i cataloghi, i segnalibri e le varie carinerie omaggio)
Il momento della verità. Il bottino finale di quest’anno ve lo mostro attraverso le copertine dei libri presi e una foto del consueto “ventaglio” di cataloghi, cartoline e oggetti vari.
                 Stoner - J. WilliamsLe mie condoglianze - D. M. CardosoUn certo tipo di intimità - J. AshworthEsc - AA.VV.
a
Particolarmente accattivanti le cartoline Adelphi (le avrei volute tutte!) e quelle della Hacca, che oltretutto regalava anche un simpatico bracciale giallo fluo e forniva i libri acquistati in una busta protettiva, curata quanto le loro copertine (si intravede sotto il listino bordeaux dell’Adelphi – datomi da una gentilissima signorina dello stand).
Spero di potervi parlare presto e nel dettaglio anche dei libri: sono tutti e quattro titoli che non vedo l’ora di leggere! Stoner non ha bisogno di presentazioni, ESC è una raccolta di racconti promettente, Le mie condoglianze è della mia amatissima Cardoso e Un certo tipo di intimità sembra una di quelle storie che devi leggere tutto d’un fiato.
Un soffio tra le pagine
Ecco, ci siamo. Il misterioso incontro importante delle ore 14, quello per cui mi sono messa la camicia elegante. Ebbene, dovete sapere che nel mio piano di studi universitario c’è anche un Laboratorio di editoria, che io ho frequentato (con entusiasmo, ça va sans dir) e che ha portato all’effettiva stesura e pubblicazione di un libro, formato da diversi brevi saggi introduttivi su alcune opere scelte da noi studenti, legate in qualche modo al tema fornitoci: lo spirito. Ci siamo occupati di tutto, dalla copertina all’indice, con l’aiuto del nostro professore; è un lavoro di cui io sono molto fiera e sono certa sia così anche per i miei compagni di corso. Un soffio tra le pagine (questo è titolo) è il primo passo verso il nostro futuro.
Tuttavia, non ve ne parlo solo per godermi un momento di celebrazione personale, bensì perché questa nostra opera prima è stata presentata al Salone, in Sala Bianca, e tra i relatori c’ero anche io. È stato un momento pieno d’adrenalina ed emozione!
L’incontro è stato aperto dal mio professore, poi abbiamo continuato noi studenti, infine ha parlato Davide Rondoni (presente anche nell’antologia, dato che si parla del suo Hermann) che sembrava aver gradito molto il nostro lavoro.

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Insomma, è stato fantastico. Se ci penso mi viene di nuovo la tremarella per l’agitazione e un sorriso gigantesco per la felicità.
Vaticano
Non si può non fare cenno al paese ospite, che tanto ha fatto parlare di sé; tristemente, non ricordo una simile attenzione per i paesi ospitati in precedenza. Comunque, la Santa Sede ha portato nel Salone una cupola di libri e diversi manoscritti pregiati, che ho osservato con vero piacere: non si vede tutti i giorni un’illustrazione originale della Divina Commedia a opera di Botticelli! Anche i facsimili erano particolarmente belli a vedersi (d’altronde, si tratta pur sempre di copie della Bibbia Urbinate e del Canzoniere petrarchesco, per dire).
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Zzz… Buonanotte!
La mia giornata al Salone è stata stancante, bella, emozionante, piena di amici e libri. Non potevo chiedere di più. Quando la mia testa ha toccato il cuscino era piena solo di bei pensieri e di nuovi ricordi da conservare con cura.


E con questo, miei cari lettori e mie care lettrici, chiudo. Il Salone ci attende il prossimo Maggio; i miei nuovi post, esami permettendo, arriveranno molto prima.
Un abbraccio,
Cami