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venerdì 16 febbraio 2018

Prime letture dell'anno, e Nightbird

Miei cari lettori, mie care lettrici,

è già passato un mese e mezzo dall'inizio dell'anno nuovo, e le belle letture, insieme alle belle novità, fortunatamente non si sono fatte attendere. 
Quest'anno - riflettendo a come adattare il blog ai miei nuovi ritmi - ho pensato di provare un nuovo modo (nuovo per me, si intende) di parlarvi dei libri che leggo; per aggiornarvi e tornare qui più spesso, vi parlerò della maggior parte delle mie letture in post "di gruppo", e dedicherò le recensioni più approfondite ai titoli che più mi hanno colpita. Questo è il primo tentativo, e spero incontri il vostro gusto.

Il primo libro dell'anno - e spero davvero che indichi la via al resto del 2018 - è stato un gradito ritorno alle pagine di Marguerite Yourcenar, in una veste insolita: non esattamente romanziera, ma nemmeno biografa a tutto tondo, in Care memorie Marguerite (tradotta da Gaziella Cillario) descrive i suoi antenati, i suoi genitori, si dedica alla famiglia vicina e lontana restituendone un ritratto umano, intriso di tenerezza (rivolta di volta in volta a un tratto o a un insieme, nel momento in cui restituiscono l'umanità che l'autrice chiaramente cerca in ognuno) ma impassibile nel riportare fatti, dettagli, manchevolezze. È un libro pieno di bellezza che mi ha instillato un senso di pace, di distacco nei confronti dei fatti del mondo.
Se già Memorie di Adriano è uno dei miei romanzi preferiti, e L'opera al nero mi ha colpita per la sua profondità, con questo libro la Yourcenar si è confermata una delle penne che meglio risuona nei miei pensieri; tant'è che, quando poi sono andata al Salone della cultura, ho colto l'occasione al volo e ho preso Ad occhi aperti e Alexis, e ora non vedo l'ora di immergermi tra le loro pagine.
Sono molto tentata di dedicare il primo post singolo dell'anno a questo libro, sperando di riuscire a rendergli giustizia.

Ho poi letto un racconto lungo e un romanzo breve, diversissimi sotto ogni punto di vista eccetto la loro strana lunghezza.
Il primo è Cardanica, di Dario Tonani. Regalatomi ormai qualche tempo fa dal buon Argonauta, è una storia di ingranaggi e sangue. Molto intenso, soprattutto nella descrizione della discesa sempre più a fondo nell'orrore, mi ha molto colpita e credo continuerò ad approfondire la serie di Mondo9, di cui questo racconto è il primo tassello.
A proposito dell'Argonauta: è uscito da poco Il libro delle ombre, frutto del secondo concorso 3Narratori, in cui ero parte della giuria. Sono certa che, dopo il lavoro di lima fatto da Marco e dagli altri revisori, i racconti scelti siano ancora più belli; dateci un occhio, il libro è gratuito.
Tornando a noi, il secondo libro invece è Sempre caro, di Marcello Fois. Giallo atipico ambientato nella Sardegna di fine Ottocento, inframmezzato di dialetto e di cambi di persona e prospettiva, si lascia leggere con piacere e curiosità, anche se il punto non è correre per scoprire, alla fine, whodunit - per dirla all'inglese. Un piacevole ritratto di varia umanità, qualche riflessione sull'isola di allora che si riverbera sull'isola (e l'Italia) di oggi e un protagonista che si segue volentieri.

Infine, ho letto una raccolta di saggi brevi e articoli, il numero del 2005 di Tirature. Fa un certo effetto vedere cosa si pensava del futuro dell'editoria tredici (!) anni fa. Aiuta a vedere molti eventi in prospettiva.

E poi... se avete fatto caso al titolo, vi starete chiedendo di che si tratta.
Ebbene, come avevo accennato nello scorso post, l'anno scorso ho avuto una bellissima opportunità. Ho lavorato fianco a fianco con Lucia Patrizi e, come editor, ho rivisto insieme a lei Nightbird, uscito a inizio anno per i tipi di Acheron books.
Non voglio dilungarmi troppo, anche perché è difficile spiegare quel che mi ha dato questa esperienza, e Lucia già sa quanto sia stata felice di lavorare con lei. Però una cosa voglio farla, ed è consigliarvelo. Non perché ci ho lavorato, non solo almeno; ma perché è un bel libro, e se fosse stata una "semplice" lettura ve l'avrei consigliato senza alcun dubbio in una recensione. Provate a leggere l'estratto disponibile su Amazon; se è il vostro genere credo che le prime pagine basteranno a convincervi.
C'è una ragazza particolare, sulla sua bicicletta, che vede cose che nessuno vede. Che va avanti ma non sa bene dove, e vive di giorno in giorno. La segue un fantasma che è ben più di una presenza spettrale. E intanto Roma si rivela sempre più attraversata da correnti e crepe diverse da quelle fisiche cui ci hanno abituati i telegiornali.
E se non vi basta, lasciatevi convincere dalla bellissima copertina disegnata da Giulio Rincione.

A presto,

vostra

Camilla

domenica 26 settembre 2010

La Bambina che Salvava i Libri - Markus Zusak

Titolo:La Bambina che Salvava i Libri (originale:The Book Thief)
Autore:Markus Zusak

Anno:2006

Editore:Frassinelli Editore
Traduzione:Gian M. Giunghese
ISBN:978-88-88320-39-7

Pagine:562

Trama:Liesel Meminger, una bambina di dieci anni, si trasferisce presso una famiglia adottiva quando sua madre non può più prensdersi cura di lei. Qui, a Molching, nella Himmelstrasse, impara non solo a leggere, ma anche a riconoscere il valore delle parole, attraverso l'amicizia e la lettura, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Da questo libro io mi aspettavo tantissimo. Era da davvero molto tempo che volevo leggerlo e ora che ce l'ho qui, tra le mani, sono felice di averlo solo preso in prestito in biblioteca; perchè questo libro non è brutto, ma personalmente è stato una gran delusione.
Le cose da dire sono molte; tenterò di mantenere un certo ordine.

La storia inizia negli anni immediatamente precedenti alla Seconda Guerra Mondiale: Liesel Meminger viene data in affidamento perchè la madre, indigente ed accusata di essere comunista, non può più tenerla con sè. Ad accoglierla troverà Hans Hubermann e sua moglie Rosa, una famiglia sui generis; senza contare tutto i restanti esponenti della piccola comunità di Molching e soprattutto della strada in cui vive, la Himmelstrasse. Con l'avvento della guerra vera e propria (ovviamente importantissima per lo svolgimento, anche se in misura minore rispetto ad altri libri, visto che questo si svolge in un centro abitato non troppo colpito) molte cose sono destinate a cambiare.
L'inizio è buono, mantiene un ritmo costante, nè troppo veloce, nè eccessivamente lento; non è difficile affezionarsi ai personaggi, anzi, ci si ritrova a provare una naturale simpatia per loro, così come un sentimento di pietà onesta, scaturita dalle esperienze della piccola Liesel.

Inoltre, facciamo la conoscenza della particolare narratrice di questo libro: la Morte, in persona. Onestamente, se non lo svelasse la quarta di copertina, non l'avrei capito subito: ci sarei arrivata, ma dopo i primi capitoli (che sono molto brevi).
E' una narratrice insieme puntuale e svagata, che osserva ciò che non vorrebbe vedere, che si sofferma anche quando riflettere le potrebbe causare dolore; ad esempio quando, tra un capitolo e l'altro, ci racconta di come sia costretta a raccogliere migliaia di anime, a portarle via. A parlare con un Dio che pare proprio un datore di lavoro assente. Mi è piaciuta molto anche la sua, chiamiamola così, distrazione preferita: appuntarsi il colore del cielo. Ad ogni anima, ad ogni viaggio, è abbinato una tonalità; mi sono piaciute, spesso, hanno dato una sorta di poesia a questa p
overa Morte.
Proprio lei, però, è uno dei punti più dolenti del romanzo: molte sue note esplicative (sempre precedute da un titoletto in grassetto) sono assolutamente inutili, oltre a rallentare il ritmo narrativo senza alcuna ragione. Il che è un vero peccato, perchè alcune sono vere e proprie perle poetiche.
Ma soprattutto, ho odiato, letteralmente, il fatto che l'autore abbia sfruttato il fatto che lei stia narrando cose di cui sa già il finale per rivelarci, a circa metà del libro, quello che sarebbe accaduto solo alla fine. Non vi sto prendendo in giro: l'autore stesso ci dice, a metà del libro, cosa succederà ad uno dei personaggi principali. La stessa cosa si ripete, per degli altri personaggi, a circa trenta pagine dalla fine. Quando l'ho letto ho pensato ad uno scherzo, poi mi sono arrabbiata moltissimo; ho perso metà del piacere della lettura, perchè ogni cosa che succedeva mi faceva pensare "tanto finirà così, quindi...". Questo non mi ha impedito di commuovermi, sul finale, perchè avevo preso a cuore alcuni personaggi; tuttavia, ha cancellato gran parte della mia empatia. E' stato frustrante ed odioso, perchè mi è sembrato un errore grossolano, un'idea mal gestita. Inoltre, il finale è affrettato; l'avrei preferito meno conciso, più attento.

Parlando della scrittura in sè, ci sono spesso troppi "scarti" bruschi tra una scena e l'altra, che rendono frammentaria la narrazione, senza contare che spesso mi è sembrato che le frasi fossero "costruite a tavolino", cioè che fosse fin troppo palese il loro intento di ammantarsi di un'aura poetica che, proprio per l'ecessiva ricerca della lirica, non rendono.
Un vero peccato, perchè spesso Zusak riesce a dare l'idea di un'atmosfera grigia e densa, meravigliosa e perfetta per la storia, anche senza usare frasette da poeta fai-da-te; infatti, spesso mi sono piaciute le descrizioni degli ambienti.

Come già detto, poi, non è difficile provare simpatia per i personaggi; di questi, soprattutto due mi hanno colpita, Max e Hans. Questo perchè le loro storie erano molto interessanti, tanto da distrarmi dalle vicende di Liesel, la protagonista, facendomi sperare che si parlasse di più di loro; ad esempio, ho amato moltissimo i flashback sulla vita di Hans, il padre adottivo di Liesel, sempre pronto a suonare la fisarmonica e a guardarti con i suoi occhi grigi, oppure la descrizione dei sogni di Max, ebreo nascosto dalla nuova famiglia della Ladra di Libri (non rivelo nulla, è scritto nella quarta di copertina), che durante la notte fredda e solitaria sfida Hitler su un ring da boxe, senza mai arrendersi, oppure che si fa raccontare come sia il tempo fuori, o ancora che scrive i suoi pensieri sui muri.
Anche Rudy, il miglior amico di Liesel, è un personaggio tenero e piacevole, così come le piccole avventure a lui legate.
In effetti, si può dire che mi sia affezionata molto, molto di più a tutti coloro che contornano Liesel, piuttosto che a lei stessa; come se fossero loro, la vera forza dietro questa piccola ladra (piccolo commento fuori argomento: il titolo originale, legato proprio a questo soprannome che Liesel si guadagna, sarebbe stato più sensato).

Una delle cose che più ho amato, però, è proprio legata all'attività "ladresca" di Liesel: i libri. I titoli citati in questo scritto sono interessanti, e in questo Zusak è davvero bravo, perchè ci fa capire quanto affetto e quanto interesse la bambina riversi su di loro. Mi sono piaciuti tanto che ho provato a cercarli su internet, sperando fossero titoli veri... ma a quanto pare sono solo pseudobiblia! Un vero peccato!

Tuttavia, questo non basta per risollevare il libro, che mi ha lasciato davvero una patina di delusione. Speravo di trovare un libro bellissimo, conforme alle mie aspettative; invece è un libro decente, sì, emozionante in certi punti, ma che sinceramente non merita tutti gli elogi che gli si fanno.

Voto:

6,5


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • Destino?
    Sfortuna?
    Furono questi a schiacciarli in quel modo?
    Non diciamo sciocchezze.
    Le cause furono, piuttosto, le bombe, sganciate da uomini nascosti fra le nubi.
  • Come gran parte delle disgrazie, ebbe inizio in un modo apparentemente felice.
  • Si rese conto che molto più facile era essere a un passo da qualcosa, che essere veramente quella cosa.
  • UN FRAMMENTO DI VERITA'Non possiedo una falce.
    Indosso una veste nera con cappuccio solo quando fa freddo.
    Non ho quel viso da teschio che sembrate divertirvi ad appiopparmi. Vuoi sapere qual è il mio vero aspetto? Mentre proseguo il racconto, cerca uno specchio.

Buone letture!

Cami