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mercoledì 17 dicembre 2014

Mini-recensioni: tre libri per un post (#11)

Buongiorno a tutti, lettori e lettrici!

Spero che il vostro Dicembre stia procedendo bene. Io sto rannicchiata sotto una copertona con bevande calde varie e mi godo il calduccio dentro casa, mentre giro tra i blog per vedere cosa mi sono persa nell’ultimo periodo. E penso ai regali di Natale che devo ancora comprare questa settimana.
Intanto, ho deciso di ricominciare subito a condividere con voi le mie opinioni su alcune delle ultime letture e penso proprio che, almeno per i primi tempi, le concentrerò soprattutto in una serie di mini-recensioni: un po’ per riprendere la mano, un po’ perché vorrei riprendere il ritmo e questo tipo di post, che di solito scrivo più rapidamente rispetto alle recensioni singole, è perfetto per l’occasione.

Comincio questa prima triade con un titolo che purtroppo, nonostante avessi già aspettative tutto sommato basse, è riuscito a deludermi molto: si tratta di Bones (Bones: Buried Deep in lingua originale), di Max Allan Collins.

Bones - M. A. Collins

Pagine:245
Editore:Rizzoli
Traduzione:Adria Tissoni
Anno:2007
ISBN:978-88-17-01835-7

Trama:Bones e Booth collaborano di nuovo insieme quando un sacco pieno di ossa viene lasciato proprio di fronte a un edificio federale. Quando si scopre che le ossa provengono da varie persone e che ci potrebbe essere un collegamento con la mafia, le indagini si fanno sempre più intricate e pericolose.

Ho ricevuto questo libro in regalo, attraverso un giochino su Anobii. Dubito che l’avrei letto altrimenti; la serie TV Bones mi piace molto, fa parte di quel filone investigativo in cui anche le vite dei personaggi principali hanno molto screen time (quasi al livello di un cozy mystery, se chiedete la mia) che mi piace guardare quando cerco divertimento e relax, ma non sono appassionata a livelli tali da procurarmi un libro coi suoi personaggi – anche perché la serie di per sé è tratta liberamente dalla serie di libri di Kathy Reichs, e quindi nella mia mente si creava un cortocircuito metaletterario-televisivo non indifferente.
Tuttavia, dato che ormai era sui miei scaffali, e occupava spazio, ho deciso di leggerlo. E ho scoperto, nonostante mi aspettassi poco, che avrei potuto tranquillamente farne a meno.
Non solo non è un buon giallo/thriller, ma non è nemmeno una buona lettura per chi è un fan della serie: il che lo rende essenzialmente inutile.
Se avesse avuto una trama con uno svolgimento accattivante, sospetti ambigui, uno sviluppo in grado di creare dubbi sull’effettiva identità del colpevole, questo si sarebbe potuto definire un giallo: invece, una volta messe in tavola le carte, l’assassino è subito identificabile, ovvio in maniera fastidiosa, e le investigazioni di Bones e Booth sembrano annacquate, come se si fosse allungato il brodo per aggiungere pagine. Già questo è molto fastidioso; ma ero disposta a essere magnanima (d’altronde, neanche la serie TV è nota per delitti particolarmente machiavellici). Tuttavia, anche la caratterizzazione dei personaggi è, per quanto mi riguarda, totalmente sbagliata: e questo – in un titolo che nasce quasi come “fanfiction ufficiale” – è assolutamente inaccettabile. L’autore non è riuscito a rendere il rapporto che c’era agli inizi tra Bones e Booth (è ambientato in quella che potrebbe essere la prima, massimo la seconda stagione di Bones), non ha dato la giusta voce a Hodgins e Zack Addy, non ha reso, insomma, quello che per me è il motivo fondamentale di riuscita dello show: i personaggi e i loro rapporti.
La scrittura, perlomeno, è scorrevole; senza infamia e senza lode. Fosse stato diversamente, non credo sarei riuscita a finire questo libro.
Insomma, questo è uno di quei casi in cui la stella singola è, purtroppo, necessaria.

Voto:
stelline
      4


Passiamo a un altro giallo, fortunatamente molto più piacevole: La regina dei castelli di carta (il cui titolo originale è Luftslottet som sprängdes), di Stieg Larsson. Ovviamente, ci sono spoiler per chi non ha letto il primo e il secondo libro; non farò anticipazioni, invece, sulla trama di quest’ultimo capitolo della trilogia Millennium.

La regina dei castelli di carta - S. Larsson

Pagine:857
Editore:Marsilio Editori
Traduzione:Carmen Giorgetti Cima
Anno:2007
ISBN:978-88-31-79677-4

Trama:Lisbeth è in ospedale e lotta per la sua vita: l’incontro con Zalachenko ha lasciato entrambi in condizioni critiche. Intanto Blomkvist comincia a dipanare la matassa d’intrighi che coinvolge la giovane hacker ed è pronto a smantellare e rendere pubbliche congiure che vivono all’interno del cuore stesso del governo svedese.

Ero curiosa di scoprire come si sarebbero concluse le vicende di Lisbeth e di Mikael. Sapendo che l’autore era (purtroppo) venuto a mancare con l’idea di scrivere ancora molti romanzi legati a questa strana coppia investigativa, temevo che la lettura di questo libro mi avrebbe lasciata con una qualche sensazione di inconcludenza; invece, con mia grande soddisfazione, credo che questo fosse comunque un ottimo volume con cui chiudere il cerchio.
Non solo veniamo finalmente a capo di tutti i misteri che circondano l’infanzia e l’adolescenza di Lisbeth (almeno, quelli maggiori), ma riusciamo anche ad ottenere una soluzione soddisfacente; non volendo anticipare nulla eviterò di dire come e in che modo, ma ammetto che la sete di giustizia che alcune delle tematiche di questo libro fanno sorgere è stata placata in maniera per me soddisfacente. Inoltre nel corso della trama si svelano molti retroscena che risalgono anche a parecchi decenni prima delle vicende narrate – e devo dire che anche in questo caso la storia mi ha intrattenuta e tenuta incollata alle pagine.
I personaggi sono sempre interessanti e particolari: Mikael e Lisbeth si mantengono sfaccettati, intelligenti e affascinanti come sempre, veniamo a conoscere qualche dettaglio in più sulla sorella di Mikael,  Annika, che è tosta quanto il fratello, e incontriamo ancora Dragan Armanskij, che a me è sempre piaciuto molto. Anche gli antagonisti, benché meno approfonditi, risultano intriganti e, soprattutto, veritieri. La Berger risulta un po’ meno pregnante in questo romanzo, e le sue vicende, per quanto comunque d’intrattenimento, mi sono piaciute un filo meno rispetto a quelle che coinvolgevano il duo principale.
Lo stile di Larsson, allo stesso modo, rimane buono, esattamente come nei due libri precedenti; non si tratta di niente di incredibile, ma fa il suo dovere e soprattutto dà un ritmo quasi indiavolato alla lettura, permettendo di leggere questo piccolo mattoncino in un lasso di tempo incredibilmente breve. Peccato per alcuni dettagli molto fastidiosi, come la tendenza dell’autore a riferirsi continuamente ai personaggi in scena per nome e cognome, che già solo dopo una decina di pagine si fa – in tutta onestà – piuttosto irritante.

Voto:
stellinestellinestelline
                7,5


Infine, parliamo di una raccolta di racconti di un autore italiano, scoperta per caso mentre girovagavo su Anobii: Bestiario  stravagante di Massimiliano Prandini.

Bestiario stravagante - M. Prandini

Pagine:143
Editore:Damster Edizioni
Anno:2010
ISBN:978-88-95-41229-0

Trama:Tra vampiri alternativi, contabili con oscuri segreti, netturbini perseguitati da presenze inquietanti e animali con occupazioni poco ordinarie, i protagonisti dei racconti di questa raccolta sono senz’altro particolari, per usare un eufemismo. Con un tono che varia dal serio al comico, lo scrittore li mette sulla nostra strada e ci fa conoscere le loro storie.

Ho incontrato questo libro per caso. Girovagando tra le catene di lettura di Anobii, organizzate nella maggior parte dei casi dagli autori stessi, sono stata colpita dal titolo bizzarro; e leggendo la presentazione dell’autore, che dava la possibilità di scaricare gratuitamente il libro (distribuito sotto licenza Creative Commons), ho pensato che effettuare il download e caricarlo  sul mio reader fosse un’ottima idea. Convinta ulteriormente dalla copertina, l’ho lasciato riposare un po’ nella mia biblioteca virtuale; e più o meno all’inizio di quest’anno l’ho letto, con gusto, sogghignando tra me e me e godendomi le svolte inaspettate delle trame di questi racconti  ben costruiti.
Trovo che progettare e scrivere un racconto sia spesso più difficile che delineare epopee di ampio respiro: la brevità della forma costringe l’autore a una scrittura più limata, che deve portare il lettore a un’immersione e a una partecipazione uguali a quelle che proverebbe leggendo un romanzo, ma con un numero di pagine decisamente minore. In questo caso, Prandini riesce – la maggior parte delle volte – a raggiungere l’obbiettivo e a creare storie che vivono perfettamente nella loro misura breve, spesso inserendo un plot twist finale che rende ogni lettura imprevedibile. In particolare, Dieci giorni al Barbacane (il racconto che apre la raccolta, il mio preferito tra tutti) riesce a infondere nel finale un’inquietudine e una curiosità che mi hanno positivamente colpita; Scendono le ombre della sera, allo stesso modo, gioca con il concetto di reale e immaginario per sfruttare l’incertezza del protagonista, che si riflette sul lettore, creando un finale inaspettato e inquietante. In effetti, questa vena d’inquietudine, d’orrore, è un elemento ricorrente dei racconti, e la stravaganza del titolo assume anche la connotazione tipica del perturbante. Trovo che i racconti più riusciti nell’esprimere queste sensazioni siano La cantina, Il cassonetto numero 73 (anche se in misura minore) e, di nuovo, Scendono le ombre della sera. Anche Sogni – il racconto conclusivo – sebbene per motivi diversi, potrebbe far parte di questo gruppetto. Altri racconti invece, purtroppo, non riescono a inquietare il lettore, nonostante l’intenzione sia evidentemente quella: parlo, in particolare, de Lo specchio, che tratta di una situazione banale al limite del cliché, e non abbastanza ben sviluppata per risollevarsi dalla prevedibilità della trama.
Paradossalmente l’altro elemento distintivo di questa raccolta è l’umorismo, spesso virato verso il nonsense, che sorregge alcuni dei racconti: in Vacche magre, ad esempio, c’è un vampiro che deve trovare un modo per campare e che escogiterà alcune strategie decisamente simpatiche. Altri racconti invece, per quanto mi riguarda, spingono un po’ troppo e finiscono per diventare poco piacevoli: ad esempio, non ho per niente apprezzato Vergine 4.7, forse anche perché i protagonisti mi sono sembrati male abbozzati.
Lo stile di Massimiliano Prandini, per concludere, è molto piacevole e scorrevole. Talvolta le voci narranti dei diversi racconti s’assomigliano un po’ troppo, e la mano dell’autore si fa vedere più di quanto sarebbe necessario; ma in generale riesce a dare il giusto ritmo alla storia e a caratterizzare come si deve i vari protagonisti. In definitiva, sono felice di averlo scoperto, e penso leggerò altri suoi libri.

Voto:
stellinestelline
            7

martedì 6 aprile 2010

La Ragazza che Giocava con il Fuoco - Stieg Larsson

Titolo:La Ragazza che Giocava con il Fuoco (originale:Flickan som lekte med elden)
Autore:
Stieg Larsson

Anno:
2006

Editore:
Marsilio Editori
Traduzione:
Carmen Giorgetti Cima
ISBN:
978-88-317-9498-5

Pagine:
754
Trama:Mikael Blomkvist è riuscito a tornare alla guida di Millennium e continua il suo lavoro da giornalista d'inchiesta: ma l'ultimo numero speciale su cui sta lavorando subisce una brusca interruzione a causa di un triplice omicidio, che lo porterà a ritrovare Lisbeth Salander, sparita improvvisamente dalla sua vita. Lisbeth, vera protagonista della storia, si troverà al centro del ciclone mediatico e delle indagini, in una vicenda che arriverà a svelarci il suo misterioso e terribile passato.

Un altro giallo/thriller! E' un genere che mi piace, ma che solitamente non frequento molto... Anche se ultimamente, come potete ben vedere, ho fatto qualche "incursione" :)

Ma partiamo con ordine: questo libro, La Ragazza che Giocava con il Fuoco, è il secondo di una trilogia diventata famosissima negli ultimi anni, e che ha lanciato la moda del "giallo svedese", cioè libri di genere investigativo/thriller/giallo scritti da autori del Nord, principalmente svedesi per l'appunto. Il nome della trilogia è Millennium Trilogy e racconta delle vicende di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander: il primo volume l'ho letto quest'estate, questo che mi accingo a recensire è il secondo, e il terzo è in casa che mi aspetta.

Visto che comunque la storia di questo libro è molto legata al primo volume, mi sembra giusto farne un riassuntino (cercando di evitare gli spoiler più succosi) così da poter fare poi i giusti collegamenti. Comunque, consiglio a chi non vuole rovinarsi la lettura del libro di non leggere sotto, non si sa mai :)

I
protagonisti, come già detto, sono Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander. Il primo è un giornalista di una certa fama, direttore della rivista Millennium, che si occupa principalmente di smascherare attività illecite nel campo dell'economia e della finanza; a causa di un articolo su un importante personaggio dell'economia svedese, le cui fonti improvvisamente spariscono o sono tutte prontamente smontate, finisce qualche mese in prigione e decide di lasciare il timone del giornale a Erika, sua collega e non solo. E' in questo frangente che viene contattato da Henrik Vanger, per indagare (con stipendo annesso da capogiro) su un caso accaduto quasi quarant'anni prima e ancora non risolto: la scomparsa della nipote, Harriet. Blomkvist accetta e si ritrova invischiato in avvenimenti ben più oscuri e spregevoli di quelli che ci si sarebbe aspettati; e proprio in questa occasione, attraverso diversi fatti, facciamo la conoscenza di Lisbeth Salander, che incontrerà ed aiutare Mikael solo all'incirca da metà del romanzo in poi. Il lettore però la incontra molto prima, e inizia a scoprire diversi particolari sulla sua vita, decisamente poco "rose e fiori".
Alla fine del primo libro, dopo la risoluzione delle indagini, Lisbeth (a causa di un evento decisamente spoiler che quindi non scrivo) decide di partire e andarsene, grazie anche al fatto che grazie alle sue capacità di hacker è riuscita a creare un bel gruzzolo.

Tornando a questo libro e alla sua recensione, si può tranquillamente dire che, mentre nel primo alla fine era Blomkvist il protagonista, nel secondo è Lisbeth che occupa il palcoscenico.
E' infatti la protagonista (quasi) assoluta, nel bene e nel male: come svela sin da subito la quarta di copertina, Lisbeth verrà ricercata per omicidio. Ciò che mi ha colpito, in questo frangente, è stato che Larsson, nonostante appunto la cara Sally (così la chiama Blomkvist) sia la protagonista e faccia parte del duo dei "buoni" nel primo libro, non viene immediatamente scagionata: anzi, vengono fatti nascere dei dubbi nel lettore, viene da chiedersi quanto si sa effettivamente di Lisbeth.
Parliamo ancora di lei. Devo ammettere che del gran personaggio decantato da tutti, nel primo libro, non mi era rimasto molto; e, infatti, mi ero stupita di tutti questi elogi... Ma ora non posso fare a meno di unirmi alla schiera di ammiratori! E' fantastica, ed emerge particolarmente nei primi capitoli; si scoprono lati di Lisbeth prima più in ombra, ci si lascia avvincere da questo carattere difficile, dalla morale propria e dura come il ferro, dalla sua doppia indole sicura-insicura.

In generale questo secondo episodio mi è piaciuto molto più del primo: anche se i primi capitoli sono un po' troppo dedicati alla vita sentimental-sessuale dei protagonisti, il ritmo riprende subito, assumendo i toni giusti, velocizzandosi rispetto a Uomini che Odiano le Donne (dove il ritmo dell'azione era piuttosto lento e pacato) per adeguarsi agli avvenimenti più macabri e violenti della trama. Il lettore viene trascinato da consistenti colpi di scena che non vengono assolutamente buttati a caso nella storia; si sente che sono stati ben ponderati e che portano sensate novità senza per questo stravolgere la natura della narrazione stessa e del background dei personaggi, così ben caratterizzati.
In più, e questo mi è proprio piaciuto, è lo stesso scrittore che seminando alcuni episodi lungo la storia riesce a far credere al lettore di essere arrivato ad una conclusione sicuramente corretta, per poi invece rovesciare del tutto la situazione! Almeno nel mio caso, mi è venuto da pensare "ma come ho fatto a credere di esserci arrivata così facilmente"!

E' un thriller che si legge velocemente, nonostante la mole, perchè porta continuamente a chiedersi che cosa accadrà dopo e se tutto sembra come ci viene mostrato, o se ci sarà una nuova rivelazione; quindi si può solo dire che raggiunge perfettamente il suo scopo!

Voto:


8,5


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità.


Alla prossima recensione! :D
Cami