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mercoledì 17 dicembre 2014

Mini-recensioni: tre libri per un post (#11)

Buongiorno a tutti, lettori e lettrici!

Spero che il vostro Dicembre stia procedendo bene. Io sto rannicchiata sotto una copertona con bevande calde varie e mi godo il calduccio dentro casa, mentre giro tra i blog per vedere cosa mi sono persa nell’ultimo periodo. E penso ai regali di Natale che devo ancora comprare questa settimana.
Intanto, ho deciso di ricominciare subito a condividere con voi le mie opinioni su alcune delle ultime letture e penso proprio che, almeno per i primi tempi, le concentrerò soprattutto in una serie di mini-recensioni: un po’ per riprendere la mano, un po’ perché vorrei riprendere il ritmo e questo tipo di post, che di solito scrivo più rapidamente rispetto alle recensioni singole, è perfetto per l’occasione.

Comincio questa prima triade con un titolo che purtroppo, nonostante avessi già aspettative tutto sommato basse, è riuscito a deludermi molto: si tratta di Bones (Bones: Buried Deep in lingua originale), di Max Allan Collins.

Bones - M. A. Collins

Pagine:245
Editore:Rizzoli
Traduzione:Adria Tissoni
Anno:2007
ISBN:978-88-17-01835-7

Trama:Bones e Booth collaborano di nuovo insieme quando un sacco pieno di ossa viene lasciato proprio di fronte a un edificio federale. Quando si scopre che le ossa provengono da varie persone e che ci potrebbe essere un collegamento con la mafia, le indagini si fanno sempre più intricate e pericolose.

Ho ricevuto questo libro in regalo, attraverso un giochino su Anobii. Dubito che l’avrei letto altrimenti; la serie TV Bones mi piace molto, fa parte di quel filone investigativo in cui anche le vite dei personaggi principali hanno molto screen time (quasi al livello di un cozy mystery, se chiedete la mia) che mi piace guardare quando cerco divertimento e relax, ma non sono appassionata a livelli tali da procurarmi un libro coi suoi personaggi – anche perché la serie di per sé è tratta liberamente dalla serie di libri di Kathy Reichs, e quindi nella mia mente si creava un cortocircuito metaletterario-televisivo non indifferente.
Tuttavia, dato che ormai era sui miei scaffali, e occupava spazio, ho deciso di leggerlo. E ho scoperto, nonostante mi aspettassi poco, che avrei potuto tranquillamente farne a meno.
Non solo non è un buon giallo/thriller, ma non è nemmeno una buona lettura per chi è un fan della serie: il che lo rende essenzialmente inutile.
Se avesse avuto una trama con uno svolgimento accattivante, sospetti ambigui, uno sviluppo in grado di creare dubbi sull’effettiva identità del colpevole, questo si sarebbe potuto definire un giallo: invece, una volta messe in tavola le carte, l’assassino è subito identificabile, ovvio in maniera fastidiosa, e le investigazioni di Bones e Booth sembrano annacquate, come se si fosse allungato il brodo per aggiungere pagine. Già questo è molto fastidioso; ma ero disposta a essere magnanima (d’altronde, neanche la serie TV è nota per delitti particolarmente machiavellici). Tuttavia, anche la caratterizzazione dei personaggi è, per quanto mi riguarda, totalmente sbagliata: e questo – in un titolo che nasce quasi come “fanfiction ufficiale” – è assolutamente inaccettabile. L’autore non è riuscito a rendere il rapporto che c’era agli inizi tra Bones e Booth (è ambientato in quella che potrebbe essere la prima, massimo la seconda stagione di Bones), non ha dato la giusta voce a Hodgins e Zack Addy, non ha reso, insomma, quello che per me è il motivo fondamentale di riuscita dello show: i personaggi e i loro rapporti.
La scrittura, perlomeno, è scorrevole; senza infamia e senza lode. Fosse stato diversamente, non credo sarei riuscita a finire questo libro.
Insomma, questo è uno di quei casi in cui la stella singola è, purtroppo, necessaria.

Voto:
stelline
      4


Passiamo a un altro giallo, fortunatamente molto più piacevole: La regina dei castelli di carta (il cui titolo originale è Luftslottet som sprängdes), di Stieg Larsson. Ovviamente, ci sono spoiler per chi non ha letto il primo e il secondo libro; non farò anticipazioni, invece, sulla trama di quest’ultimo capitolo della trilogia Millennium.

La regina dei castelli di carta - S. Larsson

Pagine:857
Editore:Marsilio Editori
Traduzione:Carmen Giorgetti Cima
Anno:2007
ISBN:978-88-31-79677-4

Trama:Lisbeth è in ospedale e lotta per la sua vita: l’incontro con Zalachenko ha lasciato entrambi in condizioni critiche. Intanto Blomkvist comincia a dipanare la matassa d’intrighi che coinvolge la giovane hacker ed è pronto a smantellare e rendere pubbliche congiure che vivono all’interno del cuore stesso del governo svedese.

Ero curiosa di scoprire come si sarebbero concluse le vicende di Lisbeth e di Mikael. Sapendo che l’autore era (purtroppo) venuto a mancare con l’idea di scrivere ancora molti romanzi legati a questa strana coppia investigativa, temevo che la lettura di questo libro mi avrebbe lasciata con una qualche sensazione di inconcludenza; invece, con mia grande soddisfazione, credo che questo fosse comunque un ottimo volume con cui chiudere il cerchio.
Non solo veniamo finalmente a capo di tutti i misteri che circondano l’infanzia e l’adolescenza di Lisbeth (almeno, quelli maggiori), ma riusciamo anche ad ottenere una soluzione soddisfacente; non volendo anticipare nulla eviterò di dire come e in che modo, ma ammetto che la sete di giustizia che alcune delle tematiche di questo libro fanno sorgere è stata placata in maniera per me soddisfacente. Inoltre nel corso della trama si svelano molti retroscena che risalgono anche a parecchi decenni prima delle vicende narrate – e devo dire che anche in questo caso la storia mi ha intrattenuta e tenuta incollata alle pagine.
I personaggi sono sempre interessanti e particolari: Mikael e Lisbeth si mantengono sfaccettati, intelligenti e affascinanti come sempre, veniamo a conoscere qualche dettaglio in più sulla sorella di Mikael,  Annika, che è tosta quanto il fratello, e incontriamo ancora Dragan Armanskij, che a me è sempre piaciuto molto. Anche gli antagonisti, benché meno approfonditi, risultano intriganti e, soprattutto, veritieri. La Berger risulta un po’ meno pregnante in questo romanzo, e le sue vicende, per quanto comunque d’intrattenimento, mi sono piaciute un filo meno rispetto a quelle che coinvolgevano il duo principale.
Lo stile di Larsson, allo stesso modo, rimane buono, esattamente come nei due libri precedenti; non si tratta di niente di incredibile, ma fa il suo dovere e soprattutto dà un ritmo quasi indiavolato alla lettura, permettendo di leggere questo piccolo mattoncino in un lasso di tempo incredibilmente breve. Peccato per alcuni dettagli molto fastidiosi, come la tendenza dell’autore a riferirsi continuamente ai personaggi in scena per nome e cognome, che già solo dopo una decina di pagine si fa – in tutta onestà – piuttosto irritante.

Voto:
stellinestellinestelline
                7,5


Infine, parliamo di una raccolta di racconti di un autore italiano, scoperta per caso mentre girovagavo su Anobii: Bestiario  stravagante di Massimiliano Prandini.

Bestiario stravagante - M. Prandini

Pagine:143
Editore:Damster Edizioni
Anno:2010
ISBN:978-88-95-41229-0

Trama:Tra vampiri alternativi, contabili con oscuri segreti, netturbini perseguitati da presenze inquietanti e animali con occupazioni poco ordinarie, i protagonisti dei racconti di questa raccolta sono senz’altro particolari, per usare un eufemismo. Con un tono che varia dal serio al comico, lo scrittore li mette sulla nostra strada e ci fa conoscere le loro storie.

Ho incontrato questo libro per caso. Girovagando tra le catene di lettura di Anobii, organizzate nella maggior parte dei casi dagli autori stessi, sono stata colpita dal titolo bizzarro; e leggendo la presentazione dell’autore, che dava la possibilità di scaricare gratuitamente il libro (distribuito sotto licenza Creative Commons), ho pensato che effettuare il download e caricarlo  sul mio reader fosse un’ottima idea. Convinta ulteriormente dalla copertina, l’ho lasciato riposare un po’ nella mia biblioteca virtuale; e più o meno all’inizio di quest’anno l’ho letto, con gusto, sogghignando tra me e me e godendomi le svolte inaspettate delle trame di questi racconti  ben costruiti.
Trovo che progettare e scrivere un racconto sia spesso più difficile che delineare epopee di ampio respiro: la brevità della forma costringe l’autore a una scrittura più limata, che deve portare il lettore a un’immersione e a una partecipazione uguali a quelle che proverebbe leggendo un romanzo, ma con un numero di pagine decisamente minore. In questo caso, Prandini riesce – la maggior parte delle volte – a raggiungere l’obbiettivo e a creare storie che vivono perfettamente nella loro misura breve, spesso inserendo un plot twist finale che rende ogni lettura imprevedibile. In particolare, Dieci giorni al Barbacane (il racconto che apre la raccolta, il mio preferito tra tutti) riesce a infondere nel finale un’inquietudine e una curiosità che mi hanno positivamente colpita; Scendono le ombre della sera, allo stesso modo, gioca con il concetto di reale e immaginario per sfruttare l’incertezza del protagonista, che si riflette sul lettore, creando un finale inaspettato e inquietante. In effetti, questa vena d’inquietudine, d’orrore, è un elemento ricorrente dei racconti, e la stravaganza del titolo assume anche la connotazione tipica del perturbante. Trovo che i racconti più riusciti nell’esprimere queste sensazioni siano La cantina, Il cassonetto numero 73 (anche se in misura minore) e, di nuovo, Scendono le ombre della sera. Anche Sogni – il racconto conclusivo – sebbene per motivi diversi, potrebbe far parte di questo gruppetto. Altri racconti invece, purtroppo, non riescono a inquietare il lettore, nonostante l’intenzione sia evidentemente quella: parlo, in particolare, de Lo specchio, che tratta di una situazione banale al limite del cliché, e non abbastanza ben sviluppata per risollevarsi dalla prevedibilità della trama.
Paradossalmente l’altro elemento distintivo di questa raccolta è l’umorismo, spesso virato verso il nonsense, che sorregge alcuni dei racconti: in Vacche magre, ad esempio, c’è un vampiro che deve trovare un modo per campare e che escogiterà alcune strategie decisamente simpatiche. Altri racconti invece, per quanto mi riguarda, spingono un po’ troppo e finiscono per diventare poco piacevoli: ad esempio, non ho per niente apprezzato Vergine 4.7, forse anche perché i protagonisti mi sono sembrati male abbozzati.
Lo stile di Massimiliano Prandini, per concludere, è molto piacevole e scorrevole. Talvolta le voci narranti dei diversi racconti s’assomigliano un po’ troppo, e la mano dell’autore si fa vedere più di quanto sarebbe necessario; ma in generale riesce a dare il giusto ritmo alla storia e a caratterizzare come si deve i vari protagonisti. In definitiva, sono felice di averlo scoperto, e penso leggerò altri suoi libri.

Voto:
stellinestelline
            7

lunedì 31 dicembre 2012

Mini-recensioni: tre libri per un post (#6)

Buongiorno a tutti, cari lettori e care lettrici!

L’anno nuovo si avvicina e io, onestamente, non vedo l’ora che il 2013 cominci. Ho tante idee e tanti progetti, tante linee che vorrei seguire e portare avanti: i buoni propositi non mancano, poco ma sicuro.
Intanto, aspettando che le ultime ore del 2012 passino, vi pubblico quelle che saranno le ultime recensioni dell’anno: tre libri di genere fantastico, tutti in un modo o nell’altro legati ad un elemento fantascientifico (piò o meno predominante, a seconda) e tutti scritti da autori italiani.

Il primo è l’opera d’esordio di Maurizio Vicedomini e si intitola Myrddin di Avalon.

Myrddin di Avalon - M. Vicedomini

Pagine:64
Editore:Edizioni Diversa Sinfonia
Anno:2012
ISBN:978-88-96086-46-9

Trama:In un futuro in cui si è riusciti a creare una macchina per viaggiare nel tempo, anche se ancora in fase sperimentale, Eveline Morvilian, studiosa della materia bretone, compie un viaggio non autorizzato per provare la veridicità storica delle leggende a cui ha dedicato tutta la sua vita. Il professor Liam Salger verrà mandato a recuperarla… ma a che prezzo e con quali conseguenze?

Quando ho letto la trama di questo libro nel post che gli ha dedicato Tanabrus ho pensato: “Ciclo bretone e viaggi nel tempo? Dev’essere mio!”. Poi ho avuto quel che si è soliti chiamare una fortuna sfacciata: l’autore sta promuovendo il suo libro su internet e mi ha offerto la possibilità di recensirlo. Ovviamente ho colto al volo l’opportunità!
A fine lettura posso dire che le mie aspettative sono state ripagate: l’autore gioca molto con le leggende bretoni e con l’eventualità che, in un lontano futuro, gran parte della documentazione di cui disponiamo non sia più consultabile, persa per sempre – non solo per quanto riguarda la mitologia, ma per ogni branca del sapere. Aggiungete due protagonisti delineati piuttosto bene (soprattutto visto che l’autore li caratterizza in poche pagine) e con un’idea di storia e destino totalmente differente, e otterrete gli ingredienti principali del libro. Eveline e Liam, infatti, sono agli antipodi: quando si ritroveranno a fronteggiare il passato, si troveranno uniti per forza di cose, ma non saranno mai d’accordo sul modo in cui agire e sul concetto di fato, di possibilità di alterare la storia o seguire il filo rosso della predestinazione.
Quest’ultimo, in particolare, è il tema portante di questo racconto lungo: tuttavia, benché lo ritenga davvero interessante, in certi punti mi è sembrato che per l’autore fosse più importante parlare di questa tematica, piuttosto che sviluppare la storia in sé. Penso che questo sbilanciamento sarebbe stato meno evidente se il racconto fosse stato più lungo – credo che dedicando più spazio allo svolgersi della trama e alla caratterizzazione dei comprimari si sarebbe giunti ad un amalgama perfetto.
Nonostante questo, il libro è davvero scorrevole e intrigante: Vicedomini sa come scrivere narrativa di genere, e non è cosa da poco. Non annoia e, salvo nei momenti di cui ho parlato qualche riga più su, non si appoggia a noiosi “spiegoni”. Le sue idee, che mischiano mitologia, fantascienza, gadget incredibili e personaggi tratti direttamente dalle leggende mi hanno divertita, intrattenuta e anche fatto riflettere un pochino.
Insomma, un’ottima prima prova: visto che l’autore ha pubblicato altre opere più corpose, sono curiosa di vedere se la mia impressione è giusta e se riuscirà a convincermi del tutto con uno sviluppo più articolato.

Voto:
stellinestelline
           7


Il prossimo racconto di cui vi parlerò è di un noto autore italiano di fantascienza, Francesco Verso; il titolo è Due Mondi.

Due mondi - F. Verso

Pagine:24
Editore:Kipple Officina Libraria
Anno:2012
ISBN:978-88-95-41474-4

Trama:Il mondo non è più quello che conosciamo: gli umani si sono evoluti e ora esistono due diverse specie, quella degli Acquamanti e quella degli Aeromanti, che non sono in buoni rapporti. Solo la remota possibilità di trovare una nuova speranza per la Terra porterà alcuni di loro ad unirsi per intraprendere un viaggio da cui dipenderanno le sorti di tutti.

Scrivere questo commento sarà piuttosto difficile perché, in tutta onestà, non ho molto da dire. Un racconto brevissimo che non riesce a creare una storia abbastanza interessante e intrigante – e abbiamo appena visto, con Myrddin di Avalon, che la cosa è più che fattibile.
Non sono riuscita ad apprezzare i personaggi, che secondo me sono più abbozzati che delineati, e non mi sono affatto appassionata alla loro ricerca del luogo in cui sono conservate le sorti dell’umanità. Un vero peccato, perché l’idea di nuove razze sviluppatesi da quella umana è sempre intrigante e foriera di idee e riflessioni.
Personalmente, non ho apprezzato particolarmente anche lo stile dell’autore. E’ indubbiamente riconoscibile e personale, cosa sempre apprezzabile visto che ogni scrittore dovrebbe avere una sua “voce” – tuttavia, non è nelle mie corde. Non è particolare, arzigogolato o altro: semplicemente, non mi ha trascinata nella storia. Forse anche per questo non sono riuscita ad appassionarmici.

Voto:
stelline
       5

L’ultimo libro di cui vi parlerò è un fantasy di ambientazione nipponica: trattasi di Dark Side: Il Guerriero della Furia di Luca Besia.

Dark side - L. Besia

Pagine:350
Editore:auto-pubblicato
Anno:2011
ISBN:978-88-90-46503-1

Trama:
Siamo in un futuro lontanissimo; il mondo è tornato a una sorta di epoca medievale causata anche dal ritorno di entità sovrannaturali e di poteri occulti. Su questo sfondo si intrecciano due storie: quella di Ryoda, villaggio di Yamato (l’attuale Giappone), custode di una forza malefica causa di guerre e battaglie, e quella di Kane, mercenario vittima di una maledizione.

Recensire libri di esordienti, specie quando decidono di pubblicarsi da soli, è sempre complicato. Da una parte si ammira il coraggio di fare da sé e la fiducia che ripongono nella loro opera; dall’altra, a volte è inevitabile pensare che questa possibilità porti alla pubblicazione di storie ancora acerbe. Questo è il caso, secondo me, del libro di Luca Besia.
La mia opinione, a grandi linee, è questa: l'idea di fondo del libro è ottima, intrigante, piuttosto insolita, e avrebbe potuto essere la base di partenza per una gran bella storia, ma è appesantita da due fattori principali. Questi fattori sono l'introduzione e una certa ingenuità nello stile di scrittura.
L'introduzione è davvero troppo lunga e in percentuale occupa troppo spazio rispetto a quella che è la storia vera e propria del libro. Posso capire l’amore che l’autore prova per lo scenario che ha ideato - che è fantasioso, a modo suo realistico, affascinante, non dico di no!, ma che non era da presentare in maniera così didascalica, quasi da manualetto di saggistica, o da introduzione a un gioco di ruolo. Molti dei dettagli si sarebbero potuti inserire nello svolgimento della storia, senza aggiungere nemmeno troppe scene; molti sono assolutamente inutili alla comprensione delle vicende narrate. Il lettore non può che sentirsi appesantito dopo aver letto la "lezione" sul mondo in cui sta per entrare, iniziando così la storia col piede sbagliato.
Per quanto riguarda lo stile, ho trovato certe "ingenuità" dovute, credo, alla mancanza di esperienza e soprattutto di controllo da parte di un lettore esterno e professionista – indispensabile per sottolineare i punti di forza e limare le debolezze, eliminando i difetti. Purtroppo è un’assenza che in certi passaggi si sente, soprattutto per quanto riguarda il lessico: l’autore usa termini desueti e aulici mischiati a termini più prosaici, descrizioni piene di parole altisonanti - piccolezze che però, essendo ripetute più volte nel corso del libro, infastidiscono chi legge. In certi punti anche la punteggiatura e l’ortografia avrebbero avuto bisogno di un controllo.
Inoltre, la trama si sviluppa su piani temporali diversi e la cosa non è resa chiara fino a oltre tre quarti del libro; questo ha reso la lettura un po’ confusa e quindi meno apprezzabile.
Tuttavia, questa non vuole essere una totale stroncatura: come ho già scritto, le idee dietro alla storia mi sono piaciute molto, e quando finalmente entra in scena Kane le cose si fanno interessanti – è l’unico personaggio, insieme alla guida militare del villaggio di Ryoda, ad avere le basi per una caratterizzazione particolare e tridimensionale; è un peccato che non siano state sfruttate al meglio.
In conclusione, credo che l’autore dovrebbe continuare a esercitarsi, scrivere, scrivere e ancora scrivere, affidarsi a un lettore esterno – non dico un professionista, ma almeno un lettore “forte” – e scrivere di nuovo. Sono certa che, con il tempo e l’esperienza, le sue storie miglioreranno e diventeranno gran belle avventure.

Voto:
stelline
     4,5


E con queste ultime recensioni vi saluto e vi auguro di salutare al meglio l’anno che va, per accogliere l’anno che viene nel migliore dei modi. Spero che sia pieno di amici, meraviglie, novità e libri!

Vostra,

Cami

venerdì 15 giugno 2012

Mini-recensioni: tre libri per un post (#4)

Ciao a tutti!
Stranamente, nonostante sia periodo d’esami, mi trovo con un sacco di energia addosso. Sarà che mi stanno succedendo tante cose nel frattempo, alcune belle e altre un po’ meno, che mi fanno venir voglia di concentrarmi su ciò che mi rende la vita più piacevole – e questo blog fa senz’altro parte della categoria.
Ma bando alle ciance, non voglio annoiarvi e quindi passo direttamente alla nostra comune passione, ovvero i libri: questa puntata sarà dedicata a tre libri di genere fantasy, ma che per il resto non hanno nulla in comune.
Cominciamo con un libro che ho letto in lingua originale: The Lightning Thief di Rick Riordan.

imagePagine:375
Editore:Disney – Hyperion Books
Anno:2005
 
ISBN:078683865-5


Trama:Percy Jackson è un dodicenne con qualche problema. Non solo rischia di essere espulso dalla scuola – non una gran novità, per lui – ma, a quanto pare, si è tirato contro gente poco raccomandabile. E quando questa gente è composta dagli Dei dell’Olimpo e da svariate creature mitologiche, è meglio prepararsi a tutto…

Prima di tutto, permettetemi un consiglio: se pensate di leggere l’edizione italiana, non leggete la sinossi. La Mondadori spiattella una rivelazione (fondamentale per il protagonista e intrigante per il lettore) nella quarta di copertina… Per quanto mi riguarda, avendo visto prima il film, non sarebbe cambiato molto; per chi si approccia al libro senza conoscerne la storia, invece, è come minimo parecchio fastidioso.
Tornando al libro… mi è piaciuto davvero molto! La mitologia greca viene sfruttata bene, con il giusto equilibrio tra rispetto per la tradizione e idee divertenti e innovative: mi è piaciuto come si è giustificato il trasferimento degli dèi in America e come si sono adattati ai tempi correnti. La trama ha un buon ritmo e si sviluppa in un crescendo di azioni, scoperte, scontri e tutto quel che serve per rendere scorrevole e intrigante un romanzo di stampo “mitico”.
I personaggi sono ben tratteggiati: i protagonisti, personalmente, sembrano leggermente più grandi dell’età che l’autore dichiara, ma a parte questo li ho trovati realistici e mi ci sono affezionata con facilità! Grover è proprio simpatico, Chirone è il maestro che tutti vorremmo e Percy è un “quasi eroe” che si fa benvolere dal lettore per tutti i suoi pregi e i suoi difetti, crescendo ed evolvendo lungo il corso della narrazione.
Lo stile è semplice e lineare, piacevole e adatto alla storia: anche per questo mi sento di dire che è un’ottima lettura da fare in lingua originale, se cercate qualcosa di semplice con cui iniziare ad affrontare l’inglese.
Lo consiglierei non solamente ai bambini/ragazzi (verso cui mi pare espressamente indirizzato), ma anche agli adulti che vogliano una lettura rilassante ma non stupida: vi aspetta una sana dose di azione unita a  misteri e complotti da svelare!


Voto:
stellinestellinestelline
                 7,5
 
Il secondo libro di cui voglio parlarvi, purtroppo, non è stata una lettura altrettanto emozionante… si tratta de La Profezia delle Inseparabili di Michelle Zink.

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Pagine:292
Editore:Adriano Salani Editore
Traduzione:Laura Serra
Anno:2010
ISBN:
978-88-6256-026-9

Trama:E’ il 1860; Lia e Alice, due gemelle, hanno appena perso il padre. Con loro rimangono solo Henry, il fratellino minore, e la zia Virginia, sorella della madre scomparsa quando anni prima. Il legame tra di loro non è più lo stesso da un po' di tempo, ma non si renderanno conto di quanto siano lontane sino a quando un marchio non apparirà sul braccio di Lia…

La trama di questo libro mi aveva entusiasmata – gemelle divise dal fato, destinate a compiti diametralmente opposti, che si affrontano in un’atmosfera gotica inedita (data anche dall’ambientazione americana, piuttosto che inglese, come ci si aspetterebbe), pronte a sfidarsi per il futuro degli uomini e del divino. C’erano tutti gli elementi necessari per far nascere una storia piena di terrore, attesa, mistero e scontri! Invece, l’autrice si è lasciata scappare l’occasione ed è riuscita, nonostante queste premesse, a scrivere un romanzo piatto. Le due protagoniste, che dovrebbero essere il fulcro del romanzo, una fonte di tensione e contrasti, sono poco più che abbozzate: Alice, la “cattiva”, non compie niente di veramente malvagio per gran parte del romanzo (a meno che non si voglia considerare “guardar male gli altri” come cattiveria degna di Satana)  e poi, quando finalmente agisce come dovrebbe, noi non abbiamo sviluppato abbastanza empatia per soffrirne. Nemmeno i personaggi secondari, in questo caso, aiutano: sono piacevoli, sicuramente, ma non memorabili. Uno dei meglio tratteggiati è James, fidanzato di Lia: la loro relazione è stata una delle poche cose che ho apprezzato sinceramente in questo romanzo, perché piuttosto matura e senza eccessi di zucchero e melassa (che mi rendono indigesta qualunque lettura!).
Lo stile è fin troppo pacato, non dico noioso ma quasi: certe scene sono state affossate, nonostante il potenziale immaginifico, proprio da una scrittura non adatta a mostrarle.
Ciò che ha alzato un pochino la mia considerazione per questo libro è stata la rivelazione che la zia Virginia fa a Lia riguardo la vera natura delle sorelle  – effettivamente inaspettata e sicuramente portatrice di conseguenze che, chissà, potrebbero dare vita a un buon seguito, soprattutto perché potrebbe portare a una tematica come la lotta contro la propria natura e la predestinazione. Per questo primo capitolo però, senza alcun dubbio, il mio voto è negativo.

Voto:
stelline

   5

Passiamo ora, invece, a un libro che non ha un voto pienamente sufficiente, ma che personalmente è stata una gran rivelazione: La Valle dei Dimenticati di Roberto Re! Premetto che questa, rispetto alle mie solite mini-recensioni, è venuta fuori piuttosto lunghina… spero mi perdonerete.

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Pagine:625
Editore:Sangel Edizioni
Anno:2011
ISBN:
9788897040576

Trama:
In un mondo in cui quasi nessuno è più in grado di sognare Charynn, donna forte e decisa, deve raccogliere uno sparuto gruppo di persone che è ancora può farlo: solo così potrà provare a sciogliere la maledizione che è stata lanciata sul suo popolo. Ma l’impresa sarà tutto fuor che facile e, soprattutto, niente è effettivamente come sembra…

Ho già letto e parlato di un altro libro di Roberto Re – forse qualcuno ricorderà che non mi era piaciuto per nulla; ma a nessuno si nega una seconda possibilità e sono felice di dire che ci sono stati degli ottimi miglioramenti (anche se personalmente non raggiunge ancora la totale sufficienza)! La cosa non può che rendermi felice!
La gestione dei personaggi, rispetto al libro precedente, è decisamente migliorata: non sono ancora del tutto tridimensionali, ma sono tutti ben definiti. Le loro personalità si basano su poche caratteristiche che però si mantengono costanti lungo la narrazione, e le loro azioni sono quasi sempre coerenti. L’unico che in questo senso ha lasciato un po’ a desiderare, secondo me, è Lawell (re di una nazione sotto assedio) che in certi punti sembra essere mosso in un certo modo solo perché serviva che si comportasse così per il proseguimento della storia.
Personalmente, poi, credo che l’autore avrebbe potuto giocare di più sulla diversa provenienza di questi suoi personaggi, soprattutto differenziandoli nelle parti dialogiche: avrebbe aggiunto spessore alla caratterizzazione e avrebbe reso il tutto più realistico. Di materiale ce n’è, abbiamo un contadino, due ex prostitute, il già citato re, un uomo che non ha contatti col mondo esterno da 700 anni… Insomma, ci sarebbe stato di che divertirsi!
Sempre a proposito dei dialoghi, inserisco un’altra noticina negativa: sicuramente sono molto, molto più realistici, ma in alcuni punti sembrano ancora un po’ artefatti e in certi punti sono dei veri e propri “spiegoni” (cioè scambi di battute in cui c’è l’inserimento forzato di informazioni che l’autore vuole dare al lettore sull’ambientazione del romanzo – stratagemma estraniante e poco piacevole, secondo me, che mi irrita vedendo passi in cui l’autore, invece, ci fornisce le informazioni necessarie mostrandocele come si deve!).
Altra cosa che ho trovato migliorata è la gestione del punto di vista: ordinata, precisa, i cambi avvengono solo al cambio del capitolo e quindi non rischiano di confondere il lettore.
Parlando della trama, poi, ho trovato molto carina l’idea di basare tutto sui sogni e, soprattutto, mi sono piaciuti i vari colpi di scena, che rendono il percorso del romanzo meno classico e lineare. Il colpo di scena più grande l’abbiamo proprio alla fine ed è un’ottima cosa, perché si ottiene un finale decisamente poco buonista e inaspettato. Unico appunto: è decisamente troppo aperto. L’autore mi ha detto che l’ha lasciato così perché ogni lettore in questo modo può immaginare come andrà avanti: posso capire l’intento, ma in questo caso mi sembra si sia voluto lasciare uno spazio troppo ampio (soprattutto tenendo conto del fatto che non ci sarà alcun seguito). In fondo, io amo immaginare, ma se leggo un libro voglio scoprire l’immaginazione dell’autore, non la mia.
Due sono le cose che, invece, continuano a non convincermi del tutto: lo stile e la gestione della trama. Il primo può migliorare, soprattutto nelle scelte lessicali e nel mostrare (cosa che, come ho scritto prima, Re ha dimostrato di saper fare, quando vuole); per quanto riguarda la gestione, secondo me si sono voluti unire troppi fili, far convergere troppe storie. Sarebbe stato meglio sceglierne un paio e concentrarsi solo su quelle, evitando così alcune trame di cui si sarebbe onestamente fatto a meno (ad esempio, c’è un mezzo triangolo amoroso verso la fine che è del tutto inutile).
Insomma, credo che Roberto Re possa migliorare ancora. Con questo romanzo, rispetto al primo, ha fatto passi da gigante: non vedo perché, quindi, non dovrebbe migliorare altrettanto col prossimo.

Voto:
stellinestelline
             5,5


E con questo è tutto per oggi!

Un abbraccio a tutti voi, lettori e lettrici,

Cami

giovedì 5 maggio 2011

Mini-recensioni: tre libri per un post (#2)

Buongiorno a tutti!
Ultimamente, con la maturità alle porte, il tempo sembra non bastare mai; senza contare che per certi libri sarebbe veramente difficile stendere una delle mie solite (eccessivamente lunghe, lo ammetto) recensioni. Perciò ho deciso di parlarne comunque qui, in versione ridotta! Oggi tocca a tre “mattoni” che ho letto ormai qualche tempo fa; iniziamo con Una Fortuna Pericolosa (A Dangerous Fortune) di Ken Follett.

imagePagine:477
Editore:
CDE (su licenza Arnoldo Mondadori Editore)
Traduzione:Roberta Rambelli

Anno:
1993
ISBN:
//

Trama:
come in molti libri di Follett, il libro segue i destini di diverse famiglie e li intreccia; in questo caso, lo sfondo è la Londra vittoriana e i nostri protagonisti si muovono nell’ambiente dell’alta finanza, tra ascese e cadute.
Questo libro è particolarmente strano. Non per quello di cui parla o per come è scritto, ma per le sensazioni che si lascia dietro. Provo a spiegarmi meglio: durante la lettura, non si può fare a meno di essere presi dalle avventure e disavventure dei protagonisti (Hugh soprattutto, visto che è il “buono” per eccellenza, ma anche quelle dei “malvagi”, da cui ci si può aspettare di tutto e di più!), si seguono le loro peripezie con sentimento – anche se i protagonisti sono in certi casi un po’ troppo manichei, troppo buoni o cattivi per essere veri.
Poi, quando poi si è finito il libro e lo si riprende in mano dopo un paio di mesi, si stentano a ricordare i nomi dei protagonisti (che ho dovuto ricontrollare, cosa che anche solo con I Pilastri della Terra, dello stesso autore, non mi sarebbe successa) e quale motivo, in effetti, ci abbia spinto a tenerci tanto. Inoltre, trovo che la protagonista femminile “positiva”, ovvero Maisie, sia veramente troppo moderna rispetto al suo background. Un conto l’indipendenza, ma certe cose nella Londra di fine ‘800 non sarebbero proprio state possibili.
Proprio lo sfondo, tra l’altro, è un po’ poco descritto. Insomma, questo libro mi è sembrato la versione sbiadita dell’epopea de I Pilastri della Terra, a dirla tutta. Gli ingredienti principali sono gli stessi, ma il risultato è sicuramente inferiore. Tuttavia, il coinvolgimento provato è innegabile, così come la curiosità di sapere come sarebbe finita; il mio voto, quindi, non può non essere positivo.

Voto:

stellinestellinestelline
7,5 

 
Passiamo ora a Il Libro dei Misteri di Roberto Re.

image Pagine:440
Editore:Gruppo Albatros – il Filo
Anno:2009
ISBN:
88-567-108-89

Trama:
Mathan e Hyana, sovrani di un regno, vengono chiamati dalle divinità per recuperare il cosiddetto “Libro dei Misteri” ed evitare così una catastrofe. Partono quindi per il loro viaggio, dove fronteggeranno diversi nemici e magie maligne.



Quando ho iniziato a scrivere recensioni per questo blog, mi sono ripromessa di essere sempre onesta, perché le mezze verità e i finti buonismi non sono utili a nessuno – in particolar modo, non sono utili all’autore. Quindi sarà sincera: questo libro non mi è proprio piaciuto. Ma proprio per niente.
Le avventure ci vengono descritte, non mostrate, lasciando il lettore con la sensazione di aver letto un resoconto piuttosto che una fantastica avventura; i personaggi sono monodimensionali e poco coerenti. Tra l’altro, la compagnia è composta da una dozzina di persone e della metà viene giusto accennato il nome, il colore degli occhi e dei capelli – per poi non venire più nominati, senza che vengano mai davvero descritte le dinamiche fra loro, lo sviluppo della loro amicizia o qualunque parvenza di rapporto. Addirittura ad un certo punto, quando uno della compagnia muore, viene da chiedersi chi diavolo sia e perché il sovrano soffra così tanto; non c’è bisogno di spiegare quanto questo uccida il pathos e l’empatia.
Gli sconvolgimenti (che dovrebbero essere epocali, per loro) vengono accettati in un battito di ciglia, tanto che spesso i personaggi sembravano contraddirsi – e dico “sembravano” perché, vista la loro mancanza di spessore, non so dire cosa fosse coerente e cosa no.
La storia in sé non è originale se non in certi dettagli e l’interesse non ne viene catturato. E poi, un particolare: ho trovato pessima la trovata di rendere con l’anastrofe (ovvero l’inversione dell’ordine abituale di termini) quella che dovrebbe essere la parlata “antica”. Se si cercava di dare un tocco aulico, che dire, risultato mancato.
Mi dispiace, davvero, ma proprio non ci siamo.

Voto:
stelline
4


Ultimo libro, Il Cliente (The Client) di John Grisham.
image
Pagine:474
Editore:Arnoldo Mondadori Editore
Traduzione:Roberta Rambelli

Anno:
1993
ISBN:88-04-368-950

Trama:
un ragazzino qualunque di una famiglia un po’ problematica di New Orleans è l’unico testimone del suicidio di un famoso avvocato, difensore di molti mafiosi. E proprio il suicida gli ha confidato qualcosa, per cui rischia di finire nelle grinfie di chi non vuole che il segreto si sappia…
Parto subito dicendo che questo è un libro piacevole, sì, ma niente più. Lo stile dell’autore è molto liscio, scorrevole, forse un po’ piatto, e conferisce le stesse caratteristiche alla sua storia. Succedono molte cose, è vero, anche parecchio pericolose e quindi, tecnicamente, emozionanti: ci sono appostamenti, minacce, processi, pericoli di morte, complotti mafiosi… però tutto mi è sembrata narrato con un po’ troppa flemma. Non mi sono affezionata particolarmente ai protagonisti – tant’è che ne ricordo a stento i nomi – anche se, c’è da dire, ricordo piuttosto bene la loro caratterizzazione, che benché non fosse eccezionale era coerente e ben mostrata, insomma, un punto a favore. Tra tutti, l’avvocato Love, donna matura e decisa, è quella che mi è piaciuta di più (e si vede, visto che me ne ricordo il nome).
E’ la seconda volta che leggo questo autore ed è la seconda volta che ho questa impressione; riconosco la piacevolezza di Grisham, ma evidentemente non siamo fatti l’uno per l’altra!

Voto:
stellinestelline
7


Buone letture!

Cami