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domenica 25 ottobre 2009

Non Buttiamoci Giù - Nick Hornby

Titolo:Non Buttiamoci Giù (originale: A Long Way Down)
Autore:Nick Hornby

Anno:2005

Editore:
Ugo Guanda Editore
Traduzione:Massimo Bocchiola
ISBN:88-8246-830-5

Pagine:
293

Trama:
La notte di Capodanno, in cime a un palazzo di Londra, si incontrano per caso quattro sconosciuti. Non hanno nulla in co
mune, tranne l'intenzione di buttarsi giù, ognuno per i suoi buoni motivi. Così Martin, Maureen, Jess e JJ incrociano le loro vite in un intreccio che li condurrà verso direzioni del tutto inaspettate.

Avevo letto di tutto su questo libro: nuovo capolavoro di Hornby, nuova schifezza intergalattica, bellissimo, orribile, tutto e il contrario di tutto.
Io mi pongo a metà: sicuramente un bel libro, non un capolavoro, ma nemmeno questa schifezza.

Di Nick Hornby avevo letto solo Alta Fedeltà, spinta più dalla visione del film (che m'era piaciuto molto) che dall'effet
tiva fama dell'autore o del titolo: devo dire però che è stata una piacevole sorpresa, e che ho apprezzato moltissimo il libro, lo stile dell'autore, lo sfondo british.
Qui è lo stesso: Londra come sottofondo, parole che scivolano veloci e piacevoli, la capacità di entrare nel punto di vista di qualcun'altro, anzi, di ben quattro "qualcun'altro".
Questo è uno dei punti che ho apprezzato di più: la perfetta suddivisione in quattro personaggi. Martin, Maureen, Jess e JJ non si assomigliano per niente, non si incastrano, non si mischiano, ognuno ha il proprio modo di esprimersi, la propria età e il proprio linguaggio: Hornby ha corso un grande rischio, affidando la narrazione a quattro voci diverse, eppure dopo aver letto le prime 20 pagine io avrei saputo riconoscere chi era chi, senza che mi fosse segnalato, perchè questi p
ersonaggi avevano assunto un proprio "io".
Penso che sia questa la vera forza del romanzo: non la trama in sè, che non è un vero percorso ma più un susseguirsi di avvenimenti, ma l'unicità dei personaggi.
La mia preferità è Maureen: non è colta, è una casalinga alle prese col figlio disabile, vive una vita infelice, eppure nel suo candore, nell'educazione e nel suo profondissimo dolore è l'unica che meriti rispetto. Alla fine, l'unica che aveva davvero tutti i motivi per buttarsi è anche l'unica che saprà farsi valere, nel suo modo un po' goffo e ingenuo. Un personaggio dolce, di quelli che abbracceresti, se ti capitassero davanti.
JJ, come descrizione fisica, sarebbe il mio tipo, questo è sicuro!, ma mi fa paura, perchè è la caricatura al maschile di molti dei miei difetti. Insomma, un ritratto all'ennesima potenza negativa, ma grazie a Dio solo su alcune cose. JJ è sbruffone, spesso supponente ed egoista, colto ma non abbastanza da brillare, si fida ciecamente dei libri e si lascia andare per un nonnulla. In p
, è spesso sgrammaticato (forse è il modo che il traduttore italiano ha trovato per rendere il suo essere americano; per Hornby è stato più facile, usando slang e modi di dire).
Martin è un personaggio diverso: lui non fa niente per uscirne. Si lascia trascinare dalla forza degli altri, a mio parere. Non riesce a capire dove sbaglia, e come, anche se di sbagli ne fa tanti, e spesso. Lo ammiro perchè è l'unico che riesce effettivamente a tenere al suo posto Jess.
Ed eccoci arrivati proprio a lei, Jess. Personalmente, la trovo del tutto insopportabile: sboccata, sgrammaticata, incapace di rendersi conto di quanto le sue parole possano ferire gli altri, cieca per quanto riguarda necessità e pensieri altrui, va, scappa, si fa di qualunque cosa perchè "così, tanto per". Si meriterebbe due schiaffi, ed è un peccato che Hornby non glieli faccia dare. Che so, da Martin. Sarebbe stato perfetto.
Gli unici momenti in cui si risolleva sono quelli in cui si capisce che attraverso la sofferenza delle perdite, anche lei può riuscire ad avere un approccio umano col mondo.

Ciò che mi ha colpito, nelle peripezie di questi quattro, è soprattutto che, come dice l'autore a pagina 60 circa, loro non scendono migliori di quando sono saliti, ma semplicemente un pochino diversi: non cercano di imporsi come modello, ma semplicemente di raccontare un'esperienza--in questo caso, quella del suicidio. Tra parentesi, non sembra nemmeno il tema principale. Il tema principale sembra essere, in realtà, la vita. E come farci i conti.

Voto:

7,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • Allora mi sono sentita addosso tutto il peso - il peso della solitudine, di tutto quello che era andato male. (Jess)
  • Perchè secondo me, il suicidio, la gente, lo capisce: la maggioranza, anche se l'ha nascosto chissadove nel profondo, ricorda un momento della sua vita quando si è chiesta se aveva veramente voglia di svegliarsi il giorno dopo. Voler morire sembra un po' parte dell'essere vivi. (JJ)
  • Esiste più di un modo di essere falliti. Di certo esiste più di un modo di fallire. (JJ)
  • Uno che ha voglia di morire si sente incazzato, pieno di vita e disperato e stufomarcio e sfinito, tutto assieme; vuole combattere contro tutti, e vuole rannicchiarsi e nascondersi in un armadio chissadove. Vuole scusarsi con tutti e vuole che tutti sappiano che lo hanno mollato solo nella merda. (JJ)
  • Capisci che non stai andando bene quando non puoi raccontare agli altri i fatti più semplici della tua vita, solo perchè si immaginerebbero che gli stai chiedendo pietà. (Maureen)


Buoni libri a tutti :)


Cami


sabato 10 ottobre 2009

Original Bliss - Alison Louise Kennedy

Original Bliss - A. L. KennedyTitolo:Original Bliss
Autore:Alison Louise Kennedy

Anno:1997

Editore:
Alfred A.
Knopf, Inc.
ISBN:0-375-40
272-1

Pagine:
214

Trama:
Mrs. Brindle, avendo perso la fede e sopportando la vita
con un marito violento, cerca di ritrovare la propria strada contattando un riconosciuto professore che porta avanti un self-help programme; ma anche lui, Edward E. Gluck, ha dei problemi da risolvere. L'incontro tra i due produrrà conseguenze inaspettate, che sconvolgeranno le loro vite.

Che dire, non me l'aspettavo. Non so perché, ma partivo prevenuta, e avevo seri dubbi su questo romanzo; dubbi assolutamente inutili, e infatti sfatati in poche pagine.
La cosa che più mi stupisce, a questo punto, è che ancora non è stato tradotto in italiano assolutamente nulla di questa autrice che, secondo Wikipedia, ha anche ricevuto alcuni riconoscimenti! Davvero, non ho parole. E dire che ne varrebbe davvero la pena!
Sono andata a controllare proprio perché mi sarebbe piaciuto poter leggere questo libro anche in it
aliano, così da apprezzare meglio la storia, non dovendomi concentrare troppo sulla traduzione dei vocaboli più ostici... E va beh, pazienza, attenderò :)

Passando alla storia in sé, mi è piaciuto particolarmente il tono con cui l'autrice snoda, man mano, la storia: nonostante spesso si trovi a dover descrivere scene difficili, addirittura di violenza, oppure confessioni di problemi interiori e profondi, riesce ad essere lieve, come una camminata leggera che produce quel tanto di rumore che basta per preannunciarsi. Secondo me, questo è un grande merito per uno scrittore; ha reso la narrazione piacevolissima, leggera nel suo descrivere argomenti complicati, senza per questo sminuirli o renderli stupidi.
Al contrario, riesce comunque ad essere realistica nella descrizione delle dinamiche dei rapporti in
terpersonali e nella descrizione delle emozioni, soprattutto della protagonista; e a proposito di lei, m'è piaciuto il dualismo di lei come Mrs. Brindle e di lei come Helen, diverse a tal punto che stanno a simboleggiare la sua vita prima e la sua vita dopo. Quando il lettore riesce a "rubare" il nome della signora Brindle si ha un avvicinamento non indifferente, che ci fa entrare nel vivo della storia e di Helen.

Helen, che è così fragile, sia fisicamente che spiritualmente: molti dei suoi atteggiamenti col dottor Gluck mi hanno fatta sorridere, perché sembrano proprio i miei.
La sua fede, onnipresente nella sua mancanza, tanto sembra lontana e irraggiungibile, le fa compiere gesti inaspettati e porre richieste decise. Le sue preghiere tristi, quasi frustrate, s
ono delle parti di forza quasi poetica.
Mi piace anche come la Kennedy snoda i rapporti tra lei e gli altri protagonisti, cioè Edward e Mr. Brindle (per fortuna totalmente spersonalizzato dall'uso continuo del cognome, senza nome di battesimo, altrimenti lo si odierebbe più di quanto non si faccia già), e come man mano svela la sua psiche.

Altri punti a favore di questo romanzo sono la piacevolezza con cui sono descritte le parti più romantiche (dolci quel che basta, senza sforare nello stucchevole), nel loro bisogno reciproco e in tante altre piccole cose, e nell'umorismo di alcune battute che stemperano le situazioni gravi che si trovano poi nel libro.
Tutto questo, insieme, forma quello che potrebbe essere lo script per una commedia romantica come si deve, divertente, dolce ma non per questo stupida.

La fine, poi, è davvero bella.
In poche parole, una piccola perla, davvero piacevole da leggere anche in inglese, bello e con alcuni picchi di qualità che mi fanno seriamente pensare ad un tuffo nell'inglese per potermi procur
are anche qualche altro libro di questa autrice.

Voto:

8,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • She didn't want to learn that all of her was only atoms joining other atoms and cells joining cells and charges balancing up and down a wiring system that happened to bleed. Otherwise, all she'd have left of herself would be a type of biochemical legerdmain. She was afraid that Gluck might have the power to slip her apart and break her in the space left between nothing and nothing more.
  • She had been told that her life in its current form represented normality. [...] Her original bliss had meant she was unbalanced, but now she had the chance to be steady and properly well.
  • "Zippo lighters, they always sound the same. When I was younger, I wanted to smoke, just so I could use one." The white of his eyes blared a little too loudly over his grin. "You never considered pyromania? Better for your health."
  • Even a Completed Fact isn't really complete, it's just our current best attempt--a healthy admission of constant defeat.
  • Always have time for your interests, Helen, you never know what they'll give you, if you let them have their head.
  • Happy was the first emotion of her day and a person couldn't ask much more than that.
  • Close. The kind of word to make a person cry without knowing it. Close. A movement of hope behind the glass. Father, I'm here and I don't know what to do.


Buone letture a tutti! :)

Cami

domenica 4 ottobre 2009

Aloha!!!!! - Aldo Busi

Titolo:Aloha!!!!! (gli uomini, le donne e le Hawaii)
Autore:Aldo Busi

Anno:1998

Editore:
CDE, su licenza R.C.S. Libri
ISBN://

Pagine:
232


Trama:L'autore, attraverso la rievocazione di passate storie d'amore e una vacanza alle Hawaii, descrive i propri pensieri e dubbi sull'amore e tutto ciò che ci gira attorno, con qualche incursione sulla società italiana.

Lo dico subito, così sputo il rospo ed evito perifrasi inutili: non mi è piaciuto. Ho fatto molta fatica a finirlo, e anche se alcune parti erano effettivamente interessanti, per più di tre quarti del libro è stato difficile seguire
il filo del discorso.

Innanzitutto, senza la quarta di copertina non sarei riuscita a capire dove l'autore voleva andare a parare; le prime 70 pagine (su 232! Dovevo fermarmi e mettere via il libro ogni 5 pagine, era troppo pesante) sono puri concetti slegati, una sequenza di periodi incomprensibili posti a girandola, non so se con l'intenzione di confondere (c'è riuscito benissimo, in questo caso) o di cercare di esprimere un centinaio di "perle filosofiche" tutte insieme (no, non c'è riuscito). In poche parole, è una pseudo-narrazione infarcita di riflessioni spicciole che Busi sembra concedere dall'alto della sua esperienza superiore; in tutta sincerità, penso si sia capito, è un atteggiamento che mi irrita. Soprattutto perchè Busi continua, persistente, a vantarsi. Doppiamente irritante.

Le situazioni e le riflessioni, slegate e confuse, riescono ad arrivare ad una parvenza di senso solo dopo troppe pagine: è tutto un continuo chiedersi "ma chi? cosa? dove? quando?". E' solo dopo il pr
imo centinaio di pagine che si iniziano ad intravedere dei contorni definiti, qualcosa simile ad una linea narrativa, insomma. Prima sembrava il diario segreto dell'autore, dimenticato per caso negli studi di un programma televisivo trash per creare polemica, e magari essere ammirato perchè scrive tentati aforismi tutti insieme, tutti di fila, e perchè lui non si fa problemi a parlare di cose esplicite; eppure a me è sembrato solo puro piacere dell'essere volgare. Parolacce a raffica e descrizioni sessuali più che esplicite non rendono nè trasgressivo nè innovativo nè nient'altro questo libro: me l'hanno solo appesantito e mi hanno fatto venire voglia di chiuderlo e finirla lì. Un conto è una descrizione realistica di un rapporto fisico, un'altra è ricalcare frammenti di riviste porno.

Anche perchè alcuni dei pensieri espressi (i capitoletti intitolati Gli uomini e le donne che si erano tanto amati, ad esempio) sono condivisibili e sono anche riflessioni interessanti, su cui sar
ebbe bello incentrare un discorso, perchè trattano del rapporto maschio/femmina e maschio/maschio e di come si è sviluppato e spesso rovinato nei nostri tempi; eppure le infarcisce, appunto, di volgarità, tentato umorismo e la ricerca continua di polemica (mi rifiuto di credere che abbia scritto tutte quelle riflessioni sulla donna etero che sembra dover essere sempre un'oca stupida, oppure sulle coppie etero che sono tutte tristi e idiote e dovrebbero convertirsi all'omosessualità, senza sapere che avrebbe creato polemica negli animi pronti ad accendersi per il minimo nonnulla...).
Anche alcune riflessioni che fa sull'amore sono molto carine, e sempre per le motivazioni scritte sopra sono in secondo piano. Un vero peccato.

Insomma, auguro a Busi una buona carriera televisiva (che mi pare di capire, dai riferimenti persistenti del libro, stia andando a gonfie vele), ma non penso leggerò altro di lui.
Si salva dall'insufficienza grave solo per alcune belle frasi e le due riflessioni che mi ha procurato.

Voto:

5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • L'unico vero lusso di un perfetto Gentiluomo è dire in pubblico ciò che pensa in privato, e viceversa.
  • KAPU: chi mi tocca la noce di cocco muore.
  • Già! La vostra vera natura è sempre un'altra. Ma perchè non l'avete mai usata una sola volta in vita vostra?
  • Conosco dell'amore solo i lati peggiori: il distacco da un incontro mai stato.


A presto e buoni libri! :)

Cami

giovedì 1 ottobre 2009

Dell'Amore e di Altri Demoni - Gabriel García Márquez

Titolo:Dell'Amore e di Altri Demoni (originale: Del Amor y Otros Demonios)
Autore:Gabriel García Márquez
Anno:1994

Editore:
CDE, su licenza Arnoldo Mondadori Editore

Traduzione:Angelo Morino
ISBN://

Pagine:201

Trama:
Sullo sfondo del mondo coloniale, si snodano le storie di una famiglia straziata, un mondo clericale vario ma troppo sp
esso legato a preconcetti inutili, e una storia d'amore improbabile e contrastata, il tutto in un miscuglio di cristianità e credenze tribali, e in un surrealismo più credibile di molte realtà.

Nonostante un inizio un po' troppo lento e distaccato per i miei gusti, la storia si è poi sviluppata in un intreccio da nodi allo stomaco, avviluppandosi al mio cervello; la scrittura di Márquez cattura e trascina sino alla fine della storia, senza lasciare molte scelte.
Ammetto di essere partita con q
ualche pregiudizio: il mio primo approccio con il sudamericano è stato il libro Il Generale nel suo Labirinto che non mi era piaciuto particolarmente, anche a livello stilistico. Avevo paura che fosse una costante dello scrittore, cosa che per fortuna mia è stata smentita da questo romanzo.

Sono rimasta colpita ed affascinata soprattutto dai personaggi: l'autore non ce li descrive nei minimi particolari, non ci dà molti dettagli fisici, eppure le loro figure aleggiano, incontrastate, sulle pagine che si stanno leggendo, dettagliati come se li avessi davanti grazie alla descrizione dell'anima, del sentimento, del pensiero. E' difficile da descrivere, è come se fossero di una "fisicità pensante".
Uno degli esempio più forti in questo senso è Bernarda, madre (solo biologicamente) della piccola S
ierva Marìa. Bernarda era una donna ammaliante, non bella ma intrigante, che per l'unione insoddisfacente col marito, un affare legato solo all'utilità e al sostentamento, e la perdita dell'amante Judas Iscariote (che Márquez, nonostante sia un personaggio secondario, riesce ad animare divinamente, caratterizzandolo fisicamente e mentalmente) inizia a consolarsi nel miele fermentato e nel dolce cacao, che le portano gioia per poco, e aiutano la morte ad avvicinarsi, ogni volta un passo in più. Questa situazione si aggiunge ai pensieri di un animo arido, incapace di vero amore, pronto solo a soddisfare le proprie voglie e perversioni; il personaggio di questa madre talmente concentrata su di sè da arrivare ad odiare la propria figlia mi ha provocato molta rabbia.Ed è qui che arriva il concetto che esprimevo prima: la bruttura dell'animo man mano intacca la solidità del corpo, e l'odio ed il risentimento si trasformano in bile e grasso e lordume nel corpo di Bernarda: appunto, fisicità legata all'essere.
Anche il padre si può dire legato a questo pensiero: man mano che la storia avanza, l'uomo sembra quasi rattrappirsi in sè stesso. Mi è dispiaciuta la sua sorte, anche se secondo me non sarebbe mai stato capace di una vera e totale redenzione: ritengo che l'amore che sembra dimostrare per la figlioletta, sul finire, sia solo un senso di colpa straordinariamente acuto.

Un altro personaggio, che però non riesco a classificare, è il vescovo De Càceres y Virtudes. Sì, non è cattivo; no
, non è buono. Non sempre è giusto, e l'età lo riduce spesso ad un essere che fa talmente fatica a respirare che ti chiedi se sopravviverà per le prossime righe, eppure appare un animo forte, distante dai tentennamenti. Ancora non so dire cosa ne penso, è una figura ambigua.
Avrei voluto che
Márquez approfondisse, anche solo un pochino, la figura di padre Aquino: avrei potuto fare un confronto e magari capire cosa m'infastidisce del vescovo. E, soprattutto, apprezzare l'animo buono di Aquino, che in cinque pagine mi ha conquistata, come un novello Fra' Cristoforo.
A lui si aggiunge Abrenuncio, medico dotto e latinista, che avrei voluto presente per più pagine, tanto
m'intrigava la figura del medico mezzo eretico, con la biblioteca del Petrarca con duecento libri in più, come ci informa lui stesso.

Ed infine, eccomi ad osservare i due protagonisti: Delaura e Marìa.
Padre Delaura, 36 anni compiuti da poco, mi ha colpita molto. Dopo una vita così placida e tranquilla, turbata solo dalla passione per i libri (proibiti o meno), viene sconvolto da una forza soprannaturale, da quei demoni a cui Márquez dà nuovi volti e significati: l'ordine viene sconvolto, la sua vita ribaltata, eppure Delaura continua imperterrito, dopo le iniziali titubanze, ad inseguire quello che è il dettame del cuore. Dolcemente straziante.
Sierva Marìa de Todos los Angeles, una ragazzina di dodici anni figlia di un marchese inetto e una donna senza titoli (Bernarda, appunto), ancora nel meraviglioso bilico tra l'infanzia e l'adolescenza, cresciuta da indios, neri e schiavi perchè la sua famiglia l'aveva dimenticata; p
er tutto il libro viene trattate come un oggetto, come un qualcosa da spostare, pulire, nutrire; e poi curare, spostare ancora, rinchiudere, pulire, purificare, e nessuno sembra volerle bene, nemmeno un po'. Muta perchè non ha nulla da dire, mentitrice perchè non conosce altro modo di esprimersi, bella perchè non cosciente di esserlo, diabolica perchè incapace di piegarsi. Maliziosa, dall'alto dei suoi capelli lunghissimi, tanto lunghi da farle da strascico. Nemmeno Delaura, che doveva esorcizzarla, riesce a comprendere se sia un angelo vestito da demone, o un demone vestito da angelo; ed è forse questa dicotomia, unita alla bellezza spiazzante della giovinetta, a farlo cadere preda dei Demoni e di quel Demone più grande di tutti, l'Amore, che lo spinge ad atti folli e a dichiarazioni d'amore sulla falsariga del suo antenato Garcilaso de la Vega (di cui, dopo averne letto frammenti nel libro, voglio leggere le poesie integrali). Unico che saprà sciogliere Marìa, ma a quale prezzo?

Il finale, mentre man mano la storia passa da una placidità tranquilla, un'immutabilità in lento movimento, è un climax fantastico di dolore e perdita. Una degna conclusione per questa storia tormentata, per questa forza "demoniaca" e incredibile.

Voto:

9,5

Citazioni e Frasi che mi hanno colpita...

  • Abrenuncio non ammise che la menzogna fosse una condizione dell'arte. "Più la scrittura è trasparente e più la poesia è visibile" disse.
  • Si congedò con uno svolazzo del cappello per aria e la sentenza latina di rigore. Ma questa volta la tradusse in onore del marchese:"Non c'è medicina che guarisca quel che non guarisce la felicità".
  • Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. " E' vero" le rispose lui, "ma farai bene a non crederci."
  • "Le idee non sono di nessuno" disse. Disegnò in aria con l'indice una serie di cerchi continui, e concluse: "Volano lì in giro, come gli angeli."
  • Aveva sempre pensato che smettere di credere causava una cicatrice incancellabile là dove c'era stata la fede, e che impediva di scordarla.

Ciao a tutti, e come sempre buone letture!

Cami :)