mercoledì 23 febbraio 2011

Ash–Malinda Lo


Titolo:Ash
Autore:Malinda Lo

Anno:2009
 

Editore:Elliot Edizioni
Traduzione:Giorgio Rinaldi & Veronica La Peccerella

ISBN:
978-88-6192-1092

Pagine:225

Trama:l’inizio ricalca fedelmente la fiaba di Cenerentola: Aisling, detta Ash, è costretta a fare da sguattera alla matrigna e alle due sorellastre. Tuttavia, questa nuova “Cenerella” ha una forza in più: lei crede davvero nelle leggende con cui è stata cresciuta, e ancora non sa quanto questo condizionerà la sua vita.

Avrei voluto pubblicare questa recensione entro lo Speciale, ma come vi ho già detto, purtroppo non sono riuscita a farlo in tempo. Sarebbe stato perfetto perché la componente fatata è molto forte, anzi, direi fondamentale, e ben descritta.
Il mondo in cui vive Ash, infatti, non è il nostro: appare piuttosto come una “terra parallela” medievale, un’ambientazione tipicamente fiabesca. Ci sono regni, carrozze e cavalcature, leggende sul popolo fatato, castelli, nobili, popolani e re; eppure ciò che paradossalmente rende piacevole lo sfondo di questo romanzo è proprio una sua certa verosimiglianza, forse dovuta all’immaginario radicato nella nostra mente abituata alle fiabe. Abitudini e tradizioni particolari, inoltre, ci vengono mostrate, non spiegate: questo aiuta ad immedesimarsi e ad apprezzarle, perché la descrizione dei personaggi che vivono l’evento in sé riesce a farci “calare” dentro di esso.
Lo stesso discorso vale per la presentazione delle creature fatate, di cui noi in realtà non scopriamo poi molto: qualche accenno nei racconti che Ash legge, nelle tradizioni del popolo, una visione sfuggente. L’unico membro di questa stirpe misteriosa che riusciamo a conoscere meglio è Sidhean, la cui presenza nella vita della nostra protagonista sarà particolarmente importante. Volendo osservare questo libro sotto la lente del “re-telling”, ovvero della ripresa di una storia già scritta, la parte di Sidhean dovrebbe essere equivalente a quella della Fata Madrina: in realtà è molto, molto di più, non solo a livello di trama (poiché sarà decisamente più importante per l’economia della storia rispetto alla sua zuccherosa controparte femminile) ma anche a livello caratteriale. Questo essere fatato, infatti, riprende da vicino le caratteristiche delle fate “originali”, ovvero non quelle tenere che ultimamente sembrano essere quelle più in voga, ma quelle celtico-britanniche, o comunque di stampo nordico. Quest’ultime, più che aiutare gli esseri umani con desideri e polveri magiche, li spiano e li attirano in terre che si trovano oltre la nostra comprensione e li trattengono in quei luoghi per sempre, senza possibilità di tornare indietro, spesso senza memoria del passato. In questo senso Sidhean è un essere fatato come si deve: caratterizzato da una bellezza terribile, una freddezza perfetta, incarna l’immagine semi-divina delle faeries diverse, distaccate e soprattutto inquietanti. Inoltre, cosa non da poco, è un personaggio coerente con la propria natura gelida e appartenente a un altro mondo, diversamente da molti personaggi soprannaturali (che vanno tanto di moda ultimamente) che dovrebbero essere terribili e spietati ma poi, nel giro di due pagine, diventano zuccherini; infatti, benché sia “legato” alla protagonista (com’è ben spiegato in quarta di copertina), non viene mutato in quella che è la sua essenza. L’ho apprezzato davvero molto e penso che la Lo sia riuscita a renderlo e descriverlo bene, onestamente le parti in cui Sidhean era presente sono state tra le mie preferite!
Tuttavia, il caro Sidhean è solo uno dei due poli attorno a cui ruota Ash; l’altro è rappresentato da Kaisa, Cacciatrice del Re, carica di grande prestigio presso la corte. Ash e Kaisa si incontrano per caso e da lì in poi Ash sembrerà quasi rinascere, dopo i soprusi subiti come sguattera di casa, lasciandosi richiamare da quelle sensazioni, delicate ed appassionate, che la presenza della Cacciatrice le suscita. Ho trovato Kaisa meno tratteggiata di Sidhean, pur rimanendo un personaggio piacevole; questo però non concorre a peggiorare la descrizione del rapporto tra le due ragazze, che ho trovato descritto molto pacatamente, non rendendolo banale, bensì lasciando che si snodasse senza l’aggiunta di particolari “scabrosi” per fare audience, visto la natura omosessuale del loro amore. E’ un dettaglio che ho apprezzato tantissimo, perché è la prova tangibile di quanto questa sia una storia d’affetto e amore, non di “due ragazze lesbiche”. Penso questo sia dovuto anche alla sensibilità dell’autrice e alla sua vita privata, visto che Malinda Lo, come spiega in un post ironico ed esplicativo del suo blog, ha una compagna e ha fatto coming out da ormai molti anni. Tra parentesi, mi permetto di dire che la dedica alla compagna nei ringraziamenti è una delle più romantiche che mi sia capitata di leggere recentemente.
Tornando ai personaggi del libro, come avrete notato ho parlato di due “poli” e non di “triangolo”: questo perché usando questo termine, ormai inflazionato nel genere young adult, mi sembrava quasi di dare una valenza negativa alla divisione che Ash prova dentro di sé, solamente dentro di sé. Forse è proprio per questo che non mi è dispiaciuta questa linea narrativa, nonostante io sia tendenzialmente contro questi escamotage letterari: è un “triangolo intangibile” e soprattutto scevro di tutti quei “amo lui, no amo lei, no amo lui, no..” che fanno quello che qui si chiama un paciugo. Ash è una ragazza che, nonostante provi sensazioni ed emozioni contrastanti, sa cosa vuole; la confusione sensoriale è bilanciata da una sorta di certezza emozionale.
Parlando proprio di Ash, devo dire che come protagonista mi è piaciuta: è piuttosto decisa, pronta a sacrificarsi per quel che desidera, sebbene conosca anche la paura e la perdita. Devo dire che io preferisco il suo nome vero, Aisling (che si pronuncia Ash-ling), legato anche alla tradizione celtica e per me più poetico.
Il suo affetto per la madre, all’inizio, è commovente; peccato che secondo me sia scivolato via un pochino troppo in fretta. In effetti, quest’ultimo è un difetto generale del libro: benché molto scorrevole e fluido (il che è un pregio), trovo che gli “sbalzi” temporali siano un po’ troppo forti, nonostante si parli comunque di una narrazione fiabesca, anche se esposta sotto forma di romanzo.
Io metterei questo libro, infatti, più sotto la categoria “fiaba” che sotto quella di “romanzo di formazione”, come dice la quarta di copertina; vero è che ogni fiaba in fondo è, in parte, racconto di crescita, quindi il concetto di fondo non è eccessivamente diverso e le differenze sono più che altro formali.
L’unica pecca di questo libro, in effetti, è il fatto che in certi passaggi lo stile e la scrittura sia un pochino troppo legato al target adolescenziale; ma, appunto, è relegato solo in certi passaggi. Per il resto, tutto scorre in modo fluente e piacevole; soprattutto il finale, ben calibrato per quanto riguarda le tempistiche e lo stile. Mi è piaciuto davvero moltissimo ed è stato il degno coronamento di questo “viaggio” insieme ad Ash.
Insomma, volendo evitare di far diventare troppo lunga questa recensione, tiro le fila del discorso: Ash è un bel libro, un re-telling che non segue pedissequamente l’originale ma lo interpreta e che vi farà passare qualche bel pomeriggio immersi in un mondo fatato!

Voto:

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                  7,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…
  • “E non fa niente se avevi paura” disse ad Ash con uno sguardo di sbieco. “Temere le cose che hanno l’odore della morte è segno d’intelligenza”. […] “Ma non devi avere paura di guardarle negli occhi”.
  • E se non sembrava lei [stessa, Ash], pensò, allora poteva anche darsi che non fosse lei. Forse tutta la sua vita, tutti i suoi ricordi, i suoi pensieri, le sue emozioni, si sarebbero dissolti, lasciandosi dietro solo l’involucro fatto di pelle e ossa.
  • Quando riprese fiato gli domandò:”Morirò?”
    Lui rispose “Solo un po’” […].

Alla prossima recensione!
Cami

martedì 8 febbraio 2011

Comunicazioni di Servizio: Notizie, Meme e Premio

Buona sera a tutti voi!
Inizio chiedendovi perdono per la mia prolungata assenza – l’inizio dell’anno si è rivelato tosto e fitto d’impegni, sia a livello scolastico, si a livello personale. Tuttavia, ora il ritmo si è di nuovo stabilizzato e dovrei essere in grado di riprendere a tempo pieno, così da poter finalmente pubblicare le recensioni e alcune rubriche che vi prometto da tanto!

Sempre per questo motivo, l’iniziativa Tylwyth Teg, che era iniziata così bene, è finita senza alcuni degli approfondimenti che avevo in mente di condividere con voi: c’è da dire che, essendo il primo progetto “corale” a cui il blog ha partecipato, il risultato è stato tutto sommato positivo e soprattutto mi ha dato le basi per organizzarmi meglio in caso di progetti futuri. Spero vi sia piaciuto, chissà che non si possa ripetere per il prossimo Natale :)

Inoltre, vi annuncio con grande piacere che il blog Living for Books ha assegnato al blog il premio Stylish Blogger Award!
Ringrazio tantissimo Yuko, mi fa davvero piacere ricevere questo premio!

E visto che ormai siamo qui, sfrutto questo post per fare un meme sulla lettura cui le mele del Silenzio e Una Fragola al Giorno mi hanno invitata a partecipare, riguardante i libri letti nel 2010:

Quanti libri hai letto nel 2010?

Ho letto 52 libri, uno più, uno meno.

Quanti erano fiction e quanti no?

Solo 4 dei libri letti non erano fiction, ma quest’anno ho diversi saggi da leggere.

Quanti scrittori e quante scrittrici?

42 scrittori e 4 autrici – non pensavo ci fossero così poche presenza femminili tra le mie letture! Devo rimediare!

Il miglior libro letto?

Oddio, che domanda difficile! Ce ne sono stati molti quest’anno, che mi hanno emozionata: L’Uomo che Ride (Hugo), 1984 (Orwell), Il Nome della Rosa (Eco),  Addio alle Armi (Hemingway), Se Questo è un Uomo (Levi), Anna Karenina (Tolstoj).

E il più brutto?

Decisamente La Società del Sapere di Ferruccio Pinotti. Piuttosto scialbo e confuso.

Il libro più vecchio che hai letto?

Il Misantropo di Menandro, 317 a.C.

E il più recente?

Penso Ash di Malinda Lo, uscito nel gennaio 2010.

Quale il libro col titolo più lungo?

Sulla Sponda del Fiume Piedra mi sono Seduta e Ho Pianto di Coelho – non una gran lettura, a dire il vero.

E quello con il titolo più corto?

Di nuovo Ash di Malinda Lo.

Quanti libri hai riletto?

Nessuno; ci sono talmente tanti bei libri, là fuori, che non ho ancora scoperto!

Quali vorresti rileggere?

Per ora nessuno, per lo stesso motivo detto sopra.

Autore più letto quest’anno?  Con quanti libri?

Vince Seneca, con tre libri!

Quanti libri scritti da autori italiani?

Dieci libri.

Quanti dei libri letti sono stati presi in prestito in biblioteca?

Solo 3, ma mi sono ripromessa di sfruttarla di più!

Dei libri letti, quanti erano e-book?

Nessuno, non ho un e-reader e onestamente non saprei nemmeno dove/come scaricare un e-book. Quest’anno vorrei provare – amo leggere, ma amo anche gli alberi ;)

E con questo vi saluto, cari lettori! Buona notte e sogni d’oro, anzi, d’inchiostro :)

Cami

lunedì 3 gennaio 2011

Premio: Sunshine Award

Buona giornata a tutti e soprattutto buon Anno Nuovo! Spero che il vostro 2011 sia iniziato nel migliore dei modi e che vi porti gioia, serenità e tanti, tanti libri da leggere!

Vi scrivo questo post un po’ atipico per ringraziare le varie persone che hanno scelto di dare a Bibliomania il Sunshine Award, ovvero un posto nella lista di blog che ritengono i migliori. Mi ha davvero fatto tantissimo piacere, non me l’aspettavo proprio! Diciamo che mi avete regalato un sorrisone da un orecchio all’altro, perché in fondo quel che davvero conta per me è che il blog piaccia a voi che lo seguite :D

Ringrazio ancora tantissimo, quindi, Diario di Pensieri Persi, Dusty Pages in Wonderland, Tutto sui Libri, Una Fragola al Giorno, Forgotten Pages, Living for Books, SognandoLeggendo e Romance e non solo! Grazie!

Tecnicamente, ora, dovrei fare una lista di altri dodici blog che secondo me meriterebbero questo premio. Tuttavia, seguo davvero tanti blog e penso che ben più di dodici meriterebbero un posto nella mia lista: per questo, vi rimando alla lista di “Altri Blog a Tema Letterario” (così come ha fatto le mele del Silenzio, che ringrazio per l’idea) che si trova nella colonna qui a sinistra. Mancano ancora tanti blog molto validi che ho scoperto di recente, ma non preoccupatevi: presto l’aggiornerò.
Dateci un’occhiata, penso potreste scoprire molte cose interessanti!

Ora è tempo che io torni a studiare… la tesina non si scriverà da sola!Un abbraccio, e ancora buon anno nuovo :)

Cami

giovedì 30 dicembre 2010

Dicembre: sotto l’albero ho trovato…

Buongiorno a tutti, e ben tornati al nostro solito post mensile!

Ammetto di non avere molta simpatia per il freddo… ma non mi è possibile odiare Dicembre, perchè amo fare e ricevere regali, soprattutto quando sono cartacei! ;D

Iniziamo però con gli arrivi della prima parte del mese, tutti grazie al mitico sito di bookmooch.com!
Sono riuscita ad avere dei libri davvero interessanti: Il Sodalizio di Sangue di Susan Hubbard, Il Diavolo in Corpo di Radiguet, Il Miglio Verde di King e Rapporto di Minoranza e altri racconti di Philip K. Dick, libro che desideravo da una vita!

In più (ancora non ci credo) ho vinto un altro giveaway! Ebbene sì! Comincio quasi a sentirmi in colpa, insomma, la Dea Bendata non mi ha mai voluto così bene… ci dev’essere qualcosa sotto! XD

Il libro in questione è Iris . Fiori di Cenere di Maurizio Temporin:

Il passaggio in biblioteca, poi, è diventato un rituale decisamente gradito e piacevole :) Ho preso in prestito Le Onde di Virginia Woolf.

Ed ecco che arriviamo alla parte più natalizia: i regali ricevuti! Oltre a un buono da spendere in libreria (regalo dei miei zii, decisamente gradito!), ho ricevuto Il Ristorante dell’Amore Ritrovato di Ito Ogawa, La Scuola dei Desideri di Joanne Harris, Solar di Ian McEwan, La Controvita di Philip Roth e Librofilia di Alessandro Carrera :)


Ma, sebbene io abbia apprezzato tantissimo questi libri, il vero “piatto forte” è stato un altro… ovvero il regalo che mi hanno fatto i miei genitori, un regalo che desideravo tantissimo: la Divina Commedia del Sommo Dante con le illustrazioni del Dorè! Non stavo più nella pelle, è davvero un libro meraviglioso, non riesco a smettere di sfogliarlo!

Quanto lo amo!

Va bene, la smetto, altrimenti finisce che non riesco più a fermarmi…
Per questo mese davvero fantastico è tutto!
Un abbraccio e buone feste; vi auguro che l’anno a venire sia pieno non solo di fantastici libri, ma anche si serenità e speranza :)

Cami

sabato 25 dicembre 2010

Incantatori… Herbie Brennan

Non poteva mancare una speciale puntata di Tylwyth Teg il giorno di Natale, per augurarvi buone feste in modo decisamente magico!

Per farvi un regalo come si deve (in cui è compresa una sorpresa!), ho pensato di fare un post dedicato ad un famoso scrittore contemporaneo che si è occupato del mondo fatato in maniera innovativa e con risultati ottimi, secondo me: Herbie Brennan!

Mr. James Herbert Brennan, altrimenti noto come J. H. Brennan o Herbie Brennan, è nato in Irlanda nel 1940; dopo aver lavorato come giornalista, decide di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, dedicandosi principalmente ai libri per ragazzi ed anche ai saggi sull’occultismo. In Italia (e in tutto il resto del mondo) è conosciuto soprattutto per la serie de “La Guerra degli Elfi”, pubblicata da Mondadori, di cui è uscita da poco l’edizione omnibus, ovvero comprendente tutti e quattro i libri della serie (la copertina, tra l’altro, è illustrata dal sempre ottimo Paolo Barbieri!).

“La Guerra degli Elfi”, prima volume della quadrilogia, inizia quando Henry, un giovane adolescente del nostro mondo (altrimenti detto “mondo Analogo”), trova nel giardino del signor Fogarty (un vecchio parecchio burbero e forse un po’ matto) Pyrgus Malvae, Elfo della Luce ed erede al trono del regno… che però, più che ad un prode principe, somiglia ad una farfalla smarrita che sta per essere divorata da un gatto. Henry lo salva e non sa che sta per iniziare, per entrambi, un’avventura più grande di loro… Non vi dico di più, così se ancora non avete conosciuto Henry, Pyrgus, il signor Fogarty e tutti gli altri, potrete immergervi in questo mondo fatato e scoprire tutto da voi!

Ed ecco quindi che arriviamo alla sorpresa che vi ho annunciato più su… ho contattato Mr. Brennan e lui è stato tanto gentile e cortese da acconsentire a rispondere a qualche domanda! Quindi, signori e signore, ecco a voi l’intervista a Herbie Brennan (prima in originale e sotto, per chi vuole, tradotta da me)!

Talking to… Herbie Brennan!

1) What inspired you, at first, to write down Pyrgus' adventure? Was it a sudden inspiration or a more complex project?

This is quite complicated. An American friend working in the toy business rang me some years ago to say that his company had carried out market research which indicated that the next big thing in toys would be fairies. Consequently they planned to bring out a series of fairy figures with silk butterfly wings and he wanted me to write booklets to go with each figure. I said I would, but after two years nothing had come of the idea.

My friend came to Ireland on a visit and I asked him about the plan for the fairy figures. He told me that it had been abandoned by his company for various reasons, but added that the original market research was sound and he thought I should consider writing a book about fairies. I told him I had no interest in doing so and he responded by asking me if I knew anything about butterfly names. I didn’t and he advised me to investigate butterflies which, he said, had names that would be brilliant for fantasy characters.

The following day I bought a little Guide to Butterflies and Moths and discovered he was absolutely right. I don’t know whether this works in Italian translation, but the common English names for butterflies do indeed sound like fantasy characters — the Purple Emperor, the Painted Lady, Holly Blue... Even the Latin names work well — Pyrgus Malvae, Apatura Iris and so on.

As I thought about these names, characters appeared in my head. I began to write and three months later I had the finished manuscript for Faerie Wars. The names produced the characters, the characters produced the story.

2) In order to create your Faerie world, you mixed lot of hints from different cultures - faeries, elves, demons - with totally new creatures and fabrications invented by you and even some modern technology; how did you come up with such a complex background? Did you wrote down some kind of "Faerie World History" to avoid being confused by all these informations?

I did write down a Faerie World History of sorts, in response to a query from a Hollywood movie producer, but not until long after the first two books were published. I have never been able to plan my books. All I do is wander around after the characters and write down what they do. That’s how Faerie Wars was written. The world was there before I visited it. The process was not one of creation, but rather discovery and exploration.

3) Your country, Ireland, is really famous for legends, myths and fantasy stories; how did this influenced you? Did you ever feel like you had a "debt" with your country and its cultural background, which is strictly bounded to Faerie? If so, is there a legend, or story, which is particullary relevant to you, or whose you are very passionate about?

You’re quite right about Ireland, although I never made any particularly close study of Irish mythology. I did, however, have some personal experiences which might suggest contact with an actual faerie realm. (Not at all like the one I wrote about, however.) I talk about some of them at http://www.youtube.com/watch?v=EclmR01xSds if any of your readers are interested. I also had one fascinating visionary experience concerning the faerie world which I never made public.

4) Reading your biography on your site(http://www.faeriewars.com/homepage.asp) , it's easy to see you put lot of your passions and interests in your books. Noticing you are interested in psychology, I'm curious to know how you used your knolowedge to develop your characters, how it helped you during this process, and also if you like to "analyze" people and use parts of others' behaviour to "build" well all the people who lives in your novels. This made me think also about the differences between Faeries family (of the Light, of the Night and Forest ones): are they just mental, or biological?

I honestly don’t build characters: I find them in my head fully formed, like spirits in a haunted house. I am fascinated by the psychology of the process by which this happens, but I actually don’t understand it. Your subsidiary question is a lot easier. There are distinct biological differences between the Faeries of the Light (FOL) and the Faeries of the Night (FON) notably in light sensitivity. The FON have cat’s eyes and excellent night vision which makes sunlight difficult for them so that they generally wear dark glasses during the daytime.

5) Last but not least (in fact, it is quite important): lot of people writes about this magical, fantastical worlds, but don't believe in a word of what they wrote down. Do you honestly believe in Faeries and all its creatures? If so, why? Or, why not?

When I was a young man I trained for nine years as a magician, which would suggest I must suspect there is something real about magic. My belief in the faerie realm is a little more complicated. I am extremely interested in the findings of Quantum Physics, one interpretation of which suggests the existence of other parallel realities. But while the physicists seem to think these are purely hypothetical, there have been for centuries reports of contact between humans and creatures from just such parallel realities. In the old days we tended to think of these contacts as ‘faerie folk’. Nowadays we are more likely to interpret them as flying saucer aliens. But it seems to me likely that the physicists’ parallel worlds, the legends of faerie hills and UFO sightings/contacts/abductions are all part of the same phenomenon. I certainly believe in the reality of the phenomenon, although I’m not at all sure how it should be interpreted.

Parlare con… Herbie Brennan!

1) Cosa l’ha ispirata, all’inizio, a scrivere l’avventura di Pyrgus? E’ stata un’ispirazione improvvisa o un progetto più complesso?

E’ abbastanza complicato. Un amico Americano che lavora nell’industria dei giocattoli mi chiamò qualche anno fa per dirmi che la sua azienda aveva portato Avanti una ricerca di marketing che aveva indicato gli esseri fatati come il prossimo successo. Di conseguenza avevano pianificato di produrre una serie di personaggi fatati con ali da farfalla di seta e voleva che scrivessi gli opuscoli per accompagnare ogni personaggio.
Il mio amico venne in Irlanda durante un soggiorno e gli chiesi del piano per i personaggi fatati. Mi disse che era stato abbandonato dalla sua azienda per varie ragioni, ma aggiunse che la ricerca di marketing iniziale era solida e che avrei dovuto pensare a scrivere un libro sugli esseri fatati. Gli dissi che non avevo interesse nel farlo e lui mi rispose chiedendomi se sapevo nulla riguardo ai nomi delle farfalle. Non lo sapevo e lui mi suggerì di studiare attentamente le farfalle che, disse, avevano nomi che sarebbero stati fantastici per dei personaggi fantasy.
Il giorno seguente ho comprato una piccola Guida alle Farfalle e Falene e ho scoperto che aveva assolutamente ragione. Non so se questo valga nella traduzione italiana, ma i nomi comuni in inglese per le farfalle suonano senza dubbio come personaggi fantasy – Imperatore Viola [in italiano, si tratta della farfalla Iride, n.d.C.], Signora Dipinta [in italiano, la Vanessa del Cardo, n.d.C.], Agrifoglio Blu [in italiano, Piccolo Argus, n.d.C.]… Anche i nomi latini vanno bene – Pyrgus Malvae [ovvero l’Esperide della Malva, n.d.C.], Apatura Iris [sempre l’Iride, n.d.C.] eccetera.
Mentre pensavo a questi nomi, i personaggi sono apparsi nella mia testa. Ho cominciato a scrivere e tre mesi dopo avevo il manoscritto finito de “La Guerra degli Elfi”. I nomi hanno creato i personaggi, i personaggi hanno creato la storia.

2) Per creare il suo mondo fatato, ha mischiato molti accenni provenienti da diverse culture – fate, folletti, demoni – con creature totalmente nuove e invenzioni create da lei e anche un po’ di tecnologia moderna; come è arrivato ad uno sfondo così complesso? Ha scritto una sorta di “Storia del Mondo Fatato” per evitare di essere confuso da tutte queste informazioni?

Ho effettivamente scritto una sorta di Storia del Mondo Fatato, in risposta ad una richiesta da parte di un produttore cinematografico di Hollywood, ma solo dopo che i primi due libri furono pubblicati da molto tempo. Non sono mai stato capace di pianificare i miei libri. Tutto quel che faccio è vagare dietro ai personaggi e scrivere quello che fanno. E’ così che è stato scritto “La Guerra degli Elfi”. Il mondo era lì prima che io lo visitassi. Il processo non è stato di creazione, ma piuttosto di scoperta ed esplorazione.

3) Il suo paese, l’Irlanda, è molto famoso per le leggende, i miti e le storie fantastiche; come l’ha influenzata questo? Ha mai sentito di avere un “debito” con il suo paese e il suo background culturale, che è strettamente legato al mondo fatato? Se così fosse, c’è una leggenda, o storia, che è particolarmente importante per lei, o del quale è molto appassionato?

Hai abbastanza ragione riguardo all’Irlanda, sebbene io non abbia mai fatto studi particolarmente approfonditi sulla mitologia irlandese. Ho, comunque, effettivamente avuto alcune esperienze personali che potrebbero suggerire un contatto con un reale reame fatato. (Per nulla simile a quello di cui ho scritto, comunque.) Parlo di alcune di queste in questo video: http://www.youtube.com/watch?v=EclmR01xSds, se qualche tuo lettore è interessato. Ho anche avuto un’affascinante esperienza visionaria riguardante il mondo fatato che non ho mai reso pubblica.

4) Leggendo la sua biografia sul suo sito (http://www.faeriewars.com/homepage.asp) è facile vedere che lei ha messo molte delle sue passioni ed interessi nei suoi libri. Notando che lei si interessa di psicologia, sono curiosa di sapere come ha usato la sua conoscenza per sviluppare i suoi personaggi, come l’ha aiutata durante questo processo, e anche se le piace “analizzare” le persone e usare parti del comportamento altrui per “costruire” bene tutte le persone che vivono nei suoi romanzi. Questo mi ha fatto pensare anche alle differenze tra le stirpi fatate (della Luce, della Notte e della Foresta): sono solo mentali, o biologiche?

Francamente io non costruisco i personaggi: li trovo nella mia testa completamente formati, come spiriti in una casa infestata. Sono affascinato dalla psicologia del processo per cui questa accade, ma in realtà non la capisco. La tua domanda associata è molto più facile. Ci sono distinte differenze biologiche tra gli Elfi della Luca (EF) e gli Elfi della Notte (EN) specialmente nella sensibilità alla luce. Gli EN hanno occhi da gatto e un’eccellente visione notturna che rende la luce del sole difficile per loro cosicché loro indossano generalmente occhiali scuri durante il giorno.

5) Ultimo, ma non meno importante (in effetti, lo è abbastanza): molte persone scrivono di questi magici, fantastici mondi, ma non credono in una parola di quello che hanno scritto. Lei crede sinceramente nel Regno Fatato e in tutte le sue creature? Se sì, perché? O perché no?

Quando ero giovane ho studiato per nove anni come mago, cosa che potrebbe suggerire che io sospetti ci sia qualcosa di reale riguardo alla magia. Il mio credere nel reame fatato è una faccenda un pochino più complicata. Sono estremamente interessato alle scoperte della fisica dei Quanti, di cui un’interpretazione suggerisce l’esistenza di altre realtà parallele. Ma mente i fisici sembrano pensare che questi siano puramente ipotetici, ci sono stati per secoli testimonianze di contatti tra gli umani e creature proprio da queste realtà parallele. Nell’antichità tendevamo a pensare a questi contatti come “piccolo popolo”. Ai giorni nostri siamo più propensi a interpretarli come dischi volanti alieni. Ma mi sembra più probabile che i mondi paralleli dei fisici, le leggende delle colline fatate e gli avvistamenti/contatti/rapimenti alieni siano tutti parte dello stesso fenomeno. Io certamente credo nella realtà del fenomeno, sebbene io non sia affatto certo di come dovrebbe essere interpretato.

Ringrazio ancora Mr. Brennan per la sua disponibilità e la sua gentilezza; si è rivelato essere un uomo davvero cordiale, pronto ad ascoltare i suoi fan e a rispondere approfonditamente a tutte le domande. E’ sempre bello rendersi conto che dietro ai libri che ci hanno emozionato ci sono persone reali e pronte a parlare!

Con questo, cari lettori, vi lascio; buon Natale e buone feste!

Cami