Visualizzazione post con etichetta Catene di Lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Catene di Lettura. Mostra tutti i post

lunedì 28 gennaio 2013

Thomas Jay–Alessandra Libutti

Thomas Jay - A. Libutti

Titolo:Thomas Jay
Autore:Alessandra Libutti

Anno:2012

Editore:Fazi Editore
ISBN:978-88-64112-21-3

Pagine:291

Trama:
Thomas Jay non è un comune detenuto. Scrittore di culto, da più di metà della sua vita in carcere, sta raccontando la propria storia a Ailie, studentessa universitaria alle prese con una tesi sulle sue opere. Schiacciato dalla non-vita della prigione, può cercare un solo modo per riappropriarsi di sé: la letteratura.

Quello che mi ha incuriosita subito, leggendo la presentazione del libro nel post per la catena di lettura, è stata la centralità della letteratura nella trama. Non solo il protagonista è uno scrittore, ma anche gli altri personaggi principali sono collegati al mondo dei libri, in un modo o nell’altro.
Tuttavia, è innegabile che si corre un grosso rischio scegliendo di raccontare, in forma romanzata, il processo che si nasconde dietro la scrittura. Avvicinandosi alla meta-narrazione si può finire per dare alle stampe qualcosa di più vicino a un manuale, o peggio, a un panegirico dello scrittore-personaggio (e, nei casi peggiori, anche dello scrittore-autore), piuttosto che a un buon romanzo.
Alessandra Libutti ha affrontato piuttosto bene queste problematiche – specie considerando che questo è il suo romanzo d’esordio – ma non è riuscita a sfuggir loro del tutto.

Benché il risultato finale sia apprezzabile, infatti, non ho potuto fare a meno di pensare che tutto il libro sia stato scritto più per parlare di Thomas Jay lo Scrittore, dal primo romanzo alla produzione matura, più che per raccontare la vita di Thomas Jay il Personaggio.
Per carità, io per prima ho adorato i titoli e le idee che stanno alla base dei libri di Thomas Jay: sono pseudobiblia meravigliosi, di quelli che vorresti poter comprare in libreria. Tuttavia, in particolare nella terza parte del romanzo, mi è sembrato che l’analisi dell’attività letteraria del protagonista sia stata un po’ troppo pervasiva, a scapito di un effettivo sviluppo della trama.
Personalmente, pur mantenendo alcune delle parti più marcatamente letterarie (che talvolta sono veramente interessanti), avrei sfruttato quelle pagine per approfondire un pochino di più l’unico personaggio che non mi ha del tutto convinto: Ailie.

Ho provato sentimenti altalenanti nei suoi confronti: da una parte, ho scorto una donna che sta ancora cercando di scoprirsi, di superare le proprie esperienze negative, di affermarsi come sé – un percorso che porterà avanti anche leggendo i libri del protagonista, cui dedicherà la propria tesi di laurea. Dall’altra, invece, mi è sembrato che in certi punti il suo personaggio venga appiattito dalla funzione “catalizzatrice” che ha nei confronti di Thomas Jay – quasi come se la sua unica ragion d’essere in questo libro fosse la rinascita dello scrittore; come se, in sostanza, fosse più un meccanismo della trama che un vero personaggio.
Un vero peccato, perché nei momenti migliori è un personaggi sfaccettato e interessante, in grado di tenere testa al carattere difficile di Thomas Jay.

Gli altri personaggi, in generale, mi sono piaciuti. Pochi e ben definiti – sia che si tratti di figure più particolari come Samuel Atkins (professore autoritario e fortemente sicuro di sé, scopritore di Thomas e relatore di Ailie), sia che richiamino un poco qualche cliché (penso in particolare a Max, tipico burbero dal cuore d’oro, povero ma erudito, che nonostante la caratterizzazione lievemente stereotipata mi è piaciuto molto).

Su tutti loro, però, regna indiscusso Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini: il protagonista, lo scrittore, il narratore.
E’ lui stesso a raccontarci la storia della sua vita, sotto forma di lunghe lettere, e lo fa mettendo nero su bianco tutti i suoi sbagli e i suoi successi. Costretto a passare gran parte della sua vita in carcere, spesso sottoposto a un trattamento che non definirei umano, la sua esistenza è attraversata da un tema chiave, il paradossale fondamento di ogni sua azione: la lotta per la libertà, come diretta conseguenza della ricerca di un senso per le nostre vite. Uno scontro continuo, violento, sempre seguito dalla sconfitta e poi dalla ripresa, perché arrendersi significherebbe condannare sé stessi a una dannazione perpetua. Uno degli “strumenti bellici” preferiti dal nostro protagonista è, ovviamente, la letteratura: come ogni arma, sarà sia fonte di protezione, sia di dolore.

Stefano vive in condizioni inusuali ed estreme, perciò la sua non può che essere una lotta ai confini del sostenibile – confini, tra l’altro, spesso e volentieri superati; e sa benissimo di non poter resistere ancora per molto, ma sa anche che sono state le sue scelte, nella maggior parte dei casi, a portarlo alla situazione in cui si trova. Per cui stringe i denti e va avanti, costruendosi una corazza sempre più spessa.
Non risulta sempre simpatico o piacevole, anzi: a volte l’ho trovato antipatico e avrei voluto dargli una scrollata, soprattutto in certi punti in cui sembra porsi come unico detentore di chissà che verità. Tuttavia, essendo in linea con la caratterizzazione del personaggio, questo l’ha reso solo più reale ai miei occhi.

Il merito va anche, senza dubbio, allo stile dell’autrice. Riesce a rendere la scrittura personale di una corrispondenza epistolare, senza perdersi in termini altisonanti e chissà quali costruzioni arzigogolate, pur mantenendo il sentore di una certa cura formale - è pur sempre uno scrittore che redige queste lettere!
Mi è sembrato, inoltre, che sia riuscita piuttosto bene a rendere la psiche maschile; ma, essendo anche io una donna, non saprei dire quanto questa mia impressione sia veritiera.

Nonostante tutti questi pregi, però, rimangono i difetti di cui ho parlato all’inizio della recensione: per questo il voto finale non sarà particolarmente alto.
Mi spiace più di quanto lasci trasparire, perché in generale i componenti, analizzati di per sé, sono lodevoli – tanto che avrei anche potuto soprassedere un poco alle imperfezioni sopra citate; tuttavia, è l’insieme che non sempre è riuscito a convincermi del tutto. Ci sono punti in cui il libro scorre, pieno di passione e forza, entusiasmante nella sua bellezza; e poi ci sono parti che si trascinano, pesanti, come se l’autrice non sapesse bene come arrivare da una svolta della storia all’altra – facendo affondare quel che c’è di buono.
Tento di spiegarmi meglio, e perdonatemi se per farlo uso una metafora culinaria: è come se gli ingredienti fossero tutti di ottima qualità, ma la cuoca, distraendosi un attimo, avesse fatto bruciacchiare la torta.

E’ per questo che nutro grandi aspettative nei confronti di Alessandra Libutti: la base è lì, è ottima, c’è! Se continuerà a scrivere, credo proprio che potrebbe rivelarsi un grande talento.
Personalmente, spero di poter leggere presto qualcos’altro di suo e di poter confermare queste mie impressioni.


Voto:
stellinestelline
           7

 

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Da lei ho imparato ad amare la vita anche quando non mi era rimasta che quella.
  • E io per trent’anni avrei continuato a scavalcare i muri, anche quando i cancelli erano aperti.
  • Abbandonato in una cella, vomitato dal mondo, inutile a me stesso e agli altri, senza riuscire a intravedere un futuro al di là di quella porta, mi interrogavo su un nodo cruciale della questione: perché ero nato. Insomma, avevo una matassa abbastanza ingarbugliata da sciogliere. Bisognava ragionarci bene.
    Nel mondo ogni creatura, per quanto insignificante, sembrava trovare il suo scopo, inserita in un disegno casuale o divino ma funzionale. […] Potevo essere io l’unica eccezione?
    Così, come un angelo caduto che ricerca la via del paradiso, io cercavo la via della vita e, perdendomi nei meccanismi oscuri che governano la natura, scivolavo tra Einstein e il Padreterno, dondolando ora verso l’uno e ora verso l’altro, reclamando una risposta. Ma non sembravano potermi aiutare. Il primo benevolmente mi diceva: «Thomas Jay, Thomas Jay, è il caso che regola l’universo». Allora gli rispondevo: «Se è così, me lo spieghi io che ci sto a fare?», e Einstein alzava le braccia al cielo e mi spiegava che tutto era relativo. Il secondo, invece, dall’alto dei cieli, tuonava: «Ogni creatura è parte di un mio progetto». E io, un po’ smarrito e confuso, timidamente domandavo: «Scusa, allora me lo dici quale rotella di questo maestoso ingranaggio devo far girare?». Ma Dio altezzosamente si voltava dall’altra parte perché non aveva pazienza con chi non aveva fede. C’era poi Newton a fottere completamente il povero angioletto, mostrandomi una pallina che cadeva. «E’ tutta una questione di causa ed effetto». […] Ero fregato.
  • I miei romanzi li aveva letti nelle sale d’attesa degli aeroporti, nei pomeriggi solitari al bordo delle piscine, seduta sulle casse ancora da disimballare.
    Mi disse: «Non eri solo un ideale, eri la parte di me che non sapeva parlare».


Come sempre, vi auguro buone letture!


A presto,

Cami

lunedì 30 luglio 2012

Luglio: i viaggi cartacei sono economici e veloci!

Ciao a tutti!

Non so voi, ma io finalmente sono riuscita a godermi un pochino di mare… dopo la sessione d’esami, che è finita la prima settimana del mese, è stato davvero piacevole passare una settimana in spiaggia, rilassandomi sotto il sole, facendo tanti bagni in mare e leggendo (rigorosamente libri non universitari!).

La (breve) lontananza da casa, tuttavia, non mi ha impedito di procurarmi altri libri… quindi procedo a mostrarvi i titoli che si sono aggiunti sulle mie mensole questo mese.

Attraverso Bookmooch sono riuscita a prendere La Ragazza Fantasma di Sophie Kinsella e Come si legge un libro (e perché) di Harold Bloom; attraverso SoloScambio ho ricevuto Perle ai Porci di Gianmarco Perboni.
A proposito di quest’ultimo sito: per ora mi ci trovo bene, gli scambi sono stati tutti ottimi. Se si manterrà su questo livello anche per i prossimi 2-3 mesi, direi che per me sarà ufficialmente promosso.

image  $(KGrHqQOKi!E2mI(Bh!bBNu)nKQyqg~~_35 

Ho poi ricevuto diversi libri, cosa di cui sono felicissima!  In particolar modo, sono legata a Ho vinto io, libro edito dalla Giunti che parla di cancro al seno. L’ho ricevuto grazie a Carolina, donna vulcanica impegnata nei social media e nel sociale, che lavora con le famiglie di chi è colpito da questo male e che si attiva per aumentare la consapevolezza di tutti e per aiutare chi purtroppo deve combattere ogni giorno.
Gli altri libri che ho ricevuto sono In Trappola al Gil’s Diner di Martinez (che ho vinto grazie ad un giveaway di Reading at Tiffany’s!) e Lasciami Entrare di Lindqvist, che ho ricevuto grazie all’iniziativa Luglio col bene che ti voglio su Anobii.

image  

In più, mi sono stati spediti due libri dai rispettivi autori: Un mucchio di giorni così di Angelo Calvisi e Volo per te di Maria Mancusi. Colgo l’occasione per ringraziare di nuovo entrambi!

calvisibig5 

Poi… da quando ho un e-reader, le promozioni e i libri omaggio sembrano spuntare ovunque! La cosa non può che farmi piacere, ovvio. Ho scaricato questi tre racconti lunghi gratuitamente: il primo perché messo a disposizione dall’autore (Judgement Conundrum, scoperto grazie a La Torre di Tanabrus), gli altri due perché in promozione sul sito della Rizzoli.

  eBook La nostra prima estate eBook Coco Chanel  

Ultimo, ma non meno importante, devo confessare un peccatuccio. Ho comprato un libro. Ebbene sì, nonostante tutto il ben di Dio (rigorosamente usato, rigorosamente senza toccare le mie finanze) che mi sono procurata questo mese, ho ceduto e ho aperto il portafogli. Ma, insomma, volevo farmi un regalo! Gli esami sono andati bene e ho pensato di potermi concedere un pensierino. A tal proposito, volevo ringraziarvi: mi sa che mi avete davvero portato fortuna!
Comunque, il libro “incriminato” è Novantatré di Victor Hugo – e non vedo l’ora di leggerlo; sono certa che, come ogni volta, il caro Hugo saprà stupirmi.

 

E con questo direi che per Luglio è tutto… ah, no, aspettate; non è che per caso vi ho parlato di un libro di un certo Fforde? Si intitola Il Caso Jane Eyre, dovrebbe avermelo spedito una certa Leggivendola… Scherzi a parte, ormai sapete benissimo che ho partecipato alla Catena di Lettura di Erica e vi farà piacere (spero) sapere che il libro è già arrivato a Chiara di Bulimia Letteraria che l’ha già letto e si appresta a spedirlo di nuovo! Quanti viaggi sta facendo questo bel libro!

Ora è davvero tutto, amici lettori e amiche lettrici; spero passiate tutti delle belle vacanze, in giro per il mondo o a casa, in compagnia di un libro (forse il modo più economico per viaggiare – l’immaginazione è un mezzo di trasporto su cui fa sempre piacere salire!).

Cami

venerdì 20 luglio 2012

Il caso Jane Eyre–Jasper Fforde

357136_O

Titolo:Il caso Jane Eyre (originale:The Eyre Affair)
Autore:Jasper Fforde

Anno:2001

Editore:Marcos y Marcos
Traduzione:Emiliano Bussolo & Daniele A. Gewurz
ISBN:978-88-7168-564-9

Pagine:378

Trama:
Il mondo di Thursday Next è un po’ diverso dal nostro: siamo nel 1985, la guerra in Crimea non è ancora finita, i dibattiti letterari assumono valore sociale-religioso, la scienza è più che avanzata e il tempo è una dimensione molto più elastica di quanto siamo abituati. Non è difficile credere, quindi, che sia stata inventata una macchina che permette di superare anche le barriere della parola scritta, così da entrare direttamente nelle pagine… Ma quali sconvolgimenti potrebbe portare, se fosse in mano alla persona sbagliata?

Come ben sapete, desideravo leggere questo libro da un bel po’: per questo ero felicissima all’idea di riceverlo, ma allo stesso tempo avevo paura di rimanere delusa. Fortunatamente, Il caso Jane Eyre si è rivelata una lettura divertente, immaginifica e assolutamente all’altezza delle mie aspettative!

Sin dalle prime pagine il lettore viene catapultato in quella che è un’ucronia (ovvero un mondo in cui la storia ha seguito un corso alternativo rispetto al nostro) condita con invenzioni incredibili sempre a metà tra la scienza vera e propria e la fantasia più sfrenata. Come potrete immaginare, questo porta a sviluppi socio-politici ben diversi da quelli del nostro mondo: Fforde è bravissimo nell’introdurre i vari elementi in modo naturale, senza fare la parte del “maestrino” e senza risultare eccessivo.
Un ottimo stratagemma che gli permette di delineare meglio il suo mondo, evitando l’infame infodump (ovvero la sensazione di leggere gli sproloqui di un autore sul mondo da lui creato), è l’inserimento di citazioni tratte da pseudobiblia all’inizio di ogni capitolo: interviste ai personaggi, biografie, manuali e saggi danno una sensazione di profondità e di credibilità, risultando spesso anche molto divertenti.
Un concetto-cardine dell’universo di Fforde è quella che, leggendo, ho ribattezzato “follia letteraria”: in questa versione alternativa del nostro mondo, infatti, le questioni letterarie sono molto più che semplici dibattiti culturali – fanno parte della vita sociale quasi al livello di questioni di etica e morale, talvolta persino con delle sfumature religiose. Anche le arti visive ricevono lo stesso trattamento e non mi stupirei se, nei prossimi libri della serie, si scoprisse che questo vale anche per la musica, ad esempio.
L’ho definita “follia” perché, anche se apparentemente sembrerebbe il paradiso, in realtà è anche un atteggiamento fautore di estremismi tutt’altro che pacifici. Diciamo che, per quanto io ami discutere di arte e letteratura, non mi farebbe affatto piacere venire picchiata perché apprezzo più una corrente piuttosto che un’altra (cosa che, in questo libro, accade). Ammetto, però, che ci sono diversi lati positivi che mi hanno entusiasmata e mi hanno fatto desiderare, per un momento, di vivere nel mondo di Fforde; un esempio su tutti, la rappresentazione del Riccardo III, vissuta direttamente dagli spettatori e incredibilmente sentita (molto simile, in un certo senso, alle odierne rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show, come ad esempio quella del cinema Mexico a Milano).
C’è da dire, tuttavia, che questo mondo può essere apprezzato totalmente solo se si ha almeno un’infarinatura di letteratura inglese, direi quella che si può ottenere con un buon professore al liceo. In questo modo si riescono ad apprezzare alcuni dei discorso e varie allusioni. E’ ovvio, inoltre, che chi ha letto Jane Eyre parte “avvantaggiato” e sicuramente si divertirà di più nel vedere certe modifiche che Fforde ha apportato…

Tuttavia, le avventure di Thursday non sarebbe così piacevoli da leggere se lei non fosse una protagonista che vale la pena seguire: la nostra Detective Letteraria, infatti, è una donna molto sicura di sé, decisa e indipendente, simpatica sin dalle prime pagine. La storia è narrata principalmente dal suo punto di vista e questo ci permette di conoscerla meglio, di capire le sue reazioni e di iniziare a scavare nel suo passato; ho trovato l’approfondimento psicologico buono, anche se non eccellente. Thursday è sicuramente tridimensionale, ma in un certo senso mi è sembrato che l’autore abbia volutamente evitato di addentrarsi troppo in certi lati della nostra detective. Tuttavia, ho fiducia nel fatto che questo ottimo lavoro si approfondirà nei prossimi capitoli della saga.
Inoltre, credo che questa mia impressione si sia creata anche a causa dello stile dell’autore, che è medio, piano: è perfetto, per la sua scorrevolezza e la semplicità, per descrivere, per le scene d’azione, per l’umorismo, mentre si presta meno a rendere le scene più drammatiche, o comunque riflessive.
Altro personaggio che impedisce di staccarsi dalle pagine è Acheron Hades che, con un nome così, non può che essere il cattivo della storia. Assolutamente senza scrupoli, malvagio per il puro gusto di esserlo, le sue battute sono semplicemente mitiche e il compiacimento con cui porta a termine le proprie nefandezze è tale da risultare quasi comico. Si vede che l’autore spinge sull’acceleratore quando questo personaggi entra in scena: la sua caratterizzazione richiama fortemente quella dei cattivi dei cartoni animati della nostra infanzia, ovvero quegli antagonisti che non possono fare a meno di strapparci delle risate, pur ostacolando i buoni. Allo stesso tempo, però, alcune delle azioni di Hades sono tali da ridimensionare questa dimensione più comica, dandogli sfumature particolarmente inquietanti. Anche i suoi scagnozzi sono caratterizzati da questa duplicità: tra l’altro, la scena in cui li presenta mi è rimasta impressa per la sua ironia e mi ha fatto ridacchiare apertamente!
I comprimari (il fratello di Thursday, suo padre, i colleghi, i già citati scagnozzi, eccetera) sono tutti molto interessanti, tratteggiati quel che basta per dargli personalità e renderli simpatici al lettore.

Insomma, abbiamo un mondo fantastico, personaggi che acchiappano l’attenzione… aggiungeteci pure una trama non esente da colpi di scena e momenti di pathos (anche se è chiaro come il sole che si punta al classico “e vissero felici e contenti”), resa ancora più piacevole dalla natura quasi “episodica” del romanzo – ogni capitolo, come gli episodi di una serie tv, danno inizio e fine a certe avventure che portano, man mano, ad un avanzamento complessivo della trama principale – e avrete una lettura frizzante e fantastica, cui non vedrete l’ora di tornare (e perfetta anche come lettura da ombrellone, visto che siamo a Luglio!).

Voto:
stellinestellinestelline
               8,5

 

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • «Non dica assurdità!» rispose il colonnello Phelps. «In qualità di veterano sano e ben inserito nella società, è suo dovere dare voce a quelli che hanno compiuto il sacrificio supremo. Se restituissimo la penisola, avremmo perso quelle vite».
    «Signore, penso che quelle vite le abbiamo perse comunque, e nessuna decisione che possiamo prendere in un senso o nell’altro può rimediare a questo».
  • I Milton erano, nel complesso, i più entusiasti seguaci di un poeta. Scorrendo l’elenco telefonico di Londra si trovavano circa quattromila John Milton, duemila William Blake, un migliaio di Samuel Coleridge, cinquecento Percy Shelley, altrettanti Wordsworth e Keats, e una manciata di Dryden. Questi cambiamenti di nome di massa poetavano creare problemi ai tutori dell’ordine. Dopo un fattaccio in un pub in cui l’aggressore, la vittima, il testimone, il proprietario, l’agente che aveva eseguito l’arresto e il giudice si chiamavano tutti Alfred Tennyson, fu promulgata la legge che imponeva a ogni omonimo di farsi tatuare un numero di registrazione dietro l’orecchio. La legge non era stata accolta bene – i provvedimenti legislativi più sensati non lo sono mai.  
                        MILLON DE FLOSS Breve Storia delle Operazioni Speciali

  • «Le parole sono come foglie, Thursday. Come persone anzi, che amano i propri simili».
  • «Sì, sì e sì. Ma ha dimenticato omicida. Quarantadue volte omicida, amico mio. La prima volta è sempre la più difficile. Poi non importa più veramente, possono impiccarti una volta sola. E’ un po’ come aprire un pacchetto di short-bread; non riesci mai a mangiarne uno solo».
  • Hades batté le mani felice.
    «Ci rimettiamo al lavoro? E’ quasi un’ora che non compio un atto di estrema dissipatezza».
  • «Martin Chuzzlewit! Demonio!»
    «Adularmi non le servirà a nulla, mio caro professore!»
  • Mio fratello aveva fatto una cazzata.
    Nessuno finora si era preso la briga di dirlo così semplicemente; […]. In qualche modo “ha fatto una cazzata” lo rendeva più credibile; tutti facciamo degli sbagli in certi momenti della nostra vita, alcuni più di altri. E’ solo quando il costo si valuta in vite umane che la gente ci fa veramente caso.
  • «Non ho proprio tempo, Joff».
    «Ce lo facciamo noi il tempo, sorellina».
  • «La Crimea ha tolto molto a tutti noi» disse Joffy con pacatezza. «Forse è per questo che dobbiamo sforzarci il doppio di tenerci stretto quello che ci è rimasto. Anche io non sono rimasto immune dalla febbre della battaglia. Quando arrivai nella penisola ero eccitato per la guerra: sentivo l’insidiosa mano del nazionalismo che mi reggeva e soffocava la mia ragione. Quando stavo lì volevo fortemente che vincessimo, che uccidessimo i nemici. Godevo della gloria della battaglia e del cameratismo che solo il conflitto può creare. Nessun legame è più forte di quello stretto in battaglia; nessun amico è più intimo di quello che ti è stato accanto mentre combattevi. […] Solo dopo mi resi conto dell’errore che stavamo commettendo».
  • «Sorella cara, so che è un vecchio luogo comune, ma è vero: La prima vittima della guerra è sempre la verità. […]».

 

Di solito le mie recensioni finiscono qui, ma… non è questo il caso!banner catena leggivendola

La catena di lettura deve continuare e io ho scelto la destinataria: si tratta di Chiara, ovvero pitichi, che gestisce il blog Bulimia Letteraria (che a me piace un sacco!). So che lei saprà apprezzare questo libro che, tra l’altro, è già in viaggio per raggiungerla; incrociate le dita per noi e per il pacchetto, che con le poste non si sa mai!
In più, per lasciare traccia di questa bella catena, ho appiccicato un po’ di post-it tra le pagine, con scritte dentro alcune impressioni (che poi ho riportato anche qui, ovviamente)… spero che Erica/La Leggivendola li apprezzi, in fondo questa catena serviva a far tornare a casa i libri con altre “vite” dentro; e spero anche che non diano troppo fastidio ai futuri lettori, ma in fondo basta staccarli e poi riattaccarli (benedetti siano i post-it)!

E con questo è veramente tutto; è stata una bella esperienza, che spero di ripetere (organizzata da altri o da me, non si sa mai)!

Buone vacanze e buone letture,

Cami

lunedì 2 luglio 2012

Speciale: Catena di Lettura estiva!

Ciao a tutti!

Sono proprio felice di potervi presentare questa fantastica iniziativa, creata e portata avanti da Erica, alias La Leggivendola, che è sempre piena di proposte, idee e amore per i libri. Per festeggiare i suoi primi 200 follower ha deciso di avviare una catena di lettura per l’estate – anche sarebbe più giusto parlare di “rete di lettura”, perché lei ha mandato un libro diverso, selezionato accuratamente, ad ognuno dei blogger iscritti, con una sola richiesta: di parlarne sul nostro blog, lasciando magari un pensierino anche dentro il libro, per poi passarlo a un altro blogger, chiedendogli di fare lo stesso. Il libro si fermerà solo ad Agosto-Settembre: a quel punto, il blog che l’avrà in consegna dovrà rispedirlo alla legittima proprietaria (ovvero, Erica - la Leggivendola), e così sarà pieno di pensieri, ricordi ed emozioni altrui.

Il libro per me è arrivato oggi e, anche se già sapevo qual era il titolo che mi aspettava, è stato bellissimo scartare il pacchetto e iniziare subito a leggerlo.
Volete sapere di che libro si tratta?
E’ una lettura che desideravo fare da tempo: Il Caso Jane Eyre di Jasper Fforde. Sono veramente, veramente contenta che sia stato scelto questo libro per me!
image

È un 1985 diverso, in un mondo dove i libri sono il bene più prezioso. E i confini tra realtà e fantasia sono più morbidi del consueto. Mycroft, vecchio inventore, escogita un sistema per entrare di persona in romanzi e poesie. Acheron Hades, criminale diabolico, se ne appropria e rapisce "Jane Eyre" dal manoscritto originale di Charlotte Brontë: a indagare arriva Thursday Next, Detective Letteraria. Reduce dalla guerra di Crimea (che imperversa da centotrent'anni), ha in sospeso un amore. Le indagini la riportano a Swindon, sua città natale; sbarcata da un dirigibile di linea, salta in groppa a una fuoriserie decappottabile dai mille colori. Riuscirà a salvare Jane Eyre e a rimettere in sesto la sua vita?

Non incuriosisce anche voi? Non vi sembra una trama intrigante e piena di spunti fantastici?
Se la risposta è sì… proponetevi per riceverlo! Visto che sarà mio compito scegliere un blogger a cui spedirlo, ho pensato che lascerò a voi la possibilità di dare la vostra disponibilità, così sarò sicura di spedirlo a qualcuno che desidera davvero leggerlo. Dovete semplicemente commentare il post, scrivendo che vi piacerebbe partecipare e aggiungendo il vostro indirizzo mail. Io, poi, estrarrò a caso tra chi avrà commentato e invierò a lui/lei il libro, non appena l’avrò finito.
Io potrò scegliere solo una persona a cui inviarlo, ma dato che chi lo riceverà dovrà rimetterlo in circolo, anche chi non sarà scelto questa volta potrebbe riceverlo in futuro, entro Settembre.

banner catena leggivendola

La rete di lettura aspetta solo voi! Avete tempo fino al 6 luglio (compreso) per proporvi.

Un abbraccio e buon letture,

Cami

P.S. L’ho già scritto, ma lo ricordo di nuovo: questo libro è solo in prestito: questo non è un giveaway! Il Caso Jane Eyre dovrà tornare alla legittima proprietaria, la Leggivendola, a Settembre. Pieno dei nostri ricordi e delle nostre impressioni, ma questa è un’altra storia… ;)

sabato 23 giugno 2012

Libero Arbitrio–Caterina Armentano

image

Titolo:Libero Arbitrio
Autore:Caterina Armentano

Anno:2010

Editore:0111 Edizioni
ISBN:978-88-6307-328-7

Pagine:200

Trama:Le vite di diverse donne s’intrecciano e si confrontano su uno dei temi più importanti e difficili di sempre: la maternità. Tra figli desiderati e mai arrivati, figli non voluti, storie a lieto fine e episodi tragici, ognuna di loro scoprirà cosa comporta l’essere madre.

Chi segue il blog da un po’ sa che ho già avuto modo di apprezzare Caterina Armentano e la sua scrittura: proprio alla fine della recensione della sua raccolta di racconti auspicavo un futuro romanzo. Ora il romanzo è arrivato (ed è disponibile in una catena di lettura, promossa dall’autrice stessa su Anobii): tuttavia, con mio grande dispiacere, questa volta la lettura non è stata altrettanto emozionante.

Ciò che più è mancato, in questo libro, è il coinvolgimento con i personaggi, essenzialmente per un motivo: sono troppi. Non hanno spazio sufficiente per sviluppare la propria caratterizzazione e la propria storia e questo impedisce al lettore di affezionarsi al loro destino; di quelli meno importanti non si riesce proprio a distinguere la “voce” e si finisce per confonderne qualcuno.
Inoltre, mi è quasi sembrato che l’autrice abbia voluto mostrare tutta la casistica dei problemi legati alla maternità, finendo per dare “di tutto un po’”, ma di nulla la panoramica sfaccettata che speravo. Secondo me, sarebbe stato meglio tagliare via alcuni rami morti della narrazione e concentrarsi sui filoni più vivi e importanti, come quelli legati a Rebecca ed Ester, le due protagoniste principali: la loro caratterizzazione è sicuramente più approfondita rispetto alle altre (in particolar modo quella di Rebecca, la voce narrante, donna forte e sicura di sé, pronta a nascondere il proprio dolore per il bene altrui), ma, proprio a causa del problema di cui ho appena scritto, non riesce a risultare del tutto delineata. Manca quel quid che ti fa entrare “nelle loro scarpe” e fa scattare l’empatia – condizione particolarmente necessaria in questa storia (che parla di avvenimenti per lo più tragici), che purtroppo non viene del tutto raggiunta.
E’ un vero peccato perché le loro personalità, così fiere, così sognatrici, ne avrebbero giovato infinitamente e sono certa che l’autrice avrebbe saputo regalarci il ritratto intimo e delicato di due donne vere. Davvero un peccato!

Altro punto dolente, per quanto mi riguarda, sono i dialoghi (punto che, tra l’altro, si può ricollegare comunque alla caratterizzazione dei personaggi – un buon dialogo, in fondo, può fare molto nel delineare i caratteri di chi parla). Li ho trovati, in certi punti, un po’ artificiosi: sembravano più delle battute che delle frasi che avrei potuto effettivamente sentire in una conversazione tra persone che si conoscono da una vita. Quasi teatrali, ma non nel giusto modo.
A onor del vero, però, ci sono anche alcuni dialoghi realistici e ben dosati, che si sposano bene col realismo che la Armentano cerca di mostrare in questo suo libro (al contrario dei dialoghi troppo “scenici”). E’ come se questa storia fosse attraversata da due diverse anime (che si riflettono sia nei dialoghi, sia nelle parti descrittive): una che cerca di restituire uno spaccato di vita fedele e veritiero e una che, invece, punta decisamente di più sul lirismo e sull’espressione di alti sentimenti e valori. Purtroppo queste due anime non riescono sempre a mescolarsi bene: dispiace, perché quando l’autrice non si lascia trascinare troppo né dall’una, né dall’altra, prendono vita dei brani veloci, piacevolissimi, intriganti.

La trama, eccezion fatta per i “rami morti” di cui ho scritto sopra, è ben congegnata: il finale, soprattutto, mi ha positivamente stupita. Una scena inaspettata, quasi commovente direi.
In certi casi mi è quasi sembrato che la narrazione procedesse ad episodi, poiché ci sono diversi “salti temporali” tra un capitolo e l’altro: nella maggior parte dei casi sono gestiti come si deve, cosa solitamente abbastanza difficile, quindi diamo a Cesare ciò che è di Cesare e a Caterina ciò che è di Caterina!

Ultima cosa, ma qui l’autrice non c’entra nulla: l’editing. Ho trovato diversi refusi fastidiosi sia nella punteggiatura, che nelle parole (purtroppo non me le sono segnate, altrimenti vi avrei portato qualche esempio). Potrei ancora ancora provare a chiudere un occhio se fosse una casa editrice di breve corso, ma la 0111 Edizioni è ormai attiva da un po’ e ha pubblicato anche libri ben confezionati: non capisco perché, in questo caso, si siano lasciati così tanti errorini ed erroracci. Saranno inezie, ma io trovo che rendano la lettura molto, molto meno piacevole.

Insomma, io ero un po’ in dubbio sul voto da dare a questo libro della Armentano – perché non mi è piaciuto quanto la sua raccolta di racconti, ma nonostante tutto è stata una lettura sentita e ci sono state delle scene piene di emozioni; tuttavia, riflettendoci su e tenendo conto anche, appunto, dello scarso editing, non ho potuto dare un voto sufficiente. 

Nonostante tutto, ripongo ancora molta fiducia nelle capacità di Caterina: so che, col suo prossimo lavoro, tornerà a stupirmi.
Per finire con una nota più positiva, mi preme aggiungere che questa autrice è una persona squisita, gentile e pronta a rispondere ad ogni curiosità: proprio per questo mi dispiace non darle una buona valutazione. Ma, come le ho già detto, mi conforta sapere che ci sono autrici come lei che non la prendono sul personale e che accettano sia i commenti buoni che quelli meno buoni!

Voto:
stellinestelline
             5,5

Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Spesso la quotidianità ci pesa, ci soffoca, ci annoia e quando il temporale dell’esistenza si abbatte su di noi e ci inzuppa, ci spoglia di ogni forma di coraggio e volontà, ci rendiamo conto che quella quiete che consideravamo insana era la nostra felicità e sarebbe bastato un pizzico di attenzione per rendercene conto.

Vi saluto e vi auguro buone letture, come sempre!

Cami

P.S. incrociate le dita per me, lunedì ho un esame a cui tengo molto! :)

mercoledì 30 maggio 2012

Il Fiume Scorre in Te – Bianca Rita Cataldi


imageTitolo:Il Fiume Scorre in Te
Autore:Bianca Rita Cataldi

 
Anno:2011

Editore:BookSprint Edizioni
ISBN:978-88-6595-169-9

Pagine:362

Trama:
Dani è una ragazza come tante altre che, però, passa ogni sera in stazione: attende Ale che, pur avendo promesso di tornare, non si è più fatto vedere. Ma una sera, solo in apparenza come tutte le altre, Dani sale su uno strano treno che non aveva mai visto prima e comincia un viaggio che le rivelerà molto non solo sull’amato, ma anche su di sé.

L’opera d’esordio di Bianca Rita Cataldi è molto particolare, perché si avvale di un espediente narrativo che ricorda da vicino il realismo magico tipico degli scrittori sudamericani, facendolo tutto suo e riadattandolo ad una storia d’amore tutt’altro che banale. Come ho scritto nella trama, infatti, l’avventura di Dani parte salendo su un treno “particolare”: un vagone che viaggia nel tempo, ma solo lungo episodi fondamentali (impersonati da delle bambole che ho trovato un po’ inquietanti) nella vita di Alessandro, il ragazzo di Dani, che è sparito dopo aver promesso di tornare dall’Accademia in cui è andato a studiare.  L’idea di questo itinerario sui generis è ben congegnata e sfruttata al meglio, ovvero senza esagerare: mi è proprio piaciuto come l'autrice l’ha inserita nel contesto del romanzo – che, sia chiaro, non ha altri elementi “fantastici”.
Inoltre, il fatto che i vari passaggi non siano movimenti scelti da Dani, ma parti di un percorso ben preciso (e immutabile) nella vita di Ale, hanno permesso di non doversi concentrare troppo sulle spiegazioni riguardanti il mezzo (del genere “come funziona?”, “dove può andare, cosa può fare?”, “se tornassi indietro in un punto focale della storia?”, eccetera eccetera), quanto piuttosto sui fatti di cui Dani sarà testimone. In genere avrei preferito più informazioni, ma ogni romanzo ha la sua economia e, in questo caso, l’autrice ha fatto una buona scelta.
La protagonista, inoltre, non affronterà l’avventura da sola: che viaggio-crescita sarebbe, in fondo, senza la presenza di una guida? In questo caso, a condurre la nostra Dani c’è Massi, che si scoprirà poi essere un vecchio amico di Ale. Ho apprezzato che, nonostante il suo ruolo, non si sia posto come “superiore” a Dani (anche se all’inizio dovrà far uso di qualche sotterfugio e di un po’ di pressioni per convincere la protagonista a compiere il suo viaggio) ma le si sia affiancato, come un amico: il loro rapporto è realistico, nasce in modo un po’ inusuale ma si sviluppa verosimilmente. Solo in alcuni punti mi è sembrato descritto in modo un po’ sopra le righe, ma c’è da dire che questo è pienamente nello stile di Dani, che è la voce narrante della storia.
Dani, infatti, è molto appassionata e dotata di un carattere caparbio, caratteristiche che la rendono interessante agli occhi del lettore e piacevole da seguire; ma è anche fin troppo emotiva, secondo me, e credo che l’autrice si sia lasciata trascinare troppo e abbia calcato la mano nelle descrizioni di alcuni suoi sentimenti. Un esempio su tutti: la nostalgia fulminante che Dani prova nei confronti dell’amica Alice - eccessiva per il momento in cui viene descritta, visto che non la vede da appena un paio d’ore, ma ne parla come se fossero passati mesi.
E’ un difetto, tuttavia, che il lettore può perdonare, visto che per il resto è un personaggio tridimensionale; non si può dire lo stesso, invece, per altre due figure fondamentali della storia, ovvero Ale, il famoso fidanzato, e Eleonora (di cui non posso svelarvi molto, per non incorrere in fastidiose anticipazioni).
Il primo è presentato in modo fin troppo ambivalente: Dani, com’è ovvio, lo mostra sotto una luce positiva, solo leggermente ambigua, forse in parte dettata dal sentimento, ma generalmente portata agli occhi del lettore come veritiera; mentre nel corso della narrazione ci vengono raccontati episodi della vita di questo ragazzo che, in tutta onestà, fanno pensare quasi a un mostro – viene da chiedersi come Dani abbia fatto a innamorarsi di lui. Tra l’altro, proprio la scoperta e il superamento di questi eventi costituiscono parte fondante della trama e, non fosse che così rovinerei la lettura a chi ancora non conosce il libro, avrei parecchie cose da dire sul giudizio e sulla coscienza di Dani…
La seconda, invece, ovvero l’Eleonora cui accennavo prima, è praticamente perfetta. Buona, gentile, talentuosa, innamorata in modo puro e semplice, debole – ma di quella debolezza che ispira protezione e affetto. Credo che si siano volute enfatizzare queste sue caratteristiche per dare più pathos ad un determinato avvenimento del libro: il procedimento in parte riesce, ma rende un po’ troppo angelico e poco credibile il personaggio. Tuttavia, il fatto che non abbia suscitato odio profondo nella sottoscritta (come succede di solito coi personaggi “perfetti”) mi ha anche dato prova che Eleonora avrebbe potuto dare molto di più, con la giusta revisione.
Per quanto riguarda lo stile, devo dire che quello dell’autrice è molto personale, scorrevole e poetico: le uniche pecche sono la tendenza ad essere ripetitivo (un vero peccato, perché ci sono immagini originali e bellissime) e la presenza dell’autrice che talvolta traspare troppo dalle parole. Mi spiego meglio: in alcuni passaggi mi è sembrato che venissero espressi i pensieri personali dell’autrice piuttosto che quelli della protagonista. Non è strano che questo avvenga, a livello più o meno conscio, ma è compito dell’autore fare in modo che queste occasioni di riflessione siano percepite dal lettore come spunti del personaggio; cosa che, appunto, a volte qui non succede. Credo sia ancora più fondamentale che non ci sia una “rottura dell’equilibrio” in libri del genere, dove la storia richiede la sospensione dell’incredulità da parte di chi legge: la sensazione di straniamento, per quanto blanda, rallenta la lettura.

E’ stato onestamente difficile per me scrivere questa recensione, perché si può dire che conosco Bianca Rita (attraverso il suo blog, da cui ho scoperto della catena di lettura di questo suo esordio); volevo esprimere il mio giudizio evitando il rischio di sembra troppo buona o, per ipercorrettismo, troppo cattiva. Spero di essere riuscita a veicolare la mia opinione e, soprattutto, spero proprio che Bianca continui a scrivere, perché credo che abbia ancora tanto da dare e che ci siano le basi per un miglioramento eccezionale, visto che questo suo romanzo d’esordio, sebbene abbia i difetti di cui ho parlato sopra, ha anche indubbi pregi ed e, alla fine, una lettura piacevole.

Voto:
stellinestelline
            6,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…

  • Mi sono innamorata di lui perché guardava lontano.
  • Tu mi hai dimenticato. Vorrei che fosse una domanda, ma ho smarrito il punto interrogativo.
  • La verità è che siamo pieni di dighe, dentro, ma ci accorgiamo della loro esistenza solo quando si rompono, e tutto quello che avevamo cercato di arginare irrompe nella sua meravigliosa potenza.
  • Avrei voluto evitare il dubbio, è questa la verità. Mi sarebbe piaciuto continuare ad amare incondizionatamente, senza conoscere nulla della persona che amavo se non le sue maschere.
  • Ogni notte, però, mi lascia qualcosa dentro: briciole di buio che si accumulano nei miei polmoni, impedendomi quasi di respirare.

Come sempre, vi auguro buone letture e spero che, visti gli sconvolgimenti di questi ultimi giorni, stiate tutti bene.
Mando a tutti un pensiero e un abbraccio,

Cami

domenica 29 aprile 2012

Aprile: pioggia, pagine e premi!

Buongiorno a tutti!
Come avete passato Aprile? Io ho passato molto tempo al chiuso, speravo tanto che il nuovo mese portasse sole a volontà e la possibilità di studiare e leggere al parco e, invece, è caduta pioggia a catinelle… Pazienza, speriamo di rifarci con Maggio!
Per lo meno mi sono consolata un po’ con i libri: era un po’ che non me ne procuravo così tanti in un solo mese. Tutto grazie al mio e-reader, visto che per la maggior parte sono e-book: ho scaricato gratuitamente Q dei Luther Blissett (alias Wu-Ming) dal loro sito, Aiuto di Erri De Luca dal sito della Feltrinelli che lo propone gratuitamente, La Morte è Soltanto il Principio della Monicelli che lo propone gratis su Anobii (attraverso il sito Smashwords) e Due Mondi di Francesco Verso, che mi è stato gentilmente inviato.
image image image  image
    Il mio e-reader gioisce, insomma!
    Apprezzo sempre di più le mie letture digitali, anche se, lo devo ammettere, dei libri che mi sono piaciuti di più compro sempre la versione cartacea (come faccio, d’altronde, quando mi capita di scovare un libro particolarmente bello con i prestiti in biblioteca).




Non sono mancati, tuttavia, i libri cartacei: ho ricevuto in catena di lettura il seguito de L’Acchiapparatti di Francesco Barbi, ovvero Il Burattinaio (sono davvero curiosa di scoprire cosa accadrà a Zaccaria!), e mi sono procurata di in biblioteca La Ragazza dell’Addio di Giorgio Scerbanenco per una sfida su Anobii.
image image
In più, ho ricevuto una doppia sorpresa che mi ha reso veramente felice: sia Morna di Forgotten Pages che Sara Durantini di Corsi e Rincorsi hanno premiato il blog!
image 
Ringrazio tantissimo entrambe!
A quanto pare, una volta ricevuto il premio si devono condividere sette curiosità su di sé e premiare altri 15 blog; le sette curiosità le ho scritte, ma per i blog rimando alla lista di siti a tema letterario che ho qui sul blog, perché sceglierne solo 15 debiliterebbe il mio cervello affaticato :)
Ecco qui le curiosità su di me!
1. Quando sono nervosa, una delle poche cose che mi calma è il cibo. Soffro della cosiddetta “fame nervosa”, per cui ogni volta che sono tesa mi si apre un buco allo stomaco; per questo, nei momenti di forte stress (come i periodi pre-esame), tento di non tenere in casa troppi dolcetti o biscotti, altrimenti rischierei di andare in giro rotolando.
2. Sono una disordinata cronica in tutto, tranne che in una cosa: i libri. I miei libri letti sono rigorosamente in ordine alfabetico per autore e i libri di ogni autore, a loro volta, sono in ordine cronologico di pubblicazione. Non ammetto eccezioni! I non letti, invece, sono ordinati secondo l’ordine in cui vorrei leggerli – e solo per questo, ogni tanto, organizzo qualche spostamento, a seconda dei miei desideri.
3. Mi diverte molto cambiare il taglio e il colore dei miei capelli. Mi sono data come limite per le sperimentazioni più assurde un arco di tempo ben preciso: potrò divertirmi e fare pazzie fino ai 25 anni – senza un vero perché, è semplicemente un’età che mi sembrava significativa, perfettamente a metà tra i 20 e i 30. E poi, insomma, lo ammetto, c’è anche la speranza di trovare un lavoro e presentarmi, che so, con i capelli verde acceso… diciamo che non aiuterebbe molto, credo.
4. Questo Settembre compirò 20 anni e, lo ammetto, ho davvero paura per il mio ingresso nella “seconda decade”. Non perché invecchio – anzi, quella è forse la cosa migliore – ma perché si avvicina sempre di più il momento in cui i miei sogni e le aspettative per la mia vita (lavorativa, affettiva, e chi più ne ha più ne metta) dovranno o realizzarsi, o svanire. La cosa mi inquieta.
5. Dopo tante attese, sono finalmente iscritta a Pottermore! Per ora l’attesa è stata ben ripagata – i nuovi test di J. K. Rowling sono una chicca imperdibile per chiunque ami la saga di Harry Potter. Tra l’altro, la mia iscrizione mi ha fatto scoprire che il Cappello Parlante mi smisterebbe a Serpeverde, cosa che onestamente non mi sarei mai aspettata – non che mi dispiaccia, è solo una vera sorpresa. Per quanto possa suonare stupido, mi sta facendo riconsiderare il modo in cui penso a me stessa. La magia e la forza delle storie sta anche in questo…
Però amo molto in nickname che il sito ha scelto per me: BilanciaQuercia1852. Lo trovo adatto!
6. Sto imparando a cucinare. Non sono mai stata una grande cuoca, ma circostanze recenti mi impongono di mettermi ai fornelli e, tutto sommato, ne sono felice. Certo, non è che sappia preparare chissà che, però mi diverte e spero di riuscire a migliorare.
7. Soffro moltissimo il freddo e per questo mi sono munita di un sacco di sciarpe e guanti – ho una zia che sfrutta questa cosa per regalarmi sempre dei “completi” composti da cappello-guanti-sciarpa. La cosa, ovviamente, non mi dispiace per nulla.

Fine del lunghissimo post! Per questo mese è tutto, amici lettori!
Cami
P.S. entro domani ci sarà una sorpresina… un’idea per il blog che avevo in mente da un po’. Spero vi piacerà!

lunedì 26 marzo 2012

L’Uomo dal Campanello d’Oro–Lavinia Scolari

image

Titolo:L’uomo dal Campanello d’Oro
Autore:Lavinia Scolari

Anno:2010

Editore:0111 Edizioni
ISBN:978-88-63073-05-8

Pagine:
132

Trama:Le divinità, addormentate dal Tempo, hanno abbandonato da molto le stanze del mondo; ma l’uomo dal Campanello d’Oro le sta risvegliando, facendo ricominciare il gioco di riflessi col nostro mondo…

Il libro di Lavinia Scolari (disponibile qui in catena di lettura) è un libro ibrido che mischia in sé molti elementi: passato mitico e presente, realtà e sogno, finzione e verità. Il risultato è un prodotto sicuramente ambizioso e dalle ottime potenzialità che però, personalmente, penso avrebbe potuto dare di più.

L'inizio del libro è la parte più ostica: lo stile poetico della Scolari risalta immediatamente, in modo positivo (rendendo molto bene nei passaggi più onirici e immaginifici), ma viene soffocato dall’eccessiva confusione nello svolgimento dei fili della trama, che rimane oscura per un numero di pagine troppo elevato. Un po’ di mistero non può che incuriosire il lettore; ma quando questo diventa troppo, crea nervosismo e tende a rompere il “ponte” che si crea tra il lettore e il libro. Fortunatamente questa tendenza viene più o meno sconfitta col proseguire della storia, che man mano diviene più chiara e, in maniera direttamente proporzionale, più piacevole. La trama, dipanata, cattura l’attenzione e fa crescere il desiderio di scoprire quale sarà il corso degli eventi, come la mitologia si rispecchierà di nuovo nelle vite dei protagonisti e quale sia, alla fine di tutto, la verità – dandoci un finale che, secondo me, è più che soddisfacente.
Il tutto, come ho accennato, gira attorno a un “perno” ben chiaro, ovvero la mitologia classica: devo ammettere che, personalmente, è stato un vero piacere trovare una storia fantastica che si basa sui miti greco-romani. La mitologia mi appassiona sin da quando ero piccina e quindi non potevo non apprezzare il ruolo da protagonista che ha in questo libro: in parte rimaneggiata, non nelle caratteristiche dei suoi personaggi (che vengono sfruttate, anzi, in maniera ottimale) ma nel modo in cui le divinità si approcciano al mondo umano. Vengono ripresi anche personaggi generalmente meno noti, come Glauco e Nereo, che però non sfigurano al fianco di “pezzi grossi” come Cassandra, Ermes, Circe e Morfeo.
Ho due soli appunti riguardo ai personaggi: uno è la mancanza di un indice delle divinità e degli eroi, che tuttavia, non essendo questo libro un saggio, è una mancanza perdonabile. La lettura può forse risultare meno completa per chi non conosce bene la tradizione legata ad ogni divinità, ma le informazioni sono facilmente reperibili su qualunque enciclopedia (io consiglio anche la Treccani online, che raramente mi delude).
L’altro appunto, invece, è la sensazione che talvolta i protagonisti non riescano del tutto a sollevarsi e a mostrarsi al lettore: si alternano, infatti, momenti in cui i personaggi sono presenti e molto ben definiti (anche solo attraverso poche frasi di dialogo) e altri in cui al contrario sembrano privi di dimensioni – troppo “statici”.  Questo non vuol dire che non i facciano ricordare, però: ho ancora ben chiari in testa Verdiana, Glauco, Cassandra, Nereo ed Ermete – a mio parere, quelli che sono stati resi meglio. Tra l’altro, la decisione dell’autrice di sfruttare di volta in volta il particolare punto di vista di un personaggio aiuta molto nel delineare i caratteri e le sfaccettature di ogni narratore, senza contare che la trama procede anche grazie al fatto che, a seconda del protagonista che stiamo seguendo, siamo più o meno al corrente di una determinata situazione – lasciando che gli strati della storia si svelino poco a poco.

Dunque, volendo sommare la qualità dei vari segmenti che compongono quest’opera, mi trovo un po’ in difficoltà: i punti positivi e quelli negativi sono quasi bilanciati e, volendo essere del tutto sincera, leggendo c’è la netta sensazione che Lavinia Scolari possa migliorare molto, limando alcune tendenze troppo auliche e affinando il proprio controllo sui personaggi. Per questa sua prima prova mi tengo su un voto sufficiente, con la speranza di poter leggere qualcos’altro della Scolari e poterle dare un voto migliore, visto che la potenzialità c’è, senza alcun dubbio!

Voto:
stellinestelline
           6,5

Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…

  • Ma perché la solitudine avrebbe dovuto farmi più paura della compagnia di altri esseri umani?
  • “Ma io vedo solo te!”
    “E in me cerca te stesso.”
  • E quella tua promessa fu più effimera di un’onda che si alza, si increspa e poi, tuffandosi nella spuma silenziosa, si dimentica e muore.

 

Come sempre, buone letture!

Cami

domenica 4 marzo 2012

Mini-recensioni: tre libri per un post (#3)

Ciao a tutti! Oggi tornano le mini-recensioni, visto che sono stata inseguita da tutta una serie di sfortunate coincidenze. Finita la prima sessione di esami della mia vita, con isteria per-colloquio annessa, il computer ha deciso di abbandonarmi e di prendersi un bel virus, o qualcosa del genere. Risultato? Non so se potrò vedere mai più i miei vecchi file - bozze di recensioni comprese. Penso possiate capire come mi sono sentita. Ma visto che tanto non posso farci niente, ho deciso di rimboccarmi le maniche e cominciare a riscrivere gli articoli persi - tra i quali, quello che state leggendo! Oggi si parla di tre libri molto diversi tra loro: il primo è Opera Prima di Renato Spina. Ringrazio l'autore, che mi ha gentilmente fornito una copia del suo libro.

Pagine:523 
Editore:auto-pubblicato 
Anno:2011 
ISBN:// 

Trama:dopo la rappresentazione della "Turandot", celebre opera incompiuta di Puccini, Alessandro Malerba (giovane direttore d'orchestra) e diverse persone a lui vicine ricevono un inquietante biglietto in una busta rossa: l'invito a seguire "Opera Prima", spettacolo di morte ispirato ai tre enigmi della principessa...

Questo libro mi ha messi un po' in difficoltà, perché proprio non sapevo che voto dargli. Ha diversi elementi positivi, che mi hanno fatta pendere verso una valutazione più buona, ma anche altrettanti elementi "di disturbo".
Parto dalle considerazioni positive: nonostante la mole, il libro scorre via molto velocemente e l'indagine non è mai pesante, anzi - crea una buona aspettativa nel lettore, che si trova così a voler scoprire perché questi delitti vengono compiuti. Certo, alcuni passaggi, alcune coincidenze, sono un po' troppo "cadute dal cielo", ma in generale è tutto collegato e in modo logico, il che fa presagire che l'autore possa, col tempo, migliorare molto. I personaggi sono piacevoli e si seguono senza problemi, anche se ho trovato i protagonisti principali, Alessandro e Sandra, un po' stereotipati (troppo perfetti nonostante le loro sofferenze, soprattutto). L'unica cosa che mi ha dato fastidio è la continua ripetizione dei loro nomi completi - non credo sia necessario riscrivere nome e cognome ogni volta. Ma questo è un errore che, con un editor, si potrebbe facilmente eliminare - così come alcune virgole messe un po' male e alcune espressioni, leggermente auliche e fuori contesto, ripetute. La storia d'amore è sicuramente ben congegnata rispetto ad altri libri, ed è anche più sensata visti i trascorsi dei due amanti, ma l'ho trovata poco "spontanea", nel senso che per l'economia del thriller non è particolarmente necessaria e, visto che personalmente non ha aumentato la connessione con i personaggi, mi è sembrata un poco "macchinosa". Tornando a parlare in maniera più oggettiva, in definitiva mi sento di dire che questo è un libro ben confezionato, pur essendo un auto-pubblicazione, ma che avrebbe potuto dare di più a livello stilistico. 

Voto:
 stellinestelline
          5,5

Il secondo libro di cui vi parlerò è un fantasy molto particolare: L'Acchiapparatti di Francesco Barbi (che potete leggere grazie alla catena portata avanti dall'autore).

Pagine:480
Editore:Baldini Castoldi Dalai Editore
Anno:2010
ISBN:88-60-736-528

Trama:Ghescik è lo storpio becchino di Tilos, ignorato da tutti e misantropo a sua volta - eccezion fatta per l'acchiapparatti, Zaccaria, visto dagli abitanti del paese come "lo scemo del villaggio". Ad unire queste due strambe figure ci sono i libri antichi: Ghescik spesso sfrutta la capacità di decifratore di Zaccaria per tradurre quelli che riesce a procurarsi. Ma quando Ghescik "vince" un libro dallo speziale del paese e lo porta dall'acchiapparatti per sapere di cosa si tratta, comincia per entrambi una serie di vicende terribili, che nessuno si sarebbe mai aspettato...
La prima cosa che mi viene in mente, pensando a questo libro, sono i personaggi: perché, oltre ad essere atipici, sono tutti assolutamente ben caratterizzati. Da un qualunque ragazzino che appare per poche pagine a Zaccaria e Ghescik, i due protagonisti principali, tutti sono riconoscibili, hanno una loro voce ben definita e comportamenti adatti alla loro caratterizzazione: soprattutto il già citato Zaccaria ha una voce molto, molto particolare e altrettanto ben gestita. Le vicende sono atipiche (anche perché la quest - ovvero l'avventura dei protagonisti - si basa tutta sostanzialmente sull'avidità e il desiderio di potere di Ghescik), così come i nomi dei nomi, che sono un miscuglio di toponimi più fantasy e altri dal sapore nostrano e rurale, simpatici a modo loro. Ho apprezzato moltissimo anche la buona alternanza tra momenti più comici e momenti più seri, talvolta anche macabri. Hanno dato il giusto ritmo alla storia, rendendola una lettura veramente piacevole! Tuttavia, benché questo libro mi sia piaciuto tantissimo, è giusto far notare anche le caratteristiche negative: su tutte, per quanto mi riguarda, la tendenza dell'autore a usare frasi molto brevi. Non amo moltissimo la sintassi così spezzettata; la lettura, tuttavia, non ne ha risentito eccessivamente. La gestione dei punti di vista è buona: qualche volta mi sono chiesta il perché di certe divagazioni, di certi capitoli con punti di vista focalizzati su personaggi esterni alle vicende principali, ma il tutto assume senso sul finire della storia e quindi non possono che essere rivalutati dal lettore.Menzione d'onore al finale: una climax forte, assolutamente ben gestita! Si sarà capito che mi è piaciuto molto - e, infatti, non vedo l'ora di leggere il suo seguito, Il Burattinaio. 

Voto:
stellinestellinestelline
             7,5

Il terzo e ultimo libro di questo post è di Amélie Nothomb e fa parte della collana dei "Racconti d'Autore" della Domenica del Sole 24 Ore: L'Entrata di Cristo a Bruxelles - Senza Nome.

Pagine:79
Editore:Il Sole 24 Ore - I libri della Domenica
Traduzione:Monica Capuani

Anno:2008
ISBN:
//
 
Trama:Il libro contiene due racconti: il temi centrali di entrambi sono le scelte di vita, l'amore che può innalzare o abbruttire l'uomo, il viaggio, in un certo senso la redenzione. Nel primo, Salvator compie un atto terribile e fugge, salvo poi tornare a casa e redimersi in maniera del tutto inaspettata; nel secondo, il protagonista senza nome vaga alla ricerca dell'Amore perfetto in Finlandia - senza sapere cosa l'aspetterà. 

E' il mio primo approccio con la Nothomb, autrice che mi ha sempre ispirata ma, per un motivo o per l'altro, non avevo mai affrontato. Questi due racconti mi hanno dato un assaggio di cosa potrei aspettarmi da un suo romanzo e devo dire che, nel complesso, ne sono rimasta abbastanza soddisfatta. Il primo racconto, "L'entrata di Cristo a Bruxelles", è quello che mi è piaciuto di più tra i due. La scrittura, pacata e senza fronzoli, è perfetta per raccontare una storia che, invece, si basa tutta su sentimenti intensi, quasi eccessivi: la gelosia di Salvator, il sentimento di colpa che lo perseguita, poi l'amore e l'innocenza di Zoe, l'amata. Il contrasto tra lo stile e le azioni compiute, così come le emozioni provate, dà un taglio favolistico al tutto - così come la prevedibilità del finale, che il lettore può intuire in poco tempo e che tuttavia mantiene la carica di sentimento necessaria per non deludere chi legge. Il secondo, invece, ha un inizio che mi ha ricordato il realismo magico di Isabel Allende,cui si unisce quasi subito un'evidente critica alla società odierna - alla televisione che abbruttisce l'uomo, alla ricerca di un piacere che cancella l'essere. Il finale, secondo me, permette anche di capire quale sia la considerazione che la Nothomb ha dell'uomo, ovvero non un granché. Il racconto fila liscio, senza intoppi, ma non lascia molto.
La curiosità di "scavare" nella produzione dell'autrice c'è - sperando che questa buona impressione possa diventare un vero e proprio apprezzamento.


Voto:
stellinestelline
         7

Per oggi è tutto; voi avete letto questi libri? Cosa ne pensate?

Buona domenica!

Cami