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martedì 12 dicembre 2017

I'm dreaming of a white Christmas... | #BBB is coming to town

Mie care lettrici, miei cari lettori,

sentite l'aria frizzante? L'odore di neve nell'aria? Le canzoni natalizie cantate da Frank Sinatra? Il crepitio dei caminetti, l'odore di cioccolata calda?
L'inverno è nell'aria, e anche se io sono una freddolosa incorreggibile e vado in giro come un pupazzo di neve a forma di omino Michelin, non posso non ammettere che l'atmosfera natalizia riesce sempre ad avere un suo effetto. Mi piace pensare ai regali da fare, al cenone e a cosa si mangerà, mi piace vedere le decorazioni che man mano vengono tirate fuori dagli scatoloni.

Creazione di Claudia - clicca per ingrandirlo e salvarlo

Quest'anno, a rendere il tutto ancora più festivo, ci hanno pensato le ragazze del BBB - Book Bloggers Blabbering - che hanno organizzato un'iniziativa ad alto tasso natalizio. Diletta, mente dietro al progetto, ha orchestrato tutto affinché ognuna di noi avesse il suo secret Santa.
Di cosa si tratta, esattamente? Ognuna di noi ha ricevuto da Diletta un nome tra quello delle altre ragazze, chiaramente estratto a sorte dagli elfi del Polo Nord, con il compito di pensare a uno o più titoli da consigliare alla prescelta; e senza farsi scoprire, per mantenere l'effetto sorpresa. Io sono stata fortunata, e ho già scoperto chi è stato il mio BBBabbo Natale, ovvero clacca, che mi ha consigliato un fumetto che sembra davvero nelle mie corde, e che spero di leggere presto.

E... incredibile a dirsi, ma io sono proprio il BBBabbo Natale di clacca! Inutile dire che la pressione è raddoppiata, quindi spero proprio che le mie scelte le piacciano.
Se non la conoscete, claudia - detta clacca - è una ragazza piena di entusiasmo per ciò che ama, lettrice di fumetti di quasi ogni genere, fonte di molte delle mie scoperte sul fronte manga e non solo, decisa, amante degli animali (ha una gatta mia omonima che è semplicemente troppo tenera e coccolosa), delle cose fatte a mano (infatti le crea pure) e mille altre cose che scoprirete meglio andando direttamente su clacca legge

Original photo by Kari Shea on Unsplash

Dunque, cosa consigliarle? Ho pensato a un quartetto che, credo, potrebbe piacerle.
Un titolo per rilassarsi e ridere; uno per approfondire una passione; uno per accoccolarsi con gli amici felini sotto le coperte; e uno per vedere se riesco a farle scoprire qualcosa che non conosceva.
E quindi, nell'ordine:
  • Un lavoro sporco di Christopher Moore: un autore che le piace, con una sua prova forse non ai livelli incredibili di Il Vangelo secondo Biff, ma comunque fantastico e divertente da morire (questa forse la coglierete meglio se avete letto il libro);
  • Cromorama di Riccardo Falcinelli, che non solo è un grande grafico editoriale, ma è una persona che sa parlare bene, e chiaramente, del proprio mestiere. Qui va oltre i "soli" libri, e credo che con la sua formazione artistica Cla può apprezzarlo al meglio;
  • Il libro dei gatti tuttofare di T.S. Eliot, perché è un libro di poesie strampalate sui gatti, e credo proprio che leggerlo mentre uno di loro fa le fusa in grembo sia la situazione ottimale; è forse il titolo più stravagante del quartetto, ma credo che possa essere una bella scoperta;
  • Infine, un fumetto; ho preso il coraggio a piene mani e mi sono inoltrata nel campo di Claudia. Ho pensato a un webcomic che leggevo tempo fa e ho ripreso di recente, e che ho sempre trovato interessante: The Meek di Der-Shing Helmer. Credo che ci sia qualcosa di molto intrigante nella storia, e spero che anche Cla, se vorrà dargli una chance, la penserà allo stesso modo.


E questo è tutto! Spero che i consigli siano riusciti, e spero di aver incuriosito tanto clacca quanto voi.

Buona caccia al regalo perfetto, e buone letture!

Cami


domenica 4 settembre 2016

«Non c'è un mese in tutto l'anno in cui la natura si adorni di più bella veste come nel mese di Agosto»

Miei cari lettori, mie care lettrici,

ben ritrovati! Agosto è passato in un lampo e, come ha ben scritto Charles Dickens ne Il circolo Pickwick (cui ho rubato la citazione del titolo), si è imbellettato di colori meravigliosi. Ho avuto la possibilità di circondarmi di paesaggi meravigliosi, prima costieri e e poi montani, e l'ho colta al volo, portando con me i fedeli compagni di sempre, i miei amati libri - più i miei compagni di viaggio in carne e ossa, ovvio, che hanno l'indubbio merito di sopportarmi.


Sono stata molto fortunata: non solo per coloro con cui ero via, ma anche per i titoli che ho scelto di portare con me. Ho letto quattro libri in questo mese e, di questi, tre mi sono piaciuti moltissimo e uno solo si è rivelato sotto le aspettative.

E partiamo subito con quest'ultimo - come vuole la tradizione, via il dente, via il dolore. Ormai avrete capito che mi piace curiosare tra le auto-produzioni, e mi capita spesso di inciampare in gialli dalle copertine simpatiche e carine che trillano "cozy mystery" e mi ispirano subito una sensazione di divertimento e riposo, di puro svago. Con questo spirito ho cominciato a leggere Always a cold deck (di Robert Bruce Stewart) sul telefono, spesso in spiaggia, pronta a immergermi negli Stati Uniti di inizio Novecento: purtroppo, però, si è rivelata una lettura un poco scialba, priva di mordente. Harry Reese, il protagonista, è un simpatico giovanotto che si segue anche volentieri, ma il suo rapporto con Emmie si sviluppa in maniera quanto meno frettolosa e il delitto, benché si sviluppi in maniera tutto sommato interessante, tira poi fuori dal cappello una soluzione un po' troppo di comodo. Quindi, con tutta la buona volontà, a questo giallo non riesco a dare più di un 5 e mezzo tirato.
Di Solar, Mr. Peanut e Un lavoro sporco non vi parlo ora, perché spero di poter dedicare quanto prima un bel post singolo a ciascuno dei tre. Anticipo solo un commento veloce: McEwan rimane sempre il mostro di bravura che conosciamo, Adam Ross è una piacevolissima scoperta, e ho ritrovato l'umorismo di Moore esattamente quando mi serviva.

Per il resto, ormai settembre è cominciato, e con lui il lavoro. Sto cercando di buttarmici a capofitto perché so di avere ancora tante cose da imparare; ma, allo stesso tempo, so anche che ci sono ancora tanti altri posti, tante altre conoscenze, tante altre esperienze che vorrei provare. Insomma, proseguo e rifletto, come sempre.
Inoltre, settembre vuol dire anche che si avvicina il compleanno di Bibliomania, che mi porta sempre tanta gioia: ormai il mio piccolo posticino ha i suoi anni dietro di sé. Non vedo l'ora di festeggiare con voi!

Per oggi vi saluto; a presto con il prossimo post

Vostra,

Cami


domenica 31 gennaio 2016

«Accade quest'anno ciò che accade ogni tanto alla fine di Gennaio, una falsa primavera»

Mie care lettrici, miei cari lettori,

anche questo Gennaio è passato, e come ha ben scritto Simenon ne La neve era sporca (da cui viene la frase che ho preso in prestito come titolo), è stato un inizio d'anno piuttosto tiepido. Mi è quasi venuta voglia di primavera, e di parchi in cui stendermi a leggere... benché sappia che ci attende almeno un altro mese di freddo.
Quindi non ho ancora riposto le coperte pesanti e le tazze giganti per il caffellatte, fedeli compagni delle mie sessioni di lettura casalinga. Avevo qualche post altrui in arretrato che ho recuperato durante il fine settimana e in questi giorni mi sto anche dedicando a un progetto con alcuni miei compagni di Master che spero si sviluppi al meglio.
E a proposito di Master: l'ho ufficialmente concluso. Qualche giorno fa ho fatto il colloquio finale e devo dire che è stata una sensazione strana: da un lato sono felice, per ovvie ragioni, dall'altro rifletto sempre più sul fatto che, salvo sorprese, questa è stata la mia ultima esperienza accademica come studentessa. Certo, continuerò a studiare, perché il desiderio di sapere e imparare, di approfondire, è parte di me e parte di quello che mi porta verso i libri; però l'ambiente universitario mi è sempre piaciuto, e la possibilità di interagire coi docenti era uno stimolo non da poco. Insomma, sono contenta, ma provo anche quella punta di malinconia che accompagna la fine di ogni cosa.

Ma lasciamo da parte la pensosità e passiamo ai libri! Questo mese ne ho finito uno che avevo cominciato a Dicembre e ne ho letti altri due; li vedete tutti qui di fianco. Come potete vedere dalle mie stelline, solo uno mi ha veramente colpita, e spero di parlarvene presto: si tratta de L'arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea), che mi è stato donato in un'occasione molto importante per me, di cui vi parlerò nel post dedicato.
Degli altri due vi parlerò qui, perché non ho molto da dire a riguardo. Sono libri che ho letto in inglese; uno, Cranberry Bluff (di Deborah Garner, autopubblicato) è un cozy mystery semplice, la versione cartacea di una puntata de La signora in giallo (ma senza Angela Lansbury). I personaggi sono delineati il minimo indispensabile, ma devo dire che non risultano per niente macchiettistici: piuttosto, si può dire che ricordano quei "caratteri" che, appunto, uno potrebbe trovare in una puntata della cara Signora già citata. Il mistero incentrato sul motivo che ha portato Molly, la protagonista, a gestire il piccolo B&B mette abbastanza curiosità da voler proseguire la storia e la risoluzione finale mi ha colta di sorpresa, così come alcune delle rivelazioni relative ai vari personaggi. Volevo dell'intrattenimento gradevole e leggero e questo ho ottenuto, quindi posso dirmi soddisfatta.
Dying for a living (di Kory M. Shrum, di nuovo autopubblicato), invece, mi ha lasciata piuttosto freddina. Trattasi di romanzo urban fantasy in cui esiste una minuscola percentuale di persone per cui è possibile tornare dalla morte, e anche sostituirsi a qualcuno in procinto di morire; così la protagonista, Jesse - che fa parte della percentuale di cui sopra - lavora come "rimpiazzo di morte". L'idea era intrigante, e il fatto che la trama accennasse all'investigazione di Jesse sul proprio omicidio aveva solleticato la mia curiosità; purtroppo ho trovato le relazioni tra i personaggi estremamente mal sviluppate, e più che miei coetanei (o giù di lì) mi sono sembrati ragazzini di sedici anni. Che parlano di chi ama chi nei momenti più inopportuni, tra le varie cose, o che sembrano dimenticarsi di essere sotto indagine, mentre qualcuno tenta di ucciderli. La scrittura non è particolarmente brillante; e l'assunto di base della storia - l'esistenza di questi "redivivi" - avrebbe forse avuto più senso senza i tentativi di spiegarlo scientificamente, perché più l'autrice tenta di chiarire questi aspetti, più tutto risulta posticcio. Unite insieme il tutto e capirete perché per me questo libro non è riuscito a spiccare il volo; peccato, perché alcune trovate sarebbero state piuttosto interessanti, prese singolarmente. 

Per questo mese finisce qui. Mi auguro che Febbraio porti letture che mi sorprendano: il libro che ho ora in lettura ci sta riuscendo molto bene. Ma ve ne parlerò quando l'avrò finito!

Come sempre vi saluto augurandovi buoni libri e buone letture.

Un abbraccio,

Cami

mercoledì 11 giugno 2014

Mini-recensioni: tre libri per un post (#10)

Buongiorno a tutti, lettori e lettrici!

Spero che questa prima settimana di Giugno l’abbiate trascorsa godendovi la bella stagione e leggendo un libro all’aperto. Io al momento sono sotto esami e quindi devo dedicarmi principalmente ai libri universitari, ma ogni tanto mi concedo una puntata in giardino per assorbire qualche raggio di sole e qualche pausa al computer, per dedicarmi un po’ a Bibliomania e leggere i post dei blog altrui.
Oggi vi parlerò di tre libri, molto diversi tra loro, che mi sono piaciuti; prima di lanciarci alla loro scoperta, però, annuncio un piccolo cambiamento che d’ora in poi caratterizzerà alcune delle recensioni. Voi sapete che, ogni tanto, alcuni autori e autrici mi contattano per chiedere se sono interessata a leggere i loro libri; ogni tanto, se non sono oberata dallo studio o dalle recensioni in arretrato e il libro sembra fare al caso mio, accetto. Ho sempre segnalato nelle recensioni se un libro mi era stato fornito dall’autore/autrice, tuttavia ho sempre trovato piuttosto macchinoso costruire il primo paragrafo delle mie recensioni attorno a questa precisazione. Quindi ho deciso di “rubare” un’idea molto semplice dei blog americani e apporre un disclaimer all’inizio della recensione – del genere “via il dente, via il dolore” – così da dedicare la recensione esclusivamente alla mia esperienza di lettura. Spero che apprezziate la modifica; fatemi sapere nei commenti che ne pensate (approvate? non approvate? cambiereste il contenuto dell’avviso? sono aperta a tutti i suggerimenti).

Bando alle ciance, passiamo a quel che davvero ci interessa: i libri!
Il primo che vi presento è Pecora nera di Georgette Heyer, una storia romantica ambientata nell’Inghilterra del periodo Regency.

Pecora nera - G. heyer

Pagine:281
Editore:Mondadori
Traduzione:Maria Giulia Castagnone
Anno:1966
ISBN:
//

Trama:Miss Abigail Wendover è una giovane donna nubile vicina ai trent’anni – e quindi, per l’epoca, avviata alla zitellaggine; vive con la sorella a Bath e trascorre una vita tranquilla, condotta secondo senso del dovere, pur provando un intimo disprezzo per i luoghi comuni. Tuttavia, molte cose cambieranno quando la loro nipotina, l’ingenua Fanny, arriverà in città e rischiera di finire nelle grinfie di un cacciatore di dote; nel tentativo di dissuaderla da un matrimonio poco saggio, incrocerà la strada di un’inaspettata pecora nera che cambierà le certezze della buona società di Bath.

Georgette Heyer è un’autrice conosciuta e apprezzata soprattutto per i suoi romanzi ambientati durante il periodo Regency; ultimamente riportata in auge dalle ristampe portate avanti dall’Astoria, mi ha sempre incuriosita (anche grazie ai bei commenti di chi l’ammira, come la Leggivendola). Complice una sfida su Anobii e il desiderio di una lettura non troppo impegnativa, mi sono buttata su questo Pecora nera, sperando di trovare una storia divertente, frizzantina, abbastanza appassionante, adatta per farmi compagnia tra un libro da studiare e l’altro.
È stato esattamente quel che ho ottenuto e non posso che essere felice di aver finalmente approcciato l’opera della Heyer: è un libro che si legge d’un fiato, consci di quale sarà il probabile svolgimento dopo aver letto le prime venti pagine, ma non per questo meno curiosi di andare avanti e osservare il comportamento dei personaggi, le loro reazioni agli avvenimenti e lo svilupparsi delle relazioni tra loro, che sono sempre il lato più interessante dei romanzi d’epoca. Districarsi tra l’etichetta del tempo, le abitudini, i diritti e i doveri delle giovani donne del passato è interessante, a volte sorprendente, e seguire i rituali di corteggiamento d’allora ha un che di delizioso (anche se in certi frangenti questi stessi elementi mi fanno sentire grata di essere nata in un secolo in cui, single a quasi 22 anni, non rischio di essere definita zitella da nessuno e posso uscire sola, libera di fare ciò che mi va).
I protagonisti sono essenzialmente quattro: Mr Miles e Mr Stacy Calverleigh (rispettivamente zio e nipote) e Miss Abigail e Miss Fanny Wendover (di nuovo, zia e nipote). Ben caratterizzati, si muovono su poche coordinate - in certi frangenti un po’ convenzionali - ma ben delineate e a volte riservano qualche sorpresa, soprattutto Miles Calverleigh, il mio preferito tra loro. Lui è la pecora nera del titolo, allontanato dalla famiglia per uno scandalo poco chiaro e spedito in India, dove ha senz’altro vissuto molte vicende avventurose; nel corso del romanzo se ne parla spesso, si accenna a qualche dettaglio, ma ammetto che mi sarebbe piaciuto sentire più storie sul continente indiano raccontate direttamente da lui. Si differenzia subito per la sua tendenza a parlare chiaramente, per la patina rude che in realtà copre un animo con molte buone intenzioni e per la sua avversione nei confronti della ricercatezza: insomma, un “brutto ma buono” che conquista una certa Miss (e le lettrici) attraverso il carisma più che con modi raffinati o eleganza innata. Certo, è un po’ incline ai colpi di testa, ma d’altronde che eroe romantico sarebbe se non prendesse mai decisioni avventate?
Suo nipote Stacy, ahimè, è tutto il contrario. È veramente odioso e, potendo seguire il suo punto di vista di tanto in tanto, viene voglia di prenderlo a schiaffi.
Fanny, giovanissima fanciulla, è una qualunque adolescente con una lieve tendenza al melodramma: non mi è spiaciuta, ma nemmeno l’ho adorata. È perfetta, comunque, come rappresentazione della gioventù poco attenta alla realtà e troppo presa da quello che lei crede essere vero e che si rivela essere, essenzialmente, un parto della sua immaginazione facilmente malleabile.
Miss Abigail, invece, rappresenta un giusto mezzo tra la passione romantica e la razionalità spiccia: mi è piaciuta moltissimo e seguire il suo percorso verso la consapevolezza dei propri sentimenti è stato davvero appassionante. Non è una zitella acida (come vorrebbe lo stereotipo), ma una donna che sa quel che vuole, che sa quel che si merita e che, con la stessa pervicacia con cui affronta i propri doveri, non ha paura di agire per ottenere quel che considera giusto.
Insomma, grazie alle vicende di questi personaggi, tra balli, cavalcate nel parco, concerti e vita di società in quel di Bath, Pecora nera è una lettura veloce e appassionante, perfetta per sognare un po’ e vivere, per un giorno o due, nell’Inghilterra di primo Ottocento.

Voto:
stellinestellinestelline
            7,5


Il secondo libro di cui vi parlerò è il quarto e ultimo capitolo della serie Deserto Rosso di Rita Carla Francesca Monticelli: Ritorno a casa. Mi raccomando, evitate di leggere la trama e la recensione se non volete spoiler sui primi tre libri! Ho cercato di evitarli, ma qualcuno potrebbe essere sfuggito. Se invece i tre precedenti li avete già letti e volete un’opinione su quest’ultimo capitolo, tranquilli, non rischiate alcuna anticipazione.

Ritorno a casa - R. C. F. Monticelli

Pagine:327
Editore:auto-pubblicato
Anno:2013
ISBN:978-13-0154-186-7

Trama:Hassan e Anna viaggiano verso casa, verso la Terra, ma non sono soli. Il pericolo che portano con sé sul pianeta madre è immenso e il loro collegamento con Melissa, a capo della sparuta popolazione marziana, li rende una minaccia invisibile per tutti e decisa a portare a termine il proprio intento. La popolazione terrestre, presa dalla frenesia per il ritorno degli astronauti, non può che gioire della ripresa dei programmi spaziali; tuttavia, c’è chi osserva e capisce che non tutto è come sembra… il pianeta azzurro e il pianeta rosso riusciranno a sopravvivere?

Libro ricevuto dall’autrice – questo non pregiudica l’integrità della mia opinione (giuro!)

Ho cominciato la lettura di quest’ultimo capitolo di Deserto rosso con la mente divisa tra curiosità entusiasta (“finalmente saprò come andrà a finire!”) e una sottile inquietudine (“oddio, scoprirò come andrà a finire, e potrebbe finire molto male”). Ho imparato ad apprezzare i personaggi di questa serie, Anna e Hassan su tutti, e vista la conclusione della terza parte ho capito che la Monticelli non esita, se necessario ai fini della storia, a mettere le sue creature di carta in situazioni spinose, cui non sempre riescono a sfuggire; il che rende la lettura più appassionante, perché rende le svolte della trama imprevedibili e sorprendente la corsa verso il finale, ma di certo non tranquillizza sulla sorte dei nostri astronauti.
Il ritorno a casa dei due sopravvissuti (o almeno, di quel che resta di loro) si segue con apprensione, timore per loro e per chi gli sta attorno, e a volte anche con qualche dubbio instillato dall’utilizzo di flashback ben calibrati all’interno della narrazione. I fili della storia si sbroglieranno solo nel finale e, nonostante siano molti e talvolta intricati, ho percepito una sorta di confusione solo in alcuni passaggi – niente, tuttavia, che abbia pregiudicato la lettura.
I personaggi si confermano come sfaccettati e interessanti, veri anche (e soprattutto) nei loro lati meno piacevoli. Finalmente sono riuscita ad apprezzare la forza interiore di Anna, che in quest’ultimo volume ha l’occasione di mostrarsi come mai prima; Hassan è rimasto il mio personaggio preferito tra tutti ed è quello che più mi ha fatta preoccupare nel corso delle pagine; Jan ha rivelato lati di sé che l’hanno reso più vivido, così come alcuni dei molti personaggi secondari che avranno il loro momento di gloria nel corso del viaggio verso il finale (come Kirsten, Renee Anders e Michael Gray). Molti dovranno affrontare scelte difficili e i loro dubbi, così come le loro difficoltà, sono resi efficacemente.
Un discorso a parte merita Melissa, che in quest’ultimo quarto prende veramente vita. Poter seguire la storia attraverso i suoi pensieri e le sue molteplici connessioni aggiunge una nuova profondità alla prospettiva del lettore e credo che la Monticelli abbia fatto la scelta giusta, inserendo anche il suo punto di vista attivo. Gli avvenimenti che riguardano lei e gli altri abitanti di Marte sono tanto interessanti quanto quelli che si susseguono sulla Terra, sia nelle scene d’azione che in quelle più riflessive.
Quel che più conta, però, è che il finale risulta molto soddisfacente: otteniamo le risposte ai nostri dubbi, alcuni misteri svelano retroscena interessanti (che potrebbero svilupparsi, ma che non risultano troppo “aperti” una volta finita la storia) e i personaggi prendono le ultime decisioni. Ce n’è solo una che non mi ha del tutto soddisfatta, ma solo perché a volte anche la fangirl che è in me vorrebbe qualche soddisfazione e lo strano triangolo che si è creato tra Anna-Jan-Hassan non si è risolto proprio come suddetta fangirl voleva. Tra l’altro, credo che questo sia uno dei pochissimi libri in cui il triangolo non mi ha fatto venire l’orticaria – il che è un mezzo miracolo di suo.
Mi sembra strano pensare che Deserto Rosso sia giunto alla sua conclusione. Per fortuna la Monticelli è un’autrice infaticabile e ha già dato notizie di nuovi libri legati a questo mondo fantascientifico che ha creato: io so già che non me li perderò.

Voto:
stellinestellinestelline
                8


Terzo e ultimo libro di oggi, una breve novelette dedicata a una serie che all’estero è stata molto apprezzata (mentre in Italia non è ho sentito parlare molto, correggetemi se sbaglio): si tratta de L’audizione, prequel di Seraphina di Rachel Hartman.

L'audizione (Seraphina) - R. Hartman

Pagine:15
Editore:Sperling & Kupfer
Traduzione:Valentina Zaffagnini
Anno:2012
ISBN:
978-88-7339-73-2

Trama:Il regno di Goredd vive in pace da quasi mezzo secolo; draghi e umani convivono pacificamente (o almeno così pare). Seraphina è una musicista dotata e allieva di Orma, che è anche il suo unico affetto ed è di natura, diciamo, particolare; è con lui che si presenta all’audizione per ottenere il posto come musicista di corte e insegnante della giovane principessa.

Le novelle (o novelette, a seconda della lunghezza) prequel stanno diventando un passaggio quasi obbligato, ormai, per poter dare avvio a una nuova serie in ambito fantasy e fantascientifico; personalmente, non mi dispiace affatto avere un assaggio di quella che sarà la storia e, soprattutto, lo stile dell’autore/autrice, così da poter decidere se comprare il libro o meno con qualche certezza in più.
Quindi, passando subito al sodo: questa novelette mi ha convinta ha fare il passo successivo e prendere il libro? Direi proprio di sì.
L’episodio è breve e i personaggi non hanno molto spazio per svilupparsi, ma si riescono comunque a intuire le caratteristiche principali d’ognuno e si ha una base su cui formulare qualche ipotesi. Stesso discorso vale per l’ambientazione: si apprende che c’è una monarchia, che la musica avrà una sua importanza nel corso della storia, che alcune persone potrebbero non essere esattamente umane...
Insomma, si mette molta carne al fuoco (e io ho l’acquolina in bocca). Non vedo l’ora di conoscere meglio Seraphina e Orma, ho l’impressione che mi riserveranno delle belle sorprese.
L’unico elemento che ha reso meno avvincente questa breve lettura è stata la prevedibilità dell’intreccio, nel mio caso forse dovuta anche al fatto che, avendo letto la trama del primo libro, sapevo come sarebbe andata a finire. Tuttavia, dato che (come ho già detto) gli altri elementi erano buoni, non mi sento di calcare troppo la mano su questo aspetto; oltretutto, quando l’esecuzione è pregevole, anche un’idea già vista molte volte può mostrare un nuovo fascino. La Hartman scrive bene e credo proprio che, potendo sviluppare la trama nel corso di tutto un romanzo, il suo stile affiorerà con più forza e chiarezza.
Ultimo appunto, riguardante l’edizione italiana: mi sarebbe piaciuto trovare il nome di chi ha tradotto questo racconto nell’e-book. Ho messo il nome della traduttrice del primo libro, perché ipotizzo si siano rivolti alla stessa persona, ma non ho conferme ufficiali sul fatto che sia stata effettivamente Valentina Zaffagnini a occuparsene. I traduttori vanno rispettati e citati, sempre, anche se si tratta “solo” di e-novelle.

Voto:
stellinestellinestelline
                7,5

 

E con questo è tutto! Vi saluto e vi auguro come sempre ottime letture.

Vostra,

Cami

giovedì 28 novembre 2013

Mini-recensioni: tre libri per un post (#9)

Buongiorno, miei cari lettori!
Oggi torniamo con un post della normale programmazione – pensavate che questo blog stesse diventando I Miserabili-centrico, ammettetelo! – e ci dedichiamo a tre libri di cui vorrei proprio parlarvi. Uno ha soddisfatto ampiamente le mie aspettative, mentre gli altri due, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a convincermi del tutto.
Il primo è Nemico invisibile, terzo capitolo della serie Deserto Rosso, di Rita Carla Francesca Monticelli. Mi raccomando, evitate di leggere quel che scriverò qui sotto prima di aver letto i due libri precedenti: potreste rovinarvi qualche colpo di scena! Mi sono mantenuta molto sul vago, ma qualche cosa mi è sfuggita per forza di cose.
Nemico invisibile - R. C. F. Monticelli
Pagine:143
Editore:auto-pubblicato
Anno:2013
ISBN:
978-13-0133-760-6
Trama:Anna non vede l’ora di poter rivelare la sua scoperta ai suoi compagni e al mondo intero, ma la sua gioia è oscurata dalla perdita di contatti con la stazione Alfa, che sembra improvvisamente disabitata. Decide quindi di tornare, accompagnata da Jack, per capire cosa sta succedendo; ma i dubbi sull’omicidio di Michelle rimangono, tanto che è sempre più difficile fidarsi di chi è rimasto, mentre un nemico invisibile, che trama nell’ombra, è pronto ad attaccare da un momento all’altro.
Deserto Rosso è una di quelle serie di cui proprio non saprei predire il corso: ho finito il secondo capitolo pensando che sarebbero accadute certe cose, e invece la Monticelli mi ha stupita moltissimo e ha dato alla storia una svolta decisamente inaspettata! A questo punto, per il quarto e conclusivo capitolo, non mi sento nemmeno in grado di avanzare qualche ipotesi.
Ma andiamo con ordine, e parliamo di Nemico invisibile. I personaggi sono aumentati e veder interagire Anna con gli abitanti di Ophir è veramente interessante: la donna mostra un lato di sé, aperto e quasi gioioso, cui non era stato dato molto spazio negli scorsi episodi (e a ragione, dopotutto).
Tuttavia, nonostante questo nuovo lato della nostra protagonista, sono contenta che la Monticelli abbia mantenuto anche dei punti di vista differenti – come ha cominciato a fare nel secondo libro – perché sento che la storia ne ha giovato in termini di complessità e anche di leggibilità. In particolare, in questo libro è particolarmente interessante seguire anche gli eventi che accadono sulla Terra: non saranno nuovi ed emozionanti come quelli su Marte, ma si portano dietro abbastanza misteri da competere col Pianeta Rosso per accaparrarsi l’attenzione del lettore.
Lo stile dell’autrice, in questo senso, è più che adatto: piano ma non semplicistico, riesce a mescolare dialoghi realistici a spiegazioni più tecniche, che insieme a un’ottima caratterizzazione dà l’impressione di trovarsi a fronteggiare una situazione realistica, a modo suo. Ad esempio, non ci sono dirigenti eroici che, dalla stazione della NASA, si battono eroicamente per la salvezza dell’equipaggio e dell’umanità tutta in stile hollywoodiano: bensì ci sono uomini talvolta scossi, talvolta presi dai propri personalismi. Esseri umani, insomma.
A tutto questo si somma una trama davvero ben congegnata, in cui cominciano a incastrarsi diversi dei tasselli che abbiamo iniziato a raccogliere nei primi due capitoli della serie, senza contare le rivelazioni inaspettate che si seguiranno nel corso delle pagine e che metteranno in crisi quel che il lettore e Anna si aspettavano…
Due parole a parte merita il finale: ovviamente non vi rivelerò nulla di quello che accade, ma posso dirvi che mi ha fatto rimanere a bocca aperta – letteralmente: mi stava per cadere la mascella – e che ho dovuto fare uno sforzo di volontà per non cominciare subito a leggere l’ultimo episodio, Ritorno a casa. Non l’ho fatto perché voglio gustarmi questo ultimo episodio come si deve: so già che l’autrice non mi deluderà e ci darà un finale coi controfiocchi.
Una cosa è sicura, in ogni caso: Anna non sarà più la stessa, e così sarà anche per chi rimarrà al suo fianco.
Voto:
stellinestellinestelline
                8

Il prossimo libro è di un autore molto amato, John Green; il romanzo di cui vi parlerò oggi è Teorema Catherine (titolo originale: An Abundance of Katherines).
Teorema Catherine - J. GreenPagine:296
Editore:Rizzoli
Traduzione:Lia Celi
Anno:2006
ISBN:
978-88-17-02935-3
Trama:Colin è un ex bambino prodigio, forse genio della matematica, con una forte passione per gli anagrammi e per le ragazze di nome Catherine: tutte le diciannove ragazze con cui è uscito avevano questo nome e tutte l’hanno mollato. L’ultima a farlo, Catherine XIX, l’ha fatto soffrire tanto da fargli studiare un teorema per prevedere l’esito di qualunque relazione. Il suo amico Hassan, tentando di distoglierlo dal pensiero di Catherine, gli propone di partire per un viaggio on the road che avrà esiti inaspettati…
Ormai è un po’ di tempo che seguo vlogbrothers, il canale YouTube creato da John e da suo fratello Hank: i loro video sono sempre molto piacevoli, gli argomenti spaziano da quelli più seri e attuali a quelli più leggeri e divertenti. Adoro i loro progetti collaterali, altri canali nati per fornire fonti di sapere e di cultura in modo divertente e, a parer mio, efficace.
Desideravo ardentemente, quindi, amare questo libro; con tutto il cuore, proprio. Avevo certe aspettative, date dall’aver ascoltato John parlare e dall’aver letto le opinioni, a dir poco piene d’entusiasmo, per la quasi totalità delle sue opere. Purtroppo, credo che tutta questa anticipazione non abbia aiutato affatto il libro, che mi è sembrato molto carino, ma nulla di più.
Colin e Hassan sono due personaggi davvero simpatici, due ragazzi che ancora non sanno bene cosa fare della loro vita: hanno cominciato a tracciare un percorso, ma la paura di fallire spesso li immobilizza. Il viaggio non programmato in cui si imbarcano è un momento di formazione che si rifà ad un topos ben collaudato della narrativa e del cinema americano, ovvero l’evasione on the road che permette di scoprire, in ambienti totalmente diversi dalla proprio quotidianità, lati di sé che non si conoscevano. Il viaggio in sé non è poi molto lungo, a voler essere pignoli, visto che i due si fermeranno subito in un’altra cittadina, dove troveranno un lavoretto con cui riempire le giornate e dove conosceranno un gruppo di ragazzi e ragazze della loro età. Ovviamente, l’arrivo di Colin e Hassan porterà delle rivoluzioni anche in questo piccolo microcosmo della provincia rurale americana.
Lo stile di John Green è piano e molto scorrevole, la sua scrittura è simpatica e accattivante (anche se a volte sembra spingere troppo su questo punto, tanto da risultare un po’ artefatto). Molte delle sue battute sono divertenti, altre scivolano via senza colpo ferire.
Il punto di vista di Colin, ragazzo prodigio che non sa se si rivelerà abbastanza geniale da sopravvivere alle aspettative altrui sul suo futuro, è piacevole e adatto a un adolescente intelligente ma insicuro; Hassan stempera le sue esitazioni con un umorismo sboccato, un po’ trash, ma attraverso gli occhi del protagonista possiamo comunque vedere un lato più nascosto e meno strafottente.
La trama è piuttosto semplice e prevedibile, una volta che i due arrivano a Gutshot, Tennessee (la cittadina a cui ho accennato prima); tuttavia, questo non inficia eccessivamente lo scorrere della lettura. Inoltre, l’idea di inserire formule matematiche e la ricerca di Colin per il teorema perfetto per descrivere l’andamento di una relazione rende la lettura più curiosa e, a modo suo, divertente.
Insomma, è un libro molto carino, una lettura leggera perfetta per l’estate, ma non sono riuscita ad apprezzarlo del tutto – forse perché mi aspettavo troppo. Spero che il prossimo libro di John Green che leggerò mi convinca un po’ di più.
 Voto: stellinestelline
           7

Il terzo e ultimo libro di questo post è un classico del giallo: Pietr il Lettone (Pietr-le-Letton), primo libro di Simenon dedicato alle inchieste di Maigret.
Pietr il lettone - G. Simenon
Pagine:163
Editore:Adelphi Edizioni
Traduzione:Yasmina Mélaouah
Anno:1931
ISBN:
978-88-459-1010-4
Trama:Alla Sûreté Général arrivano i dispacci riguardanti Pietr il Lettone, pericoloso criminale che sembra dirigersi verso Parigi. Tuttavia, quando Maigret arriva alla Gare du Nord pronto ad accoglierlo, la scoperta di un cadavere in uno dei vagoni complicherà le indagini e sembrerà rendere inutile l’identikit in suo possesso. Solo l’intuito del Commissario porterà alla risoluzione finale.
Come vi ho già scritto nella Top Ten dedicata agli autori di cui vorrei completare la bibliografia, Georges Simenon è un autore che apprezzo moltissimo: tuttavia, paradossalmente, l’ho conosciuto soprattutto attraverso i suoi romanzi non legati al commissario Maigret, il personaggio che più l’ha reso popolare. Dato che percepivo questa mancanza come una pecca nel mio rapporto con questo autore, ho deciso di porre subito rimedio e di cominciare a leggere Le inchieste di Maigret, seguendo l’ordine di pubblicazione.
Purtroppo, credo che proprio le mie letture pregresse abbiano un po’ penalizzato l’incontro con la prima indagine di questo commissario così iconico. A voler ben vedere, Maigret in sé e per sé mi è piaciuto moltissimo: è delineato con pochi gesti e con ancor meno parole, ma si presenta subito come un protagonista dotato di un’anima forte e ben percepibile dal lettore. La pipa, suo oggetto-icona, fa subito la sua comparsa e mette il punto a una descrizione che riprende un po’ l’immagine che ormai tutti hanno in mente, anche chi non ha mai letto i libri: completa il ritratto di un uomo robusto e muscoloso, taciturno, dedito al lavoro, apparentemente distaccato ma in realtà percorso da sentimenti forti, che trapelano solo di tanto in tanto. A questo proposito, mi è piaciuta moltissimo la descrizione dell’amicizia tra lui e Torrance, suo collega.
La scrittura di Simenon, oltretutto, si mantiene su un livello sempre piuttosto alto e con le sue parole riesce a delineare persone e ambienti incredibilmente vividi.
Quel che invece non mi ha convinta, in questo libro, è stato il dipanarsi della trama. Il giallo non dà particolari grattacapi e l’identità di questo Pietr, subdolo criminale internazionale, è meno misteriosa di quanto avrei voluto. Mi sarebbe piaciuto trovare un’attenzione maggiore nei confronti del mistero, una maggior complessità – ma temo che questo sia stato un errore mio: mi aspettavo una sorta di giallo deduttivo, mentre Simenon punta sin da subito a una descrizione dell’animo umano, delle spinte emotive che possono portare un uomo a fare di tutto pur di compiacere chi ammira. In questo, il romanzo assomiglia molto ai titoli da me già letti (La camera azzurra, Cargo); tuttavia, trattandosi appunto di un giallo, non mi aspettavo una risoluzione così repentina del mistero e una conclusione che, nonostante gli avvenimenti che la caratterizzano, si potrebbe definire un po’ anticlimatica.
Ora che però ho inquadrato meglio il tipo di indagini in cui si ascrivono le inchieste di Maigret, penso che riuscirò ad apprezzare di più i prossimi volumi.
Voto: stellinestelline
 
          7

E con questo, per oggi, vi saluto. Prometto che cercherò di alternare con più costanza i post dedicati all’UFG Book club e quelli più abituali; nel frattempo, vi auguro buone letture!
Un abbraccio,
Cami

domenica 7 aprile 2013

Mini-recensioni: tre libri per un post (#7)

Buona domenica a tutti, cari lettori!

Spero stiate passando un buon fine settimana; io, da tradizione, sto per andare a mangiare dai miei nonni. Prima di uscire di casa, però, ci tenevo a pubblicare questo post, dove troveranno spazio tre storie molto diverse tra loro.

Il primo libro della triade di oggi è Abitanti di Marte, il secondo episodio della serie Deserto Rosso, di Rita Carla Francesca Monticelli.

Abitanti di Marte - R. C. F. MonticelliPagine:132
Editore:
auto-pubblicato
Anno:
2012
ISBN:
978-13-014-2055-1 

Trama:La missione su Marte non procede affatto come ci si aspettava. Le ricerche non danno i risultati sperati, i mezzi della base si stanno rivelando insufficienti e un secondo lancio, che avrebbe dovuto portare nuovi colonizzatori e attrezzature, è stato annullato. I rapporti tra i membri dell’equipaggio si stanno facendo difficili… Di chi può fidarsi Anna? Cosa sta succedendo, in realtà, sul Pianeta Rosso?

Questa seconda parte della serie Deserto Rosso, lo dico subito, mi è piaciuta moltissimo! Le poche cose che non mi avevano convinta durante la lettura del primo episodio (Punto di non ritorno) sono scomparse: le spiegazioni scientifiche mi sono sembrate meglio inserite nel contesto, abbiamo avuto la possibilità di osservare qualche panorama marziano in più e l’azione non è mancata, anzi… C’è stato un accrescimento di tensione e suspense non indifferente! Oltretutto, la Monticelli riesce sempre a tenere qualche asso nella manica, pronto da sfoderare nel momento narrativo più adatto: sono rimasta più volte stupita da certe svolte della trama totalmente inaspettate.
I personaggi, inoltre, vengono ulteriormente caratterizzati. Grazie ad un agile e mai confusionario cambio di prospettiva, possiamo cominciare a osservare Anna anche attraverso sguardi esterni; allo stesso modo, possiamo conoscere un po’ meglio i membri dell’equipaggio e altre figure decisamente inaspettate (che l’autrice ci aveva anticipato in maniera sibillina). Le relazioni interpersonali sono approfondite e fanno da base per molte delle rivelazioni di cui vi ho parlato qui sopra: legami apparentemente chiari e semplici si riveleranno molto più intricati – e distruttivi… – di quanto non si potesse immaginare.
Mi è difficile dire qualcosa di più, o entrare nel dettaglio, senza rovinare la trama a chi ancora non ha letto questo secondo episodio: tuttavia, credo di essere riuscita a farvi capire che questa è stata davvero una bella lettura. Per chi ama la fantascienza e i personaggi a tutto tondo, questa è una serie consigliatissima.
Piccola postilla finale: la qualità di questa auto-pubblicazione si mantiene sui livelli di quella del primo volume, ovvero molto alta: refusi pressoché inesistenti, editing ben fatto, copertina bellissima. Di nuovo complimenti all’autrice.

Voto: 
 stellinestelline_thumb[1][1]stelline_thumb[1][3]
                 8


Il secondo libro di cui parleremo oggi è di un genere che non frequento moltissimo, data la mia fifa: l’horror. Trattasi di Lucretia and the Kroons di Victor LaValle.

Lucretia and the Kroons - V. LavallePagine:104
Editore:Spiegel & Grau
Anno:2012
ISBN:
978-08-129-8437-8


Trama:Lucretia (detta Loochie) e Sunny hanno 12 anni e sono migliori amiche da sempre; vivono nello stesso palazzo a Flushing, nel Queens, dove da anni si vocifera che in un appartamento, il 6D, ci sia una famiglia di tossici che rapisce i bambini – ma è solo una leggenda metropolitana. Oppure no? E se poi i tossici si rivelassero essere qualcosa di più oscuro e sinistro? Loochie dovrà affrontare questo dubbio quando Sunny, di ritorno dall’ospedale dove viene spesso ricoverata, sembra essere sparita nel nulla…

Questa è stata una lettura assolutamente non  programmata e dai risvolti inaspettati. L’ho ricevuta l’anno scorso attraverso NetGalley, sito che solitamente permette di richiedere agli editori - solo americani - una copia in anteprima di alcuni titoli, per recensirli (opzione che non ho mai sfruttato, per ora). Tuttavia ogni tanto capita, come in questo caso, che alcuni editori regalino degli spezzoni o dei racconti lunghi agli iscritti, senza la necessità di farne richiesta. Dato che questa novella sembrava interessante ed era in regalo, ho deciso che provare a leggerla non mi avrebbe fatto male.
Come vi ho anticipato, tuttavia, Lucretia and the Kroons s’è rivelato essere qualcosa che non mi sarei mai potuta aspettare: un titolo dai risvolti horror. Le prime pagine, infatti, sembrerebbero introdurre il semplice racconto di due piccole amiche alle prese con i primi, piccoli passi verso l’adolescenza – scontrandosi anche, purtroppo, con una brutta malattia; continuando a leggere, però, si comincia a capire che qualcosa non torna… e il realismo si fa da parte, lasciando spazio a una ricerca che avviene in una sorta di universo alternativo, simile al mondo di Loochie, in cui i tossici (ovvero i Kroons del titolo) sono padroni dei bambini scomparsi e in cui, a quanto pare, anche Sunny è prigioniera. Questi Kroons sono essere mostruosi, cui mancano diverse parti del corpo, e che l’autore riesce a rendere piuttosto spaventosi: non provoca quel tipo di terrore che ti fa sobbalzare o urlare, bensì quello che si infiltra dentro di te e ti costringe a guardarti attorno, a percepire gli scricchiolii e pensare che è tutto frutto della tua immaginazione. Forse sono io ad essere troppo sensibile a questo tipo di narrazione; eppure, credo che gran parte del merito vada a LaValle, che riesce a creare la giusta atmosfera.
Per quanto riguarda la trama in generale, da “quasi adulta” posso dire che a un lettore “sgamato” è subito chiaro cosa ci si può aspettare per Sunny e quale sarà la scoperta che farà Loochie nel finale (anche se, a dirla tutta, vengono mantenute alcune intriganti “zone grigie”): ad ogni modo la lettura risulta piacevole, perché si empatizza comunque con Lucretia e la sua ricerca della verità, innocente e speranzosa come può esserla solo quella di un bambino che non ha ancora affrontato alcuni aspetti della realtà. La resa psicologica delle bambine, infatti, è uno dei pregi maggiori di questa breve storia: l’autore ha saputo delineare delle ragazzine credibili e a rendere realistico il loro punto di vista.
Complessivamente, è stata una lettura interessante ma in certi casi un po’ troppo prevedibile, con buoni personaggi, stile semplice e qualche momento di brivido – magari non memorabile, ma penso sia quel che serve per certi lunghi pomeriggi invernali.

Voto: 
 stelline_thumb[1][5]stelline_thumb[1][7]
           7


E ora passiamo all’ultimo libro di oggi, ovvero La ragazza dell’addio  di Giorgio Scerbanenco.

La ragazza dell'addio - G. ScerbanencoPagine:323
Editore:
Garzanti Editore 
Anno:
1956
ISBN:
978-88116-6903-6

Trama:Milano, anni ‘50. Martino è un ragazzo brillante ma povero, alla ricerca di un modo per trovare i soldi per laurearsi. Milla è una ragazza ricca, intelligente, gentile e bruttina – e tutti temono che, per questo, finirà zitella. In molti spingono Martino verso Milla, ma lui è troppo orgoglioso per accasarsi per interesse; almeno fino a quando, una mattina, un viaggio in tram farà partire una catena di eventi che condurrà entrambi verso strade inaspettate.

Scerbanenco è noto per la sua maestria nei gialli e nei noir, quindi era ovvio che io avrei cominciato a conoscerlo attraverso uno dei suoi pochi libri che non fa parte di questi due generi. Logico, no? Evitiamo di soffermarci troppo sulla mia innata capacità di approcciare gli autori per vie traverse e concentriamoci subito su questo titolo.
Non è una storia che brilli per la trama innovativa o arzigogolata: salvo qualche colpo di scena, non si distacca troppo da una certa linearità (dal ritmo, comunque, ben orchestrato), cui sembra quasi appoggiarsi per permettere ai protagonisti di mostrarsi con tutte le loro sfumature. Partendo da una base che sembra quasi richiamare il romanzo rosa (Lui, Lei, i loro cari, passioni del passato e impedimenti di natura intellettuale, morale e fisica), Scerbanenco è libero di concentrarsi sulla costruzione di personaggi vivi, vibranti, distinguendosi in particolare per quanto riguarda il tratteggio della psicologia femminile. Milla, la protagonista principale, è una donna vera, innamorata ma non succube, figlia devota ma pronta a discutere col padre per perseguire ciò che ritiene giusto. Ne sono rimasta colpita, soprattutto perché questo libro è stato scritto negli anni ‘50.
La controparte maschile, Martino, non mi ha fatta impazzire. Non perché l’autore l’abbia costruito male – anzi, si dimostra sempre fedele a una sua coerenza. Semplicemente, preferivo seguire la storia dal punto di vista di Milla, ed essendomi affezionata a lei non riuscivo a essere del tutto favorevole a Martino (purtroppo non posso spiegarvi il perché in modo approfondito, altrimenti vi rovinerei la storia).
Ciò che rende questa lettura davvero piacevole, comunque, è lo stile di Scerbanenco. Salvo la rara ripetizione di alcune immagini (e l’uso di alcune parole con grafia anticheggiante – vedasi giuoco, per esempio), le sue descrizioni sono piuttosto evocative, sia che si tratti di delineare luoghi fisici (come la Milano degli anni ‘50, con i vecchi tram che ogni tanto vedo ancora passare  e la nebbia fitta), sia che si concentri sui pensieri e le azioni dei personaggi.
Credo proprio, dopo questa piacevole lettura, che proverò a leggere altri libri di Scerbanenco.

Voto: 
stelline_thumb[1][11]stelline_thumb[1][15]stelline_thumb[1][17] 
                7,5

 

Anche per oggi è tutto; vi auguro di nuovo una buona Domenica e, come sempre, delle buone letture!


Vostra,


Cami

lunedì 31 dicembre 2012

Mini-recensioni: tre libri per un post (#6)

Buongiorno a tutti, cari lettori e care lettrici!

L’anno nuovo si avvicina e io, onestamente, non vedo l’ora che il 2013 cominci. Ho tante idee e tanti progetti, tante linee che vorrei seguire e portare avanti: i buoni propositi non mancano, poco ma sicuro.
Intanto, aspettando che le ultime ore del 2012 passino, vi pubblico quelle che saranno le ultime recensioni dell’anno: tre libri di genere fantastico, tutti in un modo o nell’altro legati ad un elemento fantascientifico (piò o meno predominante, a seconda) e tutti scritti da autori italiani.

Il primo è l’opera d’esordio di Maurizio Vicedomini e si intitola Myrddin di Avalon.

Myrddin di Avalon - M. Vicedomini

Pagine:64
Editore:Edizioni Diversa Sinfonia
Anno:2012
ISBN:978-88-96086-46-9

Trama:In un futuro in cui si è riusciti a creare una macchina per viaggiare nel tempo, anche se ancora in fase sperimentale, Eveline Morvilian, studiosa della materia bretone, compie un viaggio non autorizzato per provare la veridicità storica delle leggende a cui ha dedicato tutta la sua vita. Il professor Liam Salger verrà mandato a recuperarla… ma a che prezzo e con quali conseguenze?

Quando ho letto la trama di questo libro nel post che gli ha dedicato Tanabrus ho pensato: “Ciclo bretone e viaggi nel tempo? Dev’essere mio!”. Poi ho avuto quel che si è soliti chiamare una fortuna sfacciata: l’autore sta promuovendo il suo libro su internet e mi ha offerto la possibilità di recensirlo. Ovviamente ho colto al volo l’opportunità!
A fine lettura posso dire che le mie aspettative sono state ripagate: l’autore gioca molto con le leggende bretoni e con l’eventualità che, in un lontano futuro, gran parte della documentazione di cui disponiamo non sia più consultabile, persa per sempre – non solo per quanto riguarda la mitologia, ma per ogni branca del sapere. Aggiungete due protagonisti delineati piuttosto bene (soprattutto visto che l’autore li caratterizza in poche pagine) e con un’idea di storia e destino totalmente differente, e otterrete gli ingredienti principali del libro. Eveline e Liam, infatti, sono agli antipodi: quando si ritroveranno a fronteggiare il passato, si troveranno uniti per forza di cose, ma non saranno mai d’accordo sul modo in cui agire e sul concetto di fato, di possibilità di alterare la storia o seguire il filo rosso della predestinazione.
Quest’ultimo, in particolare, è il tema portante di questo racconto lungo: tuttavia, benché lo ritenga davvero interessante, in certi punti mi è sembrato che per l’autore fosse più importante parlare di questa tematica, piuttosto che sviluppare la storia in sé. Penso che questo sbilanciamento sarebbe stato meno evidente se il racconto fosse stato più lungo – credo che dedicando più spazio allo svolgersi della trama e alla caratterizzazione dei comprimari si sarebbe giunti ad un amalgama perfetto.
Nonostante questo, il libro è davvero scorrevole e intrigante: Vicedomini sa come scrivere narrativa di genere, e non è cosa da poco. Non annoia e, salvo nei momenti di cui ho parlato qualche riga più su, non si appoggia a noiosi “spiegoni”. Le sue idee, che mischiano mitologia, fantascienza, gadget incredibili e personaggi tratti direttamente dalle leggende mi hanno divertita, intrattenuta e anche fatto riflettere un pochino.
Insomma, un’ottima prima prova: visto che l’autore ha pubblicato altre opere più corpose, sono curiosa di vedere se la mia impressione è giusta e se riuscirà a convincermi del tutto con uno sviluppo più articolato.

Voto:
stellinestelline
           7


Il prossimo racconto di cui vi parlerò è di un noto autore italiano di fantascienza, Francesco Verso; il titolo è Due Mondi.

Due mondi - F. Verso

Pagine:24
Editore:Kipple Officina Libraria
Anno:2012
ISBN:978-88-95-41474-4

Trama:Il mondo non è più quello che conosciamo: gli umani si sono evoluti e ora esistono due diverse specie, quella degli Acquamanti e quella degli Aeromanti, che non sono in buoni rapporti. Solo la remota possibilità di trovare una nuova speranza per la Terra porterà alcuni di loro ad unirsi per intraprendere un viaggio da cui dipenderanno le sorti di tutti.

Scrivere questo commento sarà piuttosto difficile perché, in tutta onestà, non ho molto da dire. Un racconto brevissimo che non riesce a creare una storia abbastanza interessante e intrigante – e abbiamo appena visto, con Myrddin di Avalon, che la cosa è più che fattibile.
Non sono riuscita ad apprezzare i personaggi, che secondo me sono più abbozzati che delineati, e non mi sono affatto appassionata alla loro ricerca del luogo in cui sono conservate le sorti dell’umanità. Un vero peccato, perché l’idea di nuove razze sviluppatesi da quella umana è sempre intrigante e foriera di idee e riflessioni.
Personalmente, non ho apprezzato particolarmente anche lo stile dell’autore. E’ indubbiamente riconoscibile e personale, cosa sempre apprezzabile visto che ogni scrittore dovrebbe avere una sua “voce” – tuttavia, non è nelle mie corde. Non è particolare, arzigogolato o altro: semplicemente, non mi ha trascinata nella storia. Forse anche per questo non sono riuscita ad appassionarmici.

Voto:
stelline
       5

L’ultimo libro di cui vi parlerò è un fantasy di ambientazione nipponica: trattasi di Dark Side: Il Guerriero della Furia di Luca Besia.

Dark side - L. Besia

Pagine:350
Editore:auto-pubblicato
Anno:2011
ISBN:978-88-90-46503-1

Trama:
Siamo in un futuro lontanissimo; il mondo è tornato a una sorta di epoca medievale causata anche dal ritorno di entità sovrannaturali e di poteri occulti. Su questo sfondo si intrecciano due storie: quella di Ryoda, villaggio di Yamato (l’attuale Giappone), custode di una forza malefica causa di guerre e battaglie, e quella di Kane, mercenario vittima di una maledizione.

Recensire libri di esordienti, specie quando decidono di pubblicarsi da soli, è sempre complicato. Da una parte si ammira il coraggio di fare da sé e la fiducia che ripongono nella loro opera; dall’altra, a volte è inevitabile pensare che questa possibilità porti alla pubblicazione di storie ancora acerbe. Questo è il caso, secondo me, del libro di Luca Besia.
La mia opinione, a grandi linee, è questa: l'idea di fondo del libro è ottima, intrigante, piuttosto insolita, e avrebbe potuto essere la base di partenza per una gran bella storia, ma è appesantita da due fattori principali. Questi fattori sono l'introduzione e una certa ingenuità nello stile di scrittura.
L'introduzione è davvero troppo lunga e in percentuale occupa troppo spazio rispetto a quella che è la storia vera e propria del libro. Posso capire l’amore che l’autore prova per lo scenario che ha ideato - che è fantasioso, a modo suo realistico, affascinante, non dico di no!, ma che non era da presentare in maniera così didascalica, quasi da manualetto di saggistica, o da introduzione a un gioco di ruolo. Molti dei dettagli si sarebbero potuti inserire nello svolgimento della storia, senza aggiungere nemmeno troppe scene; molti sono assolutamente inutili alla comprensione delle vicende narrate. Il lettore non può che sentirsi appesantito dopo aver letto la "lezione" sul mondo in cui sta per entrare, iniziando così la storia col piede sbagliato.
Per quanto riguarda lo stile, ho trovato certe "ingenuità" dovute, credo, alla mancanza di esperienza e soprattutto di controllo da parte di un lettore esterno e professionista – indispensabile per sottolineare i punti di forza e limare le debolezze, eliminando i difetti. Purtroppo è un’assenza che in certi passaggi si sente, soprattutto per quanto riguarda il lessico: l’autore usa termini desueti e aulici mischiati a termini più prosaici, descrizioni piene di parole altisonanti - piccolezze che però, essendo ripetute più volte nel corso del libro, infastidiscono chi legge. In certi punti anche la punteggiatura e l’ortografia avrebbero avuto bisogno di un controllo.
Inoltre, la trama si sviluppa su piani temporali diversi e la cosa non è resa chiara fino a oltre tre quarti del libro; questo ha reso la lettura un po’ confusa e quindi meno apprezzabile.
Tuttavia, questa non vuole essere una totale stroncatura: come ho già scritto, le idee dietro alla storia mi sono piaciute molto, e quando finalmente entra in scena Kane le cose si fanno interessanti – è l’unico personaggio, insieme alla guida militare del villaggio di Ryoda, ad avere le basi per una caratterizzazione particolare e tridimensionale; è un peccato che non siano state sfruttate al meglio.
In conclusione, credo che l’autore dovrebbe continuare a esercitarsi, scrivere, scrivere e ancora scrivere, affidarsi a un lettore esterno – non dico un professionista, ma almeno un lettore “forte” – e scrivere di nuovo. Sono certa che, con il tempo e l’esperienza, le sue storie miglioreranno e diventeranno gran belle avventure.

Voto:
stelline
     4,5


E con queste ultime recensioni vi saluto e vi auguro di salutare al meglio l’anno che va, per accogliere l’anno che viene nel migliore dei modi. Spero che sia pieno di amici, meraviglie, novità e libri!

Vostra,

Cami