- Un lavoro sporco di Christopher Moore: un autore che le piace, con una sua prova forse non ai livelli incredibili di Il Vangelo secondo Biff, ma comunque fantastico e divertente da morire (questa forse la coglierete meglio se avete letto il libro);
- Cromorama di Riccardo Falcinelli, che non solo è un grande grafico editoriale, ma è una persona che sa parlare bene, e chiaramente, del proprio mestiere. Qui va oltre i "soli" libri, e credo che con la sua formazione artistica Cla può apprezzarlo al meglio;
- Il libro dei gatti tuttofare di T.S. Eliot, perché è un libro di poesie strampalate sui gatti, e credo proprio che leggerlo mentre uno di loro fa le fusa in grembo sia la situazione ottimale; è forse il titolo più stravagante del quartetto, ma credo che possa essere una bella scoperta;
- Infine, un fumetto; ho preso il coraggio a piene mani e mi sono inoltrata nel campo di Claudia. Ho pensato a un webcomic che leggevo tempo fa e ho ripreso di recente, e che ho sempre trovato interessante: The Meek di Der-Shing Helmer. Credo che ci sia qualcosa di molto intrigante nella storia, e spero che anche Cla, se vorrà dargli una chance, la penserà allo stesso modo.
martedì 12 dicembre 2017
I'm dreaming of a white Christmas... | #BBB is coming to town
sabato 23 febbraio 2013
Schegge–Sebastian Fitzek
Titolo:Schegge (originale: Splitter)
Autore:Sebastian Fitzek
Anno:2009
Editore:Elliot Edizioni
Traduttore:Claudia Crivellaro
ISBN:978-88-6192-130-6
Pagine:360
Trama:Marc Lucas è un avvocato perseguitato dai propri ricordi, da quando è sopravvissuto all’incidente d’auto in cui è morta la moglie incinta. Così, quando viene a conoscenza di un esperimento per eliminare alcuni ricordi a scelta, decide subito di sottoporsi al procedimento. Ma al posto del sollievo sperato, Marc si trova a dover fronteggiare un incubo…
La memoria – persa e ritrovata – è uno dei temi fondamentali della narrativa: è il nostro “specchio del passato”. E’ indubbiamente un argomento intrigante e di cui ancora sappiamo poco, a livello scientifico: per questo Schegge mi ha subito incuriosita.
Marc è un uomo distrutto dal dolore, pronto a cancellare dalla propria mente anche i ricordi più felici, pur di poter vivere un’esistenza con almeno una parvenza di serenità. Ma la memoria non è un’entità che si può sforbiciare a piacimento e il nostro protagonista si troverà incastrato in una situazione ben peggiore di quella che già si prospettava – una situazione in cui fidarsi degli altri diventa difficile, fidarsi di sé stessi quasi impossibile.
Ogni pagina è un passo in più lungo la strada che trascina Marc (e noi con lui) in una spirale confusa e tenebrosa, dove si mescolano ricordi veri e presunti.
Fitzek conosce bene il suo genere e sa come muoversi al suo interno, riuscendo a creare una storia coinvolgente ed emozionante, che tocca con abilità certe corde, legate a paure ataviche dell’essere umano, che fanno immediatamente scattare una certa empatia nei confronti del protagonista.
Ottiene questo effetto anche perché fa sollevare domande che chiunque di noi può porsi: questioni più generali, come l’importanza della memoria e l’eticità della rimozione dei ricordi (se mai divenisse scientificamente possibile), oppure dubbi lapidari che non possono che lasciarci inermi. Saremmo comunque noi stessi, cancellando alcuni dei nostri ricordi? E se non fossimo più “noi”, chi saremmo? E ancora: se nessuno si ricorda di noi, si può dire che esistiamo? O un’esistenza che non ha alcun impatto su quella degli altri non può essere definita tale?
Attorno a tutti questi dilemmi si costruisce, nel frattempo, una corsa contro il tempo: Marc vuole scoprire cosa gli sta succedendo, vuole capire di chi fidarsi e, più di ogni altra cosa, rivuole indietro la sua vita. “Buoni” e “cattivi” non sono mai quello che sembrano, tant’è che, scambiandosi spesso e volentieri di posto, finiscono per mandare all’aria tutte le ipotesi che il lettore si era fatto!
Io stessa sono rimasta più volte a bocca aperta, mentre tutte le mie supposizioni venivano sfatate da un colpo di scena del tutto inaspettato. Inutile dire che, in un libro di questo genere, non può che essere un buon segno.
Ho trovato solo due difetti durante la lettura: trattasi di una lieve tendenza dell’autore a inserire dettagli inutili (del genere che ogni tanto il protagonista parla di sé, senza che questo sia effettivamente utile al proseguimento dell’azione) e di alcuni capitoli conclusi in maniera anti-climatica, che non rendono giustizia alla tensione che Fitzek riesce a creare. Ma sono difetti minimi, non reiterati e che non impediscono in alcun modo di appassionarsi alla storia.
Il finale, poi, merita un po’ di spazio per sé. Non lo svelerò, ovviamente – non mi sembra proprio il caso. Cercherò di mantenere le considerazioni a riguardo prive di anticipazioni.
Appena finito di leggere il libro l’avevo trovato fantastico, in quanto totalmente inaspettato. Gli ultimi capitolo sono, a modo loro, toccanti; la vicenda mi sembrava conclusa come si deve.
Ora, ripensandoci, non ne sono più tanto sicura… anzi, più ci rifletto, più mi è sembrata una soluzione un po’ assurda, troppo assurda perfino per un thriller. Non è un finale facile, di quelli che l’autore appronta per non doversi sforzare troppo e trovare una conclusione decente; però, non posso fare a meno di pensare che abbia tentato di “svicolare”, per evitare di rispondere a certe domande… Mi piacerebbe discuterne con qualcuno che ha letto il libro.
In sostanza, nonostante il finale su cui ancora rimugino, non si può proprio dire che sia un brutto libro, anzi: creando una storia frenetica e piena di tensione centra esattamente il suo obbiettivo, ovvero essere un ottimo thriller – meritandosi, così, un buon voto!
Frasi e citazioni che mi hanno colpita…
- Più tardi i dottori avevano stabilito che il consumo prolungato ed eccessivo di alcol era stato la causa dei suoi vaneggiamenti. Ma Marc riteneva che fosse il contrario. Suo padre non si ubriacava mai quando fantasticava nel suo mondo virtuale, vivendoci per tutto il tempo. Era solo nei rari momenti di lucidità che si attaccava alla bottiglia, perché non riusciva a sopportare la consapevolezza della propria condizione.
- Nel momento stesso in cui saliva sull’auto […], Marc intuì che stava per commettere uno sbaglio. […]
Se avesse potuto assistere al film della sua vita, avrebbe gridato verso lo schermo, esortando quel disgraziato a scelte più razionali: Chiama la polizia. Vai alla clinica, da Constantin. Chiedi aiuto a qualcuno che sia neutrale. Ma non seguire per nessun motivo quella donna! - Mi sento come una persona che ha ingoiato un magnete che invece di attrarre il metallo attira su di sé la follia. E ho come l’impressione che diventi più potente ogni minuto che passa.
- «La strada che ho dovuto percorrere […] è stata orribile, ma mi ha insegnato una cosa».
«Cosa?».
«Che la verità è spesso il contrario di quel che crediamo».
Anche per oggi è tutto, amici lettori: vi auguro di passare un buon fine settimana!
Vostra,
Cami
mercoledì 23 febbraio 2011
Ash–Malinda Lo
Titolo:Ash
Autore:Malinda Lo
Anno:2009
Editore:Elliot Edizioni
Traduzione:Giorgio Rinaldi & Veronica La Peccerella
ISBN:978-88-6192-1092
Pagine:225
Il mondo in cui vive Ash, infatti, non è il nostro: appare piuttosto come una “terra parallela” medievale, un’ambientazione tipicamente fiabesca. Ci sono regni, carrozze e cavalcature, leggende sul popolo fatato, castelli, nobili, popolani e re; eppure ciò che paradossalmente rende piacevole lo sfondo di questo romanzo è proprio una sua certa verosimiglianza, forse dovuta all’immaginario radicato nella nostra mente abituata alle fiabe. Abitudini e tradizioni particolari, inoltre, ci vengono mostrate, non spiegate: questo aiuta ad immedesimarsi e ad apprezzarle, perché la descrizione dei personaggi che vivono l’evento in sé riesce a farci “calare” dentro di esso.
Lo stesso discorso vale per la presentazione delle creature fatate, di cui noi in realtà non scopriamo poi molto: qualche accenno nei racconti che Ash legge, nelle tradizioni del popolo, una visione sfuggente. L’unico membro di questa stirpe misteriosa che riusciamo a conoscere meglio è Sidhean, la cui presenza nella vita della nostra protagonista sarà particolarmente importante. Volendo osservare questo libro sotto la lente del “re-telling”, ovvero della ripresa di una storia già scritta, la parte di Sidhean dovrebbe essere equivalente a quella della Fata Madrina: in realtà è molto, molto di più, non solo a livello di trama (poiché sarà decisamente più importante per l’economia della storia rispetto alla sua zuccherosa controparte femminile) ma anche a livello caratteriale. Questo essere fatato, infatti, riprende da vicino le caratteristiche delle fate “originali”, ovvero non quelle tenere che ultimamente sembrano essere quelle più in voga, ma quelle celtico-britanniche, o comunque di stampo nordico. Quest’ultime, più che aiutare gli esseri umani con desideri e polveri magiche, li spiano e li attirano in terre che si trovano oltre la nostra comprensione e li trattengono in quei luoghi per sempre, senza possibilità di tornare indietro, spesso senza memoria del passato. In questo senso Sidhean è un essere fatato come si deve: caratterizzato da una bellezza terribile, una freddezza perfetta, incarna l’immagine semi-divina delle faeries diverse, distaccate e soprattutto inquietanti. Inoltre, cosa non da poco, è un personaggio coerente con la propria natura gelida e appartenente a un altro mondo, diversamente da molti personaggi soprannaturali (che vanno tanto di moda ultimamente) che dovrebbero essere terribili e spietati ma poi, nel giro di due pagine, diventano zuccherini; infatti, benché sia “legato” alla protagonista (com’è ben spiegato in quarta di copertina), non viene mutato in quella che è la sua essenza. L’ho apprezzato davvero molto e penso che la Lo sia riuscita a renderlo e descriverlo bene, onestamente le parti in cui Sidhean era presente sono state tra le mie preferite!
Tuttavia, il caro Sidhean è solo uno dei due poli attorno a cui ruota Ash; l’altro è rappresentato da Kaisa, Cacciatrice del Re, carica di grande prestigio presso la corte. Ash e Kaisa si incontrano per caso e da lì in poi Ash sembrerà quasi rinascere, dopo i soprusi subiti come sguattera di casa, lasciandosi richiamare da quelle sensazioni, delicate ed appassionate, che la presenza della Cacciatrice le suscita. Ho trovato Kaisa meno tratteggiata di Sidhean, pur rimanendo un personaggio piacevole; questo però non concorre a peggiorare la descrizione del rapporto tra le due ragazze, che ho trovato descritto molto pacatamente, non rendendolo banale, bensì lasciando che si snodasse senza l’aggiunta di particolari “scabrosi” per fare audience, visto la natura omosessuale del loro amore. E’ un dettaglio che ho apprezzato tantissimo, perché è la prova tangibile di quanto questa sia una storia d’affetto e amore, non di “due ragazze lesbiche”. Penso questo sia dovuto anche alla sensibilità dell’autrice e alla sua vita privata, visto che Malinda Lo, come spiega in un post ironico ed esplicativo del suo blog, ha una compagna e ha fatto coming out da ormai molti anni. Tra parentesi, mi permetto di dire che la dedica alla compagna nei ringraziamenti è una delle più romantiche che mi sia capitata di leggere recentemente.
Tornando ai personaggi del libro, come avrete notato ho parlato di due “poli” e non di “triangolo”: questo perché usando questo termine, ormai inflazionato nel genere young adult, mi sembrava quasi di dare una valenza negativa alla divisione che Ash prova dentro di sé, solamente dentro di sé. Forse è proprio per questo che non mi è dispiaciuta questa linea narrativa, nonostante io sia tendenzialmente contro questi escamotage letterari: è un “triangolo intangibile” e soprattutto scevro di tutti quei “amo lui, no amo lei, no amo lui, no..” che fanno quello che qui si chiama un paciugo. Ash è una ragazza che, nonostante provi sensazioni ed emozioni contrastanti, sa cosa vuole; la confusione sensoriale è bilanciata da una sorta di certezza emozionale.
Parlando proprio di Ash, devo dire che come protagonista mi è piaciuta: è piuttosto decisa, pronta a sacrificarsi per quel che desidera, sebbene conosca anche la paura e la perdita. Devo dire che io preferisco il suo nome vero, Aisling (che si pronuncia Ash-ling), legato anche alla tradizione celtica e per me più poetico.
Il suo affetto per la madre, all’inizio, è commovente; peccato che secondo me sia scivolato via un pochino troppo in fretta. In effetti, quest’ultimo è un difetto generale del libro: benché molto scorrevole e fluido (il che è un pregio), trovo che gli “sbalzi” temporali siano un po’ troppo forti, nonostante si parli comunque di una narrazione fiabesca, anche se esposta sotto forma di romanzo.
Io metterei questo libro, infatti, più sotto la categoria “fiaba” che sotto quella di “romanzo di formazione”, come dice la quarta di copertina; vero è che ogni fiaba in fondo è, in parte, racconto di crescita, quindi il concetto di fondo non è eccessivamente diverso e le differenze sono più che altro formali.
L’unica pecca di questo libro, in effetti, è il fatto che in certi passaggi lo stile e la scrittura sia un pochino troppo legato al target adolescenziale; ma, appunto, è relegato solo in certi passaggi. Per il resto, tutto scorre in modo fluente e piacevole; soprattutto il finale, ben calibrato per quanto riguarda le tempistiche e lo stile. Mi è piaciuto davvero moltissimo ed è stato il degno coronamento di questo “viaggio” insieme ad Ash.
Insomma, volendo evitare di far diventare troppo lunga questa recensione, tiro le fila del discorso: Ash è un bel libro, un re-telling che non segue pedissequamente l’originale ma lo interpreta e che vi farà passare qualche bel pomeriggio immersi in un mondo fatato!
Voto:
7,5
Frasi e Citazioni che mi hanno colpita…
- “E non fa niente se avevi paura” disse ad Ash con uno sguardo di sbieco. “Temere le cose che hanno l’odore della morte è segno d’intelligenza”. […] “Ma non devi avere paura di guardarle negli occhi”.
- E se non sembrava lei [stessa, Ash], pensò, allora poteva anche darsi che non fosse lei. Forse tutta la sua vita, tutti i suoi ricordi, i suoi pensieri, le sue emozioni, si sarebbero dissolti, lasciandosi dietro solo l’involucro fatto di pelle e ossa.
- Quando riprese fiato gli domandò:”Morirò?”
Lui rispose “Solo un po’” […].
Alla prossima recensione!
Cami