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lunedì 5 agosto 2013

Top Ten Letterarie (#8)

Buongiorno a tutti!

Eccoci tornati con una nuova puntata di Top Ten Letterarie: il tema di questa decina mi è venuto in mente pensando a quando da bambina, una volta letto un libro che mi era piaciuto molto, procedevo all’acquisto metodico (mediato dai miei genitori, ovviamente) di tutte le altre fatiche dello stesso autore/della stessa autrice. E’ un’abitudine che ho perso, nel corso degli anni, perché più si ampliava il mio raggio d’azione, più scoprivo autori meritevoli – fissarmi su uno solo mi sembrava quasi uno sgarbo nei confronti dei tanti scrittori che ancora non avevo scoperto.
Ancora adesso difficilmente mi fisso su singoli autori, ed è quasi impossibile che legga più libri di uno stesso autore uno di seguito all’altro; tuttavia, ho riscoperto una sorta di fedeltà nei confronti di coloro che hanno saputo conquistarmi con le loro parole, e di cui ho deciso, quindi, di procurarmi la bibliografia completa.
Sono proprio loro l’argomento di questa Top Ten: in realtà sarebbero più di dieci, ma sono convinta che anche solo questi mi terranno impegnata per parecchi anni a venire…
Ho deciso di segnare anche il numero di libri che ho letto e il numero di libri che devo ancora leggere – il numero di questi ultimi l’ho calcolato rifacendomi alla bibliografia dei siti ufficiali e alle pagine Wikipedia. In molti casi sarebbe più corretto parlare di “opere” che mi rimangono da leggere, perché molte non sono pubblicate singolarmente (ad esempio le opere teatrali), ma controllare tutte le pubblicazioni italiane di questi dieci autori decisamente prolifici avrebbe portato via davvero troppo tempo. Diciamo che controllerò il tutto mentre mi procurerò i loro scritti!

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1. Neil Gaiman

Per la mia felicità, Neil Gaiman è un autore decisamente prolifico – anche escludendo tutte le sue opere che non sono né romanzi, né racconti, se leggessi tutti i suoi libri di fila sarei a posto per qualche mese (e sarebbero tutte ottime letture, ne sono sicura). Mi piacerebbe molto provare anche i suoi audiolibri: ho visto un video in cui leggeva ed è un ottimo narratore.
Oltretutto, Gaiman è anche una bella persona – basta seguire il suo blog, oppure i suoi profili su Twitter e Tumblr, per rendersene conto. Adoro quando a dei bei libri si associa una persona da ammirare!
Libri letti: 5
Libri da leggere: 20 (di cui due già in mio possesso)

2. Gabriel García Márquez

Gabo, oh Gabo. Mi fa quasi male parlare di lui, pensare alla sua malattia. La passione per la sua scrittura non è nata subito – a dire il vero, il primo incontro mi ha quasi fatta desistere dal leggerlo nuovamente. Per fortuna ho dato ascolta a quell’istinto che mi diceva di riprovarci: ora non posso fare altro che amare la sua scrittura.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 17 (di cui due già in mio possesso)

3. Joseph Roth

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Roth ha avuto bisogno di un solo libro per convincermi a leggere la sua opera omnia, ovvero La cripta dei Cappuccini. Credo la si possa definire una delle opere più rappresentative della cultura mitteleuropea e sono convinta di poter trovare anche nel resto della sua bibliografia la stessa forza espressiva, la stessa malinconia per un tempo ormai perduto. Anche se già so che mi mancherà Trotta (il narratore ne La cripta dei Cappuccini) e che proverò a cercarlo tra le pagine…
Libri letti: 1
Libri da leggere: 19

4. Ian McEwan

In realtà, quando si parla dei suoi libri, provo sempre un po’ di timore. Dopo la lettura di Espiazione mi sono sentita come se avessi uno spazio vuoto nel petto, un dolore che ancora non so descrivere. Ma in fondo è una sofferenza che sono disposta a sopportare, se a raccontarmi la storia è questo autore con il suo stile sopraffino.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 15 (di cui tre già in mio possesso)

5. Victor Hugo

Credevate l’avessi lasciato fuori, dite la verità! Scherzi a parte, escludere Hugo da questa lista era fuori questione: è uno dei miei autori preferiti e non posso che essere felice della sua prolificità. Oltretutto si è cimentato in tipi di narrazione molto diversi tra loro – romanzi, poesie, testi teatrali… – e non vedo l’ora di scoprire come ha affrontato queste forme letterarie.
Libri letti: 4
Libri da leggere: 67 (di cui uno già in mio possesso)

6. Joyce Carol Oates

Credo che, al momento, la Oates sia la scrittrice più prolifica del panorama letterario – oltre a essere una delle più attive e interessanti su Twitter. Tra novelle, racconti, poesie e teatro, avrò di che leggere per un bel po’ – e per fortuna, aggiungerei: La figlia dello straniero mi ha conquistata (come vi ho già detto).
Libri letti: 2
Libri da leggere: 120

7. A. Lee Martinez

Probabilmente vi starete chiedendo chi diamine è quest’uomo. Ebbene, è uno scrittore che si dedica al genere fantastico con una vena ironico-sarcastica davvero spassosa, a tal punto che non ho potuto leggere di sera il suo In trappola al Gil’s Diner perché ridevo troppo forte. Ha delle trovate geniali che gli permettono di giocare coi cliché dell’horror e del fantasy  e riesce a delineare personaggi poco eroici a cui affezionarsi in un nonnulla. Motivi più che sufficienti per spingermi a leggere la sua opera omnia!
Libri letti: 1
Libri da leggere: 9

8. Georges Simenon

Quest’uomo è unico. L’incredibile numero di libri da leggere che vedete qua sotto è calcolato escludendo tutti libri che ha scritto sotto pseudonimo – che porterebbero quasi a raddoppiare la cifra. Eppure, da quel che ho letto e da quel che so, per la maggior parte sono titolo di grande e costante qualità. Insomma, non penso li leggerò mai tutti, ma l’idea  che avrò sempre un Simenon da leggere mi rassicura.
Libri letti: 3
Libri da leggere: 261 (di cui nove già in mio possesso)

9. Herman Hesse

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Hesse l’ho conosciuto al ginnasio e devo dire che, all’inizio, non lo apprezzavo moltissimo. Sarà perché cominciai leggendo Siddharta, che non mi convinse appieno; poi, però, sono arrivati Narciso e Boccadoro, Sotto la ruota e, soprattutto, Demian. Non so se siano letture che si riescono a comprendere del tutto a 15-16 anni, ma io non posso che ringraziare il prof. che ci diede il compito di leggerli. Ora capisco perché ha vinto il Nobel e non vedo l’ora di leggere i suoi capolavori e di scoprire le sue poesie, che m’incuriosiscono molto.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 35 (di cui tre già in mio possesso)

10. Ernest Hemingway

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Lo ammetto: vorrei completare la bibliografia di Hemingway non solo per il suo evidente valore letterario, ma anche per cercare di comprendere un po’ questo personaggio così tormentato e geniale. Credo che Woody Allen, nel suo Midnight in Paris, sia riuscito a cogliere alcune delle sue molte sfumature – molte delle sue battute mi hanno immediatamente riportato alla mente le sensazioni che mi avevano accompagnata durante la lettura di Addio alle armi. Anche per questo credo che leggerò presto Festa mobile: anche se incompleta, rimane pur sempre la sua autobiografia.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 17 (di cui uno già in mio possesso)


La nostra Top Ten finisce qui: fatemi sapere se anche voi avete degli autori di cui volete completare la bibliografia e cosa pensate di quelli che ho scelto!

Vostra,

Cami

sabato 2 febbraio 2013

Top Ten Letterarie (#4)

Ciao a tutti, amici lettori e amiche lettrici!

Ecco la Top Ten che vi ho promesso nello scorso post: questo mese vorrei parlarvi di alcuni libri da cui mi aspettavo poco o nulla, ma che poi si sono rivelati splendide letture.
Per ricordare a me stessa e a tutti i lettori che ogni tanto è bene dare una chance anche a titoli che inizialmente non sembrano suggerirci granché – possono rivelarsi sorprese inaspettate!

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1. Grottesco di Patrick McGrath

Grottesco - P. McGrath


Non so perché partissi con aspettative così basse nei confronti di questo libro, visto che avevo già letto – e adorato! – Follia, dello stesso autore. Forse perché sapevo che quest’ultimo era considerato la sua opera migliore, all’unanimità: pensavo, insomma, di aver già letto il meglio. Quanto mi sbagliavo!
Grottesco è riuscito a farmi sentire i brividi lungo la schiena: trama e personaggi rispecchiando perfettamente il titolo… Per me è questo, il miglior McGrath!

 

2. Cielo nostro di Giorgio Boatti

Cielo nostro - G. Boatti


Di Boatti non avevo mai sentito parlare. Proprio mai. Quindi, benché la copertina e la trama mi attirassero, ero un po’ titubante… ora che l’ho incontrato spero proprio che torni a dedicarsi presto alla narrativa, perché Cielo nostro è stata una lettura incredibile. Tra realtà storica e fantasia letteraria, cronaca di una nazione e biografia, Boatti osserva l’unità d’Italia attraverso gli occhi del generale Giuseppe Govone, partendo dai suoi giorni da cadetto, per mostrare sia le luci che le ombre dell’unificazione del nostro Paese. 


3.
La Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth

La cripta dei cappuccini - J. Roth


Ho già parlato di questo libro e chi ha letto il mio commento sa che reputo Roth uno scrittore dal talento raro; tuttavia, quando ho iniziato a leggere questo libro, non mi aspettavo granché. Eppure, a posteriori, posso dire che gli indizi per capire che l’avrei amato c’erano: edito da Adelphi (una garanzia di qualità, nella maggior parte dei casi), scritto da un autore mitteleuropeo (il centro Europa, tra le due guerre, ha dato i natali a scrittori incredibili)… avrei dovuto capirlo!

 

4. Il Compleanno di Dulce Maria Cardoso

cop Il compleanno ok:Cop viaggio da Pietrob 7/2    4


Anche di questo libro ho già parlato, e proprio nella mia recensione ho sottolineato come non avessi particolari aspettative nei suoi confronti – anzi, partivo quasi con un pregiudizio negativo. Mi sembrava si trattasse del solito romanzo che fa leva su situazioni familiari fin troppo disastrate, pronto ad accalappiare il lettore con facili sentimentalismi… Sono davvero felice di poter dire che mi sbagliavo, mi sbagliavo alla grande! E’ un libro denso e, a modo suo, inaspettato.

 

5. Il Segreto di Sebastian Barry

Il segreto - S. Barry


Questo libro è un po’ diverso dagli altri: è qui perché l’ho comprato presa dell’entusiasmo per il mio nuovo e-reader (non l’ho nemmeno cercato, era nell’home page) e non dopo lunghe attese e rimuginii (come mi succede di solito quando acquisto un libro). All’inizio ho cominciato a leggerlo più che altro per provare il reader, senza nemmeno pensare a cosa mi sarei potuta aspettare da questa lettura… Ora, invece, ringrazio il caso che me l’ha fatto prendere!

 

6. I Pilastri della Terra di Ken Follett

I pilastri della terra - K. Follett


Ebbene sì, io ho cominciato la lettura di questo best-seller di fama mondiale senza aspettarmi nulla. Perché? Probabilmente perché, a 16 anni, non sapevo molte cose su Ken Follett – per strano che possa sembrare, era un autore che non avevo ancora incrociato sulla mia strada. Poi ho visto questo libro tra quelli dei miei… la trama mi ha incuriosita e così ho cominciato a leggerlo; ma non l’avevo iniziato di certo aspettandomi che, a distanza di anni, sarei stata ancora affezionata a Kingsbridge e ai protagonisti di questa storia. 


7.
Addio alle armi di Ernest Hemingway

Addio alle armi - E. Hemingway


Hemingway mi era stato presentato come uno scrittore particolare, che o si ama o si odia – quindi volevo affrontarlo con i miei tempi, scegliendo il titolo giusto. Invece ho trovato questo libro nella lista di letture per l’estate della mia prof. di italiano. Ora, sia chiaro: io adoravo quelle liste. Però… avrei preferito scegliere da me da quale Hemingway cominciare! Così ho iniziato a leggere un po’ titubante. Alla fine, come si può capire dal mio commento qui, non avrei potuto chiedere di meglio!

 

8. Le anime grigie di Philippe Claudel

Le anime grigie - P. Claudel


Ho iniziato la recensione di questo libro proprio parlando di quanto mi avesse stupita, dato che partivo da aspettative praticamente pari allo zero. Ancora adesso mi ricordo l’atmosfera che aleggia lungo le pagine del libro, le vite spezzate dei protagonisti, la forza drammatica di quei capitoli finali che riuscirono a colpirmi ed emozionarmi. Una narrazione pacata eppure coinvolgente.
Ho un altro libro di Claudel che attende di essere letto; forse aspetta proprio perché, dopo questo gioiellino, le aspettative si sono alzate nettamente.


9.
La figlia dello straniero di Joyce Carol Oates

La figlia dello straniero - J. C. Oates


Avevo già letto un libro di Joyce Carol Oates e mi era piaciuto, ma non mi aveva entusiasmata. Ho cominciato questo libro, quindi, senza aspettarmi granché. Invece ho incontrato una protagonista forte, una storia dolorosa, un viaggio nelle contraddizioni degli Stati Uniti del secondo dopoguerra e, soprattutto, ho capito perché la Oates viene spesso citata tra i migliori scrittori americani della sua generazione. Una penna così è rara da trovare: è una narratrice che riesce a nascondersi e a lasciar parlare la storia.

 

10. Il giovane Holden di J. D. Salinger

Il giovane Holden - J. D. Salinger


Qui non è che avevo basse aspettative… ero certa che l’avrei odiato! Da quel che avevo letto a riguardo, pensavo che non avrei sopportato Holden, né il suo modo di esprimersi. Ho deciso di dargli una chance solo perché è comunque un classico e perché volevo poter avere una conferma di prima mano sulle mie impressioni, per unirmi gioiosamente al gruppo di detrattori. Ho cominciato a leggere… e il pregiudizio si è sciolto come ghiaccio al sole. Questo libro è incredibile: sono inevitabilmente passata dalla parte degli ammiratori!

 

E con questo è tutto per la Top Ten di oggi: conoscete questi libri? Li avete letti?

Auguro a tutti uno splendido Febbraio!


Cami

venerdì 2 settembre 2011

Vite e Morti d’Autore (#3)

Buondì a tutti!

Oggi riprendo questa rubrica per parlarvi di due autori che, in modi diversi, mi hanno toccata profondamente. Entrambi grandi a modo loro, entrambi cantori di una storia: Joseph Roth e John Ronald Reuel Tolkien.

bulletred Nacque oggi… Joseph Roth (2 Settembre 1894 – 27 Maggio 1939)

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Joseph Roth è uno scrittore austrico che, con il suo lavoro giornalistico e i suoi romanzi, ha narrato la storia della caduta dell’Impero Austro-Ungarico; egli stesso era nato in quella che oggi è la Polonia. L’autore stesso tentò svariate volte di “elaborare” questa informazione, falsificando la storia delle sue origini.
La cittadina dove nacque e dove si svolse la sua infanzia si chiamava Schwabendorf, nei pressi di Brody, un piccolo centro della Galizia, zona dalla forte presenza ebraica: Roth stesso era figlio di genitori ebrei, anche se non particolarmente ortodossi, tanto che il giovane Joseph fu mandato a frequentare una scuola dove non si insegnava solo la Torah e l’ebraico, ma anche il tedesco, il polacco e altre materie pratiche. Sebbene l’autore abbia parlato spesso di un’infanzia povera, in realtà fu piuttosto di tipo basso-borghese: Roth, infatti, seguì lezioni di violino e andò al ginnasio. Tuttavia, la situazione sicuramente peggiorò quando il padre, di ritorno da un viaggio di lavoro, venne ricoverato in una casa di ricovero per malati mentali; dato che, nell’ambiente ortodosso della Galizia, la pazzia era considerato un peccato, la famiglia nascose questo fatto e si preferì spargere la voce che Nachum, il padre, si fosse impiccato.

Al ginnasio fu l’unico ebrei a diplomarsi, con ottimi voti, ottenendo la dicitura sub auspiciis imperatoris. In questo periodo scrisse anche i suoi primi lavori, di ispirazione poetica. In seguito si trasferì prima a Leopoli, dove si iscrisse all’Università (anche se non è chiaro a quale facoltà), per poi trasferirsi a Vienna e studiare letteratura; tuttavia, la situazione finanziare era critica. Il giovane autore viveva con la madre e la zia Rebekka, ma a sostenere tutte e tre c’era solo una pensione che riceveva la madre e i soldi che ogni tanto mandava suo zio Siegmund. Col passare del tempo, però, Roth si fece notare nell’ambiente universitario e grazie a qualche incarico da maestro privato e qualche borsa di studio riuscì a migliorare la sua situazione.

Un’esperienza determinante per l’autore fu lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e lo smembramento dell’impero, che lo colpirono profondamente e condizionarono il suo futuro anche come scrittore. Inizialmente rimase fermo sulla sua posizione pacifista; ma, col tempo, la posizione gli parve “vergognosa” e si offrì come volontario. Durante l’anno di addestramento, accadde un altro evento fondamentale per la Storia e per Roth: la morte dell’imperatore Francesco Giuseppe. L’autore faceva parte del cordone di soldati lungo il percorso del corteo funebre, e questo lo portò a identificare quel momento come la definitiva caduta del potere imperiale e della personale “perdita della patria”.

Finita la guerra, Roth si trasferì a Berlino, dove cominciò a diventare noto come giornalista; lavorò per importanti testate, occupandosi soprattutto di reportage dall’estero, tanto che visitò gran parte dell’Europa durante i suoi viaggi di lavoro.
Nel 1922, inoltre, Roth si sposò con Friedl Reichler, donna intelligente ma non adatta alla vita girovaga e intellettuale del marito; per di più, nel 1930 circa, mostro chiari segni di malattia mentale. Venne ricoverata in una struttura apposita e l’autore si incolpò sempre, in qualche modo, di questa sua degenerazione; dopo cinque anni chiese il divorzio. In seguito ebbe diverse relazioni, tutte conflittuali e di breve durata, anche per la gelosia quasi patologica di Roth.

Intanto, il nazismo avanzava. Quando Hitler divenne Cancelliere, nel 1933, Roth decise di abbandonare la Germania – e a ragion veduta: presto anche i suoi libri furono dati alle fiamme. L’autore scelse come luogo del proprio esilio Parigi.
Riuscì a rimanere attivo, diversamente da altri, anche durante la guerra; tuttavia, purtroppo, i suoi ultimi anni furono segnati dall’indigenza. Morto per una complicazione della polmonite che lo affliggeva, fu seppellito con rito cattolico “annacquato”, perché non si riuscì a trovare nessuna testimonianza di un’effettiva conversione al cristianesimo.

pointr Il libro consigliato… La Cripta dei Cappuccini (Die Kapuzinergruft)

Ho amato profondamente questo libro (e chi segue il blog da un po’ forse se lo ricorda). La caduta non solo dell’impero come istituzione politica, ma anche come patria di milioni di persone, è veramente incredibile: i pensieri di Francesco Ferdinando Trotta, non a caso chiamato come l’allora erede al trono, sono incredibilmente toccanti, e proposti con una scrittura incredibile. Consigliatissimo.

bulletred Morì oggi… John Ronald Reuel Tolkien (3 Gennaio 1892 – 2 Settembre 1973)

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J. R. R. Tolkien non ha bisogno di grandi presentazioni: considerato tra i maggiori autori fantasy, è noto pressoché in tutto il mondo per i suoi libri legati alla Terra di Mezzo e in generale ad Arda, “continente” di sua invenzione, caratterizzato da una complessità e da una profondità incredibile.

Nato in Sudafrica, a tre anni si trasferì per motivi di salute in Inghilterra, la patria natale dei genitori; il padre rimase in Africa a causa di una febbre reumatica e, purtroppo, morì prima di potersi ricongiungere alla famiglia. In seguito, la famiglia si trasferì diverse volte ed ebbe anche problemi economici, per cui il giovane JRR dovette smettere di frequentare la King Edward’s school, rinomatissima scuola privata di Birmingham, anche se tornò lì poco dopo grazie ad una borsa di studio.

Sin dalla tenera età la madre gli aveva passato l’amore per le fiabe e le antiche leggende, così come quello per le lingue, materia in cui Tolkien mostrò subito grande attitudine; purtroppo, anche lei morì quando lo scrittore era piccolo, così lo scrittore e suo fratello furono affidati ad un sacerdote cattolico (che aveva seguito la conversione della famiglia), padre Morgan. Proprio lui gli impedì di avere contatti con la ragazza di cui era innamorato dai 18 anni, Edith Bratt, sino a quando non ebbe 21 anni. La sposò nel 1916, prima di partire come volontario e raggiungere la trincea del fronte occidentale; perse dei cari amici e, dopo che si ammalò, gli fu concesso il ritorno in patria.
Nel 1917 nacque il suo primogenito, John, e l’anno seguente il secondo figlio, Michael; col finire della guerra, poté finire i suoi studi e ottenne il titolo di Master of Arts.

Nel 1921 divenne docente di lettere all’università di Leeds; è in questo periodo che comincia a creare i propri linguaggi fittizi e a porre le basi della Terra di Mezzo. Nel 1924 nasce il figlio Christopher (il maggior curatore delle opere tolkeniane, ai giorni nostri), seguito da Priscilla, unica figlia femmina. Nel 1925 viene nominato professore di filologia anglosassone al Pembrooke College di Oxford, e a questo periodo risale la grandissima amicizia con C. S. Lewis (altro grande scrittore fantastico) e la creazione del circolo degli Inklings, un ritrovo di intellettuali stanziati all’università. Tolkien si trasferì poi al Merton college, come insegnante di lingua inglese e letteratura medievale, dove rimase sino al suo ritiro dall’insegnamento, nel 1959. Studiò e tradusse molte opere (soprattutto dal dialetto inglese centro-occidentale), e i suoi testi vengono studiati ancora oggi.

Tra il 1930 e il 1940 tutti i fili dell’immaginazione, che aveva cominciato a tessere sin dal 1917, cominciarono a intrecciarsi e, unendo la propria “mitologia” personale ai racconti che era solito raccontare ai propri figli, nacque la prima storia completa del suo mondo: “Lo Hobbit”.  Il resto è storia: il libro ebbe molto successo, l’editore propose a Tolkien di pubblicare altro, “Il Signore degli Anelli” vide la luce. L’autore aveva moltissimo materiale (tanto che il figlio Christopher lo sta ancora studiando e ordinando) e alcune opere purtroppo, come “Il Silmarillion”, non furono mai del tutto completate.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita sulla costa, dove morì, ad 81 anni, due anni dopo la sua amata moglie; tanto era l’amore che legava i due coniugi, e tanta la passione che Tolkien provava per il mondo che aveva creato, che sulle tombe fece incidere i nomi di Beren e Luthien, l’umano e l’elfa protagonisti della toccante storia d’amore narrata ne “Il Silmarillion”.

pointr Il libro consigliato… Lo Hobbit (The Hobbit)

Probabilmente chi conosce Tolkien si sarebbe aspettato di trovare qui la sua opera principale. Tuttavia, in questo caso il libro consigliato è specificatamente per chi non conosce ancora Tolkien: per immergersi nel suo fantastico, intricato, meraviglioso mondo a piccoli passi. Fidatevi – forse all’inizio la lingua vi sembrerà “antica”, ma è proprio l’impressione di seguire un poema epico che dà un sapore diverso al tutto. E poi, come non affezionarsi a Bilbo, Gandalf e a tutti gli altri personaggi?

 

Per oggi è tutto (che grandi autori che ci sono capitati!); voi avete letto qualcosa di questi scrittori? O vorreste leggere qualche loro libro?

Cami

sabato 19 dicembre 2009

La Cripta dei Cappuccini - Joseph Roth

Titolo:La Cripta dei Cappuccini (originale: Die Kapuzinergruft)
Autore:Joseph Roth

Anno:1938

Editore:Adelphi Edizioni
Traduzione:
Laura Terreni
ISBN:88-459-0712-0

Pagine:195


Trama:Francesco Ferdinando Trotta (chiamato così in onore
dell'allora erede al trono dell'impero austro-ungarico) racconta la sua storia, attraverso lo smembramento della sua nazione, passando per la Prima Guerra Mondiale e la lenta avanzata del partito nazionalsocialista.

Come premessa, ci tengo a dire che la trama che ho provato a delineare non rende assolutamente giustizia a questo libro. Purtroppo, riassumere tutto quello che succede nelle 195 pagine di questo volumetto è quasi impossibile, se non si vuole rovinare il piacere della lettura ad altri.

Trotta, il nostro narratore, è ciò che resta di un'antica nazione, l'Impero Austro-Ungarico e le sue cariche nobiliari, ed è insieme un perfetto rappresentante della nuova umanità, disincantata e uccisa dagli orrori della guerra, della disgregazione dei popoli, del dolore, e della vecchia umanità, così legata al nobile, al bello, all'essere diversi sotto una stessa bandiera, simboleggiata dall'Impero. Lui stesso si rende conto di essere fuori posto secondo il vecchio ordine delle cose perché, se prima della Grande Guerra questo aveva un senso, al suo ritorno il mondo sembra essersi rovesciato, e con esso le sue regole. Tuttavia, mentre proprio per questo lui non si ritiene esponente del proprio tempo noi, che invece lo leggiamo in prospettiva, dopo le esperienze della Guerre Mondiali e dall'alto di ben 70 anni, anche di più, di differenza, possiamo dire senza troppi dubbi che Trotta è un esponente dell'uomo a cavallo tra i due conflitti, con un piede nel prima, nella fine dell'800 e nell'inizio del '900, e un piede nel dopo, dal 1914 in poi.
Questo è sottolineato anche dal linguaggio, con quel sapore antico che hanno i termini caduti in disuso.

Ma, più che la storia, ciò che mi ha davvero colpito è lo stile del narratore: assolutamente superbo. Roth non si limita a descrivere meramente l’evento accaduto, lui lo narra, lo vive e lo fa vivere attraverso Trotta: assorbe l’indifferenza del personaggio, i suoi sentimenti, quella che dopo la guerra diventerà la singolare vita di un essere che sopravvive, ma non per questo si può definire sopravvissuto ad essa, e li riversa tutti insieme descrivendo l’animo dell’epoca e della guerra in modo fantastico. Gli anni della vicenda, che hanno la loro importanza nello svolgersi della trama, sono sfiorati con tocchi da maestro, senza mai fermarsi a fare una lunga riflessione sulla guerra, o su ciò che ne consegue; è forse proprio per questo che il periodo storico affiora con più forza, quando viene tirato in causa. E’ come se ad un uomo, perso nel bosco, fosse improvvisamente data una bussola: l’effetto è illuminante, deciso, ed egli può ben rendersi conto dell’utilità dell’oggetto che ha appena ricevuto, sicuramente più di chi aveva la certezza di portarselo dietro in saccoccia. Ecco: questo è l’effetto delle date che Roth sembra seminare con parsimonia, lungo il corso della narrazione.

Senza contare uno degli aspetti che più mi è piaciuto, cioè la caratterizzazione: anche i personaggi secondari che appaiono per poche pagine sono talmente ben delineati che rimangono impressi durante il racconto, come se i ricordi di Trotta fossero in qualche modo condivisi: ad esempio, il domestico Jacques (che inoltre fa parte di una scena molto commovente), o il sottotenente Krassin (che, secondo me, può anche far riflettere su come la guerra non è combattuta da buoni e cattivi, ma solo da uomini). Insomma, anche il più piccolo personaggio ha il diritto, per un momento, di rubare la scena alla trama; inutile dire che i personaggi principali sono anche meglio. Chapeu!
Di Trotta ho già parlato a lungo; sono poi presenti Branco, il cugino polacco, Reiseger, carrettieri, che hanno una parte non indifferente nella vita del giovane nobile di Sipolje, la madre di Trotta (un personaggio tanto atipico, così figlio del suo tempo, e verso la fine tenero, tanto da far pietà) ed Elizabeth (che non ho sopportato, mai: aveva il potere di farmi arrabbiare appena leggevo il suo nome sulla pagina!).

La trama si sviluppa in maniera inaspettata, con una conclusione, di fronte alla Cripta dei Cappuccini (in cui sono sepolti gli imperatori), altrettanto adatta, un punto di domanda più evocativo di mille punti fermi. In effetti, l’incipit e la fine sono state le mie parti preferite, penso.
In poche parole, un libro che consiglio di leggere; inizialmente gli avevo dato 3 stelline, ma proprio scrivendo la recensione mi sono resa conto che ne merita 4, senza alcun dubbio.


Voto:

9


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • E a noi tutti si spezzò il cuore quando il treno lasciò con fracasso la stazione; poichè amavamo la mestizia con la stessa leggerezza con cui amavamo il piacere.
  • Ogni suo gesto, ogni sua mossa, la più piccola, la più insignificante, mi turbava profondamente, perchè ero convinto che ogni movimento della sua mano, ogni cenno del capo, ogni dondolare del piede, una lisciatina alla veste, quel bagnarsi appena le labbra alla tazzina del caffè, un fiore inatteso sul vestito, lo sfilarsi di un guanto, tradissero un chiaro, immediato rapporto con me - e con me soltanto.
  • Nel momento in cui fu lì, inevitabile, davanti a me, capii subito [...] che persino una morte assurda era preferibile ad una vita assurda. Avevo paura della morte. Questo è certo. Io non volevo restare ucciso. Volevo unicamente acquistarmi la certezza di poter morire.
  • Ma allora ero troppo giovane per dimostrare commozione senza vergogna. E da quella volta mi sono reso conto che bisogna essere ben maturi e perlomeno avere molta esperienza per mostrare un sentimento senza l'impedimento della vergogna.
  • "Tutto ciò è così grave?" dissi. "Peggio che grave, ragazzo! Quando di roba che non vale nulla si comincia a fare qualcosa che ha l'aria di valere molto! Dove andremo a finire? [...] Se si vuole imbrogliare, allora d'accordo. Ma per di più questa gente dell'imbroglio si fa anche un merito, figliolo! Capisci? [...]"
  • Ma le rivoluzioni di oggi hanno un difetto: non riescono.


Ciao, e buoni libri a tutti :D

Cami