venerdì 2 luglio 2010

Il Guerriero di Roma . Il Re dei Re - Harry Sidebottom

Titolo:Il Guerriero di Roma . Il Re dei Re (originale:Warrior of Rome . King of Kings) 
Autore:Harry Sidebottom
 
Anno:
2009

 
Editore:Newton Compton Editori
Traduzione:
Susanna Scrivo
ISBN:
978-88-541-1657-3

Pagine:
375
Tr
ama:Marco Clodio Balista torna alla corte imperiale dopo la caduta di Arete; i tempi stanno cambiando e il nostro eroe sarà costretto ad affrontare la buona e la cattiva sorte, oltre a diversi intrighi che dovrà assolutamente fermare, per sperare di sopravvivere.

Ho iniziato il secondo libro della trilogia dedicata a Marco Clodio Balista, lo ammetto, con qualche aspettativa. Di solito tento di sfogliare un libro con indole neutrale, per non falsare troppo il giudizio: tuttavia, quando si tratta di saghe, tendo ad aspettarmi un seguito degno, se non migliore, del libro precedente. In questo caso, Il Re dei Re mi ha lasciata abbastanza soddisfatta.

E' stato bello ritrovare personaggi conosciuti, che grazie a questo nuovo episodio sono stati anche tratteggiati con più attenzione, forse non approfonditamente quanto speravo; d'altronde, non mi aspettavo neppure un improvviso taglio introspettivo della storia. E' pur sempre un romanzo storico prevalentemente incentrato sull'azione e l'avventura (in questo volume meno presente), e continua ad essere l'opera prima di Sidebottom.
Volendo notare i fattori positivi, comunque, personaggi prima più "macchiettistici", come il servo Calgaco, assumono contorni reali; lo stesso Balista sembra più umano di quanto non fosse nel pr
imo libro, presenta nuove sfumature.
Sidebottom, tuttavia, sembra avere dei problemi con i personaggi femminili: per ora tutte, compresa Giulia, la moglie di Balista, sembrano stereotipati, privi di complessità interiore. Per fortuna del lettore, comunque, non hanno parti particolarmente importanti e sono poco presenti.
Come ho accennato sopra, questo libro presenta meno avventure e battaglie: si concentra prevalentemente sui vari intrighi che si stanno sviluppando contro la solidità dell'impero e soprattutto contro la figura dell'imperatore, Publio Licinio Valeriano, tratteggiato come un vecchio avaro, che ha perso la forza ed il coraggio, ormai burattino nelle mani di uno scaltro, e per questo temibile, nemico: Macriano, comes largitionum, divenuto suo fedelissimo consigliere. Sin dal suo primo incontro con Balista s'intuisce un suo futuro coinvolgimento come "cattivo", e sarà proprio lui, insieme ai due figli, a rappresentare la minaccia maggiore per il nostro dux ripae e i suoi.
P
er gran parte del libro, infatti, anche a causa di Macriano, Balista è costretto a rimanere ad Antiochia, inattivo, allontanato dalla corte imperiale; questa apatia non fa affatto bene al protagonista, che nonostante il riavvicinamento con la famiglia si sente, ovviamente, ingabbiato.
Quando poi l'imperatore lo sceglierà come nuovo vicarius proconsolaris da mandare a Efeso, sempre su consiglio del comes largitionum (che in effetti sarà l'artefice della maggior parte degli spostamenti e dei guai che dovrà affrontare Balista, tentando in ogni modo di danneggiarlo), il nordico dovrà occuparsi di una occupazione a lui poco congeniale: la persecuzione dei fedeli alla nuova religione, i cristiani.
Quest
a parte sarebbe stata molto interessante, se sviluppata più approfonditamente, almeno per me: non credo ci siano molti romanzi che affrontano questo argomento dal punto di vista dei romani. Balista, in questo frangente, rimane coerente con sè stesso: senza dimenticare il ruolo dei cristiani durante l'assedio di Arete, sviluppa comunque una propria coscienza e non si distacca dalla propria morale. Le figure dei cristiani sono strane, ambivalenti: già divisi internamente in diverse correnti di fede, coprono più o meno ogni classe sociale e sono esempi di diversi tipi di religiosità.

C
ome si può notare dal breve riassunto che ho provato a scrivere (cercando di evitare gli spoiler), in questo secondo volume la sorte dell'eroe è nettamente cambiata: come nel primo viveva un periodo di splendore e riconoscimento sociale, così in questo la sorte sembra essersi rovesciata, portandolo in un baratro di sventure. Penso che l'espediente sia stato scelto per dare maggiore enfasi a quella che, ipotizzo, sarà la ripresa ed ascesa finale del Nostro nel terzo volume; scelta che non condanno, visto che personalmente adoro le risalite, le peripezie che un eroe deve affrontare per riappropiarsi del proprio status.
Tuttavia, è forse proprio per questo che il libro tende a essere ripetitivo, troppo in certi casi, e sicuramente più lento del primo. I pensieri di Balista sulle eventuali congiure sono davvero troppo simili tra di loro: Sidebottom "calca la mano" e rende pedanti certe riflessioni.
E' l'unico p
articolare che mi ha fatto apprezzare meno il libro, cosa che mi dispiace molto, perchè altrimenti sarebbe stato davvero buono.

Le battaglie ed i combattimenti, sebbene come già detto siano meno presenti, costituiscono una
parte importante dello sviluppo della storia nella sua totalità, soprattutto nel finale: un gran colpo di scena, "cinematografico" per come viene sviluppato, piuttosto triste e soprattutto pieno di domande che attendono una risposta: ce la farà? cosa succederà? dove finiranno i nostri eroi?
Direi che questo è, in fondo, un ottimo metro di giudizio nei confronti di questa saga: mi sono affe
zionata ai personaggi, incontrarli di nuovo è stato un piacere e ora sono sinceramente curiosa e vorrei sapere come si concludono le loro avventure. Sidebottom ha svolto il suo lavoro come si deve.

Tra l'altro, come nel precedente romanzo, ho apprezzato le note finali esplicative, dove è citata anche
l'ampia bibliografia a cui ha fatto riferimento l'autore durante la stesura del romanzo.
Non un capolavoro, certo, ma un'ottima lettura evasiva... questo sì. Perciò attendo il terzo ed ultimo capitolo della saga, Lion of the Sun, con grande positività!

Voto:

7,5


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...
  • Ma un uomo deve avere un codice secondo cui vivere. Un uomo deve vivere con sè stesso.
  • Tre parole rabbiose sono tre parole di troppo, se dette a un uomo cattivo.

Buona giornata e alla prossima lettura :D

Cami

domenica 20 giugno 2010

Gargoyle - Andrew Davidson

Titolo:Gargoyle
Autore:
Andrew Davidson

Anno:
2008

Editore:Arnoldo Mondadori Editore
Traduzione:
Katia Bagnoli
ISBN:
978-88-04-59085-9

Pagine:
476

Trama:
Il protagonista anonimo di questo romanzo, ci racconta la sua vita dopo che un terribile incidente l'ha trasformato in un essere bruciato e mostruoso, passando così da un'esistenza di piaceri sfrenati alla reclusione ospedaliera: ma proprio in questo luogo farà la conoscenza di Marianne, una delle poche persone che gli abbia parlato dal suo internamento, dando inizio così una girandola di storie ed avvenimenti...

Questo è uno di quei romanzi che o piace, o non piace, c'è poco da fare; io faccio parte della prima categoria, quelli a cui è piaciuto, per svariati motivi, che proverò a spiegarvi con questa recensione.


Innanzitutto, si viene subito catapultati nelle vicende, in quello che per noi è il presente della storia: scopriremo, mano a mano, che questo è un racconto, un libro di memorie steso per uno scopo preciso. Tuttavia, tornando al principio, un incipit così incisivo e interessante capita raramente: il protagonista ci viene subito presentato per quello che è, senza tanti giri di parole, in una situazione che fin da subito sembra prospettare qualcosa di strano, di diverso. Il punto di vista è reso in modo chiaro e preciso, grazie all'uso della prima persona, che ci rende un giudizio parziale e proprio per questo particolarmente interessante; soprattutto, ci permette di constatare come il personaggio, nonostante il terribile incidente di cui si trova vittima, non cambi improvvisamente, "da così a così". Anzi, è lodevole il modo in cui viene sviluppato ed analizzato, con uno stile ed un lessico più che adatti alla psiche, alla vita e all'estrazione sociale del protagonista senza nome.
Inoltre, tutto il libro è preannunciato da una citazione del grande Meister Eckhart, di cui ancora non ho letto nulla: situazione che devo rovesciare al più presto, perchè è un personaggio del pa
norama della filosofia e del pensiero in genere che mi affascinava già moltissimo, e che mi incuriosisce ancora di più ora, dopo la lettura del libro.

In secondo luogo, ciò che più colpisce di questa storia è la sua natura dolorosa: leggendolo, ho avuto l'impressione che fosse un vero e proprio inno alla sofferenza, fisica e mentale. Sofferenza come inev
itabile passaggio per comprendere e crescere, ma anche come via per sviscerare la parte più scura dell'uomo, metterla a nudo; non per sconfiggerla, perchè sarebbe una lotta eterna e senza speranza, ma per conoscerla e placarla.
D'altronde, è lo stesso contrappasso che vive il protagonista a suggerire un'interpretazione del genere: come può, infatti, un ex-pornostar, bellissimo e dissoluto, oltretutto con un infanzia che non augurerei a nessuno, sopravvivere nel corpo di un mostro carbonizzato, privato di bellezza e virilità, costretto a letto e a una vita più che tranquilla? E' i
mpossibile credere che lui possa mai abituarcisi ed è probabile che dentro di sè sentirà sempre la sofferenza della propria condizione; tuttavia, comprendendo questa punizione infernale (nel senso dantesco del termine, e non solo in senso metaforico) sviluppa una comprensione del dolore e uno sviluppo altrimenti difficile da raggiungere. Ma soprattutto, ed è importante rimarcare questa caratteristica, lo sviluppo avviene con coerenza, cosa rara da trovare in un'opera prima, e talvolta anche in libri di autori affermati.

Vorrei inoltre far notare una particolarità che però mi è piaciuta molto: il cambio di font (il carattere con cui si scrivono le parole di un testo) quando a parlare è il dolore del protagonista (a
mabilmente ribattezzato Serpetroia, viste le sue movenze serpentine lungo la sua spina dorsale) oppure quando viene riferita una conversazione in giapponese, tra la fisioterapista nipponica e una donna di cui farete la conoscenza qualche paragrafo più sotto, scritta appunto in caratteri giapponesi. Potrebbe risultare fastidioso per qualcuno, ma secondo me è un'ida magnifica per esprimere la mancanza di comprensione e la frustrazione che questa porta, nel caso della conversazione incomprensibile, oppure anche la natura "altra" e diversa dell'ente che parla, ad esempio la Serpetroia.

Tornando alla storia in sè, una parte che ho apprezzato molto è la conclusione: inaspettata, dura e dolce al tempo stesso, è assolutamente adatta e particolarmente bella perchè, dopo tutto, ci si affeziona alle vite di questi protagonisti un po' sopra le righe con cui si ha a che fare lungo il corso
del romanzo. A titolo del tutto personale, l'ho trovata veramente fantastica.
Inoltre, un'altra cosa che ho gradito molto è l'impossibilità di incasellare questo romanzo. Non si riesce a capire se sia un fantasy, un realismo magico, un romanzo realistico di follia e droga. E' più probabile che sia un sapiente miscuglio di tutto questo, eppure è una faccenda su cui mi sono arrovellata non poco, anche solo per cercare di descriverlo al meglio in questa recensione. Il fatto che non ci sia riuscita, in fondo, mi piace: significa che la storia ha saputo camminare sul filo del rasoio, a mantenere vivo il mistero che si delinea man mano lungo la narrazione, riguardo ai personaggi e alla loro storia.

Il narratore è il protagonista assoluto, e come ho già detto non ci è dato saperne il nome. E' un dato che mi ha colpita moltissimo, perchè alla fin fine ci si rende conto che conoscerlo non è assolutamente necessario: non porterebbe nulla di più alla narrazione o alla caratterizzazione. E' un personaggio che, nonostante l'anonimato, si regge in piedi alla perfezione. Mica poco, se ci si pensa.
Provand
o a descrivere questo uomo, però, vengono in mente solo aggettivi poco lusinghieri: è cinico, arrogante, assolutamente vanitoso e perso in una passata bellezza ormai inesistente. Tuttavia, riesce comunque a risultare interessante, perchè si comporta così per determinati motivi, che grazie a Dio non ci vengono esposti e raccontati in modo lacrimevole, à la soap opera per così dire; semplicemente, ci vengono raccontati, rendendo comprensibili alcuni atteggiamenti, ma senza cadere nella ricerca impossibile dei favori e delle simpatie a tutto tondo del lettore. Non volendo gettar solo discredito su quest'uomo, però, voglio segnalare una caratteristica che ho trovato meravigliosa: l'amore per il sapere. Nonostante tutto ciò attraverso cui è dovuto passare l'Anonimo ama imparare, leggere, conoscere. Alcune sue riflessioni mi hanno scaldato il cuore; purtroppo lui stesso a volte sembra buttare via questo suo talento.
Anche perchè, com
e ho già scritto prima, un'altra caratteristica di questo personaggio è uno sviluppo coerente, un passaggio attraverso il dolore che però non lo rende improvvisamente eroico e coraggioso: vile è e vile resta. Non è improvvisamente illuminato e non si ritrova improvvisamente a ragionare come un pacifico monaco buddhista, perchè gli manca tutto ciò che è stato prima ed ha un passato che non può essere cancellato. Tuttavia, i forti sentimenti che proverà per una persona arriveranno a sedimentarsi profondamente nella sua psiche, come catalizzatore unico e decisamente potente del cambiamento; persona che non può non colpire anche il lettore.
E'
difficile introdurre una figura poliedrica, complessa e decisamente insolita come Marianne Engel, che effettivamente occupa totalmente il panorama del romanzo, visto che il nostro narratore sconosciuto parla pressochè sempre di lei, quando non riflette riguardo a sè stesso.
Sin dal suo ingresso è misteriosa, intrigante e suscita un moto d'interesse nell'Anonimo, così come nel lettore: la storia che inizia a raccontare, con tanta sicurezza da instillare fin da subito il dubbio che forse non è così folle come tutti credono, è decisamente interessante.
Anche perchè questa sua vita che lei narra è ambientata nel XIV secolo, è strettamente legata alla Divina Commedia del Sommo Dante (e già qui non potevo non innamorarmene) e anche alla filosofia di Eckhart. Tutti legami che hanno aumentato il mio interesse per questo stranissimo personaggio, che oltretutto sembra farsi portavoce dell'eterno scontro tra la ricerca innovativa del sapere e il cieco studio del passato, tra la ragione imperante e la passione senza freni.
L'ho trovata in un certo senso molto simile a Michelangelo: anche lei scultrice, anche lei ascolta la p
ietra, cerca di farla uscire da sè stessa, come il grande scultore (che infatti affermava la necessità di "liberare dalla pietra le figure che vi sono già imprigionate"; concetto ripreso qui in modo tale da farmi pensare che sia un richiamo voluto dall'autore).
Eppure non è ancora questo ciò che rende Marianne così meravigliosa: ciò che in realtà lega il lettore a questa donna è la sua capacità di raccontare storie. Narra storie meravigliose al nostro protagonista senza nome, che sono allo stesso tempo legate alla loro realtà e lontane mille anni luce. Contengono infatti diverse analogie con ciò che loro stessi vivono, eppure conservano un lato decisamente "favolesco", pittoresco. Come dice, per una volta correttamente, la quarta di copertina, Marianne ha delle storie favolose da raccontare, che si svilupperanno in un crescendo onirico, catturando il protagonista amareggiato e deturpato. Insieme al lettore, ovviamente.

Un romanzo diverso, decisamente intrigante e scritto bene. Si merita sicuramente un voto più che positivo!

Voto:


8,5


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • E così, se è pur vero che al di fuori delle biblioteche ho condotto un'esistenza fondamentalmente depravata, dentro le loro mura mi sono sempre dedicato alla conoscenza con la devozione che un santo ha verso la Bibbia.
  • Molto prima che qualcuno cercasse di insegnarmi qualcosa, avevo insegnato a me stesso a imparare.
  • Ritengo di essere cambiato, dal giorno in cui ho insultato Sayuri. Non pretendo di provare un immenso amore per il genere umano, ma posso affermare con una certa sicurezza che odio un numero inferiore di gente rispetto a quella che odiavo un tempo. Potrà sembrare una misera conquista nel mio percorso di crescita, però a volte è meglio giudicare i risultati in base alla distanza percorsa anzichè in base al punto di arrivo.
  • E' una cosa delicata che necessita di coccole e protezione. L'amore non è forte e non è resistente. L'amore crolla a pezzi sotto qualche parola dura, o viene annientato da pochi gesti disattenti.
  • Le dissi che era una stupida e lei rise e ribattè che anche gli dèi lottano invano contro la stupidità.
  • Avevo sempre scritto poesie che non avevo mai fatto leggere a nessuno. Le nascondevo, e nascondevo me stesso dentro i miei scritti nascosti... soltanto un uomo incapace di gestire le ralzioni con il mondo ne crea un altro in cui nascondersi. [...] A volte ho l'impressione che ci sia qualcosa di profondamente disumano nello scrivere, e scrivere poesia è in assoluto la cosa peggiore. Quando avevo gli attacci di paranoia indotti dalla cocaina bruciavo i miei diari poetici e restavo a osservare le pagine arricciarsi una dopo l'altra e le fiamme sprigionare fiocchi grigi nell'aria. Mentre le mie parole in cenere salivano volteggiando verso il cielo, mi dava piacere sapere che il mio sè più nasconto era ancora una volta al sicuro: [...] La cosa più bella di questo tenere nascoste le emozioni sulla carta era che potevo incenerirle a mio piacimento.
  • Far circolare i propri scritti voleva dirli metterli nell'universo per sempre, pronti a tornare in qualsiasi momento a gridare vendetta.
  • "Tutta la storia si riduce ad un uomo che cerca di togliere qualcosa a un altro, qualcosa che di solito non appartiene a nessuno dei due".
  • "Non credo" sussurrò padre Sunder, "in un Dio che considera l'amore un peccato".
  • "Non importa che tu non sia d'accordo. Non si può essere una persona completa se si ignorano le proprio disgrazie".
  • Ho sempre provato una strana forma di avversione/fascino verso gli uomini di Dio: poichè disprezzo le istituzioni che rappresentano, vorrei disprezzare anche loro come persone. Ma anche troppo spesso scopro di non poter odiare l'uomo, solo la veste.
  • "[...] Dice che la maggior parte dei cristiani si fa viva in chiesa una volta a settimana per pregare che sia fatta la volontà di Dio, e poi, quando ciò avviene, se ne lamenta".
  • "Se non riesci ad amare il dolore..." [...] "potresti almeno amare la lezione che insegna".
  • "L'amore è un'azione che bisogna ripetere costantemente".
  • "L'Inferno è una scelta".

Come sempre, alla prossima e buone letture! :D

Cami


domenica 30 maggio 2010

Maggio tra le righe!

Buon giorno a tutti!
Questo mese proprio non ce l'ho fatta, e ho ceduto al richiamo della carta stampata... Però posso anche dire di essermeli meritati; come dice mia madre, l'accordo che ha fatto con me si è rivelato piuttosto svantaggioso per lei xD Infatti tra una cosa e l'altra ho preso quattro libri: 13 (di Jay Asher), L'Uomo che Ride (di Victor Hugo, uno dei miei scrittori preferiti – l’ho recensito qui!), Otello (ovviamente di Shakespeare) e Il Figlio del Cimitero (di Neil Gaiman, altro autore di cui mi fido quasi ciecamente).













E ora devo fare un enorme, gigantesco mea culpa... perchè sabato 15 Maggio io ero al Salone del Libro di Torino, e come potete ben capire, per una bibliofaga come me uno spettacolo del genere è emozionante, ma soprattutto è un richiamo a cui è impossibile resistere. E quindi... spese folli. Dovrò fare penitenza (a Giugno e a Luglio, probabilmente, non comprerò nulla), ma ne è valsa la pena, ne è valsa davvero la pena!
Infatti ho preso cinque libri che erano nella mia WishList, più due che mi ispiravano davvero troppo per lasciarli lì sulla bancarella (Del Piacere di Leggere, di Proust, e L'Amministratore di Trollope). I colpevoli d'aver alleggerito le mie tasche sono i seguenti volumi:

























Ma soprattutto, e questa è una delle cose che più mi ha fatto piacere, sono riuscita a farmi autografare dall'autore, Sebastian Fitzek, il suo libro: Schegge. Lo scrittore tedesco, infatti, era presente al Salone e ha fatto un incontro con i lettori nel primo pomeriggio. Ammetto che avere tra le mani il libro con dedica è una bella soddisfazione :D

E direi proprio che per Maggio, e probabilmente anche mesi seguenti vista la mole d'acquisti!, è tutto...
come sempre, alla prossima lettura!

Cami

domenica 23 maggio 2010

Mini-recensioni: tre libri per un post

Ciao a tutti :)
Ultimamente ho letto molto, ma purtroppo ho avuto ben poco tempo per aggiornare come si deve, e credo si sia notato; tra l’altro, ho letto libri di cui mi sarebbe difficile scrivere una recensione vera e propria, per vari motivi, ma che desidero comunque commentare con voi. Per questo ho deciso di riunire queste letture in un solo post, con un “mini-intervento” per ciascuna di loro!
Si parte quindi con Jean-Dominique Bauby, e il suo Lo Scafandro e la Farfalla (Le Scafandre et le papillon).

Pagine:123
Editore:Ponte alle Grazie
Traduzione:Benedetta Pagni Frette

Anno:1997
I
SBN:88-7928-402-9

Trama:
Jean-Dominique Bauby, direttore di una rivista importante, nel pieno della propria vita, a causa di un ictus si trova a dover convivere con la locked-in syndrome, che gli permette di muovere solo l'occhio sinistro; ma questo non lo ferma dal comunicare con gli altri.
Ciò che commuove di questo libro, più che l'esperienza descritta al suo interno, è il modo in cui è stato redatto: tutto, assolutamente tutto, battendo una sola palpebra. A Bauby veniva recitato l'alfabeto, secondo l'ordine di una filastrocca francese, e lui sbatteva la palpebra quando voleva indicare la lettera scelta. Immaginate doverlo fare migliaia, forse milioni di volte, e arriverete alle cento e passa pagine che ha scritto in questo modo l'autore.
Di per sè il libro non è particolarmente bello. Un po' troppo poco emozionante nei contenuti, che mi aspettavo inve
ce ricchi di pathos; credevo che avrei potuto "vedere" attraverso gli occhi di Bauby, cosa che purtroppo non è accaduta. Mi ha allontanata dal significato simbolico della narrazione, perchè non mi ha fatta entrare nella storia. Ma non si può non commuoversi davanti allo sforzo titanico di quest'uomo.

Voto:


7

Il secondo libro è Alla Grande di Cristiano Cavina, autore che ho potuto incontrare grazie ad un'iniziativa della mia scuola, riuscendo così a comprendere, a grandi linee, il pensiero dell'autore.

Pagine:208
Editore:
Marcos Y Marcos
Anno:2002
ISBN:
978-88-716-836-38

Trama:
Bastiano Casaccia è il tipico bambino delle case popolari, ma
con una marcia in più: una fantasia sfrenata ed una vita se possibile ancora più disastrata, barcamenandosi tra un'avventura e l'altra, con una madre sola e dei nonni particolari.
Questo libro mi ha ricordato molto le tematiche di Andrea Vitali: vita di un paesino piccolo, dai personaggi caratteristici, narrati con semplicità e venati da una comicità leggera. Ma, proprio come i libri di Vitali, gli manca qualcosa per essere davvero un bel libro. L'idea, nella sua linearità, è buona: la vita di paese vista dagli occhi di un bambino che cresce e cambia. Non molto originale, certo, ma se trattata come si deve permette spunti eccellenti. Invece il libro in alcuni punti sembra perdersi, ricordando più un insieme sconnesso di esperienze. E' come se ogni capitolo fosse un tassello, e i tasselli tra loro non s'incastrassero perfettamente; le stonature, si sa, si sentono subito.
Sarà anche che il protagonista, Bastiano Casaccia detto Bla, non entra dentro. E' simpatico, ma appena accennato come personaggio, così come la madre, i nonni, gli amici di Bla.
Ciò che più m'intriga, però, è che parlando con l'autore si capiscono molte più cose e si apprezza di più la storia;Cavina è sicuramente un ottimo parlatore, ma con questo autore mi sembra che alcune cose stranamente, messe su carta, rendano meno rispetto al parlato vis-à-vis. Sarà perchè, come abbiamo scoperto durante l'incontro, è un libro prettamente autobiografico.
Sono stata indecisa sul voto da dargli, soprattutto perchè gli ultimi due capitoli sono davvero bellini: un picco di bravura. Infatti, lo scambio di lettere che si svolge tra il protagonista e un altro personaggio, e l'ultimo capitolo, sono parti tutto sommato notevoli, decisamente piacevoli: tuttavia, il giudizio di prima rimane, e quindi Cavina per me si becca la sufficienza e basta. "L'alunno è intelligente, ma non si applica", come si suol dire ;D

Voto:

6,5

Ultimo, ma non meno importante, il libro di Parinoush Saniee, Quello che mi Spetta (il cui titolo originale, salvo errori, dovrebbe essere آنچه که من انتظار , che dovrebbe suonare all'incirca come "che cosa mi aspetto"; tuttavia, non ho trovato altri riscontri sulla correttezza di questo titolo, purtroppo).

Pagine:427
Editore:Garzanti Editore
Traduzione:Narges Gholizadeh Monsef & Sepideh Rouhi

Anno:2003
ISBN:978-88-116-659-91

Trama:
Masumeh è una giovane ragazza iraniana che si traferisce con la famiglia da Qum, piccolo paesino rurale, a Teheran. Qui scoprirà una vita totalmente diversa da quella a cui era abituata, ma soprattutto scoprirà u
n sentimento nuovo: l'amore. Purtroppo questo avrà terribili conseguenze, che influiranno su tutta la sua vita.

Questo libro mi ricorda un po' quello di Bauby: non per i contenuti o le atmosfere, che non potrebbero essere più diverse, ma per il fatto che hanno gli stessi pregi e gli stessi difetti, ovvero storia importante, "pesante" e dai contenuti sensibili, ma un modo di renderli su carta decisamente meno intenso di quello che ci vorrebbe.
Infatti, la scrittura
è fin troppo semplicistica, spesso i passaggi sono affrettati: mi è capitato più volte di pensare che certi atteggiamenti fossero anche realistici, ma poco costruiti, con una base dietro non abbastanza solida. E' strano passare da un capitolo all'altro e veder cambiare del tutto le dinamiche tra alcuni personaggi, anche se sono ragionevoli, perchè semplicemente non mi è stato descritto l'iter attraverso il quale queste dinamiche sono mutate. L'effetto è falsato, affrettato.
All
o stesso modo, sarebbero stati più piacevoli dei dialoghi meno didascalici: sembrano delle spiegazioni, come se invece di mostrarmi la storia me la stessero raccontando. Che è ben diverso. Anche qui, i sentimenti forti traspaiono, ma non abbastanza da supplire alle altre mancanze già descritte.
Tuttavia, la storia è lieve, la descrizione degli affetti ben bilanciata (nonostante tutto) e alla fine rimane comunque una testimonianza realistica (e questo è importante) di un periodo e di un paese che ha sofferto molto; in sintesi, libro mediocre, ma i sentimenti e le vicende narrate lo sollevano un pochino.

Voto:

6,5


Come sempre vi saluto, e vi auguro buone letture!

Cami

lunedì 3 maggio 2010

Aprile, dolce... Leggere!

Buongiorno a tutti voi :)
Sto tentando di spendere poco, e cosa c'è di meglio che dare libri che non mi sono piaciuti o che ho doppi per libri che desidero leggere?
Un hip hip hurrà per gli scambi! :D
Per Omero, Iliade di Baricco ho ottenuto Bestie di Joyce Carol Oates, autrice che ho conosciuto grazie ad un altro libro: Lo Strano Caso del Dotto Jekyll e del Signor Hyde! Ha infatti scritto la postfazione del libro, e mi era piaciuta tanto che mi son "procacciata" un suo libro da leggere.
Poi per il libro Cigni Selvatici di Jung Chang ho avuto Notizie del Giocatore Rubasov; un libro di cui ho sentito dire solo belle cose e che m'ispira da morire!














E fine, per questo mese è tutto... sono stata brava, no? Mi rifarò a Maggio! ;D

Cami