venerdì 9 agosto 2013

Mini-recensioni: tre libri per un post (#8)

Buongiorno a tutti voi!
Spero che il vostro Agosto stia procedendo al meglio – il mio è diviso tra i momenti di relax e l’organizzazione per gli esami del mese prossimo, per cui dovrò immergermi in qualche classico della nostra letteratura (Ariosto e Tasso mi aspettano). Non che non mi faccia piacere, sia chiaro… diciamo solo che preparare l’analisi completa sarà un lavoro piuttosto lungo, che richiederà molte energie.
Ma ora basta parlare di esami – anche perché vi sarete giustamente stufati di leggere delle mie vicende accademiche: passiamo all’argomento di questo post, ovvero i tre libri di cui vi parlerò in breve!
Il primo è l’opera breve di un notissimo autore britannico; trattasi di Daisy Miller di Henry James.

Pagine:125
Editore:Rizzoli Traduzione:Barbara Antonucci
Anno:1878
ISBN:
978-88-1702-322-1
Trama:Daisy Miller è una giovane fanciulla americana, libera e civettuola; in Svizzera con la famiglia, durante un viaggio attraverso l’Europa, conosce Winterbourne, un giovanotto di buona famiglia che s’invaghisce subito di lei, ma che non comprende la sua vitalità al di fuori degli schemi dell’epoca. I loro percorsi si incroceranno nuovamente in Italia, ma i dubbi su Daisy continuano ad occupare i pensieri suoi e della società americana benpensante presente a Roma.
Purtroppo, secondo me, questo libretto non è il titolo migliore con cui approcciare Henry James: credo proprio che, al contrario dei suoi romanzi più noti, non sia destinato a diventare un classico – anzi, mi spingo a dire che probabilmente negli omnibus e nelle raccolte dedicate all’autore sarà annoverato tra le opere di secondaria importanza. Non è che sia un brutto libro: il suo più grande difetto è, a conti fatti, il fatto di essere figlio del suo tempo. Il comportamento di Daisy (niente più che una ragazza carina e sciocca) poteva scandalizzare  solo i contemporanei di James, e poteva commuovere solo chi poteva sentire vicina l’ostracizzazione di ragazze come lei – la cui colpa è, sostanzialmente, di essere vitale, di dare confidenza troppo in fretta agli estranei e di avere amici del sesso opposto tali da rendere dubbio il loro rapporto (almeno, secondo gli standard dell’epoca). Insomma, Daisy dovrebbe essere una vittima, nelle intenzioni dell’autore – ma ai miei occhi è sembrata solo una persona troppo noncurante e malaccorta, per quanto pura e onesta nelle intenzioni. Si prova pena per lei, senz’altro, ma le cui azioni sono talmente lontane dall’immoralità di cui viene accusata (almeno, per la sensibilità odierna) che risulta davvero difficile sentirsi scossi da quel che le accade.
Il resto dei personaggi è abbastanza ben delineato, ma non tanto da saltare all’occhio: anche il narratore non è niente più che una figura utile, un ponte tra Daisy, in quanto suo ammiratore, e la società che la rigetta (di cui lui fa parte, per le sue origini familiari e per le proprie scelte morali).
La trama non è particolarmente elaborata – non che questa sia una caratteristica sempre necessaria, ma la sua piattezza non ha certamente aiutato il libro.
Penso leggerò altro di James, perché lo stile, in generale, non è affatto male – tanto che, nonostante Daisy, la lettura è stata tutto sommato piacevole; ho in casa Giro di vite, considerata una delle sue opere principali, attraverso cui spero di riconciliarmi con lui dopo questo primo incontro non memorabile.
Voto:  stellinestelline 
        7

Il secondo libro è classificabile come novella ed è il breve prequel delle serie Cronache Lunari: trattasi di Glitches di Marissa Meyer.

Pagine:32
Editore:Tor.com
Anno:
2011 ISBN://
Trama:Cinder è una ragazzina diventata orfana da poco ed è considerata una paria a causa della sua natura ibrida: per tenerla in vita dopo l’incidente che l’ha privata dei genitori, infatti, i medici hanno sostituito alcune parti del suo corpo con dei componenti meccanici, rendendola un cyborg. Proverà sulla sua pelle quanto profondamente questo l’ha cambiata e quanto condizionerà i suoi rapporti con gli altri – a cominciare dalla sua famiglia adottiva.
Ho scaricato questa breve novella per avere un assaggio della scrittura della Meyer, di cui m’incuriosiva molto Cinder, primo volume ufficiale della serie delle Cronache Lunari. A lettura ultimata, devo ammettere che questo prequel è riuscito nel suo intento e che la mia curiosità si è tramutata in vivo interesse: Cinder è un personaggio molto particolare, in virtù della sua natura ibrida, che l’autrice è riuscita a tratteggiare abbastanza bene nonostante il ridotto numero di pagine – quel che basta per convincermi a volerne sapere di più e a voler leggere il libro di cui è protagonista.
La sua nuova famiglia, invece, ha una caratterizzazione più fumosa e legata ad alcuni stereotipi; vero è, però, che questa serie si basa sul retelling di alcune fiabe e che qualche cliché potrebbe essere visto, dunque, come doveroso ossequio alla fonte d’ispirazione. In ogni caso, pur notando queste caratteristiche, devo dire che anche questi personaggi sono abbastanza ben descritti da non risultare bidimensionali e da muoversi realisticamente nel loro ambiente – a questo punto, spero che siano approfonditi nel primo volume della serie.
L’ambientazione è solo accennata, ma si preannuncia come decisamente accattivante: al momento è poco più di uno sfondo, che tuttavia è reso brillante dalla presentazione di alcune tecnologie (gli androidi, i mezzi di trasporto…) e dalla loro mescolanza con usi più antichi (presi dalla cultura cinese, che spero venga tenuta in conto anche in Cinder).
Della storia in sé preferirei non parlare, perché non credo riuscirei ad evitare gli spoiler, vista la brevità. Mi limiterò a dire che la chiusura del racconto, netta e molto malinconica, mi ha lasciata con il forte desiderio di sapere cosa succederà alla protagonista e con la speranza che sia un futuro migliore di quello preannunciato dalle scene finali.
Ultima nota: adoro la copertina e un po’ mi spiace che il resto della serie non abbia illustrazioni dello stesso tipo.
Voto:   stellinestellinestelline
            8
Il terzo e ultimo libro è il terzo titolo di una saga di cui ho parlato più volte qui sul blog: Sole bianco, di Harry Sidebottom, riprende le avventure di Balista (Il Guerriero di Roma che dà il nome alla serie) esattamente dove le avevamo lasciate. Consiglio a chi non ha letto la serie e vorrebbe cominciarla di non leggere quel che scriverò, perché parlerò di eventi accaduti nel primo e nel secondo volume; può leggere senza alcun problema chi, invece, ha già letto i primi due e vorrebbe sapere quel che penso del terzo – non rivelerò alcuna svolta importante.
Pagine:331
Editore:Newton Compton Editori 
Traduzione:
Elisabetta Bertozzi 
Anno:
2010
ISBN:978-88-541-2815-6

Trama:
Balista è prigioniero di Shapur, insieme all’Imperatore Valeriano, e le conseguenze di quest’onta si stanno abbattendo sugli instabili equilibri dell’Impero romano. Balista è pronto a vendicare Roma e a riconquistare la propria libertà, ma sa che per farlo ci sarà un alto prezzo da pagare.
In una Top Ten vi avevo scritto che non vedevo l’ora di leggere questo libro e scoprire come Balista si sarebbe tolto dai guai… Ahimè, non posso dire di essere stata del tutto soddisfatta, in parte a causa del libro in sé, in parte a causa dell’edizione italiana.
Il libro in sé è meno avvincente dei suoi predecessori: in Fuoco a Oriente Balista deve difendere una città assediata dall’esterno e indebolita dai traditori all’interno, ne Il re dei re deve fronteggiare gli intrighi di Macriano, sopportando le sue illazioni sui suoi presunti disonori, per poi essere fatto prigioniero da Shapur, re dei Sassanidi, insieme all’Imperatore e a molti dei più importanti generali dell’Impero. Insomma, c’era carne sul fuoco – ma era carne la cui cottura era ben curata (permettetemi questa metafora mangereccia) e si continuava volentieri a leggere per sapere come Balista si sarebbe cavato d’impiccio. In questo volume, invece, la moltitudine di eventi continua a non mancare, ma si perde il loro sviluppo armonico, tanto che, saltando tra un episodio e l’altro, si perde la percezione del quadro d’insieme che aveva reso così piacevoli i primi due libri. Ho avuto come l’impressione che fosse tutto un lungo prologo al prossimo libro (The Caspian gates – sì, non è più una trilogia), il che è un peccato, perché gli elementi per una storia avvincente c’erano e in alcuni casi sono stati ben sfruttati; mi riferisco in particolare al finale, che pone delle basi molto interessanti per il futuro e credo possa portare la storia a svilupparsi nuovamente come si deve. Mi ha incuriosita moltissimo ed è, di fatto, una delle parti che ho più gradito.
I personaggi rimangono sempre gli stessi – e questo un po’ li penalizza, perché in questo caso non hanno una trama abbastanza ben congegnata da sorreggerli. Balista è meno sfaccettato rispetto allo scorso volume e Giulia, sua moglie, reagisce a certi eventi in una maniera che non riesco a trovare del tutto accettabile (c’è da dire che Sidebottom non ha mai caratterizzato granché bene le donne, purtroppo). Tra i liberti Massimo è quello che continua a piacermi di più; Demetrio è meno presente e quindi non ho molto da dire a riguardo. Tra i traditori, invece, devo ammettere che l’odioso Macriano ha un piccolo momento di rivalsa – ma ciò non lo rende meno spregevole.
Sono incuriosita da Gallieno e Zenobia, personaggi ambigui, che incontriamo per la prima volta in questo libro e per cui ho ottime aspettative.
Tutto quel che ho scritto avrebbe permesso al libro di portarsi a casa, forse, un onesto 7 – il voto adatto a una lettura piacevole, ma non eccelsa, che comunque riusciva a porre buone aspettative per il libro successivo. Peccato che io l’abbia letto nell’edizione italiana.
Quando i typos sono più di un paio (e sto già cercando di essere buona) il motivo può essere solo uno: mancata cura del testo. Figurarsi quando ce ne sono molti, nel testo e nelle appendici! Nel primo ci sono degli evidenti a-capo mancanti (altrimenti non si spiegano i salti da un punto di vista all’altro senza alcun preavviso, visto che negli altri libri erano ben segnalati, e sempre da uno stacco…), errori di digitazione e un verbo sbagliato che un correttore di bozze avrebbe sicuramente segnalato. Nelle seconde c’è, senza mezzi termini, l’orrore: sono evidentemente molto meno curate del testo principale, con continui typos, errori di grammatica (un + sost. femm. senza apostrofo! congiuntivi scomparsi!) e la formattazione poco curata (ci sono corsivi che a volte vengono usati, a volte no).
Le appendici non sono aggiuntine da curare meno: sono validi aiuti per apprezzare al meglio un libro.
Per questo abbasso il voto di un intero punto, e spero proprio che il prossimo libro sia curato meglio – altrimenti comincerò a procurarmi la versione in lingua originale.
Voto:   stellinestelline
          6

Perdonatemi la lunghezza anomala dell’ultima recensione – certe cose mi fanno proprio saltare i nervi. So che voi capirete, visto che amate la lettura quanto me.
Detto questo, penso che ora andrò a mangiare un bel gelato (sono certa che poi non sarò più irritata); devo godermi le vacanze, finché durano!

Vi auguro tante buone letture!
Vostra,
Cami

lunedì 5 agosto 2013

Top Ten Letterarie (#8)

Buongiorno a tutti!

Eccoci tornati con una nuova puntata di Top Ten Letterarie: il tema di questa decina mi è venuto in mente pensando a quando da bambina, una volta letto un libro che mi era piaciuto molto, procedevo all’acquisto metodico (mediato dai miei genitori, ovviamente) di tutte le altre fatiche dello stesso autore/della stessa autrice. E’ un’abitudine che ho perso, nel corso degli anni, perché più si ampliava il mio raggio d’azione, più scoprivo autori meritevoli – fissarmi su uno solo mi sembrava quasi uno sgarbo nei confronti dei tanti scrittori che ancora non avevo scoperto.
Ancora adesso difficilmente mi fisso su singoli autori, ed è quasi impossibile che legga più libri di uno stesso autore uno di seguito all’altro; tuttavia, ho riscoperto una sorta di fedeltà nei confronti di coloro che hanno saputo conquistarmi con le loro parole, e di cui ho deciso, quindi, di procurarmi la bibliografia completa.
Sono proprio loro l’argomento di questa Top Ten: in realtà sarebbero più di dieci, ma sono convinta che anche solo questi mi terranno impegnata per parecchi anni a venire…
Ho deciso di segnare anche il numero di libri che ho letto e il numero di libri che devo ancora leggere – il numero di questi ultimi l’ho calcolato rifacendomi alla bibliografia dei siti ufficiali e alle pagine Wikipedia. In molti casi sarebbe più corretto parlare di “opere” che mi rimangono da leggere, perché molte non sono pubblicate singolarmente (ad esempio le opere teatrali), ma controllare tutte le pubblicazioni italiane di questi dieci autori decisamente prolifici avrebbe portato via davvero troppo tempo. Diciamo che controllerò il tutto mentre mi procurerò i loro scritti!

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1. Neil Gaiman

Per la mia felicità, Neil Gaiman è un autore decisamente prolifico – anche escludendo tutte le sue opere che non sono né romanzi, né racconti, se leggessi tutti i suoi libri di fila sarei a posto per qualche mese (e sarebbero tutte ottime letture, ne sono sicura). Mi piacerebbe molto provare anche i suoi audiolibri: ho visto un video in cui leggeva ed è un ottimo narratore.
Oltretutto, Gaiman è anche una bella persona – basta seguire il suo blog, oppure i suoi profili su Twitter e Tumblr, per rendersene conto. Adoro quando a dei bei libri si associa una persona da ammirare!
Libri letti: 5
Libri da leggere: 20 (di cui due già in mio possesso)

2. Gabriel García Márquez

Gabo, oh Gabo. Mi fa quasi male parlare di lui, pensare alla sua malattia. La passione per la sua scrittura non è nata subito – a dire il vero, il primo incontro mi ha quasi fatta desistere dal leggerlo nuovamente. Per fortuna ho dato ascolta a quell’istinto che mi diceva di riprovarci: ora non posso fare altro che amare la sua scrittura.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 17 (di cui due già in mio possesso)

3. Joseph Roth

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Roth ha avuto bisogno di un solo libro per convincermi a leggere la sua opera omnia, ovvero La cripta dei Cappuccini. Credo la si possa definire una delle opere più rappresentative della cultura mitteleuropea e sono convinta di poter trovare anche nel resto della sua bibliografia la stessa forza espressiva, la stessa malinconia per un tempo ormai perduto. Anche se già so che mi mancherà Trotta (il narratore ne La cripta dei Cappuccini) e che proverò a cercarlo tra le pagine…
Libri letti: 1
Libri da leggere: 19

4. Ian McEwan

In realtà, quando si parla dei suoi libri, provo sempre un po’ di timore. Dopo la lettura di Espiazione mi sono sentita come se avessi uno spazio vuoto nel petto, un dolore che ancora non so descrivere. Ma in fondo è una sofferenza che sono disposta a sopportare, se a raccontarmi la storia è questo autore con il suo stile sopraffino.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 15 (di cui tre già in mio possesso)

5. Victor Hugo

Credevate l’avessi lasciato fuori, dite la verità! Scherzi a parte, escludere Hugo da questa lista era fuori questione: è uno dei miei autori preferiti e non posso che essere felice della sua prolificità. Oltretutto si è cimentato in tipi di narrazione molto diversi tra loro – romanzi, poesie, testi teatrali… – e non vedo l’ora di scoprire come ha affrontato queste forme letterarie.
Libri letti: 4
Libri da leggere: 67 (di cui uno già in mio possesso)

6. Joyce Carol Oates

Credo che, al momento, la Oates sia la scrittrice più prolifica del panorama letterario – oltre a essere una delle più attive e interessanti su Twitter. Tra novelle, racconti, poesie e teatro, avrò di che leggere per un bel po’ – e per fortuna, aggiungerei: La figlia dello straniero mi ha conquistata (come vi ho già detto).
Libri letti: 2
Libri da leggere: 120

7. A. Lee Martinez

Probabilmente vi starete chiedendo chi diamine è quest’uomo. Ebbene, è uno scrittore che si dedica al genere fantastico con una vena ironico-sarcastica davvero spassosa, a tal punto che non ho potuto leggere di sera il suo In trappola al Gil’s Diner perché ridevo troppo forte. Ha delle trovate geniali che gli permettono di giocare coi cliché dell’horror e del fantasy  e riesce a delineare personaggi poco eroici a cui affezionarsi in un nonnulla. Motivi più che sufficienti per spingermi a leggere la sua opera omnia!
Libri letti: 1
Libri da leggere: 9

8. Georges Simenon

Quest’uomo è unico. L’incredibile numero di libri da leggere che vedete qua sotto è calcolato escludendo tutti libri che ha scritto sotto pseudonimo – che porterebbero quasi a raddoppiare la cifra. Eppure, da quel che ho letto e da quel che so, per la maggior parte sono titolo di grande e costante qualità. Insomma, non penso li leggerò mai tutti, ma l’idea  che avrò sempre un Simenon da leggere mi rassicura.
Libri letti: 3
Libri da leggere: 261 (di cui nove già in mio possesso)

9. Herman Hesse

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Hesse l’ho conosciuto al ginnasio e devo dire che, all’inizio, non lo apprezzavo moltissimo. Sarà perché cominciai leggendo Siddharta, che non mi convinse appieno; poi, però, sono arrivati Narciso e Boccadoro, Sotto la ruota e, soprattutto, Demian. Non so se siano letture che si riescono a comprendere del tutto a 15-16 anni, ma io non posso che ringraziare il prof. che ci diede il compito di leggerli. Ora capisco perché ha vinto il Nobel e non vedo l’ora di leggere i suoi capolavori e di scoprire le sue poesie, che m’incuriosiscono molto.
Libri letti: 5
Libri da leggere: 35 (di cui tre già in mio possesso)

10. Ernest Hemingway

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Lo ammetto: vorrei completare la bibliografia di Hemingway non solo per il suo evidente valore letterario, ma anche per cercare di comprendere un po’ questo personaggio così tormentato e geniale. Credo che Woody Allen, nel suo Midnight in Paris, sia riuscito a cogliere alcune delle sue molte sfumature – molte delle sue battute mi hanno immediatamente riportato alla mente le sensazioni che mi avevano accompagnata durante la lettura di Addio alle armi. Anche per questo credo che leggerò presto Festa mobile: anche se incompleta, rimane pur sempre la sua autobiografia.
Libri letti: 2
Libri da leggere: 17 (di cui uno già in mio possesso)


La nostra Top Ten finisce qui: fatemi sapere se anche voi avete degli autori di cui volete completare la bibliografia e cosa pensate di quelli che ho scelto!

Vostra,

Cami

lunedì 29 luglio 2013

Luglio: esami finiti, cominciano le vacanze!

Buongiorno a tutti, cari lettori e care lettrici!

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Ho finalmente concluso questa sessione d’esami che, al contrario di quella precedente, mi ha totalmente sfiancata. Fortuna vuole che si sia conclusa benissimo, quindi sono piena di positività, nonostante la stanchezza: sfrutterò le prossime settimane per riprendermi, rilassarmi e scrivere qui sul blog, che durante questo periodo di studio matto e disperatissimo mi è mancato molto. Sono felice di poterlo gestire senza alcuna scadenza accademica in mente, almeno per un po’: ho cominciato subito pubblicando la recensione al libro che ha vinto il sondaggio del mese scorso (ovvero Il giovane Holden), e ora sto preparando questo e altri post, da pubblicare quando sarò al mare a godermi un po’ di meritato riposo. Bibliomania riprenderà a funzionare a pieno regime!
Sempre a proposito di post e blog, penso che ormai tutti sappiate della chiusura di Google Reader e, quindi, della necessità di trovare nuovi metodi per continuare a seguire i blog altrui: vi avevo detto che avrei provato qualche sito alternativo e così ho fatto. Per me quello che offre il miglior servizio è senz’altro Feedly, che oltretutto ha anche una comodissima applicazione per gli smartphone: è ordinato, semplice (intuitivo, direi) ed estremamente pratico. Se ancora siete indecisi, vi consiglio di provarlo.
Ho fatto qualche tentativo anche con bloglovin, ma non mi ha convinta quanto Feedly, quindi dubito che lo userò molto; ad ogni modo, vi segnalo il mio profilo, nel caso voi sceglieste di usarlo.
Per il resto, il mio proposito di non prendere nuovi libri procede per il meglio e gli scaffali ringraziano, visto che ho svuotato un’intera mensola. Ho letto delle chicche che altrimenti sarebbero rimaste lì ad aspettare per chissà quanto tempo… Non posso che esserne felice!
Detto questo, non mi resta che augurarvi un magnifico Agosto: che andiate in vacanza o meno, ricordatevi sempre di avere un buon libro con voi – è il compagno  ideale per ogni occasione.


Vostra,

Cami

mercoledì 24 luglio 2013

Il giovane Holden - J. D. Salinger

Titolo:Il giovane Holden (originale:The Catcher in the Rye)
Autore:Jerome David Salinger

Anno:1951

Editore:Giulio Einaudi Editore
Traduzione:Adriana Motti
ISBN:88-06-17176-3

Pagine:242

Trama:
Holden Caulfield è stato espulso dall’Istituto Pencey per aver dimenticato dell’attrezzatura sportiva sulla metropolitana di New York; per evitare di dover affrontare subito i suoi, decide di stare per un po’ in città. Questo porterà a una serie di incontri e riflessioni che lo cambieranno.

Ebbene sì, il titolo che ha vinto il sondaggio e che sarà recensito per primo è proprio Il giovane Holden – a pari merito con un altro titolo, che scoprirete presto. Non vi dirò altro: oggi ci dedicheremo solo a quella particolare persona che è Holden Caulfield, perché parlare di questo libro vuol dire, essenzialmente, parlare di lui.

Credo siano pochi i libri in cui il protagonista è così invadente, così iconico da travalicare la storia concepita dall’autore e dare il via a una vita propria. In questo senso, il titolo italiano mi sembra quasi più adatto dell’originale – il centro nevralgico di tutto è Holden, ed è impossibile abbozzare un qualunque commento senza riconoscere questo dato di fatto.
Holden è giovane, come dice il nostro titolo, e come tale si comporta; anzi, sembra incarnare alcuni dei difetti più irritanti dell’adolescenza. Spaccone, finge di non curarsi dell’opinione altrui, inventa storie per non doversi giustificare con nessuno, talvolta è vigliacco, spesso non fa quel che vorrebbe, e fa quel che non vuole; il punto, però, è che lui stesso se ne rende conto. Holden è il primo a riconoscersi tutti i difetti di questo mondo, ad attribuirseli e a dolersene, anche se in una maniera un po’ sbruffona, come se tentasse così di allontanarli; e nasconde allo stesso modo la malinconia che permea la sua anima, una sensazione con radici profonde che nel corso del romanzo si affaccia sempre più spesso nelle riflessioni del nostro protagonista.
E’ una caratterizzazione che reputo valida ed emotivamente vicina anche ai giovani di oggi – tant’è che mi sono intravista in alcuni tratti (e in molti altri ho visto difetti e convinzioni che spero di aver lasciato indietro, insieme ai miei 16 anni). Ci sono alcuni commenti di Holden che sono evidentemente figli degli anni ‘40-‘50, ma ad eccezione di queste credo che si possa vedere in lui una figura di giovane che trascende il suo determinato tempo storico.

A dirla tutta, però, penso che se lo conoscessi nella vita reale finirei per litigarci; penso anche che berrei volentieri due dita di whiskey con lui, ci parlerei e proverei ad ascoltarlo. Nessuno, in questo libro, sembra davvero ascoltare Holden, in parte perché lui stesso non sa ancora bene come esprimere il turbamento che lo smuove, in parte perché nessuno si prende davvero la briga di farlo: abbandonano quello che a loro sembra un guazzabuglio, quando basterebbe dargli un poco di vera attenzione per aiutarlo a mettere in ordine il suo subbuglio interiore.
Il libro, così, sembra andare avanti di episodio in episodio (tant’è che è quasi impossibile riassumerne la trama – ne è esempio il mio misero tentativo). Ci sono solo brevi incontri, in cui Holden cerca di comunicare e l’interlocutore lo rigetta, consapevolmente o inconsapevolmente. Suscita pena e una sorta di desiderio di aiutarlo, almeno finché non ci si rende conto che rigetterebbe tutto questo con qualche parola sborona. Holden cerca qualcuno che lo comprenda e che lo accolga, senza compassione.

L’unica persona che sembra riuscire a dargli questo è Phoebe, la sua sorellina minore. La vecchia Phoebe, come direbbe lui, è un personaggio che non appare molto ma che viene spesso richiamata attraverso i ricordi di Holden, così come i suoi due fratelli, D. B. e Allie. C’è un forte senso di vicinanza, di sostegno reciproco, quando Holden parla di loro: anche chi non c’è più sembra essere in qualche modo presente.
Phoebe risulta senza dubbio la più tenera e la più vicina, a livello affettivo, al nostro protagonista. Credo che Salinger sia riuscito a descrivere bene anche il suo atteggiamento: non è facile rendere realistico il comportamento di una bambina di dieci anni. Mi è piaciuta particolarmente una scena in cui tiene il muso a Holden – perché è un momento vero del rapporto tra fratello e sorella.
Mi sarebbe piaciuto poter vedere anche Allie, in azione: purtroppo, ci si deve accontentare delle reminiscenze di Holden. Il suo guantone da baseball è un oggetto dai forti connotati simbolici, che mi ha colpita per l’aura di serenità che sembra portare con sé.

Volendo tirare le somme, credo di aver capito perché a tanta gente non piace questo libro: è tutta una questione di simpatia o meno nei confronti di Holden. Proprio per la sua centralità così pervasiva, l’empatia nei suoi confronti diventa fondamentale per apprezzare il libro: se manca, diventa impossibile.
Prima di leggerlo pensavo fosse il linguaggio l’ostacolo più grande, dato che tutti parlano della tendenza del protagonista a esprimersi con determinati modi di dire e con un ritmo narrativo particolare, ma in realtà credo che sia una particolarità a cui ci si abitua in poche decine di pagine; personalmente, una volta entrata nel meccanismo, mi ha reso molto più facile l’empatia con Holden e mi ha permesso di vivere questa lettura come se fosse un’effettiva conversazione con lui. A tal proposito, la traduttrice Adriana Motti si merita solo applausi e complimenti, perché la resa in italiano dev’essere stata davvero ostica, tra i vattelapesca, i colloquialismi e il gergo americano. E ovviamente merita i giusti complimenti anche il primo creatore di questa parlata, ovvero Salinger: all’epoca la sua fu una scelta particolare e d’impatto, che si riverbera senza alcun dubbio su parte della narrativa odierna.

La conclusione lascia una forte malinconia e, allo stesso tempo, l’impressione di essere sull’orlo di un momento più felice, di un cambiamento dettato finalmente dal confronto. Eppure non voglio chiudere il mio commento con una nota triste, perché Holden è riuscito a farmi sorridere; quindi, permettetemi di sdrammatizzare con un suggerimento e un’affermazione.
Il suggerimento è quello di vedere i video di John Green su questo libro (qui e qui): dato che in America questo libro è un classico riconosciuto, la sua analisi è molto più approfondita della mia e si rifà a letture e analisi di livello universitario – oltre a essere davvero piacevole e simpatica da ascoltare, come tutte le lezioni del canale Crash Course e, in generale, i video di John e di Hank Green.
L’affermazione è questa: Holden, rivaluta Addio alle armi. So che hai scritto che non ti è piaciuto, ma secondo me gli devi un’altra chance.

 

Voto: 
stellinestellinestellinestelline 
                9


Frasi e citazioni che mi hanno colpita…

  • Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.
  • Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.
  • -Ehi, – disse Stradlater. – Mi faresti un grosso favore?
    - Quale? – dissi. Senza troppo slancio. Quello stava sempre a chiederti di fargli un grosso favore. Prendete uno molto bello, o uno che si crede proprio un fenomeno, be’, sta sempre a chiedervi di fargli un grosso favore. Siccome si amano follemente, credono che li amiate follemente anche voi, e che moriate dalla voglia di fargli un favore. E’ un po’ buffo, in un certo senso.
  • Mi agitò davanti alla faccia quel suo grosso indice idiota. – Holden, maledizione, io t’avverto, bada. Per l’ultima volta. Se non chiudi il becco, te ne appioppo…
    - E  perché? – dissi; stavo urlando, quasi. – Ecco il guaio con voi stronzi. Non volete mai discutere. Ecco com’è che si capisce sempre se uno è uno stronzo. Non voglio mai discutere di una cosa intellig…
    Allora lui me ne mollò uno sul serio, e la prima cosa che seppi fu che stavo un’altra volta su quel maledetto pavimento.
  • Ero mezzo innamorato di lei, quando tornammo a sederci. Questo è il guaio con le ragazze. […] Cristo santo. Hanno il potere di farti ammattire. Ce l’hanno proprio.
  • Quando arrivai era ancora un po’ presto, sicché mi sedetti su uno di quei divani di cuoio vicino all’orologio nell’atrio e mi misi a guardare le ragazze. […] Era proprio un gran bello spettacolo, se capite quel che voglio dire. In un certo senso era anche un po’ deprimente, perché uno continuava a domandarsi che fine avrebbero fatta tutte quante. Quando lasciavano la scuola o l’università, dico. C’era da supporre che probabilmente avrebbero sposato quasi tutte dei cretini. Quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro stramaledetta macchina con un litro. Quei tipi che si arrabbiano come ragazzini se li batti a golf, o perfino a un gioco stupido come il ping-pong. Quei tipi che non leggono mai un libro. Quei tipi che ti fanno venire una barba lunga tre metri. Ma in questo devo andarci piano. A chiamare barbosi certi tipi, voglio dire. IO i tipi barbosi non li capisco. Davvero. Quando ero a Elkton Hills, per circa due mesi sono stato nella stessa camera con quel ragazzo, Harris Macklin. Era molto intelligente eccetera eccetera ma era uno degli individui più barbosi che abbia mai conosciuto. Aveva una di quelle voci che gracchiano, e non la finiva ma di parlare, si può dire. Non la finiva mai di parlare, e la cosa più tremenda era che non vi diceva mai niente che voleste sentire, tanto per cominciare. Ma sapeva fare una cosa. Quel figlio di buona madre sapeva fischiare come non ho mai sentito nessun altro. […] Naturalmente non gliel’ho mai detto che secondo me fischiava in un modo fantastico. Voglio dire, non puoi andare da uno a proclamargli «Tu fischi in un modo fantastico». Ma sono stato in camera con lui quasi due mesi interi, con tutto che lo trovavo così barboso che per poco non diventavo matto, solo perché fischiava in quel modo fantastico, come non ho mai sentito nessuno. Perciò coi tipi barbosi non si può mai dire. Forse non è il caso di di compiangere troppo una ragazza in gamba se la vedete sposare uno di quei tipi. Per lo più non fanno male a nessuno, e magari in segreto sono tutti bravissimi a fischiare o vattelappesca. Chi diavolo può saperlo? Io no.
  • - Ti succede mai di averne fin sopra i capelli? – dissi. – Voglio dire, ti succede mai d’aver paura che tutto vada a finire in modo schifo se non fai qualcosa? […]
  • E’ buffo. Non raccontate niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.
  • - […] Non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vinson, allora comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo, a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l’altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d’incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro… se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. E’ una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. E’ storia. E’ poesia – […] – Non sto cercando di dirti, – proseguì, – che soltanto gli uomini colti e preparati sono in grado di dare al mondo un contributo prezioso. Non è vero. Ma sostengo che gli uomini colti e preparati, se sono intelligenti e creativi, tanto per cominciare, e questo purtroppo succede di rado, tendono a lasciare, del proprio passaggio, segni di gran lunga più preziosi che non gli uomini esclusivamente intelligenti e creativi. Tendono a esprimersi con più chiarezza, e di solito hanno la passione di seguire i propri pensieri sino in fondo.

lunedì 1 luglio 2013

Tre gradi (#5)

Buongiorno a tutti, cari lettori e care lettrici!

Oggi è il primo giorno di Luglio e io sto ancora cercando di capire come abbia fatto Giugno a passare così velocemente. Questa volta gli esami stanno esigendo decisamente più di quanto mi aspettassi e, purtroppo, il blog ne ha un po’ risentito. Proprio per questo, anche se ho ancora due esami da dare, ho deciso di prendermi una mattinata di riposo per ricarica le pile (altrimenti rischio di andare fuori di testa), recuperare i post pubblicati dagli altri blog e riprendere ad aggiornare BibliomaniaTre gradi è pronta a dare il via alle danze!

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PRIMO GRADO
Il libro che ho scelto è…

Racconti di vento e di mare - AA. VV.Racconti di vento e di mare di AA. VV. (a cura di Giorgio Bertone)
2010 – Einaudi

Un'antologia appassionante, che attinge dalla sterminata letteratura dedicata al mare e costruisce un percorso libero e fantasioso, in acque calme o burrascose, alla ricerca di una sfida o di un momento di riflessione. Tempeste, bonaccia, spazi sterminati, equipaggi e presenze immaginarie, per un viaggio verso orizzonti sconosciuti o ritorni a un porto sicuro e familiare.
Con Racconti di vento e di mare, Giorgio Bertone rende omaggio a uno dei «luoghi» della narrazione più cari agli scrittori di ogni tempo, in un'antologia costruita come una traversata, costellata di imprevisti, ricordi e momenti di grande meraviglia, che si muove come un'onda: «un gruzzolo che cresce per accavallamenti, incroci, contrapposizioni stridenti, accordi e somiglianze lontane. Non c'è onda dai secoli dei secoli che sia uguale a un'altra onda».

Perché è nella Lista dei Desideri? Perché mi incuriosì molto quando lo vidi in libreria la prima volta; il mare mi è sempre piaciuto molto, così come mi piacciono molto i racconti, per cui sembrava un ottimo connubio da cui partire. Inoltre trovo che la copertina, nella sua semplicità, sia accattivante – la foto scelta ha davvero dei bei colori. E poi, visto che siamo in pieno periodo estivo, mi sembrava il momento adatto per presentarvi un libro di questo tipo!


SECONDO GRADO
Giorgio Bertone, curatore dell’antologia presentata, è un ligure che ha studiato con grande attenzione l’opera di alcuni suoi celebri conterranei. Un ligure in particolare, non studiato da lui ma comunque decisamente noto, è l’autore del prossimo libro.

Mikrokosmos - E. SanguinetiMikrokosmos di Edoardo Sanguineti
2004 – Feltrinelli

"Questa antologia viene a configurarsi come un libro autonomo e non come una semplice selezione o una panoramica, capace di rendere conto, naturalmente a spizzichi e a bocconi, di un'attività poetica ormai più che cinquantennale; il testo possiede un'autosufficienza che deriva dalla forte correlazione tra la ricerca e la scelta del frammento e il suo montaggio Il titolo, rimandando, da un lato, all'amato (da Sanguineti) Bela Bartok e, dall'altro, a un lessico con chiare ascendenze matematico-scientifiche, propone e sovrappone, in perfetta contemporaneità, l'idea di un piccolo universo autonomo, e, in linea con un Bartok rivisto e ricorretto, quello di una lingua della poesia (là della musica) concretamente radicata nella realtà materiale." (dalla Premessa di Erminio Risso) "mi autoproduco, fragile, mi clono, / stacco me da me stesso, e a me mi dono: / mi autodigitalizzo, ologrammatico, / replicandomi in toto, svelto e pratico: mi automaschero e, assai plasticamente, / sindonizzo il mio corpo, e la mia mente: / mi autoregistro, ormai, se mi iconizzo, - cromocifrato in spettro - e mi ironizzo".

Perché è nella Lista dei Desideri? Le avanguardie e le neo-avanguardie letterarie della seconda metà del Novecento sono, per me, fonte d’interesse e cruccio (principalmente perché mi sembra di non avere ancora tutti i mezzi necessari alla loro comprensione, talvolta anche perché non sempre riescono a convincermi del tutto – ma questa è un’altra storia). In particolare, sto cercando di informarmi un po’ sull’OuLiPo (dopo aver letto Queneau era impossibile non farlo) e sul Gruppo 63, di cui hanno fatto parte tra gli altri Umberto Eco, Giorgio Manganelli, Gianni Celati e, appunto, Edoardo Sanguineti. La raccolta Mikrokosmos l’ho scoperta su Anobii, grazie a Frisia, e ho pensato potesse essere un ottimo punto di partenza per avere una specie di summa dell’opera del poeta ligure.


TERZO GRADO
Alcuni dei progetti coi quali Sanguineti collaborò furono Quindici, rivista del Gruppo 63, e La ricerca letteraria, collana dell’Einaudi. Un altro grande artista che collaborò con entrambe fu Carmelo Bene, le cui interpretazioni teatrali fanno ancora discutere. Una delle sue prove più note è senz’altro quella in…

Macbeth - W. ShakespeareMacbeth di William Shakespeare
2004 – Mondadori (originale: The tragedy of Macbeth – 1623 – E. Blount & W. and I. Jaggard)

E' una grande tragedia dell'ambizione questo capolavoro shakespeariano, tra gli esiti più alti della letteratura drammatica di tutti i tempi; una torbida e violenta ambizione che trasforma Macbeth, uomo di doti eccezionali, in un autentico criminale. Ma anche tragedia della consapevolezza di forze oscure che dominano il nostro destino (quel Fato impersonato dalle streghe) e di valori imprescindibili, che non si possono impunemente infrangere. Rappresentata probabilmente nel 1606, il Macbeth è opera di grandi passioni, grandi caratteri, grandi inquietudini, e la sua costante presenza nei programmi dei teatri di tutto il mondo testimonia la perenne attualità dei motivi dell'arte somma di Shakesperare.

Perché è nella Lista dei Desideri? A parte il fatto che si tratta di una tragedia di Shakespeare? L’opera omnia del Bardo è nella mia Lista dei Desideri! Di solito mi affido all’edizione Oscar Mondadori perché presenta sempre traduzioni di grande interesse, almeno per me – in questo caso è stato Vittorio Gassmann ad occuparsene e sono curiosa di confrontare la sua resa col testo originale a fronte.
Mi piacerebbe riuscire anche a recuperare un video o un audio della rappresentazione di Carmelo Bene – ho ancora i brividi per una sua registrazione, passata ormai qualche anno fa su Radio3, in cui interpretava Erode nel dramma Salomè (scritto da Oscar Wilde).


Per oggi è tutto: mi piacerebbe sapere chi di voi ha letto questi libri, oppure chi li desidera, come me!
Ora torno a studiare, ma vi prometto che tornerò presto con nuovi post; nel frattempo vi mando un abbraccio.

Vostra,

Cami

P.S. il sondaggio è ufficialmente chiuso, presto vi farò sapere quale sarà il titolo recensito.
P.P.S. ora che Google Reader è stato smantellato mi sto rivolgendo ad altri siti con cui mantenere i feed agli altri blog. Nel prossimo Post del Mese ne parlerò, sia mai che la mia personale esperienza possa essere d’aiuto a chi è ancora indeciso!